14/03 – Tabelle e criteri organizzativi
Tabelle >> 3 criteri organizzativi:
- Storicistica: sviluppo in successione temporale
- Tipologica: aggiunge etichette
- Riaccorpa svincolandoli dalla dimensione cronologica sulla base dei destinatari elettivi, individuando 3 fasce di pubblico
→ Nascita del romanzo, polimorfo (misto generi) ed inclusivo → sistema di generi o genere sistemico → varietà che cresce progressivamente.
Genere stratificato, articolato che risponde alla molteplicità del pubblico.
Paratesto rivolto al lettore: premessa con istruzioni di lettura per adottare POV corretto e convincerlo a scegliere tale romanzo.
Joseph Andrews – di Fielding.
Metafore di tipo familiare: sarto, viaggio.
Spiega funzionalità spazi bianchi e partitura → scelta strategica → servizio al lettore che dia una scansione a questo nuovo genere ancora così libero.
Libertà di poter interrompere la lettura → reazione peggiore: indifferenza e noia → no ricordo.
→ I romanzieri in sede di paratesto tentano di sottolineare che il proprio testo è accattivante.
Concorrenza tra romanzieri: tantissimi romanzi, i romanzieri si contendono la scelta del pubblico.
Da una parte la concorrenza moltiplica i titoli, dall’altra avviene anche l’esatto contrario. → Anche convenzioni del nuovo genere fanno fronte a liberismo economico.
Dimensione borghese, sistema di produzione capitalistico, sistema di forte individualizzazione.
La dimensione privata del lettore è una lettura nuova e borghese, particolarmente funzionale e sollecitata dal nuovo genere.
Il romanzo in Italia
Italia: un secolo dopo.
Esempi compiuti di livello qualitativo paragonabile agli esteri: Jacopo Ortis e Promessi sposi.
Ma tradizione di protoromanzi.
Data e opera emblematica: Chiari – 1754, La filosofessa italiana.
Molto apprezzato, molto imitato → plagi ecc.
Onomastica: scegliere i nomi dei personaggi, in ambito romanzesco è rivelatrice: si devono inventare e devono emulare la realtà → l’onomastica letteraria nasce con la civiltà romanzesca.
Interessante la questione novellistica, che apre alcune questioni anche del romanzo.
Ruoli onomasticizzati, trasformati in personaggi, un po’ una via di mezzo → tipico di Chiari: coglie le nuove tendenze del romanzo ma non ce la fa >> dà il nome al personaggio, ma mettendo la maiuscola ad un ruolo → Zingara, Giuocatrice, Filosofessa ecc.
→ Compromesso fra vecchio e nuovo >> individualizzazione di un ruolo tipico.
Elemento esotico spesso stereotipato (cfr. Geisha); unici animali esotici rappresentati sono coccodrillo, tigre ed elefante → tutte solo costruzioni della mentalità → processo di semplificazione funzionale al soggetto che il rapporto con altre culture.
Viaggio – dimensione odeporica assunta anche perché di moda e quindi interessante → viaggio in letteratura e non letteratura di viaggio.
Consuetudini diffuse: lotto, commedia → situazioni familiari al lettore a cui si rivolge.
Ma romanzi noiosi, ripetitivi, retorici a scapito della dimensione romanzesca → immedesimazione impossibile!
Scrittura retoricamente ordita, di gusto seicentesco/barocco, vecchio, da predica, noioso.
Passo letto: mette in luce ambivalenza vecchio//nuovo.
Il paradigma romanzesco chiariano
Paradigma romanzesco chiariano.
Finzione memorialistica pseudo-autobiografica: nella finzione le protagoniste raccontano le proprie vicende personali → patto pseudo-autobiografico; efficace >> realismo → impostazione moderna.
Proprio come tipico del romanzo mischia fiction con biografia.
→ Elemento dinamico positivo.
Ma le vicende raccontate sono inverosimili ed improbabili, costellate da rapimenti, fughe, stupri, maternità volute e non volute… tutti avvenimenti eccezionali e per di più replicati più volte e con un ritmo implausibile >> così tanti inconvenienti e così frequenti da risultare implausibili ed illogici.
→ Vanificato il patto di verosimiglianza.
Vicenda lineare e semplice, andamento picaresco, storie avventurose in cui le protagoniste si imbattono in personaggi ed episodi lungo la via → schema classico, semplice ed efficace, di moda, quello del viaggio.
Ma geografie e spazi del tutto astratti: Parigi, Venezia, Londra, Tokyo ecc. e non sono altri che toponimi interscambiabili: no descrizioni, collocazione in luoghi ecc. → viaggio astratto.
Tempo del racconto e della vicenda in un costante presente: mai memoria di ciò che fanno, esperienza di quello che è loro accaduto >> no possibilità di scegliere per il futuro.
→ Primato della trama sulla fisionomia del personaggio: personaggi senza coscienza di sé, non crescono, senza memoria, sempre uguali a se stessi, sono maschere, solo nomi, solo funzioni narrative all’interno della trama, unica cosa che conta → valutazione onomastica: si chiamano con il ruolo che hanno, vuoto.
Ma hanno un nome: Rosina >> è come se non si chiamassero in alcun modo, una Rosina vale l’altra.
>> Una protagonista ha un nome vero: “La Giucatrice di lotto ovvero memorie di Madama Tolot”.
→ Rimanda al lotto: tautologico, nulla di individuale, rimanda al ruolo genericamente inteso. (Cfr. nome e cognome all’anagrafe dei protagonisti dei romanzi europei, nome individualizzante: Tom Jones, Joseph Andriew >> poi Jacopo Ortis, Renzo Tramaglino, Lucia Mondella – ma nome e cognome degli europei rimandano comunque a genericità del personaggio, sono quasi interscambiabili, pur sempre attraverso l’individualità del personaggio).
La famiglia dei romanzi classicisti
A riprova del fatto che ci sono molti romanzi prima dell’Ortis e che quello è davvero il primo di valore: altra famiglia di romanzi → famiglia dei romanzi classicisti: scritti da letterati parte dell’establishment letterario, da autori inseriti nei manuali scolastici.
Es. Alessandro Verri.
Francesco Algarotti.
Giacono Casanova.
Ippolito Pindemonte.
C’è pregiudizio di dignità letteraria.
1790, Ippolito Pindemonte, “Abaritte, storia verissima”.
Incipit romanzeschi tendono a dare coordinate spazio-temporali >> qui invece: geografia fantastica in un momento indeterminato.
Corrispondenza simmetrica: ABAB.
Descrizione analitica precisa di carattere morale e astratta, non fisica.
Viaggio di Abaritte: convince i genitori che è indispensabile. >> Tour alla rovescia.
Geografie allegoriche: dietro questi toponimi inventati ci stanno dei paesi veri; geografia reale a cui si allude in modo indiretto, allegorico, retorico.
Matrimonio di convenienza in cui non c’è amore.
Parte, tradisce la fidanzata che si rivela essere la fidanzata stessa. → Inverosimiglianza.
Tema sentimentale (alla moda) ma elementi romanzeschi ed antiromanzeschi.
Situazione irreale e storia romantica non coinvolge.
Il viaggio è astratto.
La lingua è dotta, colta, erudita, citazioni classiche.
Situazione non mimetica ma allegorica >> no descrizione, sì allusività >> rapporto con la realtà indiretto, filtrato, colto.
1805, Vincenzo Cuoco, “Platone in Italia”.
Racconta storia del viaggio di Platone in Italia (Magna Grecia), ambientato nel mondo classico.
Accompagnato da Cleopolo, alter ego di Cuoco → dialoga filosoficamente, gli presenta personaggi ecc.
→ Tema del viaggio.
→ Dimensione allegorica (personaggi nascondono personaggi veri sotto nomi di fantasia); Manzoni, Monti (poi eliminato perché troppo accreditato e potente).
Scopo: politico-civile: dimostrare grandezza dell’Italia fin dai tempi antichi: Platone si stupisce di quanto siano avanzate le condizioni dell’Italia meridionale e quanto siano intelligenti i suoi abitanti >> si prende l’impegno personale di rivendicare grandezza italiana contro straniero che la occupa >> può essere letto in chiave risorgimentale → romanzo a tesi.
Anche omaggio al gusto neoclassico del tempo. Personaggio Cuoco elabora un mito contemporaneo.
Premessa intitolata: al lettore → individua zona para-testuale in cui rivolgersi al lettore.
Conclusione sottolinea orgoglio nazionale in chiave risorgimentale.
Storia non inventata ma trovata in un manoscritto che ha fatto tradurre, che è passato dalle mani di un avo eruditissimo → manoscritto ritrovato di Manzoni ha precedente evidentissimo.
Ma nemmeno Cuoco se lo inventa: Don Chisciotte basato su immaginario manoscritto trovato da Cervantes in un mercatino e fatto tradurre.
→ Elabora topoi, espedienti funzionali che si tramandano: tema del viaggio come manoscritto ritrovato.
Algarotti, “Il congresso di Citera”, 1745.
Verri, “Vita di Saffo, poetessa di Mitilene”; “Notti romane al sepolcro degli Scipioni”; “Vita di Erostrato” (1815 >> già uscito l’Ortis).
Casanova, “Il duello”.
Pro-romanzi classicisti:
- Scrittura esemplata sugli autores classici: lingua letteraria lontanissima dall’uso (cfr. importanza della lingua per accessibilità al romanzo)
- Citazioni, no vita, appartengono al mondo mentale della poesia e della tragedia >> rimandi alla realtà sono allegorici, non diretti
- Onomastica rivelatrice: nomi artificiali, nulla di anagraficamente borghese, come Rosina con un più colto: derivanti dal greco ecc. ma pur sempre astratti e simbolici
- Intrecci deboli infarciti di commenti, divagazioni, ragionamenti … che appesantiscono una finzione che non decolla mai
- Mancanza di dialogo, quando parlano fra loro lo fanno contrapponendo orazioni ed argomentazioni di più pagine; discorsi contrapposti di matrice avvocatizia e retorica; irrealistici. Tranne un caso emblematico: nel romanzo di Casanova, non a caso il meno letterato, c’è raffica di battute scandite con botta e risposta, non argomentate seguendo l’una l’impostazione dell’altra → Casanova si scusa col lettore dicendo di usare il dialogo della commedia → è questo il modello del romanzo
>> Il fatto che si scusi e dunque sia inconsapevole di ciò che ha fatto è sintomatico di quanto faccia fatica in Italia il romanzo a decollare.
- Personaggi piatti, schematici, mostrano valori morali non sentimenti, passioni, limiti, gusti ecc.; fissi, immutabili, no dimensione corporea ed individuale. Non si sa nulla di loro
- → Distanza dal lettore
- Geografie allegoriche
- No volontaria sospensione dell’incredulità che rende il romanzo così incredibilmente coinvolgente
15/03 – Don Chisciotte e civiltà editoriale
Giornalino di Gianburrasca → manoscritto ritrovato; viene consegnato direttamente al lettore.
Don Chisciotte.
Libro pubblicato in 2 parti.
Prima tra 1548 e 1604, 52 capitoli, pubblicati nel 1605.
Scarso successo fra i letterati e grandissima accoglienza di pubblico → subito tradotto → Cervantes famoso internazionalmente già col primo volume.
Non piace la nuova forma irriverente.
Alfonso Fernandez de Avallenda pubblica seconda parte in 36 capitoli, non senza successo → 1615.
Cervantes pubblica la seconda parte, autentica (74 capitoli totali).
Concorrenza scorretta in una dimensione mercantile regolata e corretta, ma al tempo non lo era >> mentalità mercantile con no regole, Cervantes chiede aiuto di un potente nobile.
Ambivalenza: ???
Venezia capitale civiltà tipografica.
Milano capitale civiltà editoriale.
Turning point: 1800.
Grandi capolavori europei tradotti anche in italiano, ma risultano orrendi >> retoricizzati.
Filtro linguistico: traduzioni di traduzioni.
Mancanza di competenza: tradotti da tipografi.
Tipografia
Tipografia.
Ufficio + officina.
Luogo circoscritto e specializzato → nello stesso luogo diverse attività artigianali.
Tipografo è imprenditore di se stesso + aiuto di 2/3 soggetti, “operai”, lavori manuali e ripetitivi anche se abbastanza specializzati.
Sceglie lui cosa pubblicare, identifica gli autori e mantiene i rapporti, idem con traduttori, anche se spesso traduce lui stesso i volumi.
Utilizzo della carta: una delle voci economicamente più onerose (anche oggi insieme alla distribuzione): acquistata dal tipografo. Primato italiano: cartiera di Fabriano nelle Marche.
Scelta del formato: carta venduta in folio (grandi fogli interi). Formato = misura del foglio piegato.
Piegato in 8 parti: ottavo (standard). In 16: sedicesimo (formato più diffuso). Un filo tiene insieme 16 pagine. Libro fatto di multipli di 16. → Lavoro di calcolo dell’impaginato: trovare giusto rapporto per non sprecare pagine, alzando inutilmente costo del libro.
Almanacchi: in 16 o 32. Classici latini e greci: in 8. Agio di lettura maggiore nell’8 (interlinea maggiore, caratteri più grandi e distanziati ecc.). Con stesso numero di in foglio si possono fare più pagine in 16 e meno in 8. → Scelta importante per prezzo del libro.
Qualità della carta ovviamente conta. Carta di prima scelta utilizzata per 8. → Maggior cura della stampa e qualità. → Si riflette sul prezzo che in questo periodo (e sempre) è fondamentale → fasce di prezzo diverse attirano prezzo diverso (es. non ha senso pubblicare Virgilio in 32 perché chi compra libri di tale bassa qualità non conosce il latino; idem non si pubblicano almanacchi in 8).
Impressione del foglio attraverso il torchio.
Correzione delle bozze >> movimento del carattere posto male e reimpressione della pagina.
Immagini.
Legatura: cucitura dei fogli.
Esposizione in vetrina.
→ Numeri modesti. Non esiste distribuzione, ognuno vende nella sua area. Ma pratica della sottoscrizione: tipografo sceglie di pubblicare un’opera, informazione del pubblico tramite volantini. I sottoscrittori versano un anticipo e con ciò hanno certezza e diritto di avere una copia.
→ Capitale da investire prima → si riduce rischio di impresa.
→ Forte compito e ruolo decisionale del tipografo e grande responsabilità. Rischio notevole, mercato locale ristretto → settore poco redditizio.
→→ Produzione di pochi titoli.
→→ Casualità: mancanza di concetto di catalogo (insieme organico di pubblicazione di un editore): pochi titoli e casuali, no progetto, no individuazione di settore, ognuno pubblica di tutto e dunque sono interscambiabili.
→→ Interscambiabilità: non ci sono collane, fenomeno ottocentesco di quando aumenta la richiesta e si vuole dare un’indicazione al lettore per orientarsi in libri simili.
→→ Censura religiosa (deve avere imprimatur o finisce all’indice nato con la riforma nel 1518(?), ultima nel 1948); ma funziona anche al contrario, soprattutto dopo: il proibito suscita curiosità e moltiplica le vendite.
→→ Irregolarità: plagi, apocrifi, ecc. Cfr. Chiari che pubblica contemporaneamente in molti luoghi aggirando il problema >> a fronte di frammentazione del mercato nazionale, si organizza autonomamente per coprire tutto il territorio all’insaputa dei vari tipografi (primo luogo: Venezia).
20/03 – Protoromanzi e sistema letterario
Proto-romanzi non colti (P. Chiari, “La Filosofessa italiana”, 1754).
- Proto-romanzi colti o classicistici
Differenze:
- Condizione socio-culturale dell’autore
- Destinatari
- Ambientazione e personaggi
Elementi comuni:
- Scritti in prosa >> attestano tentativo di importare romanzo
- Colgono efficacemente alcune tendenze: es. viaggio
- Parlano di realtà contemporanea
- Personaggi piatti
- Spazio e tempo categorie sfocate e generiche
- Disinteresse per contesto sociale e familiare
- Dialoghi costruiti come orazioni
Pubblicati per lo più a Venezia nelle tipografie.
- Attività con una programmazione editoriale minima e casuale: pochi titoli, in poche copie, in modo abbastanza casuale > no identità del tipografo; no catalogo; no collana; no politica editoriale
- Mercato tendenzialmente locale, ristretto, condizionato da concorrenza sleale, pirateria, strategie furbe come quelle di Chiari, con controllo censura, sia religiosa sia politica
Proposte intelligenti che non hanno avuto seguito:
- Lettere scelte di varie materie
- Commedie da Camera ossia dialoghi famigliari
Chiari scrive commedie, romanzi, giornali e queste due opere, interessanti perché cerca di rispondere alle richieste del romanzo e del nuovo pubblico.
1) Varie materie, più erudite, scritte da una dama all’abate P. Chiari → finge di aver ricevuto lettere e le propone al lettore.
Donna, mittente, elemento qualificante.
Lettere, funzione epistolare, usata per dare veridicità.
2) A Venezia si fanno le code a teatro >> commedie fatte per essere lette, sfruttando un genere di grande interesse e trasformandolo in qualcosa che si può leggere mentalmente, da soli, a casa, quando si vuole.
→ Generi di trattenimento (per il tempo libero) → mostrano sintonia di Chiari per ciò che sta succedendo.
Settecento.
Letteratura colta.
Ottocento.
Letteratura colta.
Letteratura popolare.
Novecento.
Letteratura avanguardistico-sperimentale.
Letteratura istituzionale.
Letteratura d’intrattenimento.
Letteratura residuale-marginale.
Ottocento: sistema letterario bipartito.
Novecento: quadripartitura >> letteratura e para-letteratura a loro volta bipartite.
Spinta propulsiva dal pubblico che si allarga sempre di più a cui corrisponde differenziazione qualitativa.
Invece di “letteratura”, meglio “sistema letterario”, che è dinamico ed articolato.
Sguardo alla letteratura colta del Settecento, con serie di proposte che rispondono a medesima fisionomia tradizionale. Edizioni pregiate dei classici, in ottavi, che sono continuazione del passato, letteratura irrinunciabile ed elitaria.
Riconoscimento istituzionale massimo, poeta laureato del sacro romano impero.
Versi, ode, d’occasione (molto tradizionale) ma per nascita pubblico popolare >> nuova letteratura.
Ottocento.
Ortis.
Promessi sposi.
Ortis: romanzo difficile.
Promessi sposi: romanzo facile → “ho voluto sc
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