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Macroeconomia

Corso di economia politica 2 Prof Gabriele Cardullo (P-z)

Autore appunti: Ilaria Tranquillo – http://www.sharenotes.it

Macroeconomia P-Z 2011/2012 – riassunto appunti – pagina 1

1. Concetti introduttivi

Il Pil prodotto interno lordo: 3 definizioni equivalenti

  • Il Pil è la somma dei beni e servizi finali prodotti dall’economia di un Paese in un dato periodo di tempo.
  • Il Pil è la somma del valore aggiunto prodotto dall’economia in un dato periodo di tempo.
  • Il Pil è la somma dei redditi (Y) prodotti in economia in un dato periodo di tempo.

Il Pil viene preso in esame considerando la sua variazione. Essa può essere nominale o reale.

Variazione nominale e reale del Pil

Nominale Reale
Si considera la variazione globale del Pil, dovuta sia alla quantità venduta che alle oscillazioni dei prezzi, moltiplicando le quantità dei periodi esaminati per il prezzo corrente di tale periodo. Si considera l’aumento di Pil dovuto alla sola quantità venduta calcolando i Pil dei periodi che mettiamo a confronto facendo riferimento a un prezzo base fissato arbitrariamente.
Q anno n+1 * prezzo n+1 – Q anno n* prezzo n Q anno n+1 * prezzo dato – Q anno n* prezzo dato
Q anno n* prezzo n Q anno n* prezzo dato

Pil reale e nominale coincidono nell’anno base.

La determinazione del Pil reale però presenta una problematica: alcuni beni cambiano radicalmente prezzo nel corso degli anni perché è cambiato radicalmente il loro valore. Per ovviare all’inconveniente bisognerebbe cambiare frequentemente l’anno base o fare una media dei prezzi.

Quando il Pil decresce da un trimestre all’altro si parla di fase recessiva. Se questa fase si protrae per 2 trimestri di fila si considera il paese in recessione. Quando il Pil cresce da un trimestre all’altro siamo in fase espansiva.

Il Pil ha dei limiti: infatti misura solo il valore dei beni oggetto di scambio. Non è un indicatore totale del benessere della popolazione ma resta un valido strumento perché considera variabili semplicemente quantificabili senza entrare in merito di aspetti privati della vita delle persone.

Tasso di disoccupazione

Indica la percentuale di disoccupati sul totale della forza lavoro.

Forza lavoro = è una parte della popolazione attiva (in età da lavoro, in Italia tra i 15 ai 64 anni), formata da occupati e disoccupati.

Occupati Disoccupati
Hanno un lavoro. Sono coloro che al sondaggio a campione dell’Istat hanno così risposto:
  • Hai lavorato almeno un’ora la settimana scorsa? No.
  • Hai cercato lavoro nell’ultimo mese? Sì.
  • Se ti offrissero un lavoro saresti disposto a cominciare entro 2 settimane? Sì.

Definizione ristretta. Solo rispondendo così si è considerati disoccupati.

Tasso di disoccupazione = u = numero totale di disoccupati / forza lavoro.

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Questo dato va preso in esame abbinandolo al tasso di attività = forza lavoro / persone in età da lavoro.

Tasso di inflazione

Tasso di inflazione = π

L’inflazione è l’incremento generalizzato dei prezzi. Come per il Pil non prendiamo in esame il valore assoluto ma la sua variazione. Ci sono due metodi di calcolo:

Deflatore del Pil Indice dei prezzi al consumo
È il rapporto tra Pil nominale e Pil reale. Si considera la sua variazione nel calcolo dell’inflazione: Gli ispettori dell’Istat verificano il prezzo di un determinato paniere di beni e servizi e ne osservano le variazioni da un anno all’altro.
Deflatore anno n+1 – deflatore anno n / deflatore anno n Il tasso di inflazione si calcola facendo la media ponderata della variazione dei prezzi in relazione alla percentuale di spesa delle famiglie in quel bene.

I due risultati non sempre coincidono perché il deflatore del Pil non riflette le variazioni di prezzo dei prodotti importati che rientrano nel paniere, perché essi non sono stati prodotti in Italia quindi non rientrano nel Pil. (Es. Benzina, i Pad).

L’inflazione rappresenta un problema perché spesso ad un aumento generalizzato dei prezzi non corrisponde un aumento del reddito percepito (per molti redditi non c’è l’adeguamento all’inflazione): ciò comporta una diminuzione del potere d’acquisto. Questa problematica può presentarsi anche in caso di adeguamenti all’inflazione, se il sistema fiscale adotta criteri di progressività: infatti l’adeguamento potrebbe essere solo formale in quanto un aumento di reddito potrebbe far scattare lo scaglione di aliquota successivo ed essere assorbito quindi in buona parte del fisco, determinando di fatto un calo del potere d’acquisto.

Fenomeno opposto all’inflazione è la deflazione: essa consiste in un decremento generalizzato dei prezzi. È un fenomeno negativo perché un consumatore che sa che i prezzi scenderanno perché c’è deflazione aspetterà ad acquistare i beni non di prima necessità; per il calo della domanda i prezzi di tali beni effettivamente diminuiranno, confermando le aspettative dei consumatori che attenderanno ulteriori ribassi. Questo circolo vizioso porta a un calo del Pil dovuto al crollo della produzione e porta il paese in recessione.

Breve, medio e lungo periodo

  • Breve periodo: arco di qualche anno. Le variazioni di produzione del periodo sono dovute soprattutto a variazioni della domanda.
  • Medio periodo: arco di un decennio (5-10 anni). Le variazioni della produzione sono dovute soprattutto al lato dell’offerta. In questo arco di tempo è possibile infatti variare lo stock di capitale investito e la capacità produttiva.
  • Lungo periodo: arco di un secolo o più. Le variazioni della produzione sono causate da variabili come il progresso tecnico, la capacità di innovazione, istruzione, tasso di risparmio, governo, ecc.

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2. Modello di breve periodo: il mercato dei beni

N.B. Nel breve periodo la domanda determina la produzione.

La composizione del Pil

PIL = -Importazioni + Consumo + Spesa pubblica + Esportazioni +/- Scorte + Investimenti.

(Im) (C) (G) (X) (I)

Consumo e investimenti Spesa pubblica Esportazioni Importazioni Scorte
Acquisto di beni nuovi idonei a garantire un rendimento. Es. Costruire una casa. Comprare una casa costruita negli anni 80 non è un investimento. Beni e servizi acquistati dallo stato. Non rientrano nella categoria i trasferimenti (pensioni, imposte, ecc). Vi rientrano gli stipendi dei dipendenti pubblici. Prodotti italiani venduti all’estero. Consumi e investimenti fatti dai cittadini italiani in prodotti esteri come l’iPad. Non tutto ciò che viene prodotto in un anno è venduto in quello stesso anno (scorte +). Viceversa può essere che non tutto ciò che viene venduto in un anno è stato prodotto in quell’anno (scorte -).

Il saldo di X – Im è detto saldo della bilancia dei pagamenti. Se è positivo ho un avanzo commerciale (+), se è negativo un disavanzo commerciale (-).

La domanda aggregata

Z è la domanda aggregata, ovvero la domanda totale di beni e servizi in un dato periodo di tempo in un dato paese.

Per semplificare lo studio del modello ipotizziamo che Z = C + I + G e che:

  • Non ci sono scambi con l’estero (non consideriamo quindi X e Im), siamo in regime di autarchia.
  • In questa economia si produce un solo bene che può essere acquistato sia per consumo sia come investimento (Es. Il bestiame: lo acquisto per mangiarlo consumo; lo acquisto per allevarlo e rivenderlo investimento).
  • Il prezzo del bene è costante, non varia.
  • Le scorte sono pari a 0.

Le componenti della domanda aggregata

- Consumo

È funzione del reddito disponibile (Yd = reddito totale – trasferimenti).

C= C0 + C1 *Yd

C0 e C1 sono due parametri con un importante significato economico:

  • C0 è la quantità che un individuo consuma in ogni caso, anche se il suo reddito disponibile fosse 0.
  • C1 è la propensione marginale al consumo: rappresenta l’incremento di consumo a fronte di una variazione incrementale minima del reddito disponibile (ad esempio 1€). Tanto è maggiore tanto più il soggetto esaminato è propenso al consumo. È un parametro compreso tra 0 e 1 (non consumo più di quanto ho).

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Consumo C1 è la pendenza della retta: sappiamo che è compresa tra 0 e 1 quindi la retta sarà più appiattita verso x rispetto alla bisettrice del quadrante.

Co

Yd

- Investimento

Ipotizziamo sia una costante e che non dipenda da nulla solo per ora.

- Spesa pubblica (G)

Ipotizzeremo che G sia una costante per tutto il nostro corso di macroeconomia per due motivi:

  • L’agente economico dietro G è lo Stato: il suo comportamento è ondivago, dipende dall’orientamento politico di chi si trova all’esecutivo in un dato momento. Esistono comunque modelli molto complessi che illustrano il comportamento della spesa pubblica che non consideriamo nella nostra analisi perché.
  • La spesa pubblica è una variabile esogena: i modelli studiano il variare del Pil al variare di spesa pubblica e tributi. È la causa di ciò che i modelli da noi esaminati studiano, noi ci concentriamo sugli effetti, quindi assumiamo la spesa pubblica come data.

Condizione di equilibrio

Condizione di equilibrio è domanda globale = offerta globale.

Y = Z → Questa equazione è valida perché non ci sono scorte. In presenza di scorte l’uguaglianza non è verificata. Per questo non le consideriamo nel nostro modello.

Produzione = domanda aggregata.

Y = Co + C1 (Y-T) + I + G equazione di equilibrio.

Pil = Y perché il Pil è definibile come la somma dei redditi percepiti in un’economia in un dato periodo di tempo.

(1-C1)Y = Co – (C1)*T) + I + G

Y= 1 / 1-C1 * [Co – (C1*T) + I + G]

Moltiplicatore: è sempre un numero positivo > 1 perché 0<C1<1.

Componente autonoma della spesa: sono tutte costanti. È > 0 perché G - C1 * T è > 0: affermiamo ciò perché tutti gli stati hanno una spesa pubblica G almeno uguale alle imposte T (sono in pareggio o in disavanzo: l’Italia è in deficit del 3% del Pil); dato che le imposte sono moltiplicate per un numero compreso tra 0 e 1 (C1), ha senso affermare che la spesa pubblica sia maggiore di C1 * T.

Interpretazione economica del moltiplicatore

Cosa succede se varia una componente autonoma della spesa?

Supponendo che una componente autonoma, per esempio Co aumenti, ricaviamo che dato che Y= 1 / 1-C1 * [Co – (C1*T) + I + G] → ΔY = Y’ – Y = ΔCo * 1 / 1-C1.

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Economicamente vuol dire che a fronte di un aumento di una qualsiasi delle componenti autonome della spesa, il reddito Y aumenterà di tale valore moltiplicato per il moltiplicatore.

Com’è possibile? Un aumento della domanda ha effetti anche sul lato offerta, scatena una reazione a catena.

N.B. Ipotizziamo C1 = 0,5.

  • Decido di consumare un euro di più, e spendo 51 € in un telefonino anziché 50 → aumento Co.
  • Il negoziante guadagna 1 € in più perché ha guadagnato un euro in più. Consumerà C1 *ΔY in più (0,5 * 1€ = 0,50 €): dipende dalla sua propensione al consumo.
  • Il negoziante spende in fiori 30,50 € anziché 30.
  • Il fiorista guadagna 0,50 € in più. Consumerà C1 *ΔY = 0,5 * 0,50 € = 0,25 € in più.
  • Il fiorista spende dal panettiere 5,25 € anziché 5 perché ha guadagnato 0,50 € in più.
  • Il panettiere guadagna 0,25 € in più. Consumerà C1 *ΔY = 0,5 * 0,25 € = 0,125 € in più.

Effetto a catena potenzialmente infinito.

Questi incrementi di reddito = 1 + C1 + C1 * C1 + C1 * C1 *C1 + .... C1n è pari al moltiplicatore 1 / 1-C1.

Ecco perché all’aumentare di Co, il reddito aumenta di ΔCo * 1 / 1-C1.

Z = Y = C + I + G = (Co + C1*Yd) + I + G = Co + [C1*(Y-T)] + I + G = domanda aggregata = Z = Co + I + G – (C1*T) + C1* Y.

Termine noto variabile. Coefficiente angolare.

Equilibrio quando Produzione = Domanda aggregata Y= Z → punto di intersezione tra le due rette.

Z produzione. Domanda aggregata D aggregata dopo l’incremento di Co. D aggregata.

È si è quindi dimostrato graficamente che ad un aumento di Co corrisponde un più ampio aumento del PIL, precisamente dato dalla variazione di Co * il moltiplicatore.

Co’+ I + G –(C1*T)

Incremento di Co

Co+ I + G –(C1*T)

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Y = produzione.

Più è elevata la propensione al consumo C1, maggiore è l’effetto del moltiplicatore, quindi incremento di produzione dovuto all’incremento di Co la produzione di equilibrio aumenta in maggiore è ΔY rispetto a Δ componente autonoma.

Misura maggiore rispetto all’aumento di Co.

Moltiplicatore e spesa pubblica: i limiti del modello

Analogamente a quanto dimostrato prendendo in esame Co, un aumento della spesa pubblica G o una diminuzione delle tasse T, hanno effetti analoghi sul Pil di un paese.

Dati i benefici sul Pil osservati si può pensare che lo stato debba sempre incrementare la spesa pubblica per aiutare la crescita del paese (attuare una politica economica espansiva).

  • Tuttavia sorge un primo problema concreto: dove reperire le risorse per incrementare G?
  • A) Si indebita → cresce il debito pubblico.
  • B) Aumenta le tasse T → aumentando T e G dello stesso valore l’effetto moltiplicatore si annulla e il Pil aumenta solo di ΔG.
  • Inoltre in questo modello non vengono considerati i ritardi temporali: infatti un aumento della spesa pubblica, ipotizziamo per la costruzione di un ponte, non si traduce immediatamente in una crescita dei consumi di coloro che lavorano a tale opera e che quindi vedono il loro reddito incrementato; infatti, soprattutto se l’incremento di reddito viene percepito come un avvenimento una tantum, difficilmente il soggetto modificherà immediatamente il suo consumo. Potrebbe decidere di risparmiare per il futuro e/o consumare il reddito percepito in maniera dilazionata nel tempo. Quindi le decisioni di spesa incrementali legate al moltiplicatore possono avvenire con ritardi temporali molto ampi che ne riducono l’effetto sul Pil.
  • Ultimo punto: il prezzo dei beni nel concreto non è costante ma oscilla secondo le variazioni della domanda. Ad un aumento della domanda globale analogo a quello considerato nel modello molto probabilmente corrisponderà un aumento del prezzo. Tale aumento può disincentivare il consumo e spingere i soggetti a consumare sempre la stessa quantità e a risparmiare il reddito aggiuntivo.

Il risparmio (S)

Come visto analizzando il consumo le persone non consumano totalmente il loro reddito disponibile.

C= Co + C1 *Yd = 5 + (0,7 * 100) = 70 → 70 < 100 → 70 € consumo / 30€ risparmio.

La parte di reddito non consumata è infatti destinata al risparmio S = Y – T – C.

Considerando l’equazione di equilibrio di mercato Y = C + I + G.

Y – C = S+ T → S+T = I + G.

In equilibrio il risparmio è pari a S = I + G – T.

Dato che consideriamo come risparmio soltanto il denaro depositato in banca, possiamo dire che tramite l’intermediazione delle banche questo denaro viene impiegato in due canali:

  • Viene prestato alle imprese finanziando investimenti.
  • Viene prestato alla Stato per finanziare il debito pubblico (G-T > 0).

Dire S = I+ G-T è uguale a dire Y= C+I+G.

Perché?

S=Y –T – C = Y – T – Co +[ C1*(Y-T)] = - Co + (1- C1)(Y-T) → I+G-T.

(1 - C1)Y = Co + I + G – T(1- C1) → Y= 1 / 1 –C1 * [Co – C1*T + I + G].

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3. Il mercato della moneta

Ricchezza → benessere monetario acquisito negli anni. È uno stock che viene incrementato dal reddito (flusso). I soggetti scelgono come allocarla.

Si sceglie tra moneta e titoli.

Moneta Titoli
Circolante (CI). Cartamoneta: sono banconote e monete emesse dalla Banca Centrale. Rientrano nella categoria tutti i prodotti finanziari che riconoscono un rendimento (interesse).
Depositi bancari. I depositi bancari sono considerati moneta come il circolante perché consentono il prelievo delle somme depositate senza preavviso e riconoscono un rendimento irrilevante. Sono meno liquidi: l’operazione di disinvestimento è più complessa, meno immediata e onerosa (commissioni).

Md = domanda di moneta → quantità di ricchezza che i soggetti desiderano detenere in cartamoneta e depositi bancari. Dipende:

  • Positivamente dal livello delle transazioni: più compio transazioni più domando moneta.
  • Negativamente dal tasso di interesse: più è elevato il tasso di interesse più sarà forte l’incentivo a inve
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ginevra2201 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Messori Luciano.
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