Linguistica generale 21. Il dominio della sintassi: oggetto e teoria dell’uomo
Lingua e linguaggio
Il linguaggio è una proprietà innata negli individui, fa parte delle capacità cognitive così come il camminare e si manifesta concretamente tramite le lingue naturali. La differenza tra le due è che il linguaggio è la facoltà innata di esprimersi attraverso una lingua, mentre la lingua naturale è la manifestazione concreta di questa facoltà, che si può esprimere in forma orale o in forma segnica.
Discretezza
Il linguaggio umano si differenzia da ogni altro tipo di linguaggio in natura perché è discreto, mentre il linguaggio degli animali è continuo; discreto significa che in ogni atto di enunciazione è possibile individuare ognuna di quelle unità che compone quell’atto di enunciazione. Questo lo si può notare in tutti i livelli del linguaggio: fonetica, morfologia, sintassi.
- ‘[ka:za] → si riconoscono tutte le unità che compongono questa enunciazione poiché tutte le entità qui hanno diverse proprietà;
- [[cospira] zione]V N
- Il bel ragazzo
Ricorsività
Un’altra proprietà del linguaggio è la ricorsività. Le unità linguistiche discrete che compongono i diversi livelli di una lingua sono in numero finito, nonostante ciò, le combinazioni che noi individui possiamo creare sono in numero infinito. Nell’ambito della sintassi questa proprietà è molto più rilevante poiché vi si può applicare inconsciamente una stessa regola. Es. regola della subordinazione.
- Credo che Gianni sia arrabbiato.
- Credo che Maria abbia detto che Gianni sia arrabbiato.
Dipendenza dalla struttura
L’ultima proprietà è che il linguaggio umano è dipendente dalla struttura. Ciò significa che le regole che applichiamo per combinare assieme unità discrete per dar luogo a parole e frasi non si basano su criteri di adiacenza, bensì su criteri di gerarchia strutturale. Per esempio nell’accordo verbale:
- Le amiche di Marco partono.
- *Le amiche di Marco parte.
Per descrivere questo fenomeno, devo proporre una regola che preveda la relazione a lunga distanza, l’accordo verbale non si dà con il nome che precede il verbo, ma si dà con il nucleo dell’espressione nominale soggetto; l’accordo verbale si dà dunque in maniera strutturale.
Tutte queste proprietà specifiche che caratterizzano il linguaggio umano permettono di dimostrare che il linguaggio umano è generativo, cioè detiene la capacità inconscia di generare combinazioni infinite di unità discrete finite applicando ad esse un sistema di regole finito.
Chomsky
Nella teoria della grammatica generativa Chomsky propone che la facoltà del linguaggio innata e determinata geneticamente sia costituita da un sistema di principi universali e venga dunque denominata grammatica universale. È proprio questa che permette all’individuo di raggiungere la competenza, o grammatica, conoscenza inconscia, di una lingua naturale dopo un periodo di apprendimento. Appare dunque la differenza tra linguaggio, come facoltà di linguaggio, e lingua. La facoltà del linguaggio è un concetto inconscio e astratto di un sistema di comunicazione, la lingua è la realizzazione concreta.
Acquisizione di lingue naturali
Che la grammatica universale sia responsabile del raggiungimento della competenza viene giustificata da Chomsky osservando le modalità con cui avviene l’acquisizione di lingue naturali da parte di noi individui, le proprietà che sono empiricamente giustificate sono:
- Rapidità, dai 5/8 anni si raggiunge la competenza di una lingua naturale;
- Spontaneità, facoltà del linguaggio è infatti innata;
- L’individuo senza possibili errori, quando si elabora la grammatica di una lingua estrae regole dalla propria esperienza linguistica dando luogo ad una regola che applicherà in maniera generativa complicando nuove costruzioni che fanno parte della lingua stessa. Per quel che riguarda l’accordo verbale un bambino non sbaglierà mai l’accordo. Gli errori verranno da cause altre. Certi possibili errori i bambini non li commettono mai.
- → Le proprietà incluse nella GU cercano di limitare le possibili grammatiche che un individuo senza istruzioni specifiche/implicitamente potrebbe elaborare d’accordo con i dati linguistici con cui entra in contatto.
Affinché si raggiunga la competenza, la Grammatica Universale deve essere attivata tramite l’esperienza, cioè il contatto con i dati linguistici di una determinata lingua naturale. L’esperienza ci permette di scegliere una tra le varie possibilità di lingue naturali. La lingua naturale non è dunque ereditata. L’esperienza ci permette di costruire la nostra identità culturale.
Principi universali
La GU è costituita da una serie di principi universali che hanno lo scopo di delimitare una lingua naturale e che sottostanno alla grammatica di tutte le lingue, tra questi ci sono:
- → Il principio della discretezza: il linguaggio umano è costituito da unità che si differenziano le une dalle altre per specifiche proprietà intrinseche;
- → Il principio della ricorsività: il linguaggio umano è ricorsivo, si può cioè generare una struttura combinando unità finite con regole finite, e a questa struttura possiamo applicare una stessa regola dando luogo ad una combinazione più complessa e possiamo reiterare l’applicazione delle regole fino ad arrivare a frasi anche di una lunghezza infinita;
- → Il principio della dipendenza dalla struttura: le unità della lingua si combinano tra di loro guardando la struttura.
Parametri
Le lingue naturali sono però molto diverse tra di loro, la loro differenza viene giustificata tramite la nozione di parametro, cioè una variabile aperta, non definita nei principi della grammatica universale, ma a cui viene dato un valore in rapporto all’esperienza; sono proprio i dati linguistici con cui entriamo in contatto che ci permettono di dare un valore a quelle variabili aperte.
- Il principio della ricorsività, possibilità di applicare infinitamente una regola, prevede una posizione, destra o sinistra, ed è questo il parametro lasciato aperto;
- Il principio di proiezione esteso dice che le proprietà che si stabiliscono all’interno di una frase devono mantenersi lungo tutta la derivazione di una frase e ogni frase deve avere un soggetto, nozione strutturale. Il parametro del soggetto nullo, quando il soggetto è pronominale può essere non espresso lessicalmente. A questa variabile aperta l’italiano dice SI può non essere espresso lessicalmente, l’inglese dirà NO bisogna che sia sempre espresso.
La competenza che un individuo raggiunge secondo la grammatica generativa viene anche denominata grammatica. Perché arrivare alla competenza significa conoscerne la grammatica. La conoscenza è inconscia, stiamo parlando di un livello mentale ed astratto.
La GU è internalista, e non esternalista, l’obiettivo è quello di capire il funzionamento del linguaggio umano tramite il funzionamento delle lingue, cioè la realizzazione concreta. Secondo la grammatica generativa la competenza che abbiamo raggiunto tramite l’esperienza può essere rappresentata mediante il modello della grammatica degli individui, il quale è costituito da una serie di componenti indipendenti, ma che interagiscono tra di loro e si distribuiscono in diversi livelli. (–MODELLO 17 pag. 29 La Sintassi, Donati)
Il modello della grammatica
Il lessico è il componente più interno dove operano determinate regole e si svolgono certe operazioni che vanno nella sintassi, che a sua volta ha delle regole specifiche e dopo l’applicazione di queste regole, la rappresentazione, cioè quanto verrà prodotto, entrerà nella forma fonetica e nella forma logica. La forma fonetica è l’applicazione delle regole fonetiche, un’interfaccia orale di questa costruzione. La forma logica dove ci sono le regole che ci permettono di interpretare quella costruzione.
Che cosa comprerà Gianni a Roma?
Un quadro.
Il modello della grammatica cerca di descrivere mediante operazioni tutto quello che noi sappiamo inconsciamente rispetto a questa costruzione.
Tornando al modello diciamo che nel lessico quello che troveremo è un sistema di regole/operazioni che ha a che fare con le parole, le proprietà delle parole di una lingua.
- “Compra” (“erà” è un verbo bivalente, è un affisso verbale che esprime tratti di tempo, modo);
- “Gianni” è un nome;
- “Che cosa” è un elemento che ha valore pronominale;
- “Roma” è un nome;
- “A” è una preposizione.
Tutte queste informazioni verranno trasferite alla sintassi dove si realizzeranno altre operazioni specifiche.
La sintassi genera due altri componenti: la forma fonetica e la forma logica. Le operazioni che troviamo nella fonetica saranno quelli di eliminare gli elementi che non hanno un contenuto fonetico, guardiamo il risultato.
Le operazioni che troviamo nella forma logica servono per giustificare gli aspetti del significato proposizionale della frase. La forma logica ci permette di descrivere il significato di “che cosa”, come l’individuo lo comprende. “Che cosa” può essere considerato dal punto di vista interpretativo un operatore: un’entità che indica una certa operazione logica che viene effettuata, in questo caso l’operazione logica è identificare un dominio di entità e da questo scegliere un valore. Il dominio entità di “che cosa” è il dominio di tutte le entità inanimate. Da questo dominio se ne sceglie un valore unico all’entità. Nella forma logica potremmo descriverlo in maniera seguente.
Per quale entità X del dominio delle entità inanimate, Gianni comprerà X?
Questo è il modo con cui lavora il modello della grammatica: la sintassi rappresenta il componente centrale del modello di grammatica ed è anche indipendente, come lo sono tutti gli altri componenti. Indipendente significa che contiene una serie di operazioni che lavorano esclusivamente nel proprio componente. Che la sintassi sia indipendente viene giustificato dal fatto che per esempio ci sono certe costruzioni che possono essere sintatticamente ben formate ma semanticamente non interpretabili.
*I testimoni ha fornito la descrizione del ladro → agrammaticale poiché viola una delle regole che fanno parte del componente della sintassi, l’accordo verbale. Però dal punto di vista morfologico e fonologico fa parte della grammatica della nostra lingua.
“La mia pancia piange” → grammaticale poiché tutti gli elementi che la compongono si trovano nella posizione coerente alla grammatica della lingua italiana.
“Tutti i ragazzi hanno visto una ragazza” → qui in questo caso specifico l’indipendenza è più motivata dal fatto che possiamo avere due significati diversi dovuti ad un quantificatore e un’espressione nominale indefinita.
2. Le unità della sintassi: i tratti
La sintassi
La sintassi di una lingua è il modulo centrale della grammatica che contiene tutte le regole che combinano e ordinano le parole per generare tutte le frasi grammaticali di una lingua. Combinare e ordinare implica che queste operazioni debbano seguire il principio di dipendenza dalla struttura, un principio universale. La combinazione è dunque di tipo gerarchico, da luogo cioè ad altre strutture che sono altri costituenti, i quali possono essere generati e rappresentati da un'unica parola o da un gruppo di parole. La parola è l’unità di base nella sintassi, la frase l’unità massima su cui opera la sintassi.
Parola
Nell’ambito degli studi linguistici la definizione di “parola” è stata molto complicata. Questa molteplicità deriva dalla complessità della lingua. Una sequenza di unità può essere sotto certe prospettive considerata parola, mentre sotto altre no.
- → Mangiandolo noi la riconosciamo come sequenza che fa parte della grammatica italiana, fonologicamente può sembrare una parola, ma se la analizziamo sintatticamente è rappresentata da due parole.
La definizione di parola risulta dunque essere complicata per i diversi aspetti di cui si compone la grammatica di una lingua.
- → Asciugamano dal punto di vista sintattico risulta essere una parola, dal punto di vista morfologico l’unione di due parole.
“Potremmo definire le parole come l’elemento più piccolo nella sintassi, cioè come le unità che possono stare in isolamento e combinarsi liberamente nelle frasi ma non essere interrotte da altro materiale” Donati.
Definizione di parola di Donati non appropriata che fa riferimento alla codificazione scritta. Vi sono lingue che non hanno codificazione scritta. Donati considera valida che tutte le parole sono tutte quelle “unità che possono stare in isolamento”, significa che posso pronunciarle da sole. Definizione restrittiva. Chi hai visto ieri? Maria. Non c'è nessuna domanda a cui possiamo rispondere con “e”, dunque non può essere definita come parola secondo la Donati.
“Combinarsi liberamente nelle frasi” → gli elementi non si combinano liberamente all’interno della frase, ma si combinano secondo regole precise che vengono attivate. Probabilmente questa definizione deriva dalla definizione di parola “quell'unità che può occupare posizione diversa all'interno della frase”. Anch’essa è riduttiva.
Gianni ha detto che
Ho visto Gianni
Uscirei volentieri con Gianni
Non tutte le unità possono comparire in posizioni diverse all’interno della frase. Guardiamo l'esempio con “lo”:
Mangiandolo (posizione preclittica)
Lo mangio (posizione post clìttica)
Insieme a questa proprietà ne è stata proposta anche un'altra in cui possiamo definire parola quelle unità che possono occupare posizioni diverse a seconda del tipo di frase e soprattutto che non possono essere interrotte da altro materiale linguistico.
Tu senti
Tu non senti
*Tu sennonti
Per tanto dire che la parola è l’unità di base nella sintassi non significa che sia l’unità minima. Come viene commentato nel capitolo 2 della Donati la parola deve essere a sua volta specificata o considerata come una serie di tratti diversi. Tratti di tipo semantico, di tipo identificazione categoriale, morfologico, etc., perché tutte queste proprietà che potremmo definire tratti sono rilevanti in sintassi.
Categorie grammaticali
Lei prende in considerazione i tratti delle categorie grammaticali, cioè le parole di una lingua devono essere specificate per la loro categoria grammaticale di appartenenza, una classe di parole che condividono delle proprietà rilevanti necessaria per la combinazione di parole.
Filù guarda la luna
Filù fotografa la luna
Filu casa la luna
“Guarda” e “fotografa” appartengono allo stesso tratto grammaticale, mentre “casa” no. I tratti permettono alle parole di combinarsi con altre e di apparire in certe posizioni e limitano che certe parole si combinino con altre.
La proprietà delle categorie grammaticali è una proprietà universale, quando acquisiamo la lingua si acquisiscono anche le proprietà che contraddistinguono e differenziano una parola dalle altre, poiché solo così possiamo combinarle.
Negli studi grammaticali sono stati adottati durante i secoli - le categorie grammaticali sono state introdotte da Aristotele - criteri diversi.
Criterio semantico
Il primo più antico, ma utilizzato anche dalla grammatica tradizionale dall’Ottocento, è il criterio semantico, utilizzare proprietà semantiche per descrivere le parole e per assegnare loro l'appartenenza a determinate categorie grammaticali. Il criterio semantico dice che le parole che descrivono/designano degli oggetti, delle persone, degli animali e dei luoghi sono nomi.
Noi riconosciamo come nomi anche parole che non designano ciò che abbiamo espresso sopra. Se io dico “arrivo” o “risposta”:
L’arrivo di Gianni è stato improvviso
La risposta dello studente ha soddisfatto il professore
Queste parole risultano essere un nome, però nessuno dei due denota le caratteristiche sopra espresse, bensì quello che fa è esprimere un processo o un'azione. Questo avviene anche con “paura”, che descrive uno stato espresso da un individuo. “Bellezza” e “saggezza” esprimono una qualità.
Si dice che l'aggettivo è quella parola che esprime una qualità o una proprietà:
Intelligente, triste, simpatico;
Commerciale, sintattico;
Queste ultime non esprimono una qualità o una proprietà.
“Sintattico” lo interpretiamo come l'ambito in cui si realizza un determinato fenomeno.
“Sintattico” e “commerciale” esprimono una relazione tra il nome e un'entità esterna, vengono identificati come aggettivi relazionali, una sottoclasse degli aggettivi.
Lo stesso vale per i verbi: un verbo è una proprietà linguistica che esprime un'azione, un processo, un modo di essere.
Va bene per verbi del tipo fare, dire;
“Sapere” esprime però uno stato.
Il criterio semantico è un criterio che da solo non riesce a definire in maniera adeguata le categorie grammaticali a cui appartengono le parole.
L’obiettivo è quello di cr
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