Concetti Chiave

  • Il brano di Levi esprime l'importanza di insegnare e condividere la letteratura come forma di resistenza umana in contesti disumani come i campi di concentramento.
  • La memoria letteraria viene vista come un tentativo disperato di mantenere l'umanità e la dignità, contro la degradazione imposta dal Lager.
  • Il messaggio di Dante, "Fatti non foste a viver come bruti", diventa un'illuminazione per Levi, richiamando la dignità umana e la ricerca della conoscenza.
  • Il dialogo tra Levi e Jean, un compagno alsaziano, mostra come la comunicazione e i legami umani possano fornire conforto anche nei momenti più bui.
  • La recitazione dei versi danteschi diventa un modo per evadere dalla brutalità del Lager, permettendo a Levi e Jean di riscoprire la loro umanità e il loro passato.

L'insegnamento di Levi

È un brano tratto da "Se questo è un uomo". In questo brano l'autore racconta di essersi offerto per fornire degli insegnamenti ad un compagno di

deportazione che si prodiga per aiutare gli altri, egli non è italiano, quindi non conosce né la lingua né la letteratura italiana. Levi afferma di avvertire proprio il bisogno di ricordare alcune terzine dell'inferno di Dante e richiama quelle del canto 26 dell'inferno relative alla figura di Ulisse.

L'importanza della memoria

L'orrore delle condizioni di vita nei campi di concentramento rappresenta di per sé un implacabile atto di accusa nei confronti del nazismo, senza che l'autore di abbandoni a espressioni di odio o di rancore. Nell'estrema degradazione provocata dal Lager, in cui l'uomo viene ridotto a un bruto che non pensa e

che obbedisce istintivamente ai soli bisogni primordiali, mangiare ed evitare il dolore, aggrapparsi al ricordo letterario può ancora esprimere il disperato tentativo di salvare qualcosa di umano (tema della memoria).

Il messaggio universale di Dante

La chiave del passo è quindi nella citazione dei famosi versi: "Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e conoscenza", che costituiscono per il narratore un'illuminazione e risuonano in lui come per la prima volta. È un messaggio che riguarda «tutti gli uomini in travaglio», come i due prigionieri che sono costretti a parlare con le stanghe del recipiente della zuppa sulle spalle. Ma poi l'episodio dantesco suscita l’affollarsi di riflessioni e di ricordi: è tutta la parte spirituale dell'individuo, quella che l'organizzazione del Lager mira ad annientare, che riaffiora e ha la meglio sulla riduzione dell'uomo ad animale o a oggetto.

Il tentativo di ricomporre nella memoria i versi di Dante è visto qui come resistenza all'annientamento.

Il recupero dell'umanità si unisce inoltre al bisogno di socialità (legame con gli altri).

La letteratura è vista dunque come sostegno, aiuto e soccorso nelle situazioni critiche, Primo Levi si mostra pienamente consapevole dell'importanza e dell'utilità che hanno la memoria e la poesia.

L'incontro con Jean

Mentre Primo Levi è impegnato insieme ai suoi compagni detenuti a raschiare e pulire una cisterna, arriva Jean, uno studente alsaziano. Egli parla correttamente francese e tedesco, ed è benvoluto da tutti poiché riesce a mantenere rapporti umani con i compagni meno privilegiati di lui. Tra le incombenze di Jean c'è quella di prelevare il rancio. Per il trasporto della pesante marmitta egli può scegliere tra i deportati una persona e una mattina egli decide di chiedere a Levi di accompagnarlo.

Il potere della letteratura

Si tratta di andare fino alle cucine, ad un chilometro di distanza, e poi tornare trasportando una marmitta di cinquanta chili. È un lavoro faticoso ma che permette di fare la camminata di andata all'aria aperta senza carico facendo un lungo giro senza destare sospetti. Camminando i due parlano di varie cose, le loro case, gli studi, le loro madri, e poi Jean dice che gli piacerebbe imparare l'italiano. Levi si offre

dunque per insegnargli la lingua e la letteratura italiana, e per farlo fa una scelta metodologica significativa: ricorrere al canto XXVI dell'Inferno di Dante, quello di Ulisse. Levi recita qualche terzina e poi tenta di tradurre, e continua di strofa in strofa, tra lacune e dimenticanze,

continuando a volte in prosa frettolosamente perché nel frattempo stanno per arrivare alle cucine.

La dignità umana e la realtà

Il canto diventa così un modo per evadere dall'ambiente brutale del Lager, per ritrovare se stessi e l'umanità, per ricordare la vita da libero. Il faticoso far tornare alla memoria i versi danteschi si intreccia con la memoria del vissuto di ognuno di loro, il mare, le montagne, il passato. Levi si sforza di recitare la

conclusione del canto ma gli tornano alla memoria altri versi, si sforza di ricostruire le rime ma ormai non c'è più tempo, poiché sono arrivati alle cucine.

Essi si mettono in fila insieme a tutti gli altri deportati porta-zuppa. La dignità umana ritrovata, grazie alla profonda e significativa bellezza del canto dantesco, per un breve attimo, viene sommersa dalla squallida realtà di Auschwitz.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il significato dell'insegnamento di Levi al suo compagno di deportazione?
  2. Levi si offre di insegnare la lingua e la letteratura italiana a un compagno di deportazione, utilizzando il canto XXVI dell'Inferno di Dante come strumento per mantenere viva la memoria e l'umanità in un contesto disumano.

  3. Come la memoria letteraria aiuta a resistere all'annientamento nel Lager?
  4. La memoria letteraria, rappresentata dai versi di Dante, diventa un atto di resistenza all'annientamento, permettendo ai prigionieri di aggrapparsi a ciò che li rende umani, nonostante le condizioni disumane del campo.

  5. Qual è il messaggio universale che Levi trae dai versi di Dante?
  6. Il messaggio universale di Dante, "Fatti non foste a viver come bruti", rappresenta un'illuminazione per Levi, sottolineando l'importanza di seguire virtù e conoscenza, anche in situazioni di grande sofferenza.

  7. In che modo l'incontro con Jean rappresenta un momento di umanità?
  8. L'incontro con Jean, che mantiene rapporti umani con i compagni, offre a Levi un'opportunità di connessione e di insegnamento, dimostrando che anche in un contesto brutale è possibile ritrovare la dignità e la socialità.

  9. Qual è il ruolo della letteratura secondo Levi nel contesto del Lager?
  10. La letteratura, per Levi, è un sostegno e un aiuto nelle situazioni critiche, fungendo da mezzo per recuperare l'umanità e la dignità, anche quando la realtà circostante è opprimente e disumana.

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