Estratto del documento

Linguistica generale

Il linguaggio umano è una facoltà innata di sviluppare un sistema di comunicazione con una serie di caratteristiche specifiche. È probabile che il nostro linguaggio faccia parte della specie umana almeno da 150.000 anni. Le altre specie non sono in grado di avere un linguaggio articolato come gli esseri umani perché ci sono delle condizioni anatomiche e neurofisiologiche per l’elaborazione del linguaggio che le altre specie animali non hanno. (Es. volume del cervello, quantità e plasticità dei collegamenti neuronali, conformazione particolare dell’apparato fonatorio. La faringe ci permette di fare una gamma di suoni più elevata grazie alla sua posizione).

La complessità dei messaggi codificati dal linguaggio umano va chiaramente oltre tutto quello che noi sappiamo sulla comunicazione animale, che differiscono specialmente per la complessità e la flessibilità.

Caratteristiche distintive del linguaggio umano

Il linguaggio umano si distingue da tutti gli altri per una serie di caratteristiche:

  • Discretezza: il linguaggio è un sistema discreto (digitale). I linguaggi animali (es. danza delle api) sono sistemi continui (o analogici). Gli elementi interni del linguaggio si distinguono gli uni dagli altri per l’esistenza di limiti ben definiti: patto/batto o tardo/dardo, non esistono nella mente di un parlante nativo dell’italiano entità intermedie per esempio tra p e b oppure tra t e d. Questo essere discreto e digitale lo ritroveremo a livello fonologico, morfologico e sintattico.
  • Ricorsività: proprietà di una operazione di applicarsi al risultato di se stessa. Meccanismo che permette di assemblare nuove frasi inserendo in una frase esistente un’altra frase e così via. Processo che può andare avanti all’infinito. Dipendenza dalla struttura: non è rilevante l’ordine lineare degli elementi, bensì le relazioni strutturali tra i costituenti/sintagmi di una data frase. Due frasi differiscono per un minimo particolare: una rende una frase ben percepita e l’altra malformata e agrammaticale (per far vedere che è agrammaticale si mette un asterisco.): Il bambino che i ragazzi dicono che mi ha colpito è lui, * il bambino che i ragazzi dicono che mi hanno colpito è lui. A seconda della struttura ci possono essere possibili interpretazioni (Es: Ho visto i bambini col cannocchiale (solo io avevo il cannocchiale)/ ho visto i bambini col cannocchiale (ognuno di loro aveva il cannocchiale) (Ambiguità date dalle proprietà del lessico italiano che non ha niente a vedere con la struttura della frase: la vecchia porta la sbarra).
  • Doppia articolazione: il linguaggio umano può formare un numero molto elevato di segni combinando un numero limitato di elementi privi di significato (i suoni della lingua detti fonemi). Ma ci sono altre lingue che hanno pochissimi fonemi tipo 9 eppure riescono a costruire infiniti enti di significato.

Morfemi: unità minime di prima articolazione, entità dotate di significato

Fonemi: unità minime di seconda articolazione, suoni, non dotati di significato

“Cane” unità di prima articolazione “can-” che è il morfema lessicale che indica cos’è, “-e” unità morfologica, morfema grammaticale classe nominale che ci dice il numero, il genere ecc.

Grafema: il segno grafico inteso come lettera-tipo

  • Riflessività: è possibile usare la lingua per parlare della lingua, noi ora stiamo parlando del linguaggio, metalinguaggio. Es: “mente” è un sostantivo femminile. Non esistono sistemi di comunicazione analoghi che siano in grado di formulare messaggi su se stessi.
  • Equivocità: le lingue naturali possono prevedere rapporti non biunivoci tra espressioni e significati. Omonimia: “carica” che può voler dire tante cose la carica del cellulare, assalto ecc. Sinonimia: si possono avere più termini che indicano lo stesso significato: faccia, viso, volto parte anteriore della nostra testa.

Capitolo 1: Grammatica semantica e pragmatica

Lo studio dei fonemi linguistici comprende due principali dimensioni: i meccanismi intrinseci della facoltà di linguaggio che fissano i principi e le strutture fondamentali di ogni lingua naturale, e quelli che dipendono dall’uso e da altri sistemi cognitivi.

Proprietà generali del linguaggio secondo Chomsky

  • Dotazione genetica: apparentemente quasi uniforme per la specie che interpreta parte dell’ambiente come esperienza linguistica, un compito non banale che il bambino svolge riflessivamente e che determina il corso generale dello sviluppo della facoltà di linguaggio.
  • L’esperienza
  • Principi non specifici della facoltà di linguaggio

L’uso del linguaggio nel parlare (e nello scrivere) è parte di ciò che chiamiamo comunicazione. Saranno gli ultimi due fattori elencati sopra a governare i processi comunicativi: organizzazione sociale, cultura, conoscenze relative al mondo naturale e all’ambiente, l’enciclopedia del parlante. L’insieme di fenomeni che accompagnano l’uso della lingua nelle diverse situazioni comunicative sono oggetto di studio della pragmatica, della sociolinguistica e in generale degli approcci che affrontano la questione della variazione (anche nel tempo) da un punto di vista esterno.

Identificare il linguaggio con la trasmissione stessa di informazione è problematico, se consideriamo la maniera in cui si determinano i significati associati ad un’interazione linguistica. Grammaticalità e significato sono alla base dell’architettura per la facoltà del linguaggio. Lo spartiacque tra grammaticalità e significanza è stato posto da Chomsky. La nozione di grammaticale non può essere identificata con quella di “dotato di significato” in qualsiasi senso semantico, le frasi “colorless green ideas sleep furiosly” “furiosly sleep ideas green colorless“ sono ugualmente prive di senso, ma qualsiasi parlante dell’inglese riconoscerà che solo la prima è grammaticale.

Una buona formazione sintattica e grammaticalità definiscono quindi la competenza linguistica del parlante, i dispositivi della sua conoscenza linguistica. La semantica studia le relazioni del linguaggio con la rappresentazione che la nostra mente ha del mondo interno ed esterno. Alcuni modelli mentalistici propongono che il linguaggio della mente si identifichi con il pensiero non linguistico, al quale sarebbero riportabili i meccanismi di interpretazione del significato degli enunciati. In Fodor il language of thought è concepito come un sistema simile al linguaggio; in questo senso il linguaggio del pensiero è intenzionale.

Architettura della facoltà di linguaggio

Sapere una lingua significa conoscere un insieme di elementi lessicali e disporre di istruzioni per combinarli in frasi: più specificamente, il parlante sa produrre e riconoscere le proprietà fonetiche e semantiche che caratterizzano gli elementi lessicali e le loro combinazioni. L’abbinamento di suoni e significati definisce qualsiasi espressione linguistica, le frasi, i sintagmi, le parole e nelle lingue nelle quali le parole hanno struttura interna, i costituenti minimi, cioè le basi lessicali e i formativi flessivi. Una lingua quindi può essere concepita come un dispositivo della nostra mente e del nostro cervello che specifica la maniera in cui sono organizzate le espressioni linguistiche, cioè le sequenze che abbinano suoni e significati.

Hauser, Chomsky e Fitch concludono che il sistema computazionale sia il componente costitutivo della facoltà di linguaggio in senso stretto. Una lingua naturale è un sistema in cui la computazione sintattica (attraverso regole ricorsive) dà luogo alla combinazione di elementi lessicali in oggetti sintattici più grandi, parole flesse, sintagmi, frasi.

I sistemi interpretativi di interfaccia, senso-motorio (che riguarda la lettura delle istruzioni per la produzione ed il riconoscimento dei suoni attraverso il nostro cervello) e concettuale intenzionale (che si occupa della costruzione del significato), si raccordano a capacità cognitive necessarie per padroneggiare una qualsiasi lingua. Queste capacità si collegano a dispositivi senza motori, alla percezione categoriale e alla concettualizzazione che emergono anche nella comunicazione animale in generale oltre che naturalmente in altri comportamenti complessi umani.

Sintassi: connessione tra significati e suoni (gesti). La sintassi ha un ruolo centrale in quanto forma espressioni linguistiche leggibili ai primi 2 sistemi nella formazione e comprensione di enunciati.

Linguaggio: sistema che unisce il sistema di pensiero con quello di percezione e computazione di suoni. La lingua L comprende: lessico (gli elementi lessicali sono formati a partire da un insieme di proprietà concettuali fissate dalle facoltà di linguaggio), sintassi (operazioni che si applicano in successione per formare oggetti sintattici di più grande complessità) e livelli di interfaccia SM e CI.

Il linguaggio corrisponde ad una facoltà di tipo computazionale che nei termini di Hauser, Chomsky e Fitch rappresenta la soluzione ottimale per connettere il nostro sistema di pensiero con i sistemi di produzione e percezione dei suoni. Chomsky spiega questo punto osservando che un primate umano privo di questa facoltà avrebbe i nostri pensieri, che però non sarebbero accessibili nemmeno a lui stesso: immaginiamo un primate con architettura mentale umana e apparato senso-motorio disponibile ma privo di organo del linguaggio. Avrebbe i nostri modi di organizzazione percettiva, le nostre attitudini proposizionali (credenze, desideri, speranze e timori) nella misura in cui questi non sono mediati dal linguaggio ma nessun modo di esprimere i suoi pensieri per mezzo di espressioni linguistiche; così che questi rimarrebbero largamente inaccessibili a lui e naturalmente agli altri.

La comunicazione umana

Studioso Grice (1957) - intenzionalità dell’emittente e distinzione tra significato naturale e significato non naturale. La comunicazione di significati è un fenomeno che può includere l'uso del linguaggio e la produzione di enunciati ma che nello stesso tempo comprende procedimenti e dispositivi non linguistici sia naturali sia artificiali che producono significati ad es. gesti.

Generalmente però quando parliamo di comunicazione ci riferiamo a segnali introdotti nella situazione da un essere animato, predisposto a emettere tali segnali, come un uomo o un animale. La comunicazione umana e specificamente quella basata sul linguaggio è intenzionale: il parlante ha intenzione di determinare nell’interlocutore un certo effetto di senso, una certa interpretazione. La comunicazione umana implica quindi essenzialmente l'intenzionalità e quella che viene chiamata teoria della mente. Questa è l’attribuzione di stati mentali ed esperienze del mondo esterno (credenze, desideri, intenzioni) agli altri esseri umani o altri esseri animati che rende possibile l'interpretazione di messaggi linguistici e gestuali.

La comunicazione umana è inoltre cooperativa (Tomasello 2008) nel senso che prevede un comune mutuo fondamentale concettuale e comuni mutualmente cooperativi motivi di comunicare. La distinzione tra significato naturale e significato non naturale separa i significati prodotti tipicamente da segni, dai significati prodotti con mezzi convenzionali (parole o gesti che Grice chiama genericamente enunciati). In entrambi i casi possiamo usare l’espressione “vuol dire” per designare l’effetto cognitivo del segnale su chi lo osserva. Così le foglie che si muovono vogliono dire che tira vento, il rumore del respiro o dei passi vuol dire che un animale o un essere umano è nei paraggi, un certo articolo di giornale può voler dire che ci sono pericoli di instabilità politico-economica.

Grice separa il voler dire di segni o corrispondenze abituali identificati con significati naturali dal voler dire di mezzi convenzionali che danno luogo a significati non naturali. La conclusione di Grice è che il voler dire nel senso della usuale comunicazione per mezzo del linguaggio dei gesti intenzionali include appunto l'intenzionalità dell'emittente che deve essere riconosciuta esplicitamente, come tale, dagli interlocutori. Essa implica, secondo lo studioso Chierchia, anche l’esistenza di meccanismi che guidano l’interpretazione degli interlocutori, sia in riferimento alle proprietà strettamente linguistiche (lessico e regole morfosintattiche), sia in rapporto alle credenze e conoscenze che definiscono la nostra “prassi sociale” influenzano la maniera in cui interpretiamo i messaggi.

Sperber e Wilson separano l’intenzione informativa, cioè informare i riceventi di qualcosa, dall’intenzione comunicativa, cioè informare gli ascoltatori della propria intenzione informativa; quindi usualmente un atto comunicativo soddisferà entrambe le intenzioni. Il mostrare/indicare è un atto comunicativo.

Capitolo 2

Le lingue parlate nel mondo ammontano a diverse migliaia, dalle 6000 alle 7000 circa. Ma ci sono problemi di distinzione lingua/varietà di lingua/dialetto, oltre a una conoscenza limitata di molte aree del mondo (Nuova Guinea, America meridionale, Africa sub sahariana es. i Sentinelesi delle isole Andamane, India). Il numero delle lingue è di gran lunga superiore a quello degli stati, c’è un rapporto 1:30 tra stati e lingue. Ci sono vari tipi di classificazione delle lingue: in base al numero di parlanti, distribuzione geografica, livello di parentela (classificazione genealogica), alle caratteristiche comuni (classificazione tipologica).

Ordine SOV: soggetto, oggetto, verbo non è il caso italiano (SVO). SOV è quell’ordine più diffuso in tutto il mondo, nel tedesco, latino ad esempio.

  • Ordine VSO: irlandese, non sono molte.
  • Ordine VOS: il mangascio (lingua parlata in Madagascar).
  • Ordine OSV: popolazioni dell’Amazzonia.

Il cinese mandarino è la lingua più parlata al mondo perché ha oltre 1 miliardo di parlanti. Poi ci sono lo spagnolo e l’inglese che come il francese e il portoghese si sono diffuse in molte parti del globo sovrapponendosi alle lingue native, eliminandole o semplicemente entrando in concorrenza con loro. Il portoghese è diffuso perché il Brasile è un paese immenso (portoghese brasiliano e europeo sono poi molto diversi tra loro). Il francese era la lingua della diplomazia, molto diffuso anche in Africa occidentale, ma adesso sta perdendo terreno ed è alla posizione 16.

Nel subcontinente indiano c’è molta frammentazione linguistica, non viene parlato solo hindi, che ci si aspetta venga parlato da più di 1 miliardo di persone ma ci sono anche altre lingue molto diffuse come il telegu e il marathi. Il russo anche perché è la lingua dell’ex unione sovietica, viene parlato ancora in alcune federazioni dell’Asia. Le Repubbliche Baltiche (Lettonia, Lituania e Estonia) hanno ghettizzato il russo quando sono diventati indipendenti. Secondo una stima recente il 60% delle lingue del mondo sarebbe a rischio di estinzione perché parlate da pochissime persone, magari lingue solamente orali e senza alcun tipo di scrittura.

La classificazione genealogica: le famiglie linguistiche

Una famiglia linguistica è composta da due o più lingue tra le quali è possibile stabilire un rapporto di parentela che lascia supporre che esse derivino storicamente dalla stessa lingua madre. La lingua madre dei diversi gruppi può essere nota come il latino per le lingue romanze, ricostruita, abbiamo fonti scritte ma non sappiamo quale sia la lingua madre, come il proto-indoeuropeo per la famiglia indoeuropea, o ipotizzata come in generale per le famiglie Amerindiane, prive di tradizioni scritte. Lingue isolate: lingue prive di lingue sorelle, paiono non avere rapporti con nessun’altra lingua parlata ad es. il basco, armeno, albanese, greco antico e moderno.

La classificazione genealogica: come stabilire parentele

Metodo comparativo: la ricostruzione dei rapporti di parentela tra le lingue > la ricostruzione delle famiglie linguistiche, avviene per mezzo della comparazione > la comparazione deve esaminare livelli omogenei delle lingue. Un primo livello potrebbe essere nelle somiglianze nel lessico (numerali, termini di parentela, sistema di parentela (kinship terms)...)

Le principali famiglie linguistiche

  • Famiglia afro-asiatica: comprende le lingue parlate nell’Africa settentrionale, Africa orientale, Asia Medio-Orientale e lingue estinte come l’accadico, il fenicio, antico egizio, il babilonese. Sono circa 240 lingue (secondo altre stime, oltre 370), hanno oltre 400 milioni di parlanti. Alcune sono l’arabo (classico e dialetto), ebraico, maltese, somalo, amarico, lingue berbere ecc.
  • Famiglia indoeuropea: comprende molte delle lingue parlate in antichità e attualmente in Europa e ha i suoi gruppi più orientali nelle lingue indoarie, quindi le moderne lingue indiane (hindi, urdu, panjabi), le lingue iraniche (persiano, afghano), varietà curde (lingue parlate in Iraq/n e in Turchia)
  • Famiglia uralica: comprende finnico, estone e ungherese, parlate in Europa.
  • Famiglia turco-altaica: comprende il turco e le lingue dell’Asia centrale
  • Famiglia sino-tibetana: comprende le varietà cinesi compreso il mandarino, il tibetano e il birmano. Sono circa 300 lingue (oltre 400, secondo altre stime), parlate da circa 1.400.000.000 persone in Asia orientale, sud orientale e meridionale.
Anteprima
Vedrai una selezione di 8 pagine su 31
Linguistica generale Pag. 1 Linguistica generale Pag. 2
Anteprima di 8 pagg. su 31.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Linguistica generale Pag. 6
Anteprima di 8 pagg. su 31.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Linguistica generale Pag. 11
Anteprima di 8 pagg. su 31.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Linguistica generale Pag. 16
Anteprima di 8 pagg. su 31.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Linguistica generale Pag. 21
Anteprima di 8 pagg. su 31.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Linguistica generale Pag. 26
Anteprima di 8 pagg. su 31.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Linguistica generale Pag. 31
1 su 31
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/01 Glottologia e linguistica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Gaiatf di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Linguistica generale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Franco Ludovico.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community