Concetti Chiave
- Il volgo, rappresentante delle popolazioni italiche, si risveglia da uno stato di servitù e disunione, colpito da rumori insoliti e stimolato dal coraggio dei propri avi.
- La confusione e l'orgoglio sterile per un passato glorioso si uniscono nei volti del volgo, che si muove con timore e desiderio di cambiamento.
- La fuga degli oppressori, i Longobardi, è descritta in modo vivace, evidenziando il loro stato di panico di fronte all'avanzata dei Franchi.
- I guerrieri Franchi, dopo aver affrontato difficoltà e sacrifici, giungono con determinazione, portando speranza di liberazione al volgo oppresso.
- Nonostante la vittoria dei Franchi, il popolo italico rimane intrappolato in una nuova servitù, mostrando come i dominatori si mescolino tra loro senza liberare realmente gli oppressi.
Indice
Risveglio del volgo
Dai vestiboli delle case patrizie (= dagli atri muscosi), dalle piazze e dai monumenti delle antiche città in rovina (= dai Fori cadenti),
Dai boschi, dalle officine infuocate e da cui provengono rumori assordanti [all’antica grandezza ormai in sfacelo, fa riscontro la presente situazione di servitù. L’immagine delle officine si riferisce al fatto che i discendenti delle popolazione latine lavoravano per conto dei Longobardi, dominatori]
Dai solchi della terra bagnati dal sudore di coloro che un tempo ne erano i padroni,
Una popolazione [lo scrittore adopera il termine “volgo” per indicare che le popolazioni italiche costituivano una plebe dispersa] fino ad ora disunita [perché divisa in branchi], improvvisamente si sveglia,
Tende l’orecchio, solleva la testa,
Colpita da uno strano ed insolito rumore
Dagli sguardi insicuri e dai volti timorosi,
Come un raggio di sole che proviene da dense nuvole
Fa capolino il coraggio ardimentoso dei loro padri.
Coraggio e confusione
Nei loro sguardi e nei loro volti che denotano confusione e incertezza,
Si unisce e crea contrasto l’insulto subito
Con lo sterile orgoglio per i tempi che furono [= la riduzione in schiavitù contrasta con il ricordo orgoglioso, Ma sterile, per la grandezza passata. Da notare l’ossimoro” misero orgoglio”]
Il volgo dispersosi raduna mosso dal desiderio del nuovo, ma subito si disperde spaventato [dal suo stesso coraggio]
Percorrendo vie traverse, con un passo incerto,
Fra un sentimento misto di timore e desideri, si fa avanti, poi si ferma azioni incerte];
Osserva prima timidamente, poi con un certo compiacimento
Fuga degli oppressori
La folla disordinata e avvilita dei crudeli oppressori,
Che sta fuggendo dal nemico incalzante [ i Franchi] senza tregua.
[Il vulgo] Li vede ansanti, come belve terrorizzate,
con i capelli rossicci irti per la paura,
Cercare le conosciute e buie profondità della tana:
E qui, abbandonato l’abituale atteggiamento di tracotanza,
Le donne, un tempo piene di superbia e di orgoglio, sbiancate in viso,
Si scambiano con i figli degli sguardi pieni di preoccupazione.
Arrivo dei guerrieri
E sopra coloro che fuggono, arrivano i guerrieri, da ogni parte
Tenendo spade assetate di sangue,
Come cani slanciati all’inseguimento, correndo e frugando in ogni angolo alla ricerca della preda;
[Il vulgo] Li vede, e preso di sorpresa da gioia mai conosciuta prima,
Con la speranza che scavalca ogni ostacolo,
Anticipa gli eventi e si vede già liberato dalla schiavitù
Sacrifici dei Franchi
Udite! [Questo monito è rivolto alle popolazioni latine in festa introduci sia la seconda parte del coro che la riflessione dell’autore], i vincitori [= i Franchi] che sono rimasti padroni del campo di battaglia,
Che impediscono la fuga da ogni parte ai vostri tiranni [ = i Longobardi]
Sono venuti da lontano, seguendo un percorso difficile;
Tralasciarono le gioie dei banchetti festosi
Si alzarono in fretta dai dolci momenti di riposo,
Chiamati all’improvviso dal segnale delle trombe di guerra.
Nelle stanze della casa dove erano nati lasciarono
Le donne addolorate che rinnovavano continuamente gli addii,
Le raccomandazioni e i consigli finché il pianto non troncò ogni parola:
La loro fronte è appesantita dagli elmi che portano i segni dei colpi ricevuti in battaglia (= pesti)
Hanno messo la sella ai cavalli bruni,
volarono sul ponte da cui provenne un suono cupo [da notare l’effetto onomatopeico di “che cupo sonò” e il cambiamento di tempo – dall’imperfetto al passato remoto - che comunica un’azione molto più rapida e sostituisce l’indugiare degli addii]
A squadroni, passarono di terra in terra,
Cantando festose canzoni guerresche,
Ma riandando con il pensiero ai castelli in cui avevano lasciato i loro affetti più cari;
Attraverso vallate ricoperte di pietre e lungo dirupi scoscesi,
Trascorsero notte insonni e gelide negli accampamenti militari,
Ricordando l’amore nei discorsi con i commilitoni.
Sopportarono i pericoli imprevedibili nelle soste prolungate e insopportabili,
Le corse affannose lungo alture dove nessun uomo aveva mai messo piede,
E la dura disciplina militare; [il ritmo si fa incalzante come se si trattasse di un canto di guerra]
Si videro le lancia lanciate contro il petto dei soldati nemici [nel testo originale è da notare il verso onomatopeico]
Accanto agli scudi e sfiorando gli elmetti,
Si sentirono le frecce che volavano, emettendo un sibilo.
E costoro avrebbero patito tutto ciò
Soltanto per cambiare il destino
E per ridare la libertà a un popolo straniero?
Destino del popolo
Ritornate alle vostre rovine, testimonianza di un passato grandioso
Ritornate nel vostro ruolo di schiavi paurosi alle vostre officine infuocate,
e nei solchi di terra bagnati dal vostro sudore di schiavi.
Il nuovo vincitore si mescola col nemico vinto (= i Franchi si mescolano con i Longobardi)
Il vecchio dominatore resta sullo stesso territorio inviene a quello precedente;
Sia l’uno che l’altro vi impongono il loro dominio.
Sui dividono il numero dei servi come pure il bestiame [ inteso in senso lato per “averi”];
Si impossessano [dividendoseli] entrambi dei campi intrisi di sangue
Che appartengono ad un popolo disperso che non ha nemmeno un nome. [il volgo è tornato ad essere quello che era all’inizio del coro, cioè un ammasso informe di in dividui, senza nome che passa sulla terra senza lasciarci traccia. In questo ultimo verso si può intravedere il concetto della storia fatta dagli umili, tanto caro al Manzoni]
Domande da interrogazione
- Qual è il significato del termine "volgo" nel contesto del testo?
- Come viene descritta la reazione del volgo di fronte alla fuga degli oppressori?
- Qual è il contrasto presente nei sentimenti del volgo?
- Quali sacrifici affrontano i Franchi nel loro cammino verso la vittoria?
- Qual è il destino finale del popolo descritto nel testo?
Il termine "volgo" si riferisce alle popolazioni italiche che, disunite e disperse, rappresentano una plebe priva di identità e di potere, come evidenziato nel testo.
Il volgo osserva con sorpresa e gioia la fuga dei Longobardi, sentendo un rinnovato coraggio e speranza di liberazione dalla schiavitù, come descritto nel testo.
Il volgo vive un conflitto tra il ricordo di un passato orgoglioso e la realtà della schiavitù, creando un misto di timore e desiderio di cambiamento, come sottolineato nel testo.
I Franchi affrontano numerosi sacrifici, tra cui la separazione dai propri cari e le difficoltà del campo di battaglia, per liberare un popolo straniero, come evidenziato nel testo.
Il popolo, pur sperando in una liberazione, ritorna a essere schiavo e senza nome, sottolineando la ciclicità della dominazione e la mancanza di una vera identità, come espresso nel testo.