Lingua cinese
Zhōngwén 中文 Hànyǔ 漢語 / 汉语
Anno: 2014~2015
前言 Introduzione
Qiányán
La lingua cinese 漢語; 中文 Zhōngwén si definisce la produzione scritta in lingua cinese, mentre 中文 Hànyǔ generalmente con intendiamo la produzione legata all’ambito dello 漢語 studio della lingua.
La lingua cinese, come altre antiche lingue, ha una storia millenaria, ma ciò che la rende unica è la sua continuità, la sua capacità di rigenerarsi nel corso dei secoli e di mantenersi così in vita, adattandosi alle esigenze del mondo a noi contemporaneo.
Un altro aspetto che rende il cinese una lingua unica è l’altissimo numero dei suoi parlanti: il cinese è la lingua madre di quasi un quinto dell’umanità (un miliardo e 200 milioni di persone circa). Naturalmente tale cifra dipende innanzi tutto dall’alto numero degli abitanti della Cina, ma il cinese è parlato anche nelle comunità cinesi al di fuori del paese d’origine presenti in molti paesi, come ad esempio in Malesia, Indonesia, Russia, Stati Uniti, Mongolia, Vietnam, Sud Africa, Thailandia ecc.; questa lingua si va diffondendo anche in Europa, parallelamente alla crescita della presenza cinese nel nostro continente. Il cinese, inoltre, è una delle sei lingue ufficiali dell’ONU.
In particolare, noi studiamo la variante della lingua cinese che conta più parlanti, e cioè la lingua ufficiale della Repubblica Popolare Cinese (PRC), chiamata pǔtōnghuà pǔtōnghuà (letteralmente, “lingua comune”). Il 普通話 è la lingua madre di circa 870 milioni di persone, mentre per oltre 180 milioni di persone pǔtōnghuà rappresenta la seconda lingua. Inoltre, il pǔtōnghuà è la lingua usata in Cina nella produzione scientifica e letteraria, dai mezzi di informazione e dal cinema.
Il termine pǔtōnghuà è un termine tecnico usato in ambito scientifico, oppure quando si intende precisare che si parla proprio del cinese standard (in Cina può capitare di sentire qualcuno rivolgersi a un cantonese dicendogli che parla un buon pǔtōnghuà). Quando vogliamo dire genericamente che studiamo cinese, useremo il termine Hànyǔ 漢語. Gli Hàn 漢 rappresentano l’etnia maggioritaria in Cina (circa il 90% della popolazione).
Nella RPC, comunque, esistono numerose altre etnie, anch’esse fulcro di antiche culture e, talvolta, dotate anche di antiche forme di scrittura.
La lingua cinese “standard” assume nomi diversi nei paesi in cui ha lo status di lingua ufficiale: a Taiwan è detta guóyǔ 國語 (letteralmente, “lingua nazionale”), mentre a Singapore è detta Huáyǔ 華語 (letteralmente, “lingua cinese”). In Occidente, la lingua cinese standard è conosciuta come “cinese mandarino”, termine coniato dai portoghesi durante il XVI sec. per rendere la parola usata per indicare la lingua franca dell’amministrazione dell’impero (in cinese, guānhuà 官話, “lingua dei funzionari”).
La pronuncia del pǔtōnghuà si basa sulla fonologia del dialetto di Pechino, la base grammaticale è data dallo sviluppo e standardizzazione della lingua della produzione letteraria nell’idioma vernacolare (báihuà 白話, letteralmente “lingua semplice”) e il lessico attinge alla stessa produzione vernacolare e alla terminologia moderna elaborata all’interno della lingua dell’amministrazione (guānhuà 官話) nel corso del XIX secolo, accogliendo inoltre molti vocaboli dei dialetti settentrionali.
1 Tratto da “Il cinese per gli italiani”, prof. F. Masini, prof. T. Zhang.
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漢字 Caratteri Hànzì
Caratteri (gli ideogrammi) e parole: i caratteri cinesi “zì 字”, sono monosillabici.
Un carattere può essere pronunciato in modo diverso a seconda dei dialetti. La lingua che qui si insegna è il cinese mandarino, che è la lingua ufficiale sia di Cina che di Taiwan. Uno stesso carattere può avere più di un significato “cí 詞”. Alcuni caratteri possono essere utilizzati in combinazione con altri mai usati da soli.
La scrittura cinese si basa sui cosiddetti caratteri (hànzì 漢字), che ammontano a circa 60.000, di cui solo diecimila sono di uso comune. Uno dei più antichi dizionari cinesi, Spiegazione della lingua e analisi dei caratteri (Shuō wén jiě zì 説文解字, compilato da Xǔ Shèn 許慎 nel II secolo d.C. Dinastia Hàn Orientale), ne raccoglie 9353, divisi in 540 gruppi.
Durante la dinastia Ming (Míng 明朝 1368-1644), un certo Méi Yìngzuò 梅膺祚 curò un nuovo vocabolario, intitolato Raccolta dei caratteri (Zì huì 字彙), che conteneva 33.179 caratteri. L’imperatore Kāngxī 康熙 della dinastia Qing (Qīng cháo 清朝 1616-1912) ordinò al ministro Zhang Yushu di formare un gruppo di esperti per preparare un grande dizionario che avrebbe dovuto distinguersi anche per l’abbondanza dei caratteri.
Nel 1716 il dizionario uscì col titolo di Vocabolario di Kangxi (Kāngxī cídiǎn 康熙辭典) e, con i suoi 47.035 caratteri, superò tutti i dizionari precedenti. Il record è stato battuto solo di recente con la pubblicazione di un vocabolario intitolato Grande Dizionario della Lingua Cinese (Hànyǔ dà cídiǎn 漢語大辭典), che raccoglie 54.678 caratteri.
Tuttavia, i caratteri che si usano frequentemente nella vita quotidiana non superano i 4500. Il prof. Chen Heqin e i suoi assistenti prepararono nel 1928, dopo tre anni di studio e di ricerche, un elenco dei 4261 caratteri più usati. Nell’agosto 1946, l’Istituto Universitario di Pedagogia del Sichuan propose di inserire 2000 caratteri cinesi nei libri di testo per la scuola elementare.
Tale tetto è stato elevato a 3189 nel 1984, seguendo i suggerimenti di un gruppo di esperti del Ministero dell’Istruzione Pubblica. Nel 1988, infine, la Commissione Statale per la Lingua cinese e la Commissione Statale per l’Istruzione Pubblica hanno emanato congiuntamente un decreto di legge fissando a 3500 i caratteri cinesi più usati, di cui 2000-2500 sono insegnati nelle scuole elementari, e i rimanenti 1000-1500 nelle scuole medie e nel liceo.
Ciononostante, nella lingua parlata, la gente non usa più di 1000 caratteri, con i quali riesce a comporre circa 3000 parole.
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六書 La classificazione dei caratteri
Liù shū
Lessicografia tradizionale: i caratteri sono divisi in sei gruppi, “Sei Scritti” (Liù Shū 六書), che sono descritti di seguito. Questa classificazione è stata spesso attribuita al secondo secolo e al dizionario Spiegazione della lingua e analisi dei caratteri (Shuō wén jiě zì 説文解字).
- Pittogramma 象形 xiàngxíng 日、月 rì、yuè
- Esplicativo indicazione 指事 zhǐshì 上、下 shàng、xià
- Composto associativo 會意 huìyì 明、好 míng、hǎo
- Fonetica carattere composto 形聲 xíngshēng 江、河 jiāng、hé
- Fonetica prestato 假借 jiǎjiè 萬 wàn
- Derivati affini 轉注 zhuǎnzhù 考、老 kǎo、lǎo
永字八法 Le otto regole dei tratti della scrittura
Yǒng zì bā fǎ
- 1 Punto 點 diǎn
- 2 Tratto orizzontale 橫 héng cháng
- 3 Tratto verticale 直 zhí duǎn
- 4 Gancio 鉤 gōu
- 5 Tratto piccolo orizzontale 仰 yǎng héng
- 6 Tratto discendente a sinistra 撇 piě
- 7 Tratto piccolo discendente a sinistra 短撇 piě
- 8 Tratto ascendente 捺 nà
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部首 Radicali
Bùshǒu
I caratteri di un dizionario cinese sono elencati in ordine alfabetico secondo il sistema Pīnyīn, oppure sono raggruppati in base a una parte comune, denominata radicale bùshǒu 部首. I seguenti caratteri, ad esempio, hanno in comune il radicale rì 日 che significa “sole”, oppure il radicale nǚ 女 che significa “femmina”.
- 日 → 明 míng domani
- 日 → 晚 wǎn sera, tardi
- 日 → 早 zǎo mattina, presto
- 女 → 好 hǎo buono, bello
- 女 → 媽 mā madre
- 女 → 娃 wá bambina
音節 Sillabe
Yīnjié
Parole monosillabiche, bisillabiche e polisillabiche
Le parole cinesi sono composte da sillabe, rappresentate nella scrittura da altrettanti caratteri. La stragrande maggioranza delle 80.166 parole recentemente censite sono composte da una sillaba “dānyīnjié cí 單音節詞 parole monosillabiche” o due sillabe “shuāngyīnjié cí 雙音節詞 parole bisillabiche”. “duōyīnjié cí 多音節詞 parole polisillabiche”, composte da tre, quattro o cinque caratteri, sono un ristretto numero.
水 shuǐ acqua 火 huǒ fuoco 玫瑰 méiguī rosa 進步 jìnbù progresso 冰淇淋 bīngqílín gelato 資本主義 zīběnzhǔyì capitalismo 和平主義者 hépíngzhǔyìzhě pacifista
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拼音 Alfabeto fonetico cinese
Pīnyīn
| Iniziali | Finali | Finali | Finali | Finali |
|---|---|---|---|---|
| b | a | yi + a = ya, -ia | wu + a = wa, -ua | |
| p | o | yi + o = yo | wu + o = wo, -uo | |
| m | e | f ê | yi + ê = ye, -ie | yu + ê = yue, -ue |
| d | ai | wu + ai = wai, -uai | ||
| t | ei | wu + ei = wei, -ui | ||
| n | ao | yi + ao = yao, -iao | ||
| l | ou | yi + ou = you, iu | ||
| g | an | yi + an = yan, -ian | wu + an = wan, yu + an = yuan, (j, q, x) uan | |
| k | en | yi + en = yin, -in | wu + en = wen, yu + en = yun, -un - un | |
| h | ang | yi + ang = yang, -iang | wu + ang = wang, -uang | |
| j(i) | eng | yi + eng = ying, -ing | wu + eng = weng, yu + eng = yong, -iong | |
| q(i) | er | |||
| x(i) | yi, -i | zh(i) | wu, -u | |
| ch(i) | yu, -u/ü | sh(i) | (jü qü xü) | |
| r(i) | z(i) | c(i) | s(i) |
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Pīnyīn è il sistema di trascrizione del cinese standard ufficiale nella Repubblica Popolare Cinese. 拼音 significa “trascrivere suoni” e generalmente si riferisce allo Hànyǔ Pīnyīn (漢語拼音, letteralmente: “traslitterazione della lingua degli Hàn”), che è un sistema di romanizzazione (notazione fonetica e traslitterazione in scrittura latina) dei caratteri del cinese standard, mandarino variante di Pechino, usato nella Repubblica Popolare Cinese (adesso anche in Taiwan, Hong Kong).
Le iniziali sono come le consonanti in lingua occidentale, mentre le finali sono come le vocali.
zh, ch, sh, r, z, c, s esistono sempre come zhi, chi, shi, ri, zi, ci, si.
- Le iniziali er e -r.
- Quando la finale ê è alla fine della parola, si omette e rimane ê.
- Quando c’è un’altra finale insieme con iou nella parola, si omette i rimane solo yu, y.
- Quando ci sono le diverse iniziali nella parola precedono il finale, si omette wu, w.
- Quando ci sono le diverse iniziali nella parola precedono il finale, si omette yu, y.
- Quando ci sono le diverse iniziali nella parola precedono il finale, si omette j, q, x –u, ju, qu, xu. Quando le iniziali l, n precedono –u, esistono come lü, nü. Mentre le iniziali precedono iou, si aggiungono o, esistono come iu.
- Quando ci sono le diverse iniziali nella parola precedono uei, si omette e rimane –iu.
- Quando ci sono le diverse iniziali nella parola precedono uen, si omette e rimane –ui.
- Quando ci sono le diverse iniziali nella parola precedono ng, si omette e rimane -un.
- In alcuni casi la finale o esiste anche come ǒ.
- Quando la finale o nella parola segue le iniziali b, p, m, f, esse esistono come bo, po, mo, fo; buo, puo, muo, fuo si devono leggere a, o e.
- Se la prima lettera della seconda sillaba di una parola bisillabica è a, o oppure e bisogna mettere un apostrofo “’”, per dividere la prima sillaba dalla seconda: Xi’ou (西歐 Europa Occidentale).
- Omofono pòyīnzì, un carattere ha diverse pronunce e significati: 破音字 shǎo, shào, 少 significa “poco”; 少 significa “giovane”.
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聲調 Toni
Shēngdiào
Il tono è l’altezza dell’emissione sonora nell’articolazione della vocale o del gruppo vocalico della sillaba; nei diversi toni, al variare dell’altezza variano, comunque, anche altri fattori, come la durata e l’intensità del suono. Il tono, in cinese, ha una importanza estrema, in quanto rappresenta un tratto distintivo, cioè ha la funzione di distinguere diversi significati.
Una sillaba con iniziale e finale identiche, ma toni diversi, possiede significati distinti. Ad esempio, la sillaba ma, se realizzata nel primo tono (mā), avrà il significato di “mamma”, se realizzata nel secondo tono (má), significherà “canapa”, se realizzata con il terzo (mǎ) significherà “cavallo” e con il quarto tono (mà) il verbo “insultare”.
Questo concetto, benché possa apparire estremamente esotico per noi, non ci è del tutto estraneo: anche in italiano esiste la possibilità di indicare significati distinti attribuendo diversi toni alla stessa parola. La parola “no” italiana può significare un semplice diniego o un diniego imperativo se pronunciata in tono reciso e in un determinato contesto: “No!”. Può indicare dubbio (che però attende una risposta affermativa) se pronunciata in tono interrogativo, come in: “Sei italiano, no?”. Realizzata con un altro tono ancora, può indicare enfasi, stupore e meraviglia, come in: “Ma no!”
Nella lingua cinese i toni sono quattro, a cui va aggiunto un quinto tono, detto “neutro” che non viene contrassegnato da nessun segno grafico.
- Il primo tono, contrassegnato con il segno ˉ, ha andamento piano e altezza piuttosto elevata; la durata è relativamente lunga.
- Il secondo tono, contrassegnato con il segno ˊ, ha un andamento ascendente; la durata è relativamente breve.
- Il terzo tono, contrassegnato con il segno ˇ, ha un andamento dapprima decrescente e poi ascendente; la durata è molto lunga.
- Il quarto tono, contrassegnato dal segno ˋ, ha un andamento bruscamente decrescente; la durata è molto breve.
5 5 55 : 1° tono
4 4 35 : 2° tono
3 3 214 : 3° tono
2 2 51 : 4° tono
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Esercizi
ā á ǎ à mā má mǎ mà
wū wú wǔ wù bāo báo bǎo bào
ēi éi ěi èi fēi féi fěi fèi
ōu óu ǒu òu tāi tái tǎi tài
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Variazioni di tono → terzo tono+terzo tono
三聲變調
Quando un terzo tono precede un altro terzo tono, il primo di essi si modifica in un secondo tono. Questa variazione, regolare e spontanea, non è nella trascrizione.
nǐ hǎo → ní hǎo
Il tono neutro
輕聲
Nella lingua cinese troviamo numerose parole la cui ultima sillaba ha un tono neutro. In questi casi, la sillaba con il tono neutro va articolata quasi si appoggiasse alla sillaba che la precede.
In molte parole formate dalla ripetizione dei morfemi, il secondo morfema ha tono neutro, come in xièxie (grazie), gēge (fratello maggiore), dìdi (fratello minore), māma (mamma), bàba (papà); sono di tono neutro anche molte particelle finali, come 吗 ma e 呢 ne e la particella strutturale 的 de; di tono neutro è anche l’indicatore di plurale (usato solo per i pronomi e in abbinamento con alcuni sostantivi indicanti persone) 們 men.
Mutamenti tonali di 不 e 一
不和一的變調
Variazioni di tono di 不
bù
Il morfema 不 bù, quando è pronunciato isolatamente o è seguito da un primo, secondo, o terzo tono, mantiene il quarto tono proprio della sua pronuncia di base. Quando è seguito da un quarto tono, si realizza come un secondo tono.
不通 bù tōng 不忙 bù máng 不去 bú qù
Variazioni di tono di 一
一 yī
Il morfema 一 yī, se seguito da un primo, un secondo e un terzo tono, si realizza con un quarto tono; quando invece è seguito da un quarto tono, assume il secondo tono:
一天 yì tiān 一年 yì nián 一對 yí duì
當 viene pronunciato da solo, o nella numerazione, il tono di 一 yī rimane il suo tono base, il primo. Le variazioni di tono di 不 bù e di 一 yī, in genere, sono segnalate graficamente nei testi con trascrizione in pīnyīn a finalità didattiche, ma non sui vocabolari.
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Etania Hàn e Hànyǔ
漢族和漢語
Si definisce ufficialmente uno stato multietnico unitario e pertanto riconosce 56 gruppi etnici o Mínzú 民族. All'interno del paese il gruppo principale è quello Hàn, che include più del 92% della popolazione, mentre le altre 55 nazionalità si designano come minoranze. Questo è il motivo per cui la lingua cinese si definisce Hànyǔ.
Le monete nazionali
各國貨幣
kuài
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