Concetti Chiave

  • Il meccanismo alattacido produce ATP rapidamente in assenza di ossigeno, utilizzando la fosfocreatina, ma ha una durata limitata di 5-8 secondi.
  • Quando lo sforzo supera i 10 secondi, si attiva il meccanismo anaerobico lattacido, che utilizza glicogeno e produce acido lattico, causando affaticamento.
  • Il meccanismo aerobico entra in azione per sforzi prolungati, utilizzando glucidi e lipidi insieme all'ossigeno, senza generare debito di ossigeno.
  • La capacità di mantenere l'equilibrio tra ossigeno consumato e richiesto è fondamentale per evitare l'accumulo di acido lattico durante l'attività fisica intensa.
  • L'allenamento di resistenza migliora le capacità organiche e la disponibilità di risorse energetiche, ottimizzando così la performance aerobica.

Meccanismo alattacido

Per produrre energia e riformare ATP dall'ADP, questo meccanismo sfrutta la presenza nelle fibre muscolari di un altro composto contenente fosfato, fosfocreatina (PC), che è un naturale accumulatore di energia. Si attiva in assenza di ossigeno (anaerobico) e senza formazione di acido lattico (alattacido). E' molto potente ed entra in funzione immediatamente, ma data la scarsa quantità di materiale disponibile (ATP) è di breve durata (dai 5 agli 8 secondi); per questo viene utilizzato per attività di scatto, velocità, salto, lancio. cioè movimenti rapidi e potenti. Dopo uno sforzo intenso lattacido o alattacido subentra la fase di recupero, caratterizzata dal "fiatone". Abbiamo visto che al momento dello sforzo breve viene " sospeso” l'utilizzo di ossigeno (il muscolo lavora sfruttando i meccanismi anaerobici per produrre ATP), cioè si crea un debito di ossigeno che però deve essere subito compensato al termine dello sforzo. Dopo un'attività intensa respirando affannosamente cerchiamo di assumere l'ossigeno di cui i muscoli hanno bisogno.

Meccanismo anaerobico lattacido

Quando lo sforzo si protrae oltre i 10 secondi e il meccanismo anaerobico alattacido non basta più a produrre energia e a riformare ATP, si innesca un secondo meccanismo energetico detto anaerobico lattacido (con formazione di acido lattico). Per ottenere l'energia necessaria per ricaricare ATP, questo meccanismo non utilizza l'ossigenoma i depositi di glicogeno (ottenuti dalla scomposizione di zuccheri assunti con l'alimentazione) presenti nel fegato e nei muscoli. Il glicogeno si combina con l'ADP formando l'ATP. Poiché però il processo avviene in assenza di ossigeno, insieme alla produzione di energia si ha la formazione di acido lattico nei muscoli. Quando l'acido lattico supera una certa quantità. la concentrazione può diventare dolorosa e subentra il fenomeno della fatica. E' un meccanismo di breve durata (1-2 minuti), tipico di discipline come la ginnastica, la corsa e il nuoto (200 e 400 metri) e i giochi sportivi come il calcio, il basket, l'hockey ecc…

Quando lo sforzo si protrae da diversi minuti a qualche ora (come accade nelle corse di resistenza, per esempio la maratona) interviene, per la produzione di energia un altro meccanismo, molto più lento a entrare in azione ma che può mantenere il lavoro per lunghissimo tempo: il meccanismo aerobico. Questo meccanismo sfrutta come carburante i glucidi e i lipidi presenti nel muscolo e come carburante l’ossigeno. Quando gli zuccheri (glicogeno) e i grassi presenti nei muscoli vengono a contatto con l’ossigeno trasportato dal sangue, bruciano, producendo l’energia necessaria per trasformare l’ADP in ATP e lasciando come prodotti di rifiuto il diossido di carbonio, espulso con la respirazione e, acqua, espulsa con il sudore. Con questo meccanismo sono prodotte quantità di energia ben più alte rispetto ai precedenti meccanismi.. Con il processo aerobico, a differenza di quanto avviene con gli altri due, non si contrae debito di ossigeno, poiché l’ossigeno consumato è in equilibrio con le richieste organiche. Ci sono tuttavia fattori che limitano l’attività aerobica: la disponibilità delle riserve energetiche di lipidi e glucidi (ecco perché è importantissima la dieta, specie per i fondisti) e le capacità organiche del soggetto (l’attività del sistema cardiorespiratorio, la quantità di capillari muscolari, la capacità dei muscoli di rifornirsi di ossigeno dal sangue). Queste capacità migliorano decisamente grazie alle modificazioni che l’allenamento di endurance (resistenza) produce sul sistema nervoso, muscolare e sull’apparato endocrino. Quanto più un atleta correndo a forte andatura riesce a mantenere l’equilibrio fra l’ossigeno consumato e quello richiesto senza intaccare il meccanismo lattacido (soglia anaerobica), tanto più potrà durare nello sforzo senza produrre acido lattico che lo costringerebbe a rallentare o a fermarsi per la fatica.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il ruolo della fosfocreatina nel meccanismo alattacido?
  2. La fosfocreatina (PC) è un accumulatore naturale di energia che, in assenza di ossigeno, permette di produrre ATP rapidamente, ma la sua disponibilità è limitata a brevi sforzi di 5-8 secondi.

  3. Cosa succede quando lo sforzo fisico supera i 10 secondi?
  4. Quando lo sforzo dura oltre i 10 secondi, si attiva il meccanismo anaerobico lattacido, che utilizza glicogeno per produrre ATP, ma genera anche acido lattico, causando fatica.

  5. Come funziona il meccanismo aerobico e quali sono i suoi vantaggi?
  6. Il meccanismo aerobico utilizza glucidi e lipidi insieme all'ossigeno per produrre energia, senza creare debito di ossigeno, e consente di sostenere sforzi prolungati, come nelle corse di resistenza.

  7. Quali fattori limitano l'attività aerobica?
  8. L'attività aerobica è limitata dalla disponibilità di riserve energetiche di lipidi e glucidi e dalle capacità organiche del soggetto, come l'efficienza del sistema cardiorespiratorio e la capacità muscolare di utilizzare ossigeno.

  9. Come influisce l'allenamento di endurance sulle prestazioni atletiche?
  10. L'allenamento di endurance migliora le capacità del sistema nervoso, muscolare e endocrino, permettendo agli atleti di mantenere un equilibrio tra ossigeno consumato e richiesto, prolungando la resistenza senza accumulo di acido lattico.

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