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Understanding global economy

Prof. Mosconi

6 Febbraio 2019

Che cosa sta accadendo oggi?

  • PIL mondiale: 2017: 3,8 | 2018: 3,7 | 2019: 3,5 | 2020: 3,6
  • Economie avanzate: 2017: 2,4 | 2018: 2,3 | 2019: 2,0 | 2020: 1,7
  • Mercati emergenti e economie in via di sviluppo: 2017: 4,7 | 2018: 4,6 | 2019: 4,6 | 2020: 4,9

L'economia mondiale è analizzata in quattro anni, di cui due anni sono a consuntivo e due in visione prospettica.

Gli anni analizzati vanno dal 2017 al 2020. In blu vi sono le economie avanzate (Stati Uniti, Paesi UE, Giappone). In questi quattro anni le economie avanzate hanno messo a segno e si presume raggiungeranno questi dati di crescita: 2,4; 2,3; 2,0; 1,7.

La linea rossa rappresenta, secondo il Fondo Monetario Internazionale, i mercati emergenti e le economie in via di sviluppo. La linea nera rappresenta, invece, la media ponderata tra linea rossa e blu.

Analizzando i dati di specifici paesi si può analizzare il caso degli Stati Uniti i cui dati risultano: 2,2; 2,9; 2,5; 1,8. Area Euro – dati: 2,4; 1,8; 1,6; 1,7. Italia dati: 1,6; 1,0; 0,6; 0,9.

Occorre confrontare tali dati con la classe di appartenenza di tali paesi ovvero le economie avanzate. Prendendo in considerazione la linea rossa, analizzando i singoli paesi si vedono andamenti diversi.

Cina dati: 6,9; 6,6; 6,2; 6,2. Questi dati sono superiori rispetto alla parte occidentale del mondo, ma rispetto al 10% degli anni precedenti rappresenta comunque un rallentamento della crescita. È pertanto una crescita pazzesca (che l’Italia non conosce dagli anni '50 del Boom economico), ma bisogna precisare che rispetto agli anni precedenti è un calo/rallentamento.

India presenta invece delle eccellenze a livello informatico, mentre la Cina produce beni industriali su ampie serie. India dati: 6,7; 7,3; 7,5; 7,7. Pertanto, segue una crescita più in linea con gli anni precedenti. Brasile dati: 1,1; 1,3; 2,5; 2,2.

World Economic Outlook (WEO – Update)

Vi è una linea in grassetto che considera (in termini di variazioni percentuali) il Commercio Mondiale in beni e servizi (in volume). Sono considerati sempre quattro anni di cui due a consuntivo e due in visione prospettica. Guardando questi dati: 2017: 5,3 | 2018: 4,0 | 2019: 4,0 | 2020: 4,0.

Il fatto che il commercio mondiale in beni e servizi, nonostante i rallentamenti e le crisi e i momenti di difficoltà, continui a crescere e mantenga la sua linea di crescita è una delle ancore di salvezza perché un’economia come quella italiana, fondata molto sulle esportazioni, in questa dinamica di crescita, trova mercati di sbocco che si ingrandiscono anno dopo anno e che offrono possibilità alle imprese di continuare ad esportare.

Fatto importantissimo, che lega gli aspetti macro a quelli che hanno a che fare con l’internazionalizzazione delle imprese (export e IDE, investimenti diretti esteri).

Quindi: economia mondiale che cresce tra il 3 e il 4.

L’economia dei paesi avanzati tra l’1 e il 2.

Dove guardare per meglio comprendere le dinamiche economiche di fondo? Alcuni fatti stilizzati.

Fatto stilizzato #1: il mercato interno europeo e la moneta unica

Dal 1946 si mette in moto un meccanismo che tra fine '900 e inizio anni 2000 genera il cosiddetto: un mercato – una moneta, che cerca di riprodurre quello che c’è in America. Gli economisti amano definirlo un "campo da gioco ben livellato" [Level playing field], dove le imprese possono farsi concorrenza e il migliore prevale. Un indicatore molto utilizzato per spiegare il successo di questa cosa è andare a vedere quanto è aumentato nel mercato interno (domestico) il commercio intra-UE, ovvero il commercio tra i paesi dell’Unione Europea, che è indice che vi sono sempre più rapporti tra le imprese di tali paesi.

Sono nati i campioni europei, ovvero delle grandi imprese, di cui non viene tenuta conto la provenienza geografica, ma sono semplicemente dette europee. AIRBUS è nata dall’iniziativa di quattro paesi che hanno unito le originali imprese. Un altro campione europeo è STM (produzione di componenti elettronici e semiconduttori), dove a Catania, ha un importante centro di ricerca e produttivo. È più piccola di AIRBUS perché si è formata dall’unione di due imprese.

È oggi a rischio il processo di integrazione europea? Quali passaggi ancora da realizzare per non disperdere ciò che in quasi 70 anni di integrazione è stato costruito? (70 anni perché è iniziato nel '51-'52 con la nascita delle CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio), che apre la strada alla CEE (Comunità economica Europea) che vuole il libero commercio su tutti i beni, non solo carbone e acciaio).

Fatto stilizzato #2: vecchia e nuova globalizzazione

La globalizzazione scatta dopo la prima rivoluzione industriale. Quando i paesi commerciano tra di loro vi sono vincoli di triplice natura: costi commerciali (trasporto), costi di comunicazione (che dipendono dalle tecnologie disponibili), costi di contatti personali diretti. Questi un tempo erano tutti e tre elevati e dunque il commercio internazionale non poteva funzionare e la globalizzazione non esisteva.

Solo nel XIX secolo il costo della circolazione dei beni su grandi distanze diminuì. Iniziano a diminuire i costi commerciali (ovvero quelli legati al movimento delle merci su larghe distanze) grazie ad un insieme di cambiamenti → (nel corso del XIX) Abbattimenti dazi doganali, miglioramento delle condizioni di trasporto e nasce così la prima globalizzazione, fatta di import e export. Si separa la fase produttiva dalla fase di consumo (primo spacchettamento).

Quando nel XX secolo diminuiscono anche i costi di comunicazione grazie alle tecnologie informatiche (Internet e ICT), i paesi iniziano a convergere su unico livello e inizia una nuova globalizzazione (secondo spacchettamento dell’economia mondiale) e vi è un secondo spacchettamento, ovvero la separazione geografica delle fabbriche dai paesi del G7 (verso i paesi in via di sviluppo tramite gli IDE).

Oggi i costi dei contatti personali diretti sono ancora elevati (terza rivoluzione). In questo punto il tema si incrocia con il fatto stilizzato numero 3.

Fatto stilizzato #3: la nuova/quarta rivoluzione industriale (industry 4.0)

  • 1° rivoluzione industriale, fine XVIII sec.: macchina a vapore. La 1° è stato un punto di svolta nella storia dell’umanità, punto di passaggio epocale, la prima volta in cui l’uomo non utilizza più la sua forza fisica o quella degli animali. Con la scoperta dell’energia a vapore applicata all’industria tessile, l’uomo per la prima volta si avvale dell’utilizzo di una forma di energia inanimata.
  • 2° rivoluzione industriale, inizio XX sec.: elettricità, prodotti chimici e petrolio. Questa seconda ondata di rivoluzione è stato il risultato di un insieme di fattori interconnessi, riconducibili agli inizi del XX sec. quando si scopre l’elettricità, la chimica e si comincia a utilizzare il petrolio. Si creano, grazie a questi elementi, le basi per potenziare i cicli produttivi. Il punto d’arrivo "simbolico" entrato nell’immaginario collettivo di questa rivoluzione industriale riguarda più potenza "artificiale" e più possibilità di operare su larga scala (catena di montaggio, standardizzazione della produzione).
  • 3° rivoluzione industriale, primi anni 70 del secolo scorso: elettronica, robot e computer. Questa è collocabile nei primi anni 70, la catena di montaggio diventa più automatizzata, si sostituisce l’azione umana con le macchine, comincia ad essere introdotta l’elettronica, i robot, i computer.
  • Oggi la 4° rivoluzione industriale con l’utilizzo di macchine intelligenti, interconnesse, collegate a Internet.

Le macchine intelligenti sono macchine all’interno delle quali vi sono sensori, microprocessori di ultima generazione, che rendono quella macchina capace di trasmettere dati sul suo funzionamento. Sono macchine interconnesse, poiché grazie a Internet sono collegate. Il fatto davvero caratteristico riguarda che tutto è collegato, tutto si sta fondendo, il mondo fisico con il mondo digitale/virtuale.

  • CPS: Cyber-Physical Systems
  • Big Data: presenza fondamentale di algoritmi che aiutano a rielaborare i dati. Oggi le imprese più evolute fanno sì che la macchina trasmetta dati sul suo funzionamento in modo tale da sistemarla prima che si rompa (processo denominato manutenzione predittiva).
  • Stampante 3D (manifattura additiva)
  • E poi c’è la tesi del MIT sulla "seconda età delle macchine" – La prima rivoluzione industriale ha cambiato il rapporto uomo-macchina per quel che riguarda la forza fisica. Con delle varianti il discorso è il medesimo per la seconda e la terza rivoluzione industriale. Nella seconda età delle macchine si presume che cambi il rapporto tra l’uomo e le sue capacità cognitive.

Fatto stilizzato #4: la via Emilia, il "modello emiliano" e il ruolo di locomotiva

Il modello emiliano è stato studiato nella letteratura economica, nazionale e internazionale.

Peso dell’E-R sulle variabili economiche "di base":

  • Popolazione
  • PIL
  • Superficie territoriale → 7-9% del totale nazionale, dato che mostra come l’Emilia-Romagna non arriva ad un’incidenza del 10%.

Peso dell’E-R sulle variabili che esprimono lo "spirito imprenditoriale":

  • Distretti industriali (ISP)
  • Medie imprese industriali (Mediobanca – Unioncamere)
  • Nuovi Champions (Italypost/Corriere)
  • Principali società italiane (R&S)
  • Tre multinazionali + grandi cooperative
  • Export (Istat – Bankitalia) → 13-15% del totale nazionale. Il peso aumenta. Sono variabili che sintetizzano come le imprese dell’Emilia-Romagna sono capaci di stare sul territorio e di muovercisi.

Oggi si parla di nuovo triangolo industriale (per distinguerlo da quello di inizio 900 che ricomprendeva Milano, Torino e Genova). Nel mondo odierno sono cambiate molte cose, la Liguria ha perso quota, il Piemonte ha subito gli alti e bassi del gruppo Fiat e non ha più la forza dell’epoca. La Lombardia con Milano si è terziarizzata a somiglianza delle grandi metropoli e l’industria manifatturiera fa della Lombardia un colosso industriale. Al posto di Liguria e Piemonte sono subentrate Veneto (Treviso) e Emilia-Romagna (Bologna), con uno sviluppo diffuso nel territorio. Accanto a queste c’è la Toscana che eccelle in alcuni comparti (settore moda).

Linea blu: industria in senso stretto: Emilia-Romagna e Veneto hanno il primato. Nell’altro istogramma si considera il Grado d’apertura: export/PIL, anche con riferimento a questo indicatore l’Emilia-Romagna e il Veneto detengono il primato. Ovviamente c’è una correlazione e una logica spiegazione tra la "industria in senso stretto/manifatturiera" e il "grado d’apertura". Il Veneto e l’Emilia-Romagna sono due regioni con una buona base manifatturiera, che vendono i beni appunto manifatturieri in tutto il mondo e ottengono così il più alto grado d’apertura. È per sua natura la manifattura orientata ai mercati internazionali. Questa tendenza si sta affermando progressivamente anche nel settore dei servizi, anche se per loro natura sono a volte difficilmente esportabili.

Il mondo prima della crisi – Francesco Daveri

Istogramma sul PIL mondiale nei 30 anni prima della crisi.

  • Dal 1978 al 1995: +3,2% annuo.
  • Dal 1995 al 2007: +4% annuo.
  • Dal 2003 al 2007: +4,5%.

L’Europa è sempre cresciuta un po’ meno degli Stati Uniti. Il PIL è cresciuto più che in ogni altra epoca storica.

Crescita annuale del PIL pro capite del mondo:

  • 1950-2007: +2,2% circa
  • 1820-1950: +1% circa
  • 1000-1820: +0,05%
  • 0-1000: -0,0001% circa

Dunque, l’economia mondiale ha fatto meglio dopo il 1950 rispetto a ogni periodo precedente, dalla nascita di Cristo in poi. La crescita del tenore di vita è un fenomeno del 20° secolo. Ma anche negli anni in cui il mondo cresceva rapidamente (dal 1820 in poi), non tutti i paesi sono cresciuti: Daveri mette sulle ascisse il numero dei paesi, sulle ordinate i tassi di crescita medi annui divisi tra positivi e negativi.

Secondo questo grafico, la Corea del Sud è un caso straordinario grazie alle politiche dello stato e alla crescita sinergica di molte imprese del paese. Chi sono stati i fast growers (coloro che sono cresciuti più rapidamente)? Asia, più dei BRIC (Brasile, Russia, India, Cina).

La crescita è stata diversa tra aree geografiche:

  • Paesi OCSE (i più ricchi) Crescita stabile tra il 2/3%.
  • Est Europa, crescita rapida dopo metà anni ’90.
  • Asia Meridionale e Orientale Successo economico eccezionale (crescita >5%) Non solo India e Cina; Giappone fino agli anni 80, molti altri.
  • Africa a sud del Sahara Molto male (crescita <0), poche eccezioni (Botswana come Asia).
  • Paesi medio-orientali Petrolio = moderna manna, ricchezza per pochi. Effetti di breve durata sul tenore di vita medio delle popolazioni.
  • America Latina Grande variabilità macroeconomica, più volte in Paradiso e più volte all’Inferno (crisi del debito negli anni ’80, Messico 1994, Argentina 2002).

Perché tante differenze nei tassi di crescita (dell’economia/prodotto interno lordo)? L’economia è una scienza sociale che utilizza strumenti rigorosi. Nella seconda parte Daveri offre gli strumenti concettuali per spiegare le diverse velocità di crescita.

Due forze influenzano la crescita di un paese:

  • Forza #1: paesi poveri hanno più possibilità di crescere perché devono recuperare il gap con i paesi più ricchi. Altri paesi hanno fatto gli investimenti necessari per scoprire le nuove tecnologie. Una volta che gli innovatori hanno innovato, si può copiare o importare dall’estero le innovazioni, in tal modo risparmiano risorse e tempo. Ipotesi della convergenza: i paesi poveri crescono più veloci dei ricchi.
  • Forza #2: un paese povero può rimanere povero per sempre e un paese ricco può rimanere ricco per sempre. Se un paese manca di capitale umano, infrastrutture fisiche o immateriali per il catching up [aggancio/per colmare il gap], o è chiuso alla globalizzazione, niente convergenza.

Grafico: sull’asse orizzontale c’è il capitale per occupato, ovvero la misura sintetica di ciò che ogni lavoratore ha a disposizione per poter fare bene il suo mestiere. Il capitale incorpora la tecnologia. Tale indicatore è proxy del livello di tecnologia di un’impresa. Nell’asse delle ordinate troviamo il "risultato di quello sforzo", ovvero l’output per occupato/la produzione per occupato.

Questo grafico rappresenta la forza #1, quella che porta alla convergenza. Nel grafico vi sono due triangolini, con la stessa base [1] e due aree diverse. La base del triangolo è 1 in entrambi i triangoli perché si presuppone che la dotazione di capitale aumenti nella stessa misura sia nel paese ricco che in quello povero.

Legge di rendimenti marginali decrescenti: man mano che allo stock di capitale AGGIUNGO un’unità, il rendimento marginale ottenuto è sempre più basso. Il secondo grafico spiega il primo.

Grafico: legge dei rendimenti marginali decrescenti. Grafico: la curva rossa (chi ha istituzioni appropriate) giace sempre al di sopra della curva blu (curva di chi non ha istituzioni appropriate). A parità di capitale, qualunque sia il livello di capitale, la curva dei paesi con istituzioni appropriate è sempre al di sopra della curva dei paesi con istituzioni non completamente appropriate o totalmente inappropriate.

Buone istituzioni (proprie dei paesi già ricchi) possono controbilanciare l’ipotesi di convergenza della forza #1 e lasciare quindi un vantaggio ai paesi già ricchi. È da qui che viene la forza #2: divergenza.

Esempi di "istituzioni": borsa, sistema bancario, la legge Antitrust, il funzionamento della vita civile sistema di funzionamento dei diritti di proprietà. Questa è la "forza dell’Occidente", poiché nonostante i numerosi difetti, nell’insieme i paesi occidentali hanno costruito delle economie di mercato e si sono date una serie di "istituzioni" che fanno sì che la vita economica prenda una certa direzione. Agli altri (paesi poveri) manca un insieme di istituzioni (dalla Banca Centrale, ai tribunali, alla legge Antitrust, al sistema finanziario), che necessitano di anni per essere implementate. Spesso i paesi poveri, anche se dotati di risorse naturali, sono stati vittime di cicli politici sfortunati, non hanno fatto funzionare le istituzioni. In questi paesi conta di più la forza #2 di quella #1 e l’aggancio non si è verificato. La mancanza di istituzioni adeguate depotenzia la legge della marginalità decrescente, che non dispiega i suoi effetti. La grandezza della bolle dipende dal tasso alto/medio/basso.

La crescita apparentemente impetuosa di paesi come India e Cina appare nella sua realtà. In un paio d’anni Cina e India sono cresciute del 8/10% che però non si distribuisce adeguatamente e le bolle che rappresentano tali paesi rimangono ancorate ad un livello basso di PIL pro capite. Ergo non vi è convergenza. Diverso è il caso degli USA perché essendo molto ricchi il PIL pro-capite non cresce più del 7% annuo, ma rimangono comunque ricchi perché ci sono buone istituzioni e forti che hanno contrastato la legge dei rendimenti decrescenti.

In alcuni casi la forza #1 (convergenza) prevale e i poveri convergono verso il benessere dei ricchi

Dopo la Seconda guerra mondiale fino ai primi anni Novanta:

  • Europa e Giappone hanno...
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Scienze giuridiche IUS/05 Diritto dell'economia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher EC96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Understanding Global Economy e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Parma o del prof Mosconi Franco.
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