Concetti Chiave
- Il Neoguelfismo, impronta cattolica del liberalismo italiano, richiamava al primato papale e a una società gerarchica pre-Rivoluzione Francese.
- Negli anni '40, i moderati italiani cercavano l'indipendenza dall'Austria, senza puntare all'unificazione nazionale.
- Le rivolte del 1848 portarono a una richiesta di costituzioni liberali in diverse città italiane, ispirate dalle politiche di Pio IX.
- La prima guerra di indipendenza iniziò con una dichiarazione di guerra del Piemonte agli Asburgo, ma si concluse con la sconfitta sabauda e l'armistizio di Salasco.
- Il tentativo di instaurare la repubblica romana fu schiacciato dalle potenze cattoliche, segnando una vittoria per la reazione in Italia.
Il liberalismo itali
I moderati italiani puntavano all’indipendenza dall’Austria e non all’unificazione nazionale. Durante gli anni 40, dopo il fallimento dei prog' data-video-id='ano ebbe un’impronta cattolica e per questo venne detto Neoguelfismo. Questo termine si rifà alla divisione medievale tra guelfi e ghibellini, i Guelfi erano i sostenitore del pontefice, mentre i Ghibellini appoggiavano l’imperatore. Il Neoguelfismo non era altro che una riproposizione del primato papale già sostenuto dai Guelfi nel medioevo. Il Neoguelfismo auspicava ad un ritorno alle relazioni sociali di tipo gerarchico tipiche del periodo precedente alla Rivoluzione Francese. In questo contesto rientravano alcuni suoi temi, quali la rivalutazione del ruolo della Chiesa e la polemica contro l’invadenza dello Stato.
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Durante il 48 italiano si cercò di rendere l’Italia indipendente dal’Austria. A partire dal 1846, il papa Pio IX si mostrò pronto a dare una svolta liberale allo stato pontificio a discapito dell’assolutismo. Dal 1847 in avanti Pio IX divenne il simbolo dei liberali di tutta l’Italia. L’intera penisola, trascinata dall’entusiasmo delle nuove politiche di Pio IX, reclamava la promulgazione di costituzioni liberali.
Le rivolte del 1848
A Palermo, nel gennaio del 1848, a seguito di rivolte, il sovrano Ferdinando II di Borbone emanò una costituzione e per gli stessi motivi furono costretti ad imitarlo Carlo Alberto di Savoia, Leopoldo II di Toscana e Pio IX, le cui carte costituzionali erano basate sulla costituzione emanata in Francia nel luglio del 1830 di tipo liberale-censitaria che rispettava ancora le prerogative del re.
A marzo insorsero vittoriosamente le città di Venezia e Milano, ma queste rivolte ebbero carattere un po’ diverso, in quanto gli insorti chiedevano, oltre ad una costituzione, l’indipendenza dall’Austria.
A Venezia il leader democratico Daniele Manin proclamò la fondazione di una nuova repubblica liberale e a Milano, durante le cinque giornate tra il 18 e il 22 marzo, ci furono molti scontri tra gli austriaci e gli insorti.
La guerra di indipendenza
Sollecitato dallo stato di generale entusiasmo, l’appena costituzionalizzato Piemonte di Carlo Alberto il 23 marzo dichiarò guerra agli Asburgo e fu subito imitato dagli altri sovrani della penisola, che inviarono contingenti armati in quella che è passata alla storia come la prima guerra di indipendenza. Agli eserciti volontari si unirono molti volontari di ispirazione democratica. I piemontesi riuscirono a sconfiggere gli austriaci a Goito il 30 maggio.
In seguito tuttavia i democratici cominciarono a diffidare da Carlo Alberto, il cui principale obiettivo pareva quello di espandere il regno sabaudo. Così il re delle due Sicilia, del ducato di Toscana e il papa gli negarono il proprio appoggio.
La sconfitta e l'armistizio
Così dal 23 al 25 luglio, gli austriaci, guidati dal generale Radeschi, sconfissero le truppe sabaude, Milano fu riconquistata e Carlo Alberto fu obbligato a sottoscrivere l’umiliante armistizio di Salasco, con cui si impegnava a sgomberare i territori ad est del Ticino.
La repubblica romana e la reazione
Nel 49 il conflitto assunse un carattere politico e riguardò le questioni interne dei vari stati. I leader democratici ebbero quasi ovunque il sopravvento sul notabilato moderato. Fu così che il papa scappò rifugiandosi a Gaeta, sotto la protezione del regno di Napoli, lasciando campo libero alle frange più radicali. Nel febbraio del 1849 un’assemblea costituente eletta a suffragio universale, in cui sedevano pure Mazzini e Garibaldi, proclamò la decadenza del potere temporaneo dei papi e l’istituzione della repubblica romana, vista come il primo nucleo di una nazione italiana unitaria.
Un mese dopo, i democratici presero il potere anche in Toscana, dalla quale a sua volta il grande duca fuggì e i democratici piemontesi riuscirono ad indurre Carlo Alberto a dichiarare nuovamente guerra all’Austria.
Sconfitto a Novara a marzo, Carlo Alberto abdicò in favore del figlio Vittorio Emanuele II. Pochi giorni più tardi Gli austriaci soffocarono nel sangue un’insurrezione, le cosiddette dieci giornate, scoppiata a Brescia. Intanto le potenze cattoliche (la Spagna, la Francia il regno delle due Sicilie, l’Austria)avevano fatto cadere la repubblica romana. La reazione sembrava aver avuto partita vinta in Italia così come nel resto dell’Europa.
Domande da interrogazione
- Che cos'è il Neoguelfismo e quale ruolo ha avuto nel liberalismo italiano?
- Quali erano le aspirazioni dei moderati italiani negli anni '40?
- Qual è stato il ruolo di Pio IX durante il periodo di liberalizzazione in Italia?
- Cosa accadde durante le rivolte del 1848 in Italia?
- Quali furono le conseguenze della prima guerra di indipendenza italiana?
Il Neoguelfismo, un movimento con impronta cattolica, si rifà alla divisione medievale tra guelfi e ghibellini, sostenendo il primato papale e auspicando un ritorno a relazioni sociali gerarchiche, come descritto nel testo.
I moderati italiani miravano all'indipendenza dall'Austria piuttosto che all'unificazione nazionale, come evidenziato nel contesto storico del Neoguelfismo.
A partire dal 1846, Pio IX divenne simbolo dei liberali italiani, promuovendo una svolta liberale nello stato pontificio e incoraggiando la richiesta di costituzioni liberali in tutta Italia.
Le rivolte del 1848 portarono a insurrezioni vittoriose a Venezia e Milano, dove gli insorti chiedevano non solo una costituzione, ma anche l'indipendenza dall'Austria, come descritto nel testo.
La prima guerra di indipendenza, iniziata con l'entusiasmo del Piemonte, si concluse con la sconfitta delle truppe sabaude e l'umiliante armistizio di Salasco, segnando un momento critico nella lotta per l'indipendenza italiana.