Linguistica dei media: Modulo A e B
Il linguaggio giornalistico e la lingua dei media.
Sommario
- Modulo A: Il linguaggio giornalistico ed i giornali...................................1
- I giornali del 700.........................................................................................................................1
- Giornalismo dell’800 (fino all’unità 1861)......................................................................5
- Prima metà dell’Ottocento.....................................................................................5
- Seconda metà dell’800, periodo post-unitario.........................................................................8
- Il Novecento......................................................................................................................11
- Primo periodo: 1900-1925 (fascismo)............................................................................11
- Ventennio fascista: 1925/45......................................................................................14
- Dal dopoguerra alla metà degli anni 70 (1945-1970)................................16
- I giornali dopo il 1976 a oggi..............................................................................................17
- Altri aspetti sulla struttura testuale degli articoli giornalistici di oggi..................................19
- Modulo B: La lingua dei media nell'epoca della crossmedialità. ........................................26
- Quotidiani online.......................................................................................................29
- I blog..................................................................................................................................34
- Email.....................................................................................................................................36
- I social network......................................................................................................................37
- I forum e i newsgroup............................................................................................................37
- Le chat...................................................................................................................................37
Il linguaggio giornalistico ed i giornali
Modulo A
I giornali, a differenza di altri media come la televisione, sono stati molto studiati dal punto di vista linguistico sia per quanto riguarda la loro storia passata sia per il giorno di oggi.
Studiare come erano i giornali ieri è importante per scoprire come il linguaggio giornalistico attuale sia il risultato in Italia di un percorso faticoso che partiva dalla lingua letteraria, perché la nostra storia linguistica per secoli è stata di lingua colta e quindi letteraria.
È utile quindi vedere anche come lo strumento del giornale abbia avuto un ruolo importantissimo anche dal punto di vista linguistico, specie in un paese come il nostro che si è unificato tardissimo e ha avuto un’unificazione politica tardiva e che si trovava nelle condizioni difficilissime della mancanza di una lingua unitaria. Nel 1861, anno dell’unità, la maggior parte della gente parlava il dialetto e non conosceva la lingua italiana.
Il cammino del linguaggio giornalistico è stato di fondamentale importanza ai fini di una costituzione e di una diffusione dell’italiano nazionale.
Dal 700 a metà dell’800 i giornali faticosamente si avvicinano al momento in cui ci sarà un linguaggio giornalistico.
I giornali del 700
Parlare del giornalismo ha senso solo dal secondo 700, ma non vuol dire che i giornali prima non ci fossero: esistevano già degli aspetti del giornalismo culturale e anche di quello informativo, ma era poco sviluppato. C’erano nel 600 e inizio 700 riviste di rassegne bibliografiche, recensioni di libri usciti, e non fornivano spunti di riflessione e disquisizione. Ricordiamo di questo periodo non ancora maturo della prima metà del 700 giornali come “il giornale dei letterati di Italia” (1710) di Venezia a cura di uomini di cultura importanti come Maffei e Apostolo Zeno.
È con lo sviluppo del pensiero illuministico, nella seconda metà del 700, che il giornalismo italiano, pur rimanendo ancora un prodotto poco maturo dal punto di vista linguistico, diventa uno strumento importante non solo di informazione, comunicazione ma anche di stimolazione delle idee.
È ora che si delinea in maniera chiara la distinzione tra giornali letterari e gazzette politiche. I centri più importanti sono Venezia e Milano.
Giornali letterari
A Venezia abbiamo “l’Europa letteraria”, e a Milano “il caffè”, fondato nel 1764 dai fratelli Verri e Beccaria e in cui collaboravano oltre loro personaggi celebri della Milano illuminista.
Questa testata ebbe vita breve (un paio d'anni), aveva una ristretta cerchia di lettori e non usciva con grande regolarità (ogni 10 gg circa), in quanto la periodicità a quest'epoca era tutta diversa da quella di oggi ma aveva acquisito una importanza notevolissima. È uno degli emblemi dell’illuminismo, visto che il suo intento non è solamente informare e comunicare ma si sente investito di una responsabilità civica di cambiare e rinnovare la società.
Contenutisticamente il giornale abbracciava molti settori di interesse: letteratura, agricoltura, economia, filosofia, lingua. Questo quindi portò alla necessità di allargare il bagaglio lessicale della cultura. L’Italia aveva sì una tradizione terminologica ma era confinata ad aspetti colti. Era una lingua letteraria. Per la scienza stessa fino al 600 era stata discussa in latino, per la conversazione quotidiana c’erano i dialetti ed il francese per le discussioni pubbliche tra le famiglie nobili. L’italiano quindi era rimasto povero, con dei veri e propri vuoti in molti ambiti.
Rispetto a questa condizione Verri dice no. Da una lettera di Verri al fratello risultano evidenti e gli dichiara gli intenti del suo giornale: colpire la mentalità ferma delle persone, e colpire le scioccherie nazionali. Tra queste, anche quelle di quella lingua codificata dai grammatici del 500 che si opponeva all’allontanamento del canone letterario.
C’è un articolo di Verri pubblicato nel Caffè e indirizzato al vocabolario della Accademia della Crusca, dalla salda posizione conservatrice del canone letterario, titolato Rinunzia avanti notaio, che è un vero e proprio manifesto di innovazione della lingua e rinuncia della tradizione letteraria. Non bisognava avere restrizioni sui vocaboli nuovi. Così come Petrarca, Dante e Boccaccio avevano avuto la facoltà di intentare parole belle e nuove, anche loro pretendevano la stessa libertà. Inventare parole nuove per potere chiamare le cose nuove della società che non avevano nome nella tradizione.
Risultato quindi portato a segno da questi intellettuali è più che altro di arricchimento lessicale, specie dell’ambito economico. Per il resto, dal punto di vista sintattico non possiamo certo dire che la prosa del Caffè sia stata particolarmente moderna od innovativa. Nonostante i coraggiosi intenti rimase pur sempre una lingua letteraria, assolutamente non giornalistica.
Le gazzette
Per quanto riguarda le gazzette, esse sono di argomento politico. Anche le gazzette avevano avuto dei precedenti già a metà del 500 nei fogli avvisi, che erano dei fogli di piccolo formato che costavano 2 soldi a cadenza settimanale, (e la moneta del valore di 2 soldi si chiamava gaxeta, da qui il nome gazzetta). Davano notizie di carattere politico ed era moda delle famiglie ricche, come tutte le famiglie nobili della corte francese reale, assoldare un gazzettiere detto anche novellista che leggesse loro ad alta voce le notizie fresche di settimana, in genere scandali e avventure piccanti della città.
Nell’inizio del 700 le gazzette sono ancora imperfette e consistono in un disorganico coacervo di notizie del tutto prive di commento: notizie ufficiali, interne ma soprattutto estere mediate dai giornali francesi che erano la fonte delle notizie, e che venivano tradotte in italiano con notevoli conseguenze sul lessico e sintassi.
Da qui i francesismi, tendenza importante di tutto il giornalismo 700esco e primo 800esco. A parte i giornali, nella seconda metà del 700 si ha sì un certo allargamento degli argomenti, e alcune gazzette diventano più rilevanti ma ancora non sono propriamente politiche e mancano di cronaca cittadina.
Come per i giornali letterari i centri rimangono Venezia, Milano (Firenze dopo).
La gazzetta veneta che è fatta da Gaspare Gozzi, che è già un giornale che parla di fatti diversi, anche locali, ma con una finalità però più ludica che realmente informativa.
Poi la gazzetta milanese in cui collabora il Parini, che invece ha finalità più letterarie. Parini mette sul giornale quel piglio di impegno civile che metteva nelle sue opere, ma la sua lingua rimane nel giornale una lingua sostanzialmente letteraria come è ancora per tutti i giornali.
Ricordiamo poi che la vita politica che queste gazzette riflettono è difficile e movimentata, quindi spesso le notizie sono soggette a censura, ecco anche perché si sente una forte mancanza della cronaca cittadina.
Le gazzette cambiano volto solo alla fine del 700 con il periodo rivoluzionario: è un periodo di grande importanza nello sviluppo del giornalismo politico delle gazzette, il cui numero aumenta vertiginosamente anche se la maggior parte ha una vita molto breve. Le gazzette si connotano per un impegno politico e linguistico evidente. Il primo esempio di gazzetta politica è il monitore di Giovanni Antonio Ranza (1783).
Anche dal punto di vista linguistico i giornali del periodo rivoluzionario (per es., «Corriere milanese», «Staffetta di Sciaffusa») presentano cambiamenti notevoli, scelti anche per farsi capire dal popolo. Ci si batte per una semplificazione linguistica, idea strettamente legata alle idee repubblicane e progressiste in auge con la rivoluzione: il mezzo di una politica che non nasconda le cose e una lingua semplice che renda comprensibile le cose.
Sono tante le voci di intellettuali che si preoccupano della non comprensibilità della lingua dei giornali per il grande pubblico. Anche se, in realtà, il pubblico era molto esiguo e la tiratura limitata: 2000/2500 copie e i giornali letterari ancora meno. Poiché la lingua del grande pubblico non era certo l’italiano ma dialetti, allora si fa pressione affinché addirittura le gazzette utilizzassero il dialetto. Ricordiamo l’intellettuale patriota Eleonora Pimentel che difese i diritti del popolo e l’uso del dialetto nel suo caso napoletano. Nei fatti.
Ma come si comportavano davvero questi giornalisti delle gazzette? Certamente le gazzette sono scritte in una lingua in buona parte diversa rispetto ai giornali letterari perché trattano di fatti concreti piuttosto che idee. Tutto sommato la lingua diventa quindi un po’ più comunicativa e meno legata alla letterarietà, più moderna e disinvolta ma talvolta questa esigenza di semplificazione diventa sciatteria e povertà espressiva: rispetto alla lingua dei giornali letterari (per es., «Il Caffè») e tecnico-scientifici («Giornale di medicina») è meno controllata e accentua la componente del francesismo visto che è dai giornali francesi che le gazzette traducono, ricorre spesso a moduli tipici della lingua parlata, ma nel complesso è più moderna e disinvolta.
I caratteri della lingua giornalistica del 700
I caratteri della lingua giornalistica del 700 (in generale tra giornali letterari e gazzette politiche).
Un dato che vale in generale ma soprattutto per le gazzette è la mancata tempestività delle notizie. Una notizia impiegava settimane per arrivare da un paese all'altro. Le notizie regionali italiane erano vecchie di settimane se non addirittura.
Un'altra caratteristica più strettamente linguistica è la mescolanza: la lingua in cui sono scritti i giornali (soprattutto le gazzette) è una lingua che si porta dietro e mostra diverse radici: prima di tutto quella letteraria: una lingua elevata con forme desuete, ricerca stilistica, forme retoriche; stranierismi: soprattutto il francese le cui notizie dei giornali erano fonte delle notizie italiane soprattutto le gazzette: il francese veniva tradotto con ripercussioni sulla sintassi e il lessico.
In generale l'italiano del 700 era molto influenzato dal francese, lingua di cultura che si era sostituita al latino anche come lingua di comunicazione tra i paesi. Poi in Francia c'è l'Illuminismo.
(Anche il giornalismo inglese non è del tutto assente dalla scena, è quello che poi avrà una tradizione più importante. Si ricorda lo Spectator di Addison, ma anche per questo giornale la mediazione è stato il francese.)
Neologismi: la parola nuova diventa una componente del lessico giornalistico fondamentale, soprattutto quando i giornali incominciano a trasmettere i fatti e non solo fare recensioni. Lingua burocratica: ha grande influenza perché per fare cronaca si attingevano alle notizie dai verbali della polizia. Regionalismi e dialettalismi: il giornale del 700 risente ancora di una certa caratterizzazione regionale. Si tratta comunque di una tendenza più viva nelle gazzette che nei giornali letterari che invece utilizzavano una lingua letteraria.
Esempi
Gazzetta di Milano del 1780:
Un espresso spedito da alcuni mercanti ai loro corrispondenti di questa città, che partì da Savanach il dì 24 di questo mese, ci recò l'importante notizia, che nel dì 9 dello scorso fu respinta l'Armata Francese, e Americana in un assalto generale contro quella Piazza; che in seguito i ribelli si ritirarono verso la Carolina e i Francesi a bordo delle loro navi, essendo loro costata tale spedizione 1500 uomini, ed altrettanti agli Americani, che il Conte di Estaing, che comandava in capite, aveva spedito un araldo al Generale Prevost, ad oggetto si arrendesse con tutte le sue truppe all'armi di Sua Maestà Cristianissima, con rappresentargli, che le sue truppe eran quelle che ultimamente conquistarono [...]
Un’importante notizia: parla di un espresso spedito 20 giorni prima e che porta una notizia importantissima. Si notava che tutte le subordinate oggettive successive sono dipendenti dalla espressione “importante notizia” con un accavallamento del periodo veramente faticoso e una sintassi infelice: le frasi sono l’una dipendenti dall’altra (si arriva a quinto/sesto grado di subordinazione) costruendo un periodo lungo e complesso. Essa è una caratteristica della prosa letteraria italiana (cfr. pensiamo alla cornice del Decameron).
1 SUBORDINATA OGGETTIVA: è quella che esprime il complemento oggetto del predicato verbale della reggente: esplicita con i modi finiti: abbiamo detto – che siamo preoccupati. Implicita modi indefiniti (di): - di essere preoccupati (ex infinitiva latina).
L'Italia non aveva esempi diversi, non c'era una prosa linguistica, c'era solo la letteratura.
Si denota sin dagli inizi uso del gerundio come subordinata causale implicita. Fin da sempre usata nel giornalismo perché più breve del connettivo retto da congiunzione come poiché. (essendo loro costata)
In generale si nota:
- Successione di subordinate legate tra loro con articolazione verticale (principale, sub. primo grado, sub. secondo grado ecc.), quindi sintassi ipotattica (periodo costruito con preposizioni di diverso grado di dipendenza: principale subordinate) mentre lo stile dei giornali di oggi è paratattico con il periodo costruito da frasi dello stesso ordine. Principali e coordinate, che sveltiscono il periodo e lo rendono più vicino al parlato colloquiale.
- Utilizzo del passato remoto per esprimere fatti piuttosto recenti. E questo corrisponde all’uso tradizionale, letterario, del passato remoto per intendere un evento concluso definitivamente. Siamo noi che non siamo abituati a utilizzarlo preferendolo al passato prossimo anche quando l’azione che si è conclusa si è conclusa da tanto tempo.
- Inversioni: il soggetto è post-posto al verbo. Quindi inversione dell’ordine logico delle parole (che è SVO). Si è stancato il popolo. È di derivazione letteraria.
Es. Posposizione soggetto: Profittarono allora alcuni impostori. Furono all'atto della disputa sorprese le due donne.
- Figure retoriche: Anafore. Tricolon: serie ternaria di sostantivi o aggettivi coordinati per asindeto o con congiunzione a volte legati tra loro anche fonicamente. A volte sono anche solo coppie, quindi struttura binaria. Uso enfatico di infiniti narrativi.
Assumono il valore di modi finiti al posto degli imperfetti. La retorica è molto presente nelle gazzette per via della forte componente patriottica.
Da ogni parte rimbombavano lamenti e grida; figliuoli e bestie e uccelli correre confusamente per le strade; partorire prematuramente donne Indiane, e Spagnuole, senza poter avere il menomo soccorso; tutto essere orrore; senza punto scoprirsi la cagione di codesto inaudito fenomeno (Ragguagli di vari Paesi 1765)
- Discorso indiretto, che appesantisce il periodo. Mentre oggi troveremmo citazioni dirette.
- Sintassi ipotattica.
- Uso di congiunzioni letterarie antiquate.
- Lessico colto o militare (capite) espressione latina; cultismi propri della lingua letteraria: poscia, augelli, furare, codesto (oggi solo burocratico); altri che ha molte oscillazioni fonetiche: avrei/avria; prova/pruova; imperatrice/imperadrice; la terza persona plurale “eglino” o “ponno” (possono) ancora della letteratura. Questo bagaglio conservativo da cui molto lentamente ci si libererà non è una scelta, è una cosa inconsapevole, più dovuta
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.