Concetti Chiave
- L'esercito francese attende di valicare le Alpi per invadere il regno longobardo, ma è bloccato da Adelchi e i suoi uomini.
- Il diacono Martino, inviato del vescovo di Ravenna, giunge inaspettato e offre una via alternativa per attaccare i Longobardi.
- Il lungo racconto del diacono Martino unisce poesia e religiosità, evidenziando l'intervento divino nella storia umana.
- Durante il suo viaggio, il diacono trova forza nella natura, percepita come parte di un disegno superiore, e celebra il suo successo con preghiere.
- Il concetto di sublime nel racconto riflette la fragilità umana di fronte alla grandezza della natura, con un forte legame alla spiritualità.
Indice
L'attesa dell'esercito francese
L’esercito francese che è stanziato in Val di Susa da molto tempo, è in attesa di poter valicare le Alpi per invadere il regno longobardo. L’accesso alla pianura Padana, grazie ad una strettoia della valle, il passo delle Chiuse, è però bloccato da Adelchi e da alcuni suoi valorosi compagni d’arme.. Carlo, deluso dalla lunga attesa, è quasi deciso a fare ritorno in Francia, quand’ecco che nell’accampamento franco arriva, inatteso quanto provvidenziale, il diacono Martino, un inviato del vescovo di Ravenna. Seguendo un tortuoso percorso alpino, egli è riuscito a raggirare gli accampamenti longobardi ed ora è in grado di indicare ai Franchi la via per uscire dalla lunga impasse e attaccare il nemico alle spalle. Riferisce al re che il pontefice Adriano I ha paura che i Longobardi decidano di invadere Roma. Carlo Magno riacquista fiducia.
Il racconto del diacono Martino
Il lungo racconto del diacono Martino è uno dei passi più famosi dell’ “Adelchi”, in cui si fonde la poesia de paesaggio (che è un tema molto caro alla sensibilità romantica, a volte collegato al tema del sublime e della religiosità, come in questo caso) e il tema del rapporto fra la Provvidenza e storia che, nella visione del diacono si manifesta come intervento positivo di Dio negli eventi umani e che è il Dio che guida i passi del Diacono e rende ciechi i Longobardi.
Il viaggio del diacono
Il diacono esce di nascosto dall’accampamento longobardo e ripercorre a ritroso il percorso che aveva intrapreso prima, come per ritornare in pianura
Egli si ferma in una stretta valle che via via si faceva più ampia. Chiese ospitalità ad un pastore nella cui capanna, adagiato su delle pelli, passò la notte.
3) Che cosa gli dice il suo ospite e che cosa risponde il diacono?
Il dialogo con il pastore
Il diacono chiede quale sia la strada per arrivare in Francia. Quest’ultimo risponde che oltre i monti che si vedono, ce sono altri ancora; sono montagne ripide, scoscese, che nessun uomo ha mai attraversato perché non esistono sentieri che le attraversano. Il diacono martino non si perde di coraggio e risponde dicendo che le vie del Signore sono infinte, molto più numerose di quelle dell’uomo
La forza della natura
Attraversando le Alpi, il diacono non prova alcun sentimento di timore sgomento o ribrezzo. È preso da una sorta di forza che gli deriva dalla potenza della natura in cui è immerso e che. in sintesi, egli percepisce come amica perché partecipe di un superiore disegno di Dio
Il suo orecchio è toccato da un rumore, simile ad un ronzio, provocato dagli uomini, dalle loro voci, dai loro lavori e dai loro passi. Da un momento all’altro il rumore si fa sempre più vicino e guardando meglio si rende conto di aver portato a termine la propria missione
Egli esprime la sua gioia con espressioni che si rifatto alle Sacre Scritture, si inginocchia, ringrazia Dio, lo benedice e scende verso l’accampamento di Carlo Magno
Il sublime e la religiosità
Si tratta della sensazione di limitatezza e di fragilità che l’uomo prova di fronte ad uno spettacolo imponente della natura e che tuttavia lo attraggono come se si trattasse di un abisso. Nel racconto del diacono, il concetto di sublime, tanto caro ai poeti del Romanticismo acquista un carattere religioso perché in esso è comunque presente Dio.
Si tratta di endecasillabi sciolti
Esse sono: “angusta oscura valle….mille son quei monti, e tutti erti, nudi, tremendi, inabitati……solo foreste di intatti abeti, ignoti fiumi e valli senza sentier…..altre più eccelse cime…..altre di neve da sommo ad imo biancheggianti…..altre ferrigne, erette a guisa di mura, insuperabili…”
• Espressioni che si riferiscono al silenzio: “…tutto tacea…. Null’altro che i miei passi io sentia….”
• Espressioni che si riferiscono ai suoni e che rompono il silenzio: “…..lo scrosciar dei torrenti……l’aquila….rombando passar sovra il mio capo…..crepiter del pino silvestre i coni…..mi percosse un ronzio….un romor di viventi……suon di favelle….. un agitarsi d’uomini….
Sì, il percorso in salita simboleggia l’idea di purificazione e l’innalzamento spirituale verso Dio.
Domande da interrogazione
- Qual è la situazione dell'esercito francese in Val di Susa?
- Chi è il diacono Martino e quale ruolo ha nel racconto?
- Qual è il tema centrale del racconto del diacono Martino?
- Come si sente il diacono Martino durante il suo viaggio attraverso le Alpi?
- Qual è il significato del sublime nel racconto del diacono?
L'esercito francese è in attesa di valicare le Alpi per invadere il regno longobardo, ma l'accesso è bloccato da Adelchi e i suoi compagni.
Il diacono Martino è un inviato del vescovo di Ravenna che, dopo aver raggirato gli accampamenti longobardi, porta notizie e indicazioni strategiche ai Franchi, riaccendendo la fiducia di Carlo Magno.
Il racconto fonde la poesia del paesaggio con il tema della Provvidenza, evidenziando come Dio guidi gli eventi umani e renda ciechi i Longobardi.
Martino non prova timore, ma è pervaso da una forza derivante dalla potenza della natura, percepita come parte di un disegno divino.
Il sublime rappresenta la fragilità dell'uomo di fronte alla grandezza della natura, ma acquista un carattere religioso poiché è sempre presente la figura di Dio nel contesto.