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Linguistica italiana

L'italiano e le lingue romanze

La linguistica è una scienza del linguaggio e delle leggi. È una disciplina scientifica umana che studia il linguaggio umano e le lingue che sono la realizzazione concreta del linguaggio stesso. Il linguaggio è una facoltà propria del genere umano di comunicare servendosi di strumenti comunicativi simbolici. La lingua è una delle realizzazioni concrete del linguaggio. La linguistica si occupa sia del linguaggio sia delle sue realizzazioni concrete: le lingue.

La linguistica si suddivide in sottocategorie a seconda degli ambiti di studio:

  • Fonetica/fonologia: studia i suoni che vengono articolati dall’apparato di fonazione. Vengono studiati i modi e i luoghi dove vengono articolati i suoni.
  • Morfologia: lo studio dei morfemi delle parole e delle parti di parole; e delle relative regole che determinano la formazione delle parole.
  • Sintassi: lo studio della frase, della struttura della frase semplice o complessa; dei costituenti frasali e dei costituenti logici.
  • Semantica: lo studio del significato delle parole e della combinazione delle parole (parole polirematiche: ferro da stiro, essere al verde).
  • Lessicologia/lessicografia: studio del lessico ossia studio delle parole di una lingua. Una delle realizzazioni della lessicografia è il vocabolario.

A seconda delle finalità che si propone, la linguistica si può dividere in:

  • Interna/esterna: lo studio della lingua può essere condotto senza tener conto delle influenze esterne, lo studio puramente teorico (linguistica generale); lo studio della lingua ufficiale (italiano, dialetti o minoranze linguistiche) in relazione con l’ambiente e le comunità parlanti, con particolare attenzione agli aspetti sociali contemporanei.
  • Sincronica/diacronica: lo studio della lingua in un determinato periodo; attraverso il tempo, l’evoluzione della lingua nel corso del tempo.
  • Generale/applicata: la linguistica generale ha un’impostazione più teorica e interna; può essere applicata ad altri ambiti come ad esempio alla traduzione (disciplina traduttologica), all’insegnamento di una lingua (glottodidattica).
  • Storica: può essere vincolata alle fasi storiche più brevi (esempio il linguaggio di Dante) o anche più lunghe.
  • Comparata: basata sullo studio scientifico e sistematico di più lingue, soprattutto delle lingue che appartengono alla stessa famiglia linguistica (esempio linguistica romanza che studia le lingue che ne sono derivate).

Ci sono anche delle sottocategorie:

  • Dialettologia e geografia linguistica: studia i dialetti italiani; a questa sottocategoria possono essere applicati tutti gli altri punti precedenti (interna/esterna; sincronica/diacronica). La geografia studia la distribuzione geografica dei fenomeni linguistici (esempio cicless).
  • Sociolinguistica: studio della lingua italiana in relazione agli aspetti sociali.
  • Etnolinguistica: lo studio di una lingua attraverso le relazioni che questa ha con le culture umane; a metà tra la linguistica e l’antropologia.
  • Neurolinguistica: lo studio tra le connessioni delle patologie del linguaggio.
  • Psicolinguistica: ramo della linguistica che studia i rami psicologici che stanno alla base della formazione di frasi e dell’utilizzo delle lingue.

La linguistica italiana è l’insieme di queste parti (o alcune di esse) applicati alla lingua italiana, ai dialetti o alle minoranze linguistiche.

Le fasi della nascita e diffusione della linguistica

  1. L’alfabeto è l’associazione del morfema al grafema: questo risulta essere il primo ragionamento fatto sulla linguistica. La messa a punto dell’alfabeto è una sorta di atto di nascita della linguistica.
  2. Aristotele: studia il fine del linguaggio.
  3. Roma: Varrone e Quintiliano autori di libri di lingua; il primo scrive lingua latina e si occupa di etimologia (origine delle parole); il secondo, "Institutio oratoria" è finalizzato alla formazione dell’oratore, è la somma delle competenze per parlare e scrivere bene.
  4. Nel Medioevo: scompare il latino e compaiono molte lingue romanze; questo impone non poche riflessioni sulla lingua tra cui anche Dante con "De Vulgari eloquentia". Dante studia dal punto di vista geolinguistico l’Italia e individua 14 volgari (organizzati da Ovest a Est con l’Appennino come divisore); Dante è il primo dialettologo italiano.

Nel corso del ‘500 si sviluppa un dibattito sulla lingua italiana, si cerca di trovare un’unica lingua che possa andare bene per lo scritto. Viene pubblicato nel 1525 "Prose della volgar lingua" scritto da Pietro Bembo e identifica il fiorentino di Dante, Petrarca e Boccaccio come lingua adatta per lo scritto. Con questa classificazione tutte le lingue che erano considerate Volgari e allo stesso livello, retrocedono e diventano i Dialetti; infatti la parola dialetto nasce attorno al 1550.

La linguistica diventa una scienza vera e propria verso la fine dell’800. In Italia, Graziadio Isaia Ascoli, linguista e glottologo, è inventore della linguistica italiana, padre della glottologia e scopritore delle lingue. Si dedica allo studio delle lingue antiche e anche delle lingue moderne come lo zingaro. Scopre due lingue: il ladino italiano e il francese franco-provenzale. Fu il primo a riconoscere la dignità linguistica dei dialetti come lingue con la propria fonetica, morfologia, lessico, ecc. Studia anche l’origine dei dialetti.

Le lingue indoeuropee

Le lingue nel mondo sono un numero superiore ai 7 mila (non considerando i dialetti); questo numero di lingue è in continua variazione, dovuta quasi sempre alla scomparsa di alcune di esse ma quasi mai nella creazione. L’italiano appartiene, secondo un criterio genealogico, al ceppo indoeuropeo. Le lingue indoeuropee sono un grande numero e rappresentano la grande maggioranza delle lingue parlate. Tutte queste lingue rimandano a un antenato comune: l’indoeuropeo. Alcuni linguisti della linguistica comparata e i glottologi hanno ipotizzato l’esistenza di questa lingua grazie agli studi compiuti.

Le principali sottocategorie della lingua indoeuropea:

  • Il blu: le lingue romanze (latine).
  • Il rosso: le lingue germaniche.
  • L’arancione: le lingue celtiche (il gallico, il gallese, irlandese, il bretone).
  • Il verde: le lingue slave.
  • Il verde chiaro: le lingue baltiche (lituano e il lettone).
  • L’azzurro: il gruppo albanese autonomo.
  • Il giallo: l’insieme del gruppo greco autonomo.
  • Il verde oliva: l’insieme delle lingue indo-iraniche.
  • Il viola: la lingua armena autonoma.

Le lingue romanze

Le lingue romanze possono essere divise a loro volta in sottocategorie. Tutte le lingue si dice che derivino dal latino. Ma sarebbe più corretto dire che le lingue romanze ‘continuano’ il latino e non ne ‘derivino’. La derivazione presuppone una brusca interruzione, cosa che non è successa. Le lingue romanze sono parlate da più di 1 miliardo di persone, anche al di fuori della sede originaria della lingua romanza; in particolare, in seguito al colonialismo la lingua romanza si è estesa negli altri continenti.

Se si somma il numero di parlanti che parlano le lingue romanze come L2 allora il numero arriva a 1,5 miliardi. Si dice che le lingue romanze siano neo-latine perché: le lingue romanze non continuano il latino classico (letterario) ma continuano il latino volgare, quello parlato dalle persone. Gli studiosi conoscono meglio il latino classico perché ha lasciato molte testimonianze scritte; il latino volgare al contrario, essendo stato principalmente orale, ha fornito poche testimonianze; le poche testimonianze però sottolineano l’assomiglianza con le lingue romanze.

Ad esempio:

  1. Latino classico: AURIS=ORECCHIO da qui potrebbe derivare il termine ‘auricolari’. Latino volgare: ORICLA=ORECCHIO molto più vicine alle lingue romanze. Italiano=orecchia, Francese=oreille, Spagnolo=oreja.
  2. Latino classico: POSSE=V. POTERE. Latino volgare: manca, gli studiosi della linguistica comparata, procedendo al contrario attraverso le regole fonetiche, dalle lingue romanze arrivano al latino volgare. Latino Volgare = POTERE. Italiano=potere, Francese=pouvoir, Spagnolo=poder.

Le lingue romanze si chiamano così perché: l’aggettivo ‘romanze’ deriva dall’avverbio latino ‘romanice’=parlare alla romana (la lingua che parlava la gente dell’Impero Romano, si opponeva al modo di parlare Latino). Il termine ‘romanz’ indicava il testo scritto in lingua ‘romanice’; porta alle lingue romanze. Romània è l’insieme dei territori antichi di lingua romanza; si può sentire anche il termine ‘romània nuova’=tutti i territori in cui si utilizza oggi la lingua romanza (anche i continenti che sono stati invasi). Si può parlare anche di ‘romània perduta’= territori che inizialmente erano di lingua romanza ma che poi si sono perdute, ad esempio l’Africa Settentrionale.

Ragioni della differenziazione del latino e formazione delle lingue romanze

  1. Il primo motivo: diverso periodo di invasioni e conquiste da parte dei Romani; ad esempio, la Sicilia viene romanizzata molto presto, mentre la Dacia (attuale Romania) è stata romanizzata nel 2o secolo d.C. (4 secoli dopo la Sicilia). Il latino delle conquiste siciliane era ben diverso da quello parlato durante le conquiste della Dacia.
  2. L’intensità della romanizzazione: in alcuni territori la conquista è molto rapida e duratura (esempio Sud della Francia); in altre invece la conquista è lenta dovuta alla resistenza delle popolazioni indigene, dura anche poco (ad esempio la Dacia dura meno di 2 secoli).
  3. La diversità del latino: il latino come tutte le lingue naturali possedeva numerose varietà, determinate dalla posizione geografica, dai fattori cronologici (latino classico e quello volgare), dai fattori sociali (latino influenzato dalla condizione sociale dei conquistatori: il latino dei personaggi pubblici era diverso da quello dei soldati; queste due categorie erano quelli che alla fine avevano conquistato i territori).
  4. La modalità della trasmissione: la diffusione avveniva attraverso l’ascolto; più il territorio era accessibile e vicino al territorio originale del latino e più era influenzato.
  5. Reazioni etnico linguistiche: il rapporto tra il latino e le lingue autoctone dei territori conquistati. All’inizio le due lingue convivono, poi il latino si impone sulle lingue preesistenti e le cancella; queste lingue preesistenti vengono dette sostrato. Le lingue del sostrato, pur scomparendo, lasciano delle tracce e influenzano il latino.

Il superstrato (inventato sempre da Isaia Ascoli): è l’insieme delle lingue che sono entrate in contatto con il latino successivamente alla romanizzazione. Sono considerate sopra il latino perché sono arrivate dopo. Ma queste lingue non hanno sovrastato il latino per vari motivi:

  • Il latino era una lingua prestigiosa.
  • Era conveniente che il latino fosse parlato nei territori conquistati.

Nonostante le nuove lingue non sovrastino il latino, ma le modificano. Le lingue del superstrato sono:

  • Arabo: più di 7 secoli di convivenza tra gli arabi e gli spagnoli (vengono cacciati nel 1492): l’arabo ha modificato il latino della Spagna a tal punto da farlo diventare spagnolo; nello spagnolo gli arabismi sono circa 4 mila, su una media di 5-7,5 mila di parole che un parlante usa nella sua L1. Gli arabi arrivano anche in Sicilia: 400 arabismi nel dialetto siciliano. Nell’italiano sono circa 1000 gli arabismi (sull’intero dizionario) tutti derivanti dallo spagnolo. I termini arrivati sono principalmente di ambito scientifico: termini che cominciano con ‘al’ (algebra, alchimia, ma anche albicocca); ma anche termini che riguardano il commercio: piante, frutti (arancia, albicocca), magazzino, dogana (anche il divano ha la stessa origine di ‘divano’, nelle dogane c’erano i divani per attendere).
  • Le lingue delle popolazioni germaniche (la lingua dei franchi, longobardi, visigoti; insieme di lingue germaniche). L’impero romano comincia a frantumarsi quando da nord arrivano popolazioni di lingue germaniche (i Barbari), queste si sistemano nelle varie zone (franchi, longobardi, visigoti) e le loro lingue entrano in contatto con le lingue latine e le influenzano. I termini che più influenzano il latino sono di ambito bellico (scudo, elmo) perché combattevano in maniera diversa. Il termine ‘guerra’ ad esempio ha sostituito il ‘bellum’ latino; il bellum era riferito all’esercito schierato, le popolazioni germaniche combattevano invece corpo a corpo. Ma anche parti del corpo: schiena, fianco, spalla; sempre legati al combattimento, nei combattimenti corpo a corpo ad essere colpiti erano appunto queste parti che nell’armatura romana erano più scoperte.
  • Anche i colori: bianco (in latino ‘albus’ da cui poi albume, alba, album); bruno; biondo perché le popolazioni germaniche erano particolarmente chiare in opposizione alle popolazioni brune romane. Comincia a girare ‘albus’ per indicare solamente il colore bianco ma i germanismi per indicare il bianco della pelle e capelli.

Similitudini e differenze tra le lingue romanze e il latino

Alcuni aspetti di differenziazione e similitudine delle varie lingue romanze rispetto al latino:

I tratti in negativo

  1. La perdita dei casi: in tutte le lingue romanze (tranne il Rumeno che ne conserva qualcuno) che arrivano dal latino. I casi vengono sostituiti dagli articoli e preposizioni; questo probabilmente è dovuto al fatto che già probabilmente nel latino volgare si erano persi sennò non tutte le lingue romanze gli avrebbero persi.
  2. La perdita del neutro: fanno eccezione il rumeno, siciliano, catalano, napoletano; qualche parola italiana come il pronome ‘ciò’. I termini che erano neutri in latino sono stati ricategorizzati, ossia collati all’interno del maschile o del femminile (in italiano ad esempio i neutri sono diventati principalmente maschili; ma in francese invece principalmente femminili). Il neutro plurale (termini che terminano in a) finisce spesso nel femminile e acquisisce un valore collettivo (le mura della città, i bracci).

I tratti in positivo

  1. Introduzione degli articoli e le preposizioni. Gli articoli a loro volta derivano dal latino ma avevano la funzione di pronomi (esempio ‘il’ deriva da ‘illo’).
  2. Introduzione di tempi verbali (passato prossimo) e i modi (il condizionale).

Il Sardo è tra le lingue romanze quello che si è allontanato meno dal latino (mantiene ad esempio ‘domus’; 8/100). L’italiano è abbastanza conservativo, lo spagnolo una via di mezzo, mentre quello che si è allontanato di più è il francese. Il rumeno si è trovato ben presto isolato: è venuto in contatto con le lingue slave ed è rimasto per molto tempo isolato dalle lingue romanze; conserva quindi aspetti del latino abbastanza antico proprio perché non è venuto a contatto con le lingue romanze ma anche evoluto per il contatto con le lingue slave.

Classificazione delle lingue romanze

Sono lingue diverse tra loro: si passa dalle lingue parlate da mezzo miliardo di persone, a lingue parlate da poche decine di persone. Per il criterio geolinguistico si dividono in 4 gruppi:

  • Gruppo italoromanzo: Italiano, dialetti italoromanzi, sardo (dialetto ma rispetto agli altri dialetti è più completo), il retoromanzo (o ladino: un insieme di lingue parlate nell’antica Rezia), dalmatico (non più in uso, parlato nella Dalmazia).
  • Gruppo balcanoromanzo: romeno.
  • Gruppo ibero-romanzo: spagnolo, portoghese e catalano.
  • Gruppo galloromanzo: francese, provenzale, guascone (una varietà del provenzale), francoprovenzale.

Il gruppo balcanoromanzo

La distribuzione geolinguistica comprende la Romania e la Moldavia. Il rumeno ha una caratteristica: è stata romanizzata per circa due secoli, ma nonostante il periodo di conquista sia stato breve, hanno portato avanti il latino anche se nella propria caratteristica. Il rumeno è parlato nella Romania politica, in Moldavia, ma anche nella regione settentrionale della Serbia (è la lingua co-ufficiale accanto al Serbo). Il rumeno ora è diffuso anche in altri paesi, dopo le immigrazioni si è diffuso anche in altri paesi, in Italia è una delle comunità più diffuse.

In seguito ai fenomeni migratori antichi si sono diffusi nel sud dei Balcani: Macedoromeno in rosso, parlato da 250 mila persone; Meglenoromeno (prende il nome da Megleno a Salonicco, in giallo scuro, 10-112 mila persone; questi si sono insediati in tempi diversi e per questo sono considerate diverse; giallo chiaro, nella penisola di Istria, attuale Croazia, detta Istroromena e parlata da poche centinaia di persone; è in via di estinzione). La varietà letteraria linguistica e delle grammatiche è il Dacoromeno (antica Dacia) come per l’Italia è il fiorentino.

Il gruppo iberoromanzo

Lo spagnolo, il portoghese, il catalano sono le lingue nella zona iberica. È principalmente... (Testo troncato per brevità).

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/12 Linguistica italiana

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ruslanadovganyuk95 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Bellone Luca.
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