Estratto del documento

Lezione 1: riferimento al capitolo 12 27/09/2021

Macroeconomia: un quadro generale

L’economia si occupa di cosa determina il tenore di vita, e quindi delle scelte accessibili alle persone.

≠ Microeconomia: studia il comportamento dei singoli individui o delle aziende.

Macroeconomia: si occupa di grandezze misurate a livello di aggregato, paese, regioni… Deriva da tanti aggregati singoli che si relazionano formando aggregati diversi dalla somma delle loro azioni.

Es. 1 scelta personale sulla continuità degli studi e sull’inserimento nel mondo del lavoro.

Es. 2 comprensione, sulla base dell’istruzione scolastica, dello stipendio di un singolo individuo che svolge una data mansione.

Es. 1 comprensione delle ragioni che stanno alla base di un numero di gente che lavora rispetto ad un numero che studia.

Es. 2 livello medio dei salari di un paese.

Quando nasce la macroeconomia?

La macroeconomia nasce dopo la crisi del ’29. Prima, infatti, si pensava che l’economia si gestisse da sola (self-regulating economy), il governo doveva stare un passo indietro rispetto alle forze di mercato. La microeconomia, quindi, era molto sviluppata, ma mancava la comprensione di come tutte le interazioni avessero risvolti economici.

Dopo crisi del ’29: crollo del PIL; effetti persistenti nel tempo; fallimento del governo che non aveva più strumenti per intervenire sulla crisi; nasce la macroeconomia per capire come l’aggregato influenza una realtà più grande; teoria di Keynes: intervento dello stato nell’economia e nel mercato.

La svolta avviene proprio con John Maynard Keynes, considerato il padre della macroeconomia, il quale riuscì a modificare la linea di pensiero sul mancato intervento governativo.

Keynesian economics: scuola di nuovi economisti con lo scopo di uscire dalla crisi. Tutto > somma delle singole parti.

Nasce una nuova branca dell’economia e nuovi strumenti che permettono alle istituzioni di intervenire per correggere l’andamento dell’economia:

  • Politica monetaria (BCE).
  • Politica fiscale (spesa pubblica, stato).

Politica monetaria: utilizza variazioni della quantità di moneta per modificare tassi di interesse, che a loro volta incidono sul livello generale della spesa.

Politica fiscale: agisce sulla spesa aggregata intervenendo sulla tassazione e sulla spesa pubblica (tasse, reddito di cittadinanza…).

Quando ci concentriamo sul lungo periodo parliamo di crescita, mentre quando ci concentriamo sul breve periodo parliamo di ciclo economico.

Lezione 2 28/09/21

Due prospettive del PIL

  • Ciclo economico (breve periodo – 10 anni).
  • Crescita (lungo periodo – un secolo).

Ciclo economico (prospettiva di breve periodo – business cycle): variazioni cicliche, il PIL si espande o si contrae/rallenta la sua crescita. Andamento normale dell’economia: si alternano fasi espansione e di recessione.

Troppa espansione = inflazione: con la fase di espansione c’è il rischio d’inflazione, nella quale però il PIL aumenta rapidamente e diminuisce la disoccupazione.

Troppa recessione = disoccupazione: le fasi di recessione sono poco durature e consistono in livelli di attività più bassi di quelli che si potrebbero ottenere usando completamente e in maniera efficiente tutti i fattori produttivi a disposizione.

Crescita: da una generazione all’altra si vede l’effetto della crescita. Tutto ciò viene confrontato usando un’economia chiusa = non ci sono rapporti con l’estero (esportazioni – importazioni – tassi di cambio).

Riferimento al cap. 13: il PIL e l’IPC, seguire l’andamento della macroeconomia

Il PIL (Prodotto Interno Lordo) serve per misurare la dimensione dell’economia, per confrontare due paesi, oppure per confrontare nel tempo, quindi misurare tra un anno e l’altro la crescita.

Esempio: l’economia cinese è più grande di quella giapponese.

È come un’unità di misura a livello internazionale. Serie di convenzioni rispettate nello spazio e nel tempo. La contabilità nazionale si occupa di trovare gli strumenti di analisi (NIPA National Income and Product Accounts) e di misura a livello macroeconomico (rapporti interni ed esterni al nostro paese).

Cosa misura il PIL?

Il valore di mercato di tutti i beni e servizi finali prodotti in un paese in un anno.

  • Valore di mercato = tutto ciò che passa per il mercato. Es. lavoro retribuito – PIL; volontariato – non nel PIL.
  • Beni e servizi finali = i beni che rappresentano il prodotto comprato, consumatori (diverso dai beni intermedi che sono quelli che scambiano le imprese tra di loro e che non sono compresi nel PIL).
  • Prodotti = di nuova produzione. Es. il mercato dell’usato non è contato nel PIL; le attività finanziarie (azioni, obbligazioni, prestiti) non entrano nel PIL.
  • Paese = entro i confini nazionali. Es. aziende francesi in Italia contano nel PIL italiano; aziende italiane in Francia non contano nel PIL italiano ma in quello francese.
  • Anno = misura di flusso, non di stock.

Nell’economia circolare i beni entrano nel PIL soltanto quando riguardano la nuova produzione.

Tre metodi di calcolo del PIL

  • Valore aggiunto.
  • Spesa di beni e servizi finali.
  • Reddito.

Valore aggiunto = valore di produzione che un’impresa aggiunge ai beni intermedi (prodotti da altre aziende che l’impresa compra) per ottenere il prezzo finale.

Differenza tra il fatturato (valore della produzione totale) e il valore dei beni intermedi.

PIL = somma valore aggiunto di ogni impresa.

Fatturato = prezzo x quantità.

Esempio: lana di pecora + valore aggiunto = capo d’abbigliamento.

Metalli da un’azienda siderurgica; macchinari da altre imprese che li producono + valore aggiunto = automobile.

Valore aggiunto = fatturato – beni intermedi.

Composizione del PIL italiano del 2019 in termini di V.A: possiamo capire quali sono i settori maggiormente influenzati grazie all’analisi del grafico.

Agricoltura 2.2%, industria e manifattura 20%, costruzione 4.3%: settore primario e secondario sono ¼ della composizione del PIL, i rimanenti ¾ comprendono commercio, credito, sanità, attività immobiliari, servizio professionale, trasporti…

Spesa di beni e servizi finali = calcolo diretto della definizione.

Acquirenti finali: consumatori (C), investimenti (I), stato (spesa amministrazione pubblica) (G), differenza tra esportazioni e importazioni (X-IM).

PIL = C+I+G+(X-IM).

Si divide per tipo di compratore finale (famiglie, imprese, stato).

Reddito = quando compriamo qualcosa la spesa diventa reddito per chi vende. Il ricavato di ciascuna vendita nel sistema economico deve essere incassato da qualcuno sotto forma di reddito es. salario/profitto.

Lavoro: se qualcuno compra da me qualcosa, la spesa è il mio reddito.

Reddito da (salario) capitale: ricevo interessi se affitto a X, somma di tutti questi redditi (profitto).

I tre metodi raccolgono informazioni diverse ma generano necessariamente lo stesso risultato.

Guardare grafici slides 19-20-21.

Esercizio

Esercizio considerando tre imprese: impresa estrattiva, impresa che produce acciaio, impresa che produce automobili.

Valore del fatturato: 4200€; 9000€; 21.500€.

Beni intermedi: 0; 4200€; 9000€.

  • Spesa come beni finali.
  • V.A 4200€ + 4800€ + 12.500€ = 21.500€ (9000-4200) (21.500-9000).
  • Metodo basato sul reddito: salari (15.700€), interessi (2600€), rendita (1000€), profitti (2200€): 15.700+2600+1000+2200 = 21.500€.

Lezione 3 29/09/21

Esercizio

Esercizio: la differenza va alle famiglie.

Pane, formaggio, pizza.

Costi beni intermedi: 0; 0; 45 (pane) + 30 (formaggio).

Salari: 20; 25; 80.

Valore delle vendite: 60; 50; 200.

Profitti: 60-20 = 40; 50-25 = 25; 200-80-45-30 = 45.

Valore aggiunto: 60-0 = 60; 50-0 = 50; 200-45-30 = 125.

1° metodo (somma V.A): 60 + 50 + 125 = 235.

2° metodo (somma valori finali): (60-45) + (50-30) + 200 = 235, escludo quelli che vanno alle famiglie.

3° metodo (somma redditi): (20+25+80) + (40+25+45) = 235.

Profitti + salari = reddito.

Valore aggiunto = reddito.

Tipi di PIL

≠ PIL reale: è il valore dei beni e servizi finali prodotti nel sistema economico durante un determinato anno, calcolato usando i prezzi di un anno base che non cambia (neutralizza l’effetto della variazione dei prezzi).

PIL nominale: è il valore dei beni e servizi finali prodotti nel sistema economico durante un determinato anno, calcolato usando i prezzi dell’anno corrente.

Quindi calcolo: prezzo di un anno base x quantità.

Quindi calcolo: prezzo dell’anno corrente x quantità.

  • PIL reale: cambia in base alla quantità prodotta; si usa per fare confronti tra paesi nel tempo.
  • PIL nominale: si calcola il valore del fatturato nel determinato anno.

Þ Quando si discute di crescita del PIL si parla di PIL reale.

Þ Il PIL misura il valore dell’economia e non il valore dei prezzi.

≠ PIL procapite: è il valore del PIL diviso per la popolazione, dà un’informazione diversa perché misura il reddito medio. Neutralizza la dinamica della popolazione fornendo un valore medio della produzione/fatturato.

PIL reale pro capite: misura la crescita dell’economia nel tempo. Neutralizza la dinamica sia della popolazione che dei prezzi, non dice però come è distribuito il reddito nella popolazione o come viene utilizzato.

Il PIL è la misura principale per determinare lo stato dell’economia del paese. È una misura precisa consolidata nel tempo. Ci sono anche altri indicatori che affiancano il PIL, sono meno invasivi sulle politiche statali (BES).

BES – Benessere Equo Sostenibile.

Si tratta di indicatori che misurano il benessere in campi diversi. Ogni indicatore generale raccoglie dati in tanti campi diversi. Non è paragonabile al PIL, ma lo affianca e lo integra.

Per la salute viene analizzato tasso di vita alla nascita; quante persone fumano; quante persone sono obese; mortalità infantile; alimentazione adeguata; peggioramento.

Documento di economia e finanza: fattori che integrano il PIL.

  • Reddito medio disponibile aggiustato pro capite.
  • Disuguaglianze sul reddito disponibile (--).
  • Povertà assoluta (--).
  • Speranza di vita in buona salute alla nascita.
  • Obesità (--).
  • Uscita precoce dal sistema di istruzione (--).
  • Tasso di partecipazione al lavoro (--).
  • Tasso occupazionale delle donne.
  • Criminalità predatoria (--).
  • Efficienza giustizia civile (--).
  • Emissioni CO2 e altri gas (--).
  • Abusivismo edilizio (--).

Il PIL pro capite indica il reddito generale, il BES può definire il reddito di ognuno.

Come si misurano i prezzi?

CPI = Consumer Price Index, indice nazionale dei prezzi di consumo.

Livello dei prezzi aggregato, una media dei singoli prezzi al dettaglio.

  • Si guardano i consumi di una famiglia tipo, ricavando i prezzi medi della popolazione.
  • Si creano le spese tipiche/paniere dei beni tipo delle famiglie italiane (es. spendono x in carne, x in sigarette…).
  • Il livello dei prezzi aggregati viene dal costo del paniere.

Paniere = cose (del carrello tipo – market basket) che vengono vendute a relativi prezzi. Tende a rimanere stabile in un determinato periodo per capire le dinamiche dei prezzi.

Come si calcola?

Utilizzando l’indice dei prezzi al consumo: si usa un numero indice, che è un valore unico che misura i prezzi a livello nazionale (pari a 100). x 100.

Inflazione = tasso di variazione dell’indice dei prezzi al consumo/costo del paniere.

  • Se è positiva il costo del paniere aumenta.
  • Se è negativa si va incontro alla deflazione dove il costo del paniere diminuisce e quindi i prezzi scendono.

Tasso di inflazione = è la variazione percentuale annua dell’indice dei prezzi basato su un indice dei prezzi al consumo (1) 1 x 100 (1).

Altre misure dei prezzi: indice dei prezzi alla produzione – uguale al paniere ma guarda la produzione delle imprese.

Deflatore del PIL – confronta prezzi anno base e prezzi anno corrente attraverso il PIL perché è dato dal rapporto tra il PIL nominale e il PIL reale dell’anno corrente. Vede quindi come paniere il PIL.

Prezzo corrente x quantità = PIL nominale.

Prezzo anno base x quantità = PIL reale.

NB: l’indice dei prezzi al consumo, l’indice dei prezzi alla produzione e il deflatore del PIL sono coerenti: procedono insieme, salgono e scendono insieme.

Lezione 4: riferimento al capitolo 14 04/10/21

Inflazione e disoccupazione

I due problemi fondamentali di cui si occupa la macroeconomia sono l’inflazione e la disoccupazione. Infatti, le politiche macroeconomiche che cercano di tenere sotto controllo il ciclo economico si occupano di tenere basse la disoccupazione (quando c’è un periodo di recessione) e l’inflazione (quando c’è un periodo di espansione).

Inflazione

Per quanto riguarda l’inflazione, non conta il livello dei prezzi, ma il potere d’acquisto numero di panieri di consumo che si possono comprare con il mio stipendio es. se guadagno 1000€ e il paniere costa 200€, posso comprare 5 panieri. Se cambio valuta (euro/lire) non cambia il concetto.

Questo equivale a dire che il potere d’acquisto corrisponde al proprio reddito reale.

56789: ;< =67>7=87 potere d’acquisto (reddito reale) = ?:;9: >@A B78<@C@

Þ La variazione dei prezzi modifica il potere d’acquisto.

Effetti inflazione:

  • Dipende da ciò che ci si aspetta per la variazione dei prezzi futura.
  • I contratti che si riferiscono a periodi di tempo futuri (prestiti, mutui, contratti di lavoro) sono nominali. Infatti, quando si firma un contratto si ha un’aspettativa sulla futura variazione dei prezzi (inflazione).

Esempio: se ho un contratto di lavoro da firmare e mi viene proposto uno stipendio di 1000€, ma so che i prezzi stanno aumentando e che con quei 1000€ potrò comprare solo più 4 panieri, aumento a 1200€ lo stipendio in termini nominali.

Si cerca di incorporarlo dentro il contratto, quindi si può tenere il saldo nominale (tasso di interesse) un po’ più alto perché ci si aspetta i prezzi crescenti.

Si cerca di tutelare il potere d’acquisto futuro di chi lavora o di chi presta.

Es. 1: se l’inflazione è più alta di quello che pensavo nel momento in cui ho firmato il contratto, se sono un lavoratore vuol dire che il mio salario reale scende e quindi ci perdo (tutto questo se i salari non sono indicizzati all’inflazione); se sono il datore di lavoro ci guadagno con la discesa dei salari reali che mi fa risparmiare.

Es. 2: se l’inflazione è alta nel mercato dei crediti avviene lo stesso perché per il debitore, che deve pagare il debito, vuol dire che il valore reale del debito scende e quindi ci guadagna, al contrario il contraente ci perde.

Þ L’effetto dell’inflazione è redistributivo perché si può sia guadagnare che perdere.

Þ L’inflazione genera incertezza e questo fa anche accorciare la durata dei contratti.

Curva di Phillips

Curva di Phillips: relazione empirica trovata alla fine degli anni ’50 fra disoccupazione e inflazione, mediata dalla dinamica dei salari; relazione decrescente a un tasso di disoccupazione maggiore corrisponde un tasso di inflazione minore, quindi questa serve per far diminuire l’inflazione (relazione inversa).

In anni recenti si è misurato che questa relazione è molto debole – si cerca di tenere un’inflazione abbastanza bassa per evitare di doverla abbassare intervenendo sulla disoccupazione.

Disoccupazione

  • Mercato del lavoro: scambio di servizi lavorativi per un salario - popolazione in fascia lavorativa sopra i 15 anni.

Occupati: sono le persone che lavorano. Tutte le persone che hanno lavorato almeno un’ora nella settimana precedente all’intervista statistica sono occupate. Dal punto di vista del conteggio non conta se si lavora in nero o regolarmente. Se in quella settimana si è in ferie o in malattia, si è ugualmente occupati.

Disoccupati: sono quelli che non lavorano MA: disponibilità immediata nel giro di un periodo molto breve; cercare lavoro compiendo un atto di ricerca concreto nell’ultimo mese.

  • Forza lavoro: somma di occupati + disoccupati, coloro che non sono nella forza lavoro sono detti inattivi (es. studenti a tempo pieno).

Þ Tasso di partecipazione alla forza lavoro percentuale di forza lavoro rispetto alla popolazione in età lavorativa = D:CE7 A7F:C: x 100 partecipator rate B:B:A7E<:8@ <8 @9 A7F:C79<F7.

Þ Tasso di disoccupazione numero di disoccupati rispetto alla forza lavoro (anche questa è una percen

Anteprima
Vedrai una selezione di 13 pagine su 58
Appunti di Macroeconomia (Gruppo M-Z) Pag. 1 Appunti di Macroeconomia (Gruppo M-Z) Pag. 2
Anteprima di 13 pagg. su 58.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Macroeconomia (Gruppo M-Z) Pag. 6
Anteprima di 13 pagg. su 58.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Macroeconomia (Gruppo M-Z) Pag. 11
Anteprima di 13 pagg. su 58.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Macroeconomia (Gruppo M-Z) Pag. 16
Anteprima di 13 pagg. su 58.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Macroeconomia (Gruppo M-Z) Pag. 21
Anteprima di 13 pagg. su 58.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Macroeconomia (Gruppo M-Z) Pag. 26
Anteprima di 13 pagg. su 58.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Macroeconomia (Gruppo M-Z) Pag. 31
Anteprima di 13 pagg. su 58.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Macroeconomia (Gruppo M-Z) Pag. 36
Anteprima di 13 pagg. su 58.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Macroeconomia (Gruppo M-Z) Pag. 41
Anteprima di 13 pagg. su 58.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Macroeconomia (Gruppo M-Z) Pag. 46
Anteprima di 13 pagg. su 58.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Macroeconomia (Gruppo M-Z) Pag. 51
Anteprima di 13 pagg. su 58.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Appunti di Macroeconomia (Gruppo M-Z) Pag. 56
1 su 58
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze economiche e statistiche SECS-P/01 Economia politica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessandras2911 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Macroeconomia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Pacelli Lia.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community