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Corso di storia della musica del 700 (Dams di Bologna): secondo modulo

Nel Settecento il teatro d’opera invade l’Europa e le colonie: se nel corso del Seicento c’era una netta distinzione tra compositori di musica vocale e strumentale, nel Settecento i due ruoli si sovrappongono.

In questo secolo c’è maggiore fruizione di musica, grazie anche alla stampa, aumenta il fenomeno del dilettantismo e del virtuosismo, quindi si crea una grande differenza tra coloro che praticano musica per passione e quelli che lo fanno a livelli altissimi per professione.

Dal punto di vista tecnico la partitura si snellisce, le voci diminuiscono (da 8 a 4) e si usa spesso l’unisono, dove tutte le componenti suonano la stessa parte; la viola costituisce la parte del basso continuo suonata un’ottava sopra, anche se in questo periodo l’elemento del basso continuo inizia a dissolversi.

Nel Seicento l’aria aveva una durata breve, mentre nel Settecento essa diventa un ascolto lungo.

Si crea una sequenza di accordi armonici, dove la melodia domina sull’armonia, che può rimanere la stessa per molte battute di fila.

Antonio Vivaldi

Nasce nel 1678 a Venezia e ha probabilmente frequentato Giuseppe Torelli, che ha contribuito alla sua formazione musicale.

1703: ordinazione presbiteriale; fino al 1713 è maestro di violino all’Ospedale della Pietà, dove giovani ragazze vengono istruite alla musica. Sempre nel 1713 pubblica L’estro armonico opera III.

  • 1713 – 1715: impresario del teatro Sant’Angelo.
  • 1713 – 1717: maestro di coro ad interim alla Pietà.
  • 1714: La Stravaganza, raccolta di concerti.
  • 1718 – 1720: maestro di cappella del governatore di Mantova.
  • 1723 ab anno: maestro per fornitura e preparazione di concerti alla Pietà.
  • Il cimento dell’armonia e dell’invenzione opera VIII.
  • 1725: La cetra opera IX.
  • 1727: dedicata all’imperatore Carlo d’Asburgo.
  • 1728: incontro con l’imperatore a Trieste.
  • 1730: viaggio a Vienna e a Praga.
  • 1731 – 1738: torna in Italia e si esibisce in varie città.
  • 1739: clamoroso fiasco a Ferrara, il suo stile risulta vecchio.
  • 1740: si trasferisce a Vienna per lavorare presso l’imperatore, che però muore improvvisamente e a cui segue un anno di lutto nazionale.
  • 1741: muore a Vienna. Amsterdam, Roger – Le Cène.

La Stravaganza – opera IV (1714)

Per stampare le opere si utilizzano le incisioni su rame, che sono diffuse soprattutto ad Amsterdam; la stampa a caratteri mobili non rendeva bene i segni.

Contiene 12 concerti per violino solo; il concerto è l’emblema dell’arte di Vivaldi e diventa il modello di rifacimento in tutta Europa. Il suo concerto si configura solitamente così:

  • Tre movimenti: veloce – lento – veloce.
  • Spesso monotonale.
  • Dialettica del contrasto: divisione di linguaggi che entrano in contrasto fra di loro.
  • Progressiva trasformazione ed elaborazione di nuclei tematici: il compositore crea dei frammenti melodici che siano coerenti, ma anche unici a modo loro e farà in modo di usarli al massimo all’interno della composizione.
  • Forma a ritornello: sempre osservata nel primo movimento, spesso nel terzo e a volte anche nel secondo, dove prevale una forma unitaria o binaria.

Ritornello e forma a ritornello

Ritornello Forma a ritornello
Periodo musicale ampio, circoscrivibile. Numero variabile di sezioni: ritornelli ed episodi solistici che si alternano.
Nucleo tematico sul quale è costruito il movimento. I ritornelli sono affidati all’orchestra, incorniciano e inframmezzano gli episodi solistici, che sono sostenuti dallo stesso basso continuo.
Figura all’inizio del movimento. Tre ritornelli: il primo è riproposto con differenze, il secondo viene combinato in vari modi.
Ha una connotazione ritmica, armonica e tonale che si imprime nella mente. I ritornelli definiscono i poli tonali della composizione: il ritornello d’esordio e conclusivo sono nella tonalità d’impianto.
Blocchi di battute strumentali.

In questo periodo i concerti grossi hanno un significato diverso: Torelli ne pubblica una raccolta, ma in realtà sono concerti solistici per violino, li chiama concerti grossi perché utilizzano l’orchestra e non il concertino; Torelli non usa il basso continuo, quindi il concertino è costituito da un solo violino e può usare il virtuosismo.

Si ha una dialettica tra i ritornelli e gli episodi solistici: con il loro senso di novità e inquietudine, questi ultimi controbilanciano i ritornelli, caratterizzata invece da stabilità e familiarità.

Gli episodi solistici hanno struttura armonica modulante, i ritornelli confermano la tonalità d'arrivo: il ritornello iniziale deve essere lungo, al fine di poter essere accorciato, e modulare al suo interno, al fine di poter essere spezzato; consta di almeno tre sezioni:

  • Antecedente, procede verso l’accordo di dominante.
  • Conseguente, estende il discorso.
  • Breve elemento cadenzale, che ricade nella tonalità d’impianto.

I ritornelli intermedi e quello conclusivo non sono la riproposta di quello iniziale: ciascuno di essi ripropone materiale a sufficienza per risultare familiare ma non prevedibile.

A volte come nel concerto in oggetto, l’episodio solistico presenta la citazione della sezione di testa del ritornello, ma questa è variata in senso virtuosistico; a volte il penultimo ritornello, nonché l’ultimo episodio solistico, possono già essere nella tonalità d’impianto: l’effetto è quello di un unico imponente ritornello, inframmezzato da un episodio solistico.

Il ritornello conclusivo recupera, in chiusa cadenzale, l’intera sezione iniziale o una sua ampia parte, in forma spesso riadattata.

Johann Sebastian Bach

In Germania è molto importante l’influenza italiana, ma c’è una differenza religiosa profonda.

1685: nasce ad Eisenach (Turingia) in una famiglia di musicisti; nella regione della famiglia Bach è abituale chiamare i Bach come musicisti.

  • 1703: violinista e organista a Weimar alla corte di Guglielmo Ernesto di Sassonia. Piccolo stato.
  • 1703 – 1707: organista ad Arnstadt.
  • 1705: viaggio a Lubecca per ascoltare Buxtehude, massimo musicista dell’epoca.
  • 1707 – 1708: organista a Mühlhausen.
  • 1708 – 1717: organista e Konzertmeister a Weimar, stende grande parte del Orgelbüchlein.
  • 1717 – 1723: maestro di cappella alla corte principesca di Köthen, che investe nei musicisti.
  • 1718 – 1725: quattro grandi ouvertures per orchestra.
  • 1721: presentazione al margravio Cristiano Ludovico di Brandeburgo – Schwedt dei 6 concerti brandeburghesi, fatti in quasi sei diversi stili. Non ottengono molto successo.
  • 1722: Primo libro del clavicembalo temperato (Köthen), destinato alla didattica.
  • 1722 – 1725: 6 suites francesi.
  • 1723 – 1750: assestamento definitivo a Lipsia (seconda città della Sassonia, ducato molto importante) con vari ruoli. Diventa la figura musicale principale della città, compone cantate sacre per le domeniche e le feste dell’anno. Kantor della Thomasschule: educazione dei giovani, insegnamento del latino, bibliotecario.
  • Dresda: capitale della Sassonia, formalmente cattolica anche se fu il punto di partenza della riforma protestante, imita le grandi capitali europee, sede della corte.
  • Lipsia: luterana, sede di un’università, cuore economico della Sassonia (due poli culturali diversi).

Passione secondo Giovanni.

  • 1724: Passione secondo Matteo.
  • 1727: (ne compose 5, ma solo queste due sono pervenute).
  • 1731 – 1741: 4 libri di Klavier – Übung, percorso didattico.
  • 1734 – 1735: 6 cantate dell’oratorio di Natale.
  • Ultimi anni: opere di sottilissimo ingegno musicale, lavori che definiscono in forma assoluta la grandezza del Bach musicista teorico, che fa da modello attraverso la propria dottrina.

Le sue opere non sono pubblicate, non fa grandi viaggi e rimane sempre in Germania: si dedicò sempre alla didattica.

Le suites francesi

Le danze sono articolate anche in 3 frasi, non solo in 4, e sono semplici nella struttura ma esigenti nell’esecuzione. Le prime tre in modo minore e le ultime maggiore, non hanno uno scopo didattico.

L’aggettivo francesi è tardivo e non l’ha messo Bach: sono dette così perché nei manoscritti tutte le indicazioni sono riportate in lingua francese secondariamente al fatto che qualcuno abbia riconosciuto uno stile tipicamente francese; all’epoca la maggior part delle suites risentiva di un’influenza francese, queste non erano un’eccezione. Queste caratteristiche tipicamente francesi si trovano soprattutto nelle danze, a cui ne vengono aggiunte di nuove rispetto a quelle classiche della allemanda, corrente, sarabanda e giga:

  • Minuetto: danza in tre tempi.
  • Bourrée: danza in tempo binario che è molto energica nel suo discorso melodico, molto ritmata.
  • Gavotte: danza in due tempi, con un carattere più moderato e con la caratteristica di avere un attacco in levare.
  • Loure: danza in andamento moderato, ternario ma composto.

Forme a due frasi (I e V grado dominante e dominata, ogni tonalità maggiore è imparentata con quella che sta in terza minore sotto o in sesta maggiore sopra).

Forma a tre frasi (ci sono altri rapporti tra i gradi): musica non più destinata alla danza.

  • La prima frase ha una cadenza debole sul V grado o cadenza perfetta sul I.
  • La seconda frase afferma la dominanza aggiungendo anche nuovo materiale.
  • Nella terza frase c’è un ritorno alla tonica e assumendo un carattere di ripresa.

Il passaggio della forma a due frasi a quella a tre, nella pratica portano le danze a diventare non danzate: ci sono troppe note, non adeguate al numero dei passi.

La fuga

La fuga: è la forma musicale più complessa. Si sviluppa alla fine del 600 e Bach è uno dei compositori più celebri di fughe. È articolata in tre sezioni:

  • Esposizione: il soggetto è il frammento melodico che dà avvio alla musica, una voce la intona. Quando la prima voce ha terminato di esporre il soggetto, una seconda voce espone la stessa melodia ma con la tonalità della dominante (V): è una riesposizione del soggetto detta risposta. Dopo l’enunciazione del soggetto e della risposta può essere necessario un breve frammento melodico libero, detto coda. La prima voce allora oppone alla risposta un controsoggetto, una seconda melodia che si incastra perfettamente con la prima; la seconda voce andrà avanti esponendo un altro controsoggetto e mentre lo fa una terza voce introdurrà il soggetto con una tonica ecc… si inseriscono anche delle parti libere, che hanno funzione di riempimento. La fuga ha un numero variabile di voci, solitamente 4; ha una forma più elaborata del canone. L’abilità del compositore è dimostrata dalle varie entrate delle voci; nella fase più avanzata della fuga arrivano gli svolgimenti.
  • Svolgimento: si usano strettamente i materiali che compongono la fuga, in un’elaborazione libera del soggetto e controsoggetto. Si alternano i divertimenti o gli episodi (frammenti melodici con carattere modulante dove si sfruttano tutte le possibilità dell’imitazione del soggetto, del controsoggetto e delle parti libere) e le riesposizioni, più succinte e in altre tonalità.
  • Stretti: parte avanzata della fuga. Si hanno quando si supera definitivamente la distanza regolare tra una voce e l’altra per esporre il soggetto e il controsoggetto: le voci rientrano a distanze vicinissime.

Bisogna mantenere un discorso complesso e bisogna essere capaci di gestirlo.

Il clavicembalo ben temperato

In questo periodo nascono i primi pianoforti: le accordature in auge favorivano alcuni intervalli, praticabili solo con alcune tonalità quindi si cercava di ridurre le distanze tra i diesis e i si bemolle negli strumenti a suono fisso; con il temperamento equabile si toglieva qualcosa ad un suono per darlo ad un altro e in teoria si rendeva possibile la resa di tutte le tonalità.

Due libri, il primo composto a Köthen nel 1722, il secondo a Lipsia nel 1744: 24 coppie di preludio e fuga destinate allo strumento da tasto, ordinate lungo la scala cromatica ascendente e con la tonalità maggiore seguita dalla corrispondente minore.

Sono due volumi che hanno finalità didattica; ciascun libro presenta in sequenza 24 coppie di preludio + fuga (solitamente a 3 voci), organizzate salendo lungo la scala cromatica e mettendo nell’ordine modo maggiore modo minore. Il clavicembalo ben temperato è la soluzione di Bach al problema delle accordature.

Preludio: individuazione di un’idea musicale e di una costruzione libera con una grande lavorazione contrappuntistica attorno a questa idea. Contrappunto: più melodie sovrapposte, un numero notevole di parti agisce alla pari.

Bach autore per la chiesa luterana

Nella liturgia luterana, la musica ha come esecutori musicisti professionisti, i testi sono in lingua volgare con un uso secondario del latino; la musica si integra nell’ufficio senza comprometterne l’intelligibilità, il popolo partecipa ascoltando ma anche cantando attivamente sulla base di un repertorio risaputo e l’organista ha un ruolo ministeriale.

Lavora alla chiesa e alla scuola di San Tommaso a Lipsia; nell’ambito della musica per la liturgia luterana, è molto importante il corale per Bach.

Corale: melodia a una sola voce che normalmente tende a suddividersi in quattro frasi con melodie brevi e semplici, che possono essere cantate anche dal popolo. Tra una frase e un’altra c’è una pausa e ciò permette agli esecutori, non sempre professionisti, di prendere fiato; trae la sua origine dal gregoriano medievale.

Bach è un compositore conservatore che opera in un ambito conservatore e consulta anche le opere italiane, ma assimila le novità in maniera tutta sua.

Nella liturgia cattolica di Seicento – Settecento, le musiche si sovrapponevano alle voci e ciò rendeva le parole incomprensibili. Il popolo partecipa solo ascoltando, dato che le esecuzioni musicali erano veri e propri concerti ed erano eseguite dal coro ecclesiastico; l’organista è un professionista che viene pagato per esibirsi e l’organo forma solo il basso continuo.

Nella liturgia luterana i testi sono in lingua volgare, il popolo partecipa al canto, l’organista è quasi un pastore e ha un ruolo spirituale, l’organo ha un ruolo principale durante la messa.

Nelle Passioni di Bach si trovano spesso dei recitativi, dove Cristo parla in discorso diretto.

Spesso Bach si recava a Dresda per sentire l’opera.

L’opera seria italiana

C’è un progressivo superamento dei modelli seicenteschi, soprattutto i modelli dell’Arcadia che si diffondono in tutta Italia. I poeti e i librettisti che si occupano di parole sono interessati all’opera e vogliono correggere i suoi errori; se le parole cambiano, anche la musica subisce delle conseguenze.

Struttura

  • Il dramma è canonicamente in 3 atti, raramente in 5.
  • 2 – 3 cambiamenti di fondale corrispondenti alle scene.
  • Versi che alternano recitativi e arie, ma raramente ci sono dei duetti.
  • Le arie diminuiscono, ma quando ci sono, hanno una lunghezza significativa.
  • Il cantante entra raramente in scena cantando un’aria di presentazione.
  • L’aria non è mai messa al mezzo e all’entrata, quando i personaggi escono dietro le quinte.

Soggetto

  • Eroico, mitologia greco – romana, epica cavalleresca, spesso è mediato da fonti francesi.
  • Lo svolgimento è più chiaro e logico, ha dei fini morali e educativi e ci si concentra di più sugli affetti piuttosto che sulle peripezie dei personaggi.
  • Si omaggiano i sovrani come esempio di virtù e la monarchia come fonte di stabilità.

Genere

  • Strettamente seria e normalmente a lieto fine.
  • Le situazioni buffe, se presenti, sono confinate alle ultime scene degli atti.
  • Successivamente le scene buffe sono abolite o scorporate e inserite negli intermezzi tra gli atti, ma non fanno parte dell’opera.

Librettisti famosi dell’epoca

Il dramma (le parole) se ha successo è intonato molte volte e per lungo tempo, con gli adattamenti del caso. Alcuni librettisti famosi dell’epoca sono:

  • Apostolo Zeno con Pietro Pariati: era un avvocato veneziano che compone una trentina di libretti, inizia la carriera a Venezia ma diventa poeta alla corte imperiale di Carlo VI. Si concentra su situazioni chiare all’inizio del secolo, con pochi personaggi e libretti logici. Architettava le storie, ma non era bravo a trasformarle in versi, che era il lavoro destinato a Pariati (anche lui conclude la sua carriera a Vienna).
  • Antonio Salvi: medico alla corte dei Medici, non ebbe molta fortuna come librettista lì, ma ebbe una grande influenza sulle generazioni successive. Esemplifica l’indagine degli affetti: scrive i libretti per il principe Ferdinando de Medici, che ha una malattia grave e la sua condizioni affligge la corte. Molti lo odiavano perché le sue storie facevano piangere; Salvi è uno dei primi librettisti che vuole influenzare il compositore, che pensa ad una certa musica per le scene.
  • Pietro Metastasio: inizia negli anni 20 del Settecento ed è in assoluto il più importante poeta del Settecento, conosceva bene il teatro e fu uno dei primi unificatori di un solo pensiero europeo: in tutta Europa si ascoltava e si studiava Metastasio. I suoi libretti sono testi base per la formazione base del cittadino, da come si comportano i suoi personaggi si impara il comportamento corretto di un cittadino laico.

Il compositore e la partitura

La partitura è composta ex novo o rielaborata a partire da materiale preesistente riadattato (pasticci); ciò aumenta la mole di lavoro del compositore e aumenta la

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/07 Musicologia e storia della musica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher alessiamandelli1 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della musica del 600-700 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Pasquini Elisabetta.
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