Concetti Chiave
- I Promessi Sposi è il primo romanzo storico italiano, ambientato nel 1600, un'innovazione rispetto ai romanzi cavallereschi precedenti con protagonisti umili.
- Il realismo manzoniano si basa su elementi come il vero storico, il verosimile psicologico e l'utile morale, richiedendo ricerca storica e analisi psicologica dei personaggi.
- Manzoni, come narratore onnisciente, guida i personaggi secondo la sua etica, evidenziando valori come la fede, la giustizia e la carità, con un forte richiamo alla Provvidenza.
- La concezione di populismo in Manzoni sottolinea che il popolo è portatore di valori etici, ma non deve ribellarsi al potere, attendendo l'intervento divino per la giustizia.
- Il romanzo presenta due parti principali: la prima sulla ricerca della giustizia da parte dell'uomo, la seconda con una visione pessimistica della storia che invita alla fede per il riscatto.
Il contesto storico e letterario
I Promessi Sposi è un romanzo storico, il cui modello è l’Hivanoe di Walter Scott; mentre in Europa vi erano diverse produzioni di romanzi, in Italia le ultime produzioni erano state i romanzi cavallereschi l’Orlando Furioso e la Gerusalemme Liberata e il romanzo epistolare Ultime lettere di Jacopo Ortis. In tal senso, il romanzo di Manzoni fu, di fatto, il primo romanzo storico ed ebbe primati in tutta Europa.
Il romanzo manzoniano è eccezionale, poiché è il primo romanzo storico non ambientato nel Medioevo, bensì nel 1600 e i cui protagonisti non sono degli aristocratici ma due popolani (umili); sceglie il 1600 perché ha attinenze con il suo periodo storico, in quanto ci fu l’occupazione spagnola e risulta evidente la connessione con il concetto di “territorio italiano occupato dallo straniero” (il popolo deve ribellarsi per liberare il suolo patrio), così come l’usurpazione del diritto. Pertanto, lo spostamento diacronico, cioè nel tempo è necessario per evitare la censura austriaca.
Qual è il realismo manzoniano?
Il romanzo è costruito sul concetto di realismo che rispecchia fedelmente le colonne portanti della sua poetica, quali:
• il vero storico;
• il verosimile/ vero psicologico;
• l’utile morale per scopo;
• l’interessante per mezzo.
Da ciò deriva che lo scrittore, nel momento in cui fa ragionamenti storici, deve basarsi su eventi a base storica oggettiva e quindi, operare mediante la ricerca e la comparazione di fatti ed eventi; poi, sullo sfondo del vero storico dovrà creare anche il verosimile attraverso un’incisiva analisi psicologica dei personaggi che crea (Renzo, Lucia, Don Abbondio, Don Rodrigo, Agnese e Perpetua sono infatti personaggi verosimili, protagonisti dell’intreccio del racconto).
La visione etica di Manzoni
Manzoni si trova all’interno del romanzo, è il narratore onnisciente che muove i personaggi secondo la sua etica e la sua morale, poiché intende trasmettere ai lettori la verità, cioè Dio, la Provvidenza, la fede, la giustizia e la carità, tutti elementi presenti nell’ultima scena del romanzo (in cui Renzo racconta la storia ai suoi figli e indica Lucia come colei che ha sempre saputo agire perché credeva nella Provvidenza; Renzo ha imparato a: * non alzare troppo il gomito; * fidarsi di Dio; * non immischiarsi in politica = conferma come ideologicamente Manzoni fosse un populista e non democratico).
Populismo e giustizia divina
Per populismo intendiamo quell’atteggiamento che i potenti hanno verso gli umili. In realtà Manzoni considera il popolo depositario di tutti i valori etici e morali finchè non vuole fare politica o rivoluzioni o assumere atteggiamenti di opposizione al potere, qualunque esso sia, altrimenti perde ogni suo valore e diventa plebaglia. In tal senso, il popolo non può né deve ribellarsi al potere costituito ma cercare la giustizia aspettando l’intervento di Dio che, sicuramente, abbatterà i tiranni e li sostituirà con uomini giusti, timorati da dio MA sempre nobili e aristocratici.
Tutti gli uomini sono uguali davanti a Dio (Pentecoste) ma non sulla terra e agli occhi della società; dunque, Manzoni fa di due popolani i protagonisti, ma non relazionandosi a un diritto di uguaglianza civile e sociale.
Attraverso questo concetto incarna perfettamente il dettato di Voltaire: “Tutto per il popolo, nulla mercè il popolo”; siamo ancora nell’ambito delle concessioni e non del diritto: Manzoni ritiene il popolo “santo” quando è il contadino di Brusuglio che davanti al conte di si inchina ma, a sua volta, ritiene “plebaglia” la folla che, per fame, assalta i forni i chiede diritti.
La struttura del romanzo
Sostanzialmente, il romanzo può essere rinchiuso e schematizzato in un parallelepipedo diviso dal 10 capitolo, in cui si ha un flashback sulla vita della Monaca di Monza, in due parti speculari e opposte:
1. nella prima parte tutta la vicenda si svolge sul piano umano = è l’uomo che cerca la giustizia ma fallisce;
2. nella seconda parte, invece, si ha la concezione pessimistica della storia = la Terra è intrisa di tragedie e di violenze, è impregnata di sangue e altra messe non dà. Gli oppressi potranno riscattarsi solo affidandosi alla fede e sperando nell’intervento di Dio che trasforma il male provocato dagli uomini in strumento di bene e di giustizia, abbracciando così la concezione provvidenzialistica della storia, di contro alla concezione pragmatica, in base a cui Dio interviene ma la storia mantiene i suoi lati negativi. Dio interviene trasformando il male strumento di giustizia per liberare gli oppressi dagli oppressori. Dio trasforma il male voluto e creato dall’uomo, cioè carestia, guerra e pestilenza in strumenti di bene.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato del contesto storico in cui è ambientato "I Promessi Sposi"?
- Quali sono le colonne portanti del realismo manzoniano?
- Come si manifesta la visione etica di Manzoni nel romanzo?
- Qual è la concezione di populismo e giustizia divina secondo Manzoni?
- Come è strutturato il romanzo e quali sono le sue due parti principali?
"I Promessi Sposi" è ambientato nel 1600, un periodo di occupazione spagnola in Italia, e rappresenta il primo romanzo storico non medievale, con protagonisti popolani, riflettendo le tensioni del suo tempo (occupazione e usurpazione del diritto).
Il realismo manzoniano si basa su quattro elementi: il vero storico, il verosimile psicologico, l'utile morale e l'interessante, creando personaggi verosimili attraverso un'analisi psicologica profonda (Renzo, Lucia, Don Abbondio, ecc.).
Manzoni, come narratore onnisciente, guida i personaggi secondo la sua etica, trasmettendo valori come la fede, la giustizia e la carità, evidenziando l'importanza della Provvidenza nella vita dei protagonisti, come dimostrato nell'ultima scena del romanzo.
Manzoni considera il popolo come portatore di valori etici, ma solo finché non cerca di opporsi al potere; la giustizia deve arrivare da Dio, che sostituisce i tiranni con uomini giusti, mantenendo una distinzione tra nobili e plebe.
Il romanzo è diviso in due parti speculari: la prima si concentra sulla ricerca della giustizia da parte dell'uomo, mentre la seconda presenta una visione pessimistica della storia, dove solo la fede e l'intervento divino possono portare giustizia e riscatto agli oppressi.