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Antropologia, disciplina comparativa

Ma distinguo: etnografia, descrittiva, ed etnologia.

Letteratura come mediatore culturale, come informatore di una ricerca sul campo.

Dalla percezione della diversità della propria cultura da quella altrui: prospettiva relativa e comparativa dell’antropologia: cultura come insieme di modi di pensare, concezioni, e condotte acquisite inconsapevolmente, per il solo fatto d’esser parte di uno specifico contesto sociale. Vs Cultura quale innato organo del cervello, sottoposto ai meccanismi della evoluzione naturale, o meglio, componente innata dell’uomo, appartenente alla specie tout court, funzionale all’adattamento ambientale, quindi sottoposta ai meccanismi dell’ev. nat.

Intervistando i membri di una cultura nel contesto della ricerca sul campo, l’antropologo individua i tratti specifici di una cultura, etnografia, e può metterli a confronto con quelli propri alle altre, etnologia; se i tratti che distinguono la specifica cultura sono detti culturali, quelli universali, appartenenti a tutte, sono detti transculturali e i primi non sono altro che varianti dei secondi. La diversità culturale si spiega da un punto di vista semiotico: i membri di una cultura comunicano attraverso sistemi di segni in cui il rapporto tra forma e contenuto/significato, è frutto di un patto convenzionale/accordo, condiviso e basato su scelte arbitrarie/discrezionali, tra i membri, di selezione e associazione: codice.

Atteggiamento antropologico e relativismo culturale

Atteggiamento antropologico: relativismo culturale, prospettiva della diversità vs etnocentrismo – tendenza a considerare il proprio patrimonio culturale come superiore o maggiormente accreditabile – ma pure presa di distanza, nel guardare alle civiltà antiche – quindi alla letteratura latina –, della tendenza a partire dalle esigenze della propria cultura – che ci portano a considerarle quale forme originarie e prestigiose di ciò che siamo noi oggi, ravvisare la continuità.

La magia per l’antropologia

La magia per l’antropologia, alla pari della religione, è una cornice, di senso in cui confluiscono tutti gli aspetti dell’esperienza e del mondo, totalizzante attraverso cui interpretare e controllare le esperienze di vita e il mondo, nei suoi aspetti visibili e invisibili, sottesa a una certa visione di quest’ultimo. Vd Azande, Africa Centrale, Evans-Pritchard, anni Trenta: magia, insieme di credenze/concezioni e pratiche/condotte codificate per controllare il mondo e gli eventi, in vista di specifici scopi/stregoneria, sempre connessa a finalità malvagie, è il potere, proprio a certi uomini, di fare del male – sempre connessa alla morte o a eventi sfortunati, su cui si può intervenire con la magia, solo laddove la vittima sia considerata moralmente idonea o non abbia attirato il male su di sé, volontariamente.

Pritchard quindi nota che il sistema simbolico ed etico che regola la magia/stregoneria non è meno complesso di quello che coordina la religione: serve a dotare di ordine il mondo e le esperienze, garantendo la convivenza sociale, attribuendo agli uomini una qualche capacità d’intervento, e integrando le spiegazioni più evidenti, es. se ad una vittima innocente cade in testa una tegola e muore, pur sapendo tutti che il tetto è crollato a causa delle termiti, si sarà portati a pensare che i vicini possedevano inconsapevolmente la stregoneria. Quindi la magia non è innata caratteristica delle culture primitive, che le rende inferiori a quella propria ai popoli colonizzatori, come riteneva l’antropologia ottocentesca; ragion per cui: all’interno di una stessa cultura, interpretazioni diverse e spesso contrastanti, es. visione scientifica vs religiosa dell’origine del mondo, convivono.

Studi antropologici sulla magia

Studi antropologici sulla magia: Frazer, Ramo d’oro, stesura definitiva nel 1925, categorie evoluzioniste e separazione etnocentrica magia/religione: magia come stadio dell’evoluzione umana, basato su di un comportamento di sfida alla divinità, dai presupposti irrazionali, che precede quello religioso, più complesso sistema di pensieri e pratiche, per cui l’uomo si sottomette al Divino, in ultimo, scienza, predominanza di spiegazioni di natura razionale. Mauss, allievo di Durkheim, sotto-significato: rinforzo gruppo di appartenenza, prospettiva sociale, + Hubert. Malinowskij, così come poi farà Evans-Pritchard, visione strumentale della magia.

Ad impiegare per primo i paradigmi dell’antropologia contemporanea per analizzare la magia, prescindendo da prospettive evoluzionistiche o etnocentriche, Fritz Graf, La magia nel mondo antico: muove dal termine greco magheia e considera gli specifici contesti entro cui gli autori latini hanno parlato, impiegando diversi termini, di magia, sulla scia del processo di acculturazione greca… presupposto: progressiva influenza della cultura greca su quella latina, che fa proprio un ampio ventaglio di categorie appartenenti alla prima, con precipuo riferimento alla media, Catone, e tarda Repubblica, con quelli a cavallo sei già in epoca imperiale: acculturazione, soprattutto a partire dalla media e tarda Repubblica, prima, resistenze all’”ellenizzazione” – pensa a Catone; si pensi alla differenza tra un Livio Andronico – traduzione dell’Odissea, adattandola metricamente 1 alla letteratura latina: la scrive in saturni, così come il carmen lustrale di Catone, vs Ennio, che negli Annales impiega l’esametro epico greco, proclamandosi seguace di Omero.

La magheia in Grecia

La magheia in Grecia: inizialmente il magos era il sacerdote persiano, esperto di una religione non greca + i persiani erano nemici dei greci, vd Le storie di Erodoto, storico del V secolo, lunghe digressioni etnografiche. Successivamente, giunge ad includere le figure itineranti di indovini, guaritori e mendicanti, Agyrtes/goes, che propinavano 1 Saturnio, antico verso latino di origine italica, giambo-pausa forte-trocheo. 2 culti privati paralleli alla religione ufficiale, vd critica e demistificazione da parte di: Sofocle, in cui è presente il versipellis, con il significato di stregone mutaforma, Edipo re; Platone, Repubblica; Euripide, Oreste, in cui emerge il leitmotiv della sparizione, che presto si troverà nella letteratura latina, cf. excantare, XII tavole Seneca; + incantare “” Plinio il Vecchio; + pellicere “” Servio/traducere-far sparire le messi dal campo altrui per pellicere quelle nel proprio, no in Catone, luogo d’arrivo non specificato e + impiego curativo, cf poi Varrone.

La ragione della critica non ha a che fare tanto con l’irrazionalità, quanto con le premesse – sbagliate – da cui la magia muove – rispetto alla medicina… non che la si potesse ai tempi considerare scientifica –. Quindi inizialmente connotazione etnografica, sacerdoti persiani, nonché etnocentrica, i persiani erano acerrimi nemici dei Greci; poi ingloba culti misterici, divinazioni e magia nera; a partire dal IV secolo, si sdoppia: da un canto denotazione etnografica/centrica, dall’altro, culti in parallelo alla religione ufficiale, connotazione: vissuta come elemento di pericolosità e fortemente criticata da filosofi e medici, che del resto erano parimenti figure itineranti. In particolare, la medicina ne critica non tanto 3 l’irrazionalità, quanto le basi non naturali dalle quali muove.

La magia a Roma

La magia a Roma: entra a far parte del panorama culturale nel momento in cui, come accade del resto per la Grecia, prende piede una riflessione ad hoc sulla magia. Nb: a Roma i culti alternativi alla religione ufficiale erano puniti dalle autorità in modo molto più esplicito e normalizzato che in Grecia, Cf 12 tavole; nonostante il fatto che Roma avesse vinto, a livello bellico, la Grecia, quest’ultima predominò sulla prima a livello 4 culturale, vd versi di Orazio; di qui, il fatto che magia e mago sono mutuati dal greco.

2 Cfr Apuleio, la cui magia è filosofia teologica: stt. Apologia.

3 Cfr. Plinio il Vecchio, prospettiva assunta nel libro XXX della NH.

4 Acculturazione, cf Graf.

Prime testimonianze, a partire dal I secolo a.C. – età di Cesare – Catullo e Cicerone e Virgilio – incantesimo in particolare ma con riferimento a contesto greco, cf Teocrito, per Bucoliche, magos magheia in particolare, + Levio, Catone, Varrone, per altri termini e dinamiche connesse.

Catullo e l’epigramma 90

Catullo, poeta neoterico: gusto ellenisticizzante del periodo, di qui, l’uso dotto + dinamica dell’amore con forte connotazione soggettiva.

Riferimento all’epigramma 90, seconda sezione del Liber Catullianum, in distici elegiaci. Distico elegiaco, verso della poesia greca a partire da Archiloco, poesia lirica, VII sec a.C., da cui quella epigrammatica, breve componimento aggressivo nei confronti di un nemico, e, successivamente, quella erotica; esametro + pentametro 5 dattilici, una _+ due uu; quando c’è X, significa possibilità di sostituire le due brevi con la lunga: se questo accade non in fine verso, sillaba anceps, altrimenti sillaba indifferens; sia esametro che pentametro sono qui catalettici, mancano di sillaba finale.

Fa parte degli epigrammi contro Gellio, amico/nemico di Catullo, di cui qui si condannano le consuetudini sessuali incestuose – ricorda che i magoi greci erano 6 conosciuti soprattutto per queste! –, facendo riferimento all’aruspicina, pratica persiana legata alla predizione del futuro, a partire dall’osservazione delle interiora. Nel testo: haruspicium, accusativo neutro; hira – interiore - + specio – guardare -) + omentum, membrana che conteneva le budella: per sineddoche, le budella.

Qui c’è un richiamo etnografico all’usanza persiana: imitazione raffinata ed ellenizzante, prete persiano, persiani nemici dei Greci e famosi per le loro pratiche sessuali deprecabili! Peraltro presentata con forti connotati 5 Vs saturnio, pausa forte, pars 1 giambo u_/pars 2, trocheo _u. 6 Una delle forme di Divinatio artificialis, cf poi Cicerone, etnocentrici, giudicata negativamente) ma ciò su cui si riflette è l’usanza sessuale dell’incesto, non la magia come cornice onnicomprensiva. NB Nasca un magus dall’incestuoso accoppiamento di Gellio e sua madre e apprenda l’aruspicina.

Cicerone e il De divinatione

Cicerone: ci si riferisce al De divinatione – produzione filosofica dell’autore, tra la morte della figlia Tullia e il ritorno alla vita politica dopo la morte di Cesare -: costruito platonicamente come un dialogo tra sé e il fratello Quinto; pars costruens, primo libro, in cui Quinto difende, mostrandone i casi in cui si è rivelata veritiera, in prospettiva stoica, la divinazione persiana vs pars destruens, secondo libro, in cui Cicerone smonta 7 le tesi del fratello.

Ad ogni modo, trattazione denotativa, cioè etnografica, della magia e non connotativa: si fa riferimento alle usanze del popolo persiano; nb: il mago, più che 8 mago in senso stretto, infatti, nasce come interprete dei sogni e astrologo, facente parte della tribù dei medi, fusasi poi con i persiani, e ascesa a casta sacerdotale. Qui Quinto riporta la profezia che i maghi persiani fecero, relativamente al sogno di Ciro: presentatosi ai suoi piedi il sole, egli invano tentò 3 volte di afferrarlo; vi lessero 30 anni di regno, che in effetti si realizzarono, regnò dai 40 ai 70 anni. Si rifà allo storico greco Dinone!

Notare la concinnitas: armoniosa costruzione, sulla base di corrispondenze e contrapposizioni, di coordinate e subordinate intorno alla principale; qui: anafora e costruzione chiastica, a x, rispetto ai cola, pezzi di frase, del pronome ei+ interrogativa retorica introdotta dalla dubitativa.

7 Così come in Catullo, che giudica in prospettiva greca, negativamente le pratiche persiane, cfr persiani nemici dei greci; qui siamo nella pars costruens, quindi connotazione positiva!

8 Cf poi Catone che li cita tra le figure itineranti, Caldei! e Cicerone che li spiega: assiri che trassero una scienza dall’osservazione degli astri –.

Virgilio e le Bucoliche

Virgilio: ci si riferisce alle Bucoliche, composte tra la battaglia di Filippi, con cui gli eredi di Cesare sconfiggono i cesaricidi, e il suo affermarsi quale ufficiale poeta epico e didascalico della corte di Augusto, età augustea tra il 45 d.C. e la fine del I sec. d.C.; nel 31 con battaglia di Azio – o 27 – inizia l’epoca imperiale, Ottaviano Augusto sconfigge Marco Antonio, fine dei triumvirati. Le Bucoliche s’ispirano alla poesia greca, vd soprattutto Teocrito, III sec. a.C., e tratteggiano idealisticamente la vita di pastori/poeti, MERI, ma anche urbana, ricorrendo soprattutto ai dialoghi botta-risposta, i cui componimenti costitutivi sono detti ecloghe.

Qui, Ecloga VIII, si racconta di un pastore che, nel contesto di una gara di poesia, risponde all’intervento di un altro che lamenta d’esser stato tradito dall’amata, facendo riferimento al rito magico – magicis sacris - di una incantatrice, pharmaceutria; pharmakon greco, intruglio di erbe, insieme a medicamenta e venenum, vox mediae fino a età imperiale, cui fece ricorso una fanciulla per recuperare l’amore dell’amato Dafni e farlo ritornare a casa – carmen -.

Termini importanti: erbe, verbena, tradizione greca; adoleo, da oleo ma non odorare, bensì far 9 bruciare; incensi mascula, perché raccolti da grani a forma di testicolo; sensi sani dello sposo, perché non ancora innamorato: amore come malattia. Pur essendo esplicito il riferimento alla tradizione greca, tuttavia qui, prima testimonianza di esplicito riferimento al rito magico! + Chiama in causa il Ponto, terra di magia, vi nasce Medea! È Ovidio che si riferisce alla Tessaglia. Invero, prima attestazione negli “Scherzi d’amore” di Levio.

Levio e gli scherzi d’amore

Levio, II, I, s a.C., poesia preneoterica, ispirata alla tradizione alessandrina di Callimaco, IV s a.C., brevità e alto grado di ricercatezza formale – labor limae – densità di diminutivi, ecco perché Levio precursore di Catullo, vero e proprio neoterico.

9 Contatto metonimico e trasferimento metaforico: maschi come Dafni che doveva esser ricondotto in amore.

Leggendo Virgilio, si rimanda a Levio, richiamato esplicitamente da Apuleio, quindi attestazione indiretta, II sec. d.C., nell’Apologia, in cui si difende dalle accuse di magia. Nei suoi “Scherzi d’Amore”, ricalca, come Virgilio, Teocrito, parlando della preparazione di un rito d’incantamento – con esplicito riferimento ad una usanza greca e non impiegando i termini magus o magicus, il che corrobora la tesi per la quale questi non erano impiegati, in età repubblicana in ambito latino, per denotare le pratiche magiche, che pure non erano assenti.

Qui, preparazione di un rito d’incantamento per far innamorare una persona evitante o rifiutante; dimetri giambici con sinafe: doppia misura e giambico perché alternanza di u_ e X_ + sinafe, possibilità di spezzatura della sillaba al verso successivo. Termini importanti: antipates pietra impiegata come 10 medicina; iunges, tagli di unghie, attrezzi del mestiere; inlices, da inlicio, verbo 11 chiave nella pratica d’incantamento, significa infatti attraente; hinnientium dulcedines, umore vaginale delle cavalle, impiegato come filtro.

Cicerone, Pro Sestio e Interrogatio in Vatinium

Riprende Cicerone: A corroborare la tesi per la quale nella mentalità latina di epoca repubblicana, con magus e magicus non si connotava la magia per come la intendiamo noi e non c’era uno specifico ambito semantico-concettuale legato ad essa, ma la si denotava etnograficamente – infatti in Catullo e Cicerone, esplicitamente ci si rifà a usanze persiane, in prospettiva greca, e pure quando sembra se ne parli in termini più specifici, Virgilio, è sempre ricalcando la tradizione greca – stanno le orazioni di Cicerone, prima per professione, poi come strumento politico, fu infatti console.

Importante la Pro Sestio, in cui Cicerone difende Sestio, vittima della violenza di Clodio, nemico di Cicerone. Già famosa perché qui si parla delle consuetudini di Clodia, sorella di Clodio e probabilmente la Lesbia di Catullo. Qui Cicerone espone la 10 Contatto metonimico: i tagli di unghie a contatto con altri ingredienti, attiravano l’intera persona. 11 Cf Pellicio per + lacio, attirare, sua posizione in merito alla Concordia ordinum, vale a dire la necessità di un compromesso tra classi politiche dominanti – Optimates, patrizi, e Populares, tribuni della plebe, rappresentanti delle sue esigenze -.

Uno stralcio del processo a Sestio è rinvenibile nell’Interrogatio in Vatinium, che aveva testimoniato contro i nemici di Cesare, tra cui Sestio e Clodio. Qui, Cicerone impiega l’espediente tipico dell’apostrofe, con cui si sferra l’attacco diretto al nemico, presentato come proprio 12 interlocutore. In particolare, qui, Vatinio è accusato di aver evocato le anime dei morti e sacrificato le budella di bambini agli Dei mani, nonché di aver disprezzato gli auspici 13 e gli auguri. Non ci sono pause forti, punto, bensì in una unica macro-struttura, basata per concinnitas su una serie di anafore, pure e con variatio, un climax ascendente in cui si enunciano i crimini commessi dall’avversario. Pur facendo riferimento alle pratiche divinatorie fortemente condannate dalle autorità romane, non ci si sofferma a digressioni in merito, infatti si passa al disprezzo per gli auguri e gli auspici.

Girolamo e i provvedimenti legislativi

Girolamo: in linea con la piega presa dalla ricerca, ossia di rintracciare la presenza di provvedimenti legislativi ad hoc per comportamenti specificamente magici, ci rimanda a Girolamo, padre della chiesa del IV sec. d.C. e traduttore dei testi antico-cristiani, modello di traduzione poi insuperato per l’Occidente successivo; nel Chronicon – 14 traduzione della “storia universale” di Eusebio di Cesarea – Girolamo riporta dell’esilio da Roma volut

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-FIL-LET/04 Lingua e letteratura latina

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher giulialoda5 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura latina 1 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di L'Aquila o del prof Guasparri Andrea.
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