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Capitolo i: Testo e sintassi

La comunicazione e il contesto

La comunicazione avviene per mezzo di testi e non di fonemi: le stesse frasi non esistono come entità astratte ma prendono vita nel momento in cui sono inserite in un contesto. La testualità indaga il modo in cui parole, sintagmi e frasi si collegano tra loro per assicurare al testo coesione e coerenza. La sintassi, invece, studia le modalità con cui le parole si combinano in unità maggiori.

Il ruolo del contesto nella comunicazione reale

Ciascuna nostra produzione è calata in un contesto enunciativo (il ‘qui’ e ‘ora’ in cui avviene l’atto di enunciazione). L’esistenza di un contesto condiviso costituisce un importante fattore nella comunicazione perché consente all’emittente di considerare alcune conoscenze come condivise e di non esplicitarle.

Interpretazione dei testi

Per interpretare un testo dobbiamo ricorrere a due livelli distinti di informazioni contestuali:

  • Contesto situazionale: condividiamo con chi parla il luogo e il tempo dell’enunciazione;
  • Contesto linguistico (cotesto): è costituito da ciò che è presente nel testo.

L’interpretazione è resa poi possibile dal fatto che esistono altre conoscenze condivise, ovvero la nostra conoscenza del mondo.

Enunciato e testo

Una frase, collocata in un contesto comunicativo e dotata di significato, prende il nome di ‘enunciato’ esso può costruire un testo da solo o in combinazione con altri enunciati. Il testo, invece, è un atto linguistico realizzato in forma orale, scritta o trasmessa; il testo deve essere dotato di senso, collocato all’interno di opportune coordinate contestuali e svolgere una funzione comunicativa.

Analisi testuale

L’analisi testuale affianca e integra lo studio delle altre strutture grammaticali e implica l’adozione di un diverso punto di osservazione. Gli elementi che caratterizzano la prospettiva testuale sono:

  • L’emittente e il ricevente entrano in contatto tra loro attraverso lo scambio di testi, condividendo così le proprie conoscenze per garantire il successo della comunicazione;
  • Le regole testuali hanno uno statuto diverso rispetto a quelle della grammatica di frase: sono più difficili da individuare e la loro violazione determina un enunciato meno adeguato allo scopo, alle circostanze e al destinatario;
  • Il testo costituisce il punto di raccordo tra il sistema linguistico e la realtà extralinguistica.

Codifica e decodifica

Per studiare il testo è importante mettersi dalla parte di chi questo testo deve capirlo, ovvero del ricevente (mittente chi lo introduce). Vediamo come funziona la nostra attività di comprensione del testo. Essa funziona combinando insieme la codifica e la decodifica: la codifica la fa il mittente che espone il testo, la decodifica la fa l’emittente che riceve il testo. I due processi non sono speculari.

Schema classico della conversazione

Saussure spiega dal punto di vista della linguistica strutturalistica come avviene la comunicazione: tutto nasce nel cervello di A che converte i concetti in immagini acustiche - significanti e significato - (percorso dal cervello alla bocca, si traducono dei concetti in significanti); attraverso il canale dell’aria i suoni arrivano all’orecchio di B (ricevente) che fa il lavoro uguale e contrario di A (dall’orecchio al cervello); quindi decodifica, converte i suoni in significanti, in concetti. A sua volta A risponde a B e fa quello che aveva fatto A.

Comprensione del testo

La linguistica del testo ha integrato questo schema considerando il ruolo della decodifica e un processo cognitivo opposto, l’inferenza: la freccia della decodifica va dal basso verso l’alto del linguaggio, quello dell’inferenza va dall’alto verso il basso del linguaggio.

Possiamo immaginare il codice linguistico come una torta con molti strati: si parte dal più grande, ovvero il testo (livello testuale), poi c’è il lessico, poi a scendere abbiamo la sintassi, la morfologia e la fonologia.

Processo cognitivo della decodifica

Il processo cognitivo della decodifica è un processo per aggiunzione: prendiamo i suoni, li combiniamo insieme in morfemi, poi in sintagmi, poi in frasi, poi in periodi e infine in testi. Compiamo quindi un percorso ascendente che va dal piccolo al grande.

La linguistica testuale ci dice che noi capiremmo poco i testi se non attivassimo, oltre alla decodifica, anche dei processi di inferenza. Le inferenze sono dei ragionamenti che avvengono per conclusione probabilistiche, statistiche.

Esse ci aiutano a comprendere meglio il testo: potrei guardare fuori dalla mia finestra e vedo che è nuvoloso, inferisco da questo che fa più fresco che se ci fosse il sole, non ne sono sicuro però, grazie alle mie conoscenze del mondo, so che di solito quando c’è il sole è più caldo. Faccio quindi questi ragionamenti statistici, probabilistici, compiendo un lavoro che va dal grande al piccolo.

Inferenza e decodifica

La freccia dell’inferenza è orientata in maniera inversa rispetto alla decodifica perché è un processo cognitivo globale. È l’insieme del testo che consente di attribuire ai suoi componenti un senso univoco: ogni nuovo elemento contribuisce all’incremento di informatività e l’informazione nuova non si somma a quella già data ma si combina con essa, lasciando al ricevente il compito di mettere d’accordo tutto.

Competenze necessarie per la comprensione

Per svolgere al meglio questo compito occorre integrare competenze linguistico-grammaticali, competenze testuali e conoscenza del mondo: se incontro una persona per strada, mentre parliamo, mi faccio un’idea del testo e, a colpo d’orecchio, senza analizzare fonema per fonema, mi faccio un’idea generale di quello che sta per dire.

Normalmente, quando parliamo la nostra lingua madre, i due processi sono così velocemente in sequenza che non ci rendiamo conto di star facendo due operazioni diverse col cervello, sono simultanee e le integriamo riuscendo ad avere una comprensione accettabile del testo. Infatti, la comprensione è vista come processo globale e simultaneo.

Prova sperimentale dei due processi

Qual è però la prova sperimentale che sono due argomenti diversi? Quando non parliamo la nostra lingua madre ma una lingua che conosciamo poco, mettiamo in azione in sequenza i due processi. Solo con la decodifica capiremo poco di un discorso, invece con l’inferenza riusciamo, a volte, a capire il senso generale del testo senza aver capito tutte le sue componenti.

Esempio: la versione di latino non la capisco se non la leggo prima tutta perché non attivo prima la comprensione globale, solo dopo averla attivata riuscirò a capire le singole parole e le singole frasi.

Quindi, la comprensione del testo deriva dalla combinazione di due processi cognitivi, la decodifica e l’inferenza: questi due processi, uno analitico (la decodifica) e l’altro olistico (l’inferenza) normalmente sono quasi simultanei (avviene nel caso della nostra lingua madre); invece, quando stiamo studiando una lingua straniera, le due strategie le mettiamo in atto consapevolmente.

Lingua e percezione del mondo

Quindi, la linguistica del testo ha cambiato il modo in cui viene concepito il testo.

Cornici e copioni

Le cornici e i copioni sono schemi cognitivi globali che utilizziamo per capire la lingua e per la percezione del mondo generale: se viaggiamo in treno e guardiamo dal finestrino riconosciamo ciò che vediamo perché abbiamo un’idea di come sono fatte queste cose: questa è la conoscenza del mondo.

Vediamo come funziona questo concetto applicato alla lingua:

Esempio: “Ieri sono andato a visitare la mostra di Raffaello, per fortuna non c’era coda alla biglietteria, ma purtroppo le copie del catalogo erano terminate. Sono però riuscito a comprare alla libreria una riproduzione del mio quadro preferito”.

Capiamo questo testo perché condividiamo determinate conoscenze del mondo che, non appena ascoltiamo o leggiamo questo testo, ci fanno attivare il frame della cornice ‘museo’. Quindi, io posso non sapere chi fosse Raffaello, ma leggendo il testo fino alla fine e attivando la comprensione globale capisco che era un pittore; posso non sapere cosa sia una biglietteria però so che di norma nel museo c’è una biglietteria, non sempre ma di solito c’è; non mi provoca problemi l’affermazione delle copie terminate, perché so che c’è una libreria nel museo dove poter comprare le copie del catalogo della mostra; nell’ultima frase capisco che il quadro è di Raffaello.

Riesco a farmi capire in questo testo perché condivido con i miei interlocutori una conoscenza linguistica e del mondo, in questo caso sapere la struttura del museo e che all’interno di questo succedono determinate cose. Le cornici sono elementi formidabili e potentissimi di economia del linguaggio: immaginiamo di non condividere conoscenze del mondo con un’altra persona, per farmi capire dovrei dire un sacco di cose.

Livelli di cornici

Il testo dimostra che esistono due livelli di cornici:

  • Livello contenutistico: attraverso la cornice capisco il testo perché condivido la conoscenza di alcuni referenti/frame di primo livello (museo);
  • Livello testuale: frame di secondo livello/frame testuali riguardano il genere: sono quelli che ci mettono in grado di capire che quella era una recensione e non era il racconto di una scorpacciata durante un pranzo (esempio ristorante).

I contenuti impliciti

Il testo è un misto di elementi espliciti chiamati ‘asseriti’ (il ‘detto’) e di elementi impliciti (il ‘non detto’): nel testo solo una parte del contenuto è espressa in maniera esplicita, il restante rimane sullo sfondo e la sua attivazione è lasciata alle capacità del ricevente di ricavare da ciò i significati impliciti.

Abbiamo quindi una suddivisione del lavoro tra emittente e ricevente: il primo decide se lasciare implicite o no alcune informazioni, mentre il secondo, attivando le inferenze, deve integrare il non detto e attribuire un senso all’enunciato.

I contenuti impliciti sono di tre tipi:

  • Presupposizioni: sono integrazioni obbligatorie del significato del testo, veicolate da precisi elementi lessicali che prendono il nome di ‘attivatori di presupposizione’. Esse sono incorporate nel significato delle parole e rimangono valide anche se l’enunciato viene negato, reso interrogativo o ipotetico.

Esempio: “Marco ha smesso di fumare” l’informazione implicita è che Marco prima fumava ed è inserita nel verbo ‘smesso’ (verbo attivatore di presupposizione). Noi riusciamo ad attivare la presupposizione grazie alle nostre conoscenze lessicali, che ricaviamo attraverso conoscenze linguistiche che possediamo.

“La suocera di Marco è molto simpatica” ‘suocera’, l’attivatore di presupposizione, ci fa capire che Marco è sposato grazie alle nostre conoscenze extra linguistiche (chiamate anche enciclopediche o culturali).

  • Implicazioni: ci consentono di attivare significati impliciti del testo a partire dalla nostra conoscenza del mondo e da eventuali elementi linguistici. Esse si dividono in implicazioni convenzionali (hanno valore assoluto) e implicazioni non convenzionali (sono valide entro determinate condizioni contestuali).

Esempio: “Sebbene piovesse, Marco è uscito senza ombrello” grazie alle nostre conoscenze del mondo ci aspettiamo che quando piove ci portiamo l’ombrello: ricordiamoci però che sono sempre supposizioni. ‘Sebbene’ significa “attenzione, ti aspetti una cosa ma ne dirò un’altra”, introduce un rapporto di causa – effetto non rispettato. A differenza delle presupposizioni, sta nelle nostre conoscenze del mondo e non nel codice lingua.

“Sebbene sia martedì, Marco non è andato a comprare il pesce” qual è l’informazione nascosta/implicita? Che di solito Marco è abituato a comprare il pesce di martedì. La differenza fra la prima e la seconda frase è che nel primo caso possiamo ricavare l’informazione nascosta senza bisogno di conoscere Marco, perché è un’abitudine condivisa nella nostra cultura portare l’ombrello quando piove; la seconda necessita una conoscenza contestuale, ovvero dobbiamo sapere chi è questo Marco e che abitudini ha.

Sono tutte e due implicazioni ma c’è la differenza: la prima non ha bisogno di conoscenze contestuali, la seconda sì.

“È finito il caffè!”

A: “Ho spazzato il giardino e sono appena sceso a buttare la spazzatura!”

B: “Alla prima lettura è un dialogo non coerente, però capiamo qual è il primo significato implicito: A non voleva constatare che fosse finito il caffè ma era una richiesta, una domanda indiretta dove chiedeva a B di andarlo a comprare.

La risposta indiretta di B rappresenta il secondo significato implicito: B risponde non tanto che non ne ha avuto modo di andarlo a comprare ma che non ne ha più voglia, “ho già fatto tutte queste cose, non mi chiedere di comprare il caffè perché non mi va”.

  • Atti linguistici indiretti: se il ricevente vuole non essere collaborativo, alla domanda implicita tende a non collaborare.

Esempio: “Sai l’ora?” può rispondere “sì”. Ci vuole una conversazione diretta e una condivisione di conoscenza, questo è un dialogo che ha senso solo tra persone conviventi, ci sono significati nascosti che si attivano solo in contesto dialogico.

  • Inferenze: sono il risultato di un’inferenza, ovvero di un ragionamento probabilistico che, sulla base della nostra conoscenza del mondo e a partire da una o più premesse ritenute vere, ci consente di ricavare una conclusione statisticamente vera.

Esempio: “Quest’anno l’esame di linguistica è solo scritto” comprendiamo che gli anni passati era anche orale. Questo enunciato è ambiguo perché così com’è può significare più cose: che gli anni scorsi era solo orale o che era anche orale, c’è un margine di ambiguità. In una conversazione a voce si chiede se fosse anche scritto, in una conversazione scritta deve essere più esplicito.

In questo esempio c’è sia un attivatore di presupposizione in ‘solo’ che una conoscenza del mondo, perché devo sapere che gli esami hanno forma scritta, orale o mista.

Ruolo fondamentale del processo di interpretazione

Ruolo del ricevente: significato vs senso

Questi due termini sono quasi sinonimi, sono due parole distinte che hanno anche significati comuni. Significato è qualcosa di potenziale, ciascuna parola ha una gamma di potenziali significati (può avere più di un significato). Una volta che una parola o una frase la colloco in un contesto, quindi la faccio diventare un testo, deve rimanere un solo significato sennò il linguaggio diverrebbe ambiguo.

Coerenza e coesione

Un aspetto fondamentale della testualità sono la coerenza e la coesione:

  • Coerenza: aspetto logico semantico della testualità, ovvero ciò che tiene insieme i sensi dal punto di vista del significato (caratteristica: continuità di senso);
  • Coesione: se il testo è ben formato dal punto di vista delle relazioni grammaticali. È assicurata da strumenti di vario tipo che operano a breve o a lungo raggio e tessono legami tra i vari punti del testo, facilitando l’attribuzione di senso da parte del ricevente.

Coerenza e coesione, però, non sono sullo stesso piano di importanza:

  • Un enunciato traballante dal punto di vista grammaticale risulta comprensibile (esempio: se a leggere un testo fosse uno straniero);
  • Un enunciato ben formato grammaticalmente ma privo di senso non è in grado di svolgere la sua funzione comunicativa (esempio: “il tavolo è stato innaffiato con regolarità. La crisi economica, invece, ha prodotto un brusco calo delle temperature”).

“Ho molto lavoro perché il mio collega Mario è in ferie.” rapporto causale, frase che si tiene da sola e non c’è bisogno di costruire un contesto intorno. Grazie alle nostre conoscenze linguistiche e del mondo, attiviamo il frame ‘ufficio’ perché non è un lavoro generico, sennò non utilizzeremo la parola ‘collega’. Coerenza a livello di frase;

“Ho poco lavoro perché il mio collega Mario è in ferie.” possiamo dire o che è una frase non coerente, priva di senso, oppure provare a capire cosa vuol dire, attribuendo un senso nascosto secondario. Coerenza a livello di testo, può acquisire un senso da costruire intorno a un contesto;

“Ho poco lavoro perché non ci sono più le mezze stagioni.” stesso ragionamento della frase precedente, possiamo ricondurla a una persona che ha un negozio di abbigliamento e nelle mezze stagioni lavora di più. Dobbiamo gestire una discontinuità di senso.

Lo sforzo cognitivo che il ricevente deve fare è crescente: in a. lo sforzo è quasi nullo, in b. è un po' più forte ma modesto, in c. lo sforzo è elevato. Le varie frasi con cui abbiamo a che fare hanno bisogno di un supplemento di lavoro cognitivo del ricevente variabile principio dell’elasticità dello sforzo cooperativo.

Riguardo questo principio quali sono dei tipi di testo in cui ci aspettiamo che siano poco ambigui e che non necessitano spiegazioni? Quelli scolastici, le leggi, quelli scientifici ecc. I testi si possono classificare in cinque categorie fondamentali: testo narrativo, descrittivo, info.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gcaponeri di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica italiana e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università per stranieri di Siena o del prof Palermo Massimo.
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