Concetti Chiave
- Il Polittico di San Zeno, dipinto tra il 1457 e il 1459, ha subito spostamenti significativi, dal Louvre all'Italia, a seguito degli eventi storici del Congresso di Vienna.
- La Crocifissione, elemento centrale, presenta dettagli artistici simbolici, come la luce naturale che illumina la scena e la disposizione dei personaggi attorno alla croce.
- Il dipinto include rappresentazioni di Gerusalemme e rovine romane, riflettendo la conoscenza di Mantegna delle architetture classiche attraverso schizzi dell'epoca umanistica.
- La presenza di teschi nella parte inferiore del dipinto richiama il significato di Golgota, sottolineando il tema della morte e della sofferenza.
- L'influenza di Donatello è evidente nella composizione e nel taglio della scena, richiamando stucchi e rilievi dell'artista fiorentino, che Mantegna ammirava e studiava.
La storia del polittico di San Zeno
In origine, la Crocifissione, era collocata al centro della predella del Polittico di San Zeno.
A seguito del Trattato di Campoformio, il polittico, dipinto dal 1457 al 1459, fu trasferito a Parigi, per essere esposto al Louvre, che a quel tempo si chiamava Museo Napoléon.
Nel 1815, il Congresso di Vienna decise che l’opera fosse restituita all’Italia, ma non la predella. Quest’ultima fu allora scomposta in tre parti: due andarono al museo di Tours e una, la Crocifissione, fu assegnata al Louvre.
Dettagli artistici e simbolici
Anche in questo dipinto è importante la presenza delle rocce: da sottolineare che quella che fa da sfondo alla croce, su cui è legato il cattivo ladrone, corrisponde per una precisa volontà dell’artista, alla direzione da cui proviene la luce naturale della finestra dell’Abside di San Zeno. Le tre croci sono poste in cima ad una scalinata, su cui si notano, a sinistra il gruppo delle pie donne, mentre ai piedi della croce del Cristo, alcuni soldati stanno giocando a dadi per dividersi le vesti del Messia. All’estrema sinistra, S. Giovanni, in piedi, ha lo sguardo rivolto verso Gesù, in segno di devozione. Completano la scena altri personaggi a piedi o a cavallo che si muovono nella più completa indifferenza. I due ladroni sono fissati alle rispettive croci con delle corde, mentre Gesù vi è stato inchiodato, forse per enfatizzare la sofferenza a cui viene sottoposto il Cristo il cui corpo, dipinto nei minimi particolari è ormai inerme. In ogni modo, tale rappresentazione era stata già usata da van Eyck. Sullo sfondo, dietro un picco roccioso, si intravede Gerusalemme che si ispira ad alcuni schizzi architettonici tratti da appunti di viaggio dell’epoca umanistica. Vi distinguiamo anche rovine romane presenti nella regione veneta e alcuni monumenti dell’antichità classica che Mantegna conosceva bene attraverso riproduzioni che circolavano nelle botteghe degli artisti. Il cielo, su cui si staglia la parte alta delle tre croci è terso e verso l’orizzonte diventa ancora più chiaro. I teschi situati in basso vogliono ricordare l’aspetto ineluttabile della morte; d’altra parte il termine “Golgota” significa proprio “luogo del cranio”.
Influenze artistiche e riferimenti storici
Evidente è l’influsso di Donatello, presente nella figura tagliata e in primo piano, che sta salendo le scale. Si tratta di una ripresa di uno degli stucchi eseguiti dall’artista fiorentino, situati nella Sagrestia Vecchia di S. Lorenzo a Firenze. Il taglio della scena era stato usato da Donatello anche nel rilievo della Discesa dalla Croce, destinato all’altare di S. Antonio nell’omonima basilica di Padova, un particolare che Mantegna conosceva molto bene.
Domande da interrogazione
- Qual è la storia del trasferimento del Polittico di San Zeno?
- Quali elementi artistici e simbolici caratterizzano la Crocifissione nel Polittico di San Zeno?
- Quali influenze artistiche si possono notare nel Polittico di San Zeno?
- Che significato ha il termine "Golgota" nel contesto del dipinto?
Il Polittico di San Zeno, dipinto tra il 1457 e il 1459, fu trasferito a Parigi dopo il Trattato di Campoformio per essere esposto al Museo Napoléon, oggi Louvre. Nel 1815, il Congresso di Vienna decise di restituirlo all'Italia, ma la predella fu scomposta e parte di essa rimase al Louvre.
La Crocifissione presenta rocce che riflettono la luce naturale della finestra dell’Abside di San Zeno. Le tre croci sono collocate su una scalinata, con personaggi che esprimono diverse emozioni, mentre il corpo di Cristo è rappresentato nei minimi dettagli per enfatizzarne la sofferenza.
Il Polittico mostra l'influsso di Donatello, in particolare nella figura in primo piano che sale le scale, richiamando stucchi della Sagrestia Vecchia di S. Lorenzo a Firenze e il rilievo della Discesa dalla Croce, elementi ben noti a Mantegna.
Il termine "Golgota", che significa "luogo del cranio", è rappresentato dai teschi in basso nel dipinto, sottolineando l'inevitabilità della morte e aggiungendo un ulteriore strato di significato alla scena della Crocifissione.