Macroeconomia 2019/2020 SUISS - Scuola Interdipartimentale in Scienze Strategiche
Prof. Togati
09/09/2019
Articolo: Grandi opere vitali per crescere
Ci si chiede se l’Italia dal punto di vista economico riuscirà ad affrontare il rischio della recessione, dopo la grande crisi del 2007, a distanza di 11 anni siamo ancora un’economia italiana in ripresa, non è mai pervenuta.
Ci sono stati dei movimenti di crescita, ma insufficienti, ora addirittura stiamo tornando a una crescita zero.
La soluzione non è al di fuori dell’Europa, ma al suo interno. ‘’Non esistono risposte facili a problemi complessi’’ -> la risposta facile sarebbe me ne infischio dell’Europa ed esco.
Perché si dice che i mercati possono creare problemi a chi fa una politica di deficit decisa unilateralmente senza prendere in considerazione l’UE? Il problema è lo spread: se si fa una manovra espansiva, ma al tempo stesso aumenta lo spread, questo crea un problema alle finanze pubbliche, poiché con lo spread aumentano gli interessi sul debito. Fare una manovra che non sia accordata con l’UE si deve affrontare questo problema.
Con l’Europa non è solo un legame di cultura, ma anche rapporti commerciali. Per governare questo sistema complesso è necessario un sistema di regole europee che siano più flessibili. Il problema dell’Europa è che non abbiamo una realtà politica unitaria comparabile a quella dell’euro. Non è l’euro sul problema, ma il fatto che in Europa non abbiamo fatto tutti i passaggi per un governo economico vero, un governo che riesca ad affrontare i problemi comuni a fronte dell’Europa.
L’economia si occupa come la ‘’medicina’’ di malattie e cerca di trovare delle cause. Quali sono le cause di questa fase di stagnazione della nostra economia? Bisogna assolutamente capire che dietro l’andamento economico c’è un trend mondiale. Una delle spiegazioni a questa situazione è che c’è una ‘’guerra mondiale dei dazi’’. Il problema dei dazi, come quando si è sperimentato dopo la crisi di Wall Street con l’aumento dei dazi, che ha portato a una crisi tale che ancora oggi ne stiamo fronteggiando le conseguenze. I dazi non fanno bene a nessuno, nemmeno a coloro che pensano di beneficiarne. Gli USA si illudono che così possano rallentare l’espansione della Cina, ma nella realtà avrà delle conseguenze sul loro sistema economico.
Un sistema di dazi alla fine crea un sistema di gioco in cui tutti ci perdono. I dazi hanno solo l’effetto di far girare meno merci e quindi meno soldi. L’articolo continua affermando che non è l’Italia da sola ad essere determinante in questo gioco, ma l’Italia dentro l’UE.
Perché la mancata crescita del commercio internazionale crea una mancanza in Italia? Perché un commercio internazionale più ridotto crea problemi alle nostre esportazioni. Perché il calo delle esportazioni dovrebbe danneggiare l’economia di un paese? Perché le esportazioni sono una delle componenti della domanda di beni -> nella domanda dei beni, questi vengono venduti sia all’esterno con le esportazioni, ma anche ai cittadini, quindi alla popolazione all’interno del Paese. Le esportazioni perciò fanno bene alla nostra economia perché contribuiscono alla domanda di beni.
Componenti della domanda di beni (aggregata)
- Consumi interni
- Investimenti privati
- Esportazioni
- Spesa pubblica
Il contesto di questo articolo c’è un modello in cui la domanda traina il PIL. Il nascosto in questo articolo non è altro che il modello keynesiano spiega che più è alta la domanda più sarà alto il PIL.
C+I+G+X -> i quattro elementi da cui dipende la crescita economica secondo il modello Keynesiano.
DA -> PIL (Y) – più alta è la domanda aggregata più alto è il reddito.
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Esempio di domanda d’esame
ESEMPIO DI DOMANDA D’ESAME: prende la frase ‘’la prima guerra mondiale dei dazi…’’ e chiede di commentare. Allora il commento deve andare nella direzione di mettere in luce il ruolo delle esportazioni, in cui secondo il modello keynesiano, dipende la domanda aggregata. Se le esportazioni scendono allora scenderà la domanda aggregata e quindi il PIL non aumenterà.
Perché se scende il PIL tedesco noi ne soffriamo? Perché la Germania è una forte importatrice dei nostri prodotti quindi diminuirebbero le nostre esportazioni nei loro confronti. Più un paese è integrato più la somma tra importazioni ed esportazioni è alta, quindi l’indice di apertura globale è molto alto.
La critica è questa: per prima cosa bisogna far ripartire l’economia e poi solo in secondo luogo bisognerebbe dare soldi ai bisognosi (con il reddito di cittadinanza). Secondo lui la redistribuzione è necessaria, vivendo in un periodo di forti disuguaglianze, ma deve avvenire dopo aver dato impulso all’economia. Fare qualcosa per aiutare i senza reddito va bene, non è stata una proposta assurda quello dei 5 Stelle, l’idea di dare più soldi a chi è in difficoltà è giusta, ma, secondo l’autore Deaglio queste misure non hanno l’impatto immediato di far ripartire l’economia, ma bisognava usare altri strumenti, come il New Deal di Roosevelt. Se noi vogliamo far ripartire il paese, innanzitutto dobbiamo fare un programma di investimenti pubblici, poi se l’economia riparte possiamo pensare alla redistribuzione delle ricchezze al paese.
10/09/2019
Uno dei limiti del governo precedente è che bisognava riattivare gli investimenti prima ancora di garantire il reddito di cittadinanza. Se il problema è che si investe troppo poco in Italia, come in Europa, secondo il patto di stabilità si dovrà scorporare i vari investimenti dal deficit. Una delle spiegazioni della recente crisi in Italia è che abbiamo ridotto gli investimenti pubblici, gli investimenti privati non sono mai ripartiti dopo la crisi del 2007 e i consumi delle famiglie hanno subito una stagnazione; un indicatore chiaro è che la vendita dei prodotti italiani ai suoi cittadini è ferma o addirittura in calo (ad esempio automobili che vengono comprate all’estero).
Ci sono degli indicatori chiamati ‘’congiunturali’’ che riflettono i consumi. Il modello di Keynes sembra efficace nel delineare la crisi e utile per capire come superarla.
‘’Se la Germania prende il raffreddore, l’Italia prende la polmonite’’ → cosa vuol dire? Ha certamente a che fare con le esportazioni, secondo cui le vendite italiane in Germania diminuirebbero. Però questo porterebbe all’effetto moltiplicatore → gli elementi G e I sono molto importanti perché fanno aumentare il reddito di un multiplo dell’aumento iniziale, ma anche al contrario: es -> se le esportazioni diminuiscono 100 il PIL diminuisce più di 100.
Articolo: Crollo degli ordini nell’industria tedesca. Recessione più vicina.
La Germania è un paese modello per molti, per il modo di gestione delle scuole, dei beni pubblici etc., ma nonostante tutto questo, la Germania non è insensibile al ciclo economico. Anche la Germania è stata colpita dal crollo del commercio internazionale, indicatori di ciò sono gli ordini dell’industria scesi del 2,7%.
Stagnazione secolare: il PIL non cresce a livelli alti. L’Occidente da dopo la crisi finanziaria non riesce a tornare ai tassi di crescita di una volta.
‘’Ormai alla luce di una disoccupazione che ha ricominciato a salire…’’ come commenteremmo questo aumento della disoccupazione? A cosa è dovuto? Le aziende hanno subito un calo delle vendite, se le vendite calano ci sarà meno bisogno di personale. La disoccupazione di tipo Keynesiano ha una causa, è una disoccupazione dovuta al calo della domanda aggregata; un’altra corrente economica invece presuppone che la causa della disoccupazione sia dovuta al fatto che le persone non abbiamo voglia di lavorare, i lavori sono rigidi, i salari sono bassi etc… Lo stesso fenomeno di disoccupazione può essere spiegato in modi diversi: quindi o per la diminuzione della domanda di Keynes o per la rigidità del mercato del lavoro. Nonostante tutte le riforme del mercato del lavoro ancora vi è questo fenomeno della disoccupazione. In economia sono importanti gli schemi teorici, poiché uno stesso fenomeno può essere spiegato in diversi modi.
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‘’L’umore dei consumatori si sta incupendo sensibilmente’’. Qual è l’indicatore sullo stato dei consumi? L’indice della fiducia dei consumatori: se la fiducia diminuisce i consumatori tendono a risparmiare, a diminuire i consumi, in particolare diminuisce il consumo dei beni durevoli. Se i consumatori diventano ‘’pessimisti’’ secondo il modello Keynesiano la domanda aggregata diminuisce rendendo sempre più realistico il rischio della crisi.
Una volta che la recessione inizia, è una cosa che si autoalimenta -> ciò che può apparire solo come un rallentamento può diventare una vera crisi. In che modo si autoalimenta? Se i consumatori iniziano a consumare di meno, le imprese inizieranno a produrre di meno e a sua volta diminuiranno il personale che a sua volta ancora diminuirà i consumi -> è una spirale che si autoalimenta. Sembra una spirale senza via di uscita, ma in verità non è infinito, se no basterebbe una piccola recessione per azzerare il PIL, ma esistono degli stabilizzatori automatici che fanno ripartire il ciclo. Negli anni 30 è andata avanti per diversi giri, riducendo la produzione interna del 25% che provocò una grande disoccupazione. Ma oggi il PIL non è diminuito così tanto, solo del 4% e perché? Perché i governanti hanno imparato che l’intervento deve essere effettuato subito e non dopo 3 anni come nella crisi precedente, bisogna attuare una politica fiscale e monetaria per stimolare l’economia e impedire questa spirale negativa. La novità vera degli ultimi anni è l’attuazione di piani di stimolo. La crisi che sta colpendo i Tedeschi (che qualche anno fa avevano addirittura un surplus, spesa pubblica inferiore alle entrate delle tasse), li ha portati a questa realtà dei piani di stimolo che li porta a spendere più soldi nel bilancio pubblico (passando da un surplus a un deficit) per superare la crisi e rilanciare l’economia. Una buona notizia per noi italiani perché aumenterebbero di nuovo le esportazioni.
Articolo: Se Lagarde spinge la svolta
Lagarde è la sostituta alla guida della BCE, è stata anche a capo del Fondo Monetario Internazionale. Il messaggio che cerca di trasmettere è di aumentare l’investimento nelle opere pubbliche in particolare in Germania, Olanda e altri, mentre gli USA con la crisi in poche settimane con il piano Obama hanno aumentato il PIL, l’Europa invece ha agito molto più lentamente, senza un equivalente di un piano Obama per stimolare l’economia europea. Quindi Lagarde dice che l’Europa deve uscire dal suo rigorismo e applicare le stesse ricette sperimentate in America prima di entrare in una crisi senza uscita. La Germania non solo ha un pareggio di bilancio, ma ha addirittura un attivo del 6%, e un’economia così egemone dovrebbe farsi da ‘’locomotiva’’ che compra i beni europei, invece che vedere gli altri paesi europei come paesi in cui esportare -> crescendo a scapito dei suoi compagni.
Gli americani quando necessario avviano dei programmi per stimolare l’economia a differenza dell’Europa che procede con ‘il freno tirato’ che crea una grande asimmetria.
Prima parte seconda colonna
→ Modello neoclassico.
Articolo: Tentati dal deficit pubblico
Passiamo ad esaminare l’Italia, dopo aver visto un quadro internazionale e tedesco. Politiche fiscali espansive: ha a che fare o con la spesa pubblica o con le tasse, perciò si tratta di una politica che cerca di stimolare l’economia con l’aumento della spesa pubblica o la diminuzione delle tasse (diversa dalla politica monetaria invece decisa dalla BCE).
L’obiettivo del governo è quello di allentare i vincoli comunitari.
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16/09/2019
Modelli teorici
Principali teorie macroeconomiche
Per mettere ordine alle affermazioni fatte, è ripartire dalle teorie del reddito: cosa determina il reddito, il PIL secondo le principali teorie macroeconomiche, esistono due prospettive fondamentali, che corrispondono ai due paradigmi di base:
- Neoclassico
- Keynesiano
Esistono ovviamente altre scuole e approcci, ma conviene partire da quelle di base.
Per capire che cosa è la teoria, dobbiamo partire dalle equazioni viste in Contabilità Nazionale.
Si tratta di tre equazioni che tutti noi abbiamo già affrontato.
Economia chiusa
→ Y = C + I: il reddito nazionale Y è uguale a consumi C + investimenti I, vale per un’economia chiusa che non importa e/o esporta e senza contare lo Stato. È un livello molto alto di astrazione. Ciò che impariamo dalla CN è che le cose devono essere così, poiché il reddito è anche uguale al prodotto -> il PIL come insieme di beni prodotti, come valore aggiunto e come uguaglianza tra i ? (il reddito è salario, profitto e rendite).
Investimenti: si tratta di acquisto di beni reali, oppure l’acquisto di scorte. Non di investimenti finanziari.
La seconda equazione tratta di come viene redistribuito il reddito.
Y = C + S: il reddito può essere consumato o risparmiato (S).
Dalle prime due viene fuori la terza S = I, può essere vista sia come identità che equazione di equilibrio = le identità in CN vuol dire che sono definite in un certo modo per essere uguali, sono definite in modo tale per essere vere per definizione.
Il PIL deve essere uguale ai redditi distribuiti, poiché i fattori produttivi devono essere distribuiti.
Il discorso cambia quando parliamo di Macroeconomia, in questo caso non si tratta di identità vere per definizione, ma diventano delle equazioni con dei nessi causali tra gli aggregati (la teoria non si basa su identità ma si basa su ipotesi circa il comportamento degli agenti e pone nessi causali), cioè si possono distinguere due nessi causali:
SCHEMA A: da un lato abbiamo il reddito/la produzione/l’offerta di fattori produttivi, genera la domanda.
Y → C + I
Lo SCHEMA B invece dice che è la domanda con consumi e investimenti a determinare il reddito.
C + I → Y
Collegato ai due schemi ci sono due nessi causali secondo cui i risparmi generano investimenti e l’altro che sono gli investimenti a generare i risparmi.
SCHEMA A → SCHEMA B
Y → C + I C + I → Y
S → I I → S
Meccanismo di riequilibrio: il tasso d’interesse.
Meccanismo di riequilibrio: il reddito.
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Modello neoclassico
Postulati
- La macroeconomia è una versione aggregata della microeconomia (nell’ipotesi di perfetta concorrenza) -> ciò che va bene per il singolo va bene per tutta la comunità.
È un modello che si basa sulla tesi secondo cui la macroeconomia non è nulla di particolarmente diverso dalla microeconomia. La concorrenza perfetta è un modello di mercato in cui ogni agente segue il proprio interesse. Ogni individuo segue ogni individuo, e proprio per questo a un certo punto fa anche l’interesse della collettività. Smith dice che c’è un’armonia tra interesse del singolo e interesse collettivo. Secondo egli esiste una mano invisibile che guida la macchina dell’economia. Nella concorrenza perfetta abbiamo tanti piccoli individui che non hanno il potere di fissare il prezzo.
La macroeconomia non aggiunge nulla alla teoria microeconomica (tutti perseguono un interesse che porta a un equilibrio del sistema) →
- Y → C + I significa che l’offerta crea la propria domanda (legge di Say). Il reddito di equilibrio è determinato dalle condizioni dell’offerta.
- Il reddito effettivo è sempre uguale al livello potenziale, cioè quello massimo producibile impiegando tutti i fattori produttivi disponibili, siamo nella piena occupazione di tutti i fattori.
- Il meccanismo che garantisce questo risultato è la flessibilità dei prezzi su tutti i mercati, che garantiscono questo risultato in un modo ideale di concorrenza perfetta.
Non importa quanto viene prodotto alla fine questa produzione troverà sempre degli sbocchi sul mercato, qualunque sia l’ammontare del prodotto ottenuto dalle imprese attraverso l’uso dei fattori produttivi, non ci saranno mai problemi di mercato e la merce troverà il suo sbocco nel mercato. Questa è la legge di Say -> il reddito non può essere determinato dalla domanda, ma dalle condizioni dell’offerta. Cioè se vogliamo capire perché il reddito nazionale è basso o alto dobbiamo guardare le condizioni dell’offerta, cioè da ciò che determina la produzione di beni, e non dalla domanda, ma dall’offerta. La legge di Say implica che non ci sia quindi un problema di scarsità di domanda. Ma come è possibile che si arrivi a questo equilibrio tra domanda e offerta globale? Perché c’è un meccanismo di aggiustamento che porta questi eccessi settoriali a sparire, cioè se in un settore si producono troppi cappelli, allora non è che verranno prodotti meno ma si abbasseranno i prezzi secondo il principio della domanda e offerta (se aumentano i beni, c’è più produzione rispetto alla domanda i prezzi diminuiscono e viceversa). A livello globale non può esserci un eccesso di produzione perché c’è un meccanismo di prezzi flessibili -> aumentano con eccesso di domanda e diminuiscono con eccesso di offerta.
Se nel sistema non
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