Lezione 1
Tempo del film e tempo del racconto
Si parla delle ultime quattro lezioni. Mari fa una distinzione fra il tempo del film cinematografico e il tempo invece del racconto. Altro argomento è il buio della sala cinematografica che aiuta lo spettatore ad avvicinarsi a un contesto simile a quello del sogno, e di conseguenza ad accettare anche quello che avviene in un film. Sanguineti dice che entrare in un cinema a spettacolo iniziato è una caratteristica appunto solo di una sala cinematografica e che è ben diverso rispetto a quello che può avvenire davanti a una televisione con lo zapping. Uno spettatore che entra a spettacolo iniziato dovrà cercare di fare delle ipotesi per capire che cosa c'è stato prima. Il buio della sala aiuta appunto il contesto immaginario che è molto simile a quello di un sogno.
Divismo, cineasta e rapporto tra cinema e letteratura
Un altro argomento che si toccherà nell'ultima lezione sarà quello del divismo. È un divismo atto a creare personaggi ma anche dei simboli. Il termine cineasta è quello che fa da struttura nel rapporto tra cinema e letteratura. Giacomo Debenedetti si trasferì a Roma per lavorare a Cinecittà sotto falso nome, in quanto di origine ebrea. Lo sguardo di Debenedetti rivolto al cinema è grato, affascinato e anche un po' snob. Affronta spesso l'argomento in maniera divertente. Secondo Debenedetti il cinema non piace agli intellettuali, i quali lo vedono con diffidenza e lo considerano alla stregua della plebe, in quanto utilizza un linguaggio e delle storie molto semplici. Gli intellettuali cambiano idea quando si rendono conto che il cinema ha la potenzialità di poter cambiare queste storie a volte senza struttura o comunque semplici e renderle qualche cosa di più interessante.
Varieté di Dupont
Si parla anche del film “Varieté” di Dupont che narra la storia di un carcerato, sotto forma di flashback, che racconta ciò che gli avvenne al nuovo direttore del carcere, fra cui l'omicidio da lui stesso commesso. Quello che è piaciuto a Debenedetti di questo film è il fascino che scaturisce dal movimento, dovuto anche alle acrobazie circensi, e al fatto di tenere incollato lo spettatore agli accadimenti. Tutto ciò considerando la storia comunque non elevata.
Lezione 2
Debenedetti e l’inconscio dello spettatore
Si parla del film “Varieté” di Dupont. Debenedetti va a rimarcare l'ultima scena del film, dove la scalinata sembra quasi infinita dovuta anche alla lentezza del protagonista-assassino che si è sempre mosso con agilità, essendo un acrobata, anche se ha un corpo massiccio. Il film è un lunghissimo flashback a cui il protagonista-assassino racconta la sua storia al nuovo direttore del carcere. La scala per Debenedetti viene caricata di una connotazione particolare simile a una discesa verso gli inferi. Per Debenedetti, il film di Dupont segna l'avvicinamento degli intellettuali al cinema, in quanto entra in contatto con l'inconscio dello spettatore che segue la linea autorale di chi ha costruito il film.
Buñuel dice più o meno la stessa cosa di Debenedetti solo che il regista spagnolo asserisce il tutto al sogno mentre Debenedetti rimane legato al discorso di inconscio. Questa differenza può essere dovuta al background diverso: Debenedetti era uno sceneggiatore mentre Buñuel era un regista. I surrealisti amavano Freud mentre Freud odiava i surrealisti, ciò perché i primi cercavano di esprimere appunto l'inconscio senza una forma regolare, mentre Freud cercava appunto di mettere ordine nell’inconscio. Il regista spagnolo era surrealista.
Sanguineti, Freud e Groddeck
Sanguineti sarà colui che avvicinerà le posizioni di Debenedetti e di Buñuel, affermando che non bisogna rimanere fissi sull'idea di inconscio definita da Freud. Sanguineti dice che l'inconscio per Freud è una sorta di ripostiglio dove si mettono le cose che non piacciono. Groddeck ribalta l'idea freudiana di inconscio e afferma che l'inconscio è l’origine da cui una persona tira fuori le sue emozioni e il suo essere. Non è un luogo dove finiscono gli scarti ma l'origine del nostro modo di essere dove si trova anche l'ispirazione artistica. Groddeck scrive tutto ciò nel suo primo libro “Il linguaggio dell’ES”.
Sanguineti, nel suo testo che si intitola “Abecedario”, raccoglie alcune sue interviste su diverse tematiche. Nella parte dedicata all’inconscio Sanguineti arriva a definirsi seguace di Groddeck abbandonando la linea di Freud. Sanguineti afferma che quando si ascolta una poesia o quando si vede un film non si fa altro che avere un inconscio che si apre a un altro inconscio, legandosi appunto alla teoria di Groddeck.
Cinema, sogno e ispirazione
Negli anni '50 Buñuel sovverte quindi la sua idea sull'inconscio, asserendo che il cinema è lo strumento migliore per descrivere il mondo dei sogni, delle emozioni e dell'istinto. Il mezzo con cui il cinema va a rappresentare le sue scene è la cosa più vicina alla mente umana. O meglio ancora quello che più di tutti è simile a una mente in stato di sonno. La notte che invade la sala, riferendosi appunto al buio della stessa, è il momento in cui ci si collega appunto con il nostro inconscio. Come nel sogno, le immagini compaiono e scompaiono con dissolvenze. L’ordine cronologico non corrisponde più alla realtà.
L'ispirazione non è altro che una tecnica per cui si riesce a lasciar libera la zona inconscia affinché essa possa chiaramente esprimersi e parlare. Però né Debenedetti né Buñuel possono immaginare che il cinema possa diventare oggetto di letteratura. Per loro il cinema ravviva la letteratura ma rimane comunque un percorso a senso unico, nel senso che il cinema non prende nulla dalla letteratura. Sanguineti fa un esperimento per dimostrare le suggestioni che possono avvenire guardando un film (viene scelta una scena di film a caso, viene associata una musica a caso, un attore legge un testo a caso).
Neorealismo, Rossellini e Visconti
Sanguineti si lega al percorso neorealistico del cinema italiano e apprezza i maggiori esponenti tra cui Visconti ma soprattutto Rossellini. Ritiene che Rossellini sia più vicino al realismo in quanto influenzato dalle neoavanguardie oltre che dal cinema russo. Il film più apprezzato è “Germania anno zero”. Per quanto riguarda Visconti, lo associa al naturalismo francese e ritiene che i film migliori siano “Ossessione” e “La terra trema”. Al contrario, De Sica non gli piaceva perché riteneva che desse una rappresentazione dell’Italia piacione per gli americani, una sorta di cartolina come ad esempio “Paisà”.
Sanguineti è vicino a Rossellini anche dal punto di vista politico. “Roma città aperta” è un film che non ama particolarmente ma apprezza il fatto che siano protagonisti un prete e un comunista, entrambi verranno uccisi e non litigheranno mai fra di loro. Per Sanguineti far piangere al cinema è un delitto. Prende a riferimento l'ultima scena straziante, “La passione di Giovanna d'Arco”, dove dice che ne capisce la commozione, e “Vivre sa vie” di Godard dove la protagonista piange guardando appunto il film su Giovanna d'Arco. Concetto cardine è quello di emozione intellettuale. Questa emozione intellettuale è un qualche cosa che emoziona sì ma che non fa tornare alla mente altre proprie esperienze ma fa comprendere quello che avviene appunto nel film. È come scoprire un nuovo mondo, è l'aprirsi conoscitivamente a una nuova realtà.
L'emotività invece è repulsa da Sanguineti, la scrittura o la cinematografia o qualunque cosa che ha una empatia acritica sono il male. Sanguineti ad esempio non sopporta il libro “Cuore” di De Amicis. Sono emozioni diseducative rispetto a quelle create intellettualmente. Per Sanguineti il vero realismo è quello legato alle avanguardie. Non è importante muoversi con strumenti simbolici ma è importante rappresentare la situazione reale. Cinema e scrittura sono due categorie che si aprono l'un l'altro, aprono i loro inconsci verso sé stessi.
Vampyr, morte e televisione
“Vampyr” di Dreyer è un film centrale, la lettura di Sanguineti contiene un brano sul film. Il film racconta una storia nota ma con strutture nuove. La vampirizzazione porta la protagonista alla disperazione e al suicidio, diversamente da quello che di solito succede che è un'affascinante discesa negli inferi. (si guarda l’ultima scena del film). Oltre a fornire ragioni sulla scrittura questo film fornisce anche ragioni sul cinema. Per Sanguineti è fondamentale per comprendere l'uomo che sta a immaginarsi come potrebbe essere la propria morte. Tutta la nostra vita è una lunga riflessione sul modo in cui noi dovremmo morire. Questa la considerazione di Sanguineti. Quello che è importante è come noi pensiamo la nostra morte e non come questa invece avverrà.
Sanguineti in un suo saggio porta a riferimento la morte rurale rispetto alla morte come viene vissuta al tempo moderno: mentre una volta la morte era considerata un momento di ritrovo familiare, un momento di rito che includeva anche la sepoltura, al giorno d'oggi invece la morte è una cosa che viene relegata, quasi nascosta, anche se la società continua a bombardarci di notizie su morti e magari anche violente. Insegnare all'uomo che deve morire può avvenire tramite un racconto fiabesco o mitologico. Di tutto questo argomento è pregno il secondo romanzo di Sanguineti che si intitola “Il giuoco dell'oca”. Cinema e letteratura esorcizzano la morte. La televisione invece viene vista come asservita al pensiero dominante, portatrice di una narrativa che non può suggerire nessuna emozione intellettuale. Sanguineti inizia a cambiare idea sulla televisione con l'inizio della trasmissione “Blob”, quando capisce che può essere mezzo per una nuova narrativa tramite anche lo zapping.
Lezione 3
Lezione della Tavella
Marco Rossari: tra Joseph Conrad e Wim Wenders
La connessione del romanzo di Rossari è il film di Wenders pare essere il film “Paris, Texas”. Trama: due fidanzati che si trovano in un paese tropicale, in vacanza. Accanto a questa coppia su un autobus siede uno sconosciuto. Questo personaggio è un uomo di mezza età che emana odore di alcool, indossa dei jeans anche se fa caldo e un paio di maleodoranti scarpe da ginnastica e una maglietta rock. Indossa occhiali scuri al chiuso e ha un viso segnato e con una grossa voglia violacea. Questo sconosciuto improvvisamente inizierà a raccontare la sua storia che ripercorre le tappe del suo amore per una donna, Anna. L'autore la definisce una storia raccontata due volte perché c'è una storia di cornice con all'interno un'altra storia. Il richiamo a Wim Wenders è diretto. Questo uomo ha conosciuto la sua donna ai tempi del liceo. L'elemento drammatico è la morte della bambina di questa coppia che porterà i due alla separazione (si intende la coppia vecchia).
C'è anche una disquisizione politica all'interno del romanzo. Questo romanzo è una discesa verso la follia e la rassegnazione. Il vecchio poeta per conquistare la ragazza le aveva dedicato delle poesie erotiche. http://www.raiscuola.rai.it/articoli/marco-rossari-nel-cuore-della-notte/40873/default.aspx
Non a caso il protagonista del romanzo si chiama Marco, come l'autore. La presenza simbolica del vulcano è data da una traduzione che l'autore aveva appena fatto nel romanzo “Sotto il vulcano”. Il dialogo che è il punto cruciale del film “Paris, Texas” viene riproposto nel romanzo di Rossari quasi come una colonna sonora. Come in “Cuore di tenebra” di Conrad, il racconto dell’uomo prende il sopravvento sulla realtà contingente, il pullman diventa l’incubatore di parole che possono solo esondare, martoriate e sensuali, nell’attesa che il vulcano si stagli in fulgida visione fuori dalla notte.
Quarta di copertina e struttura notturna
“Questo è un romanzo per adulti. Quelli che hanno già scoperto il mutare delle emozioni e dei sensi nelle diverse età della vita. Quelli che conoscono la furia delle parole, capaci di travolgere come una tempesta. Tenendoci svegli nel cuore di una lunga notte uno sconosciuto racconta la sua storia d'amore, di sesso, di politica e poesia.” Tutte le storie d'amore sono storie tristi. E ridicole, e tristi, e ridicole, e bellissime”. Due uomini si incontrano su una corriera traballante che attraversa un paese tropicale, diretta verso un remoto vulcano da ammirare all'alba. Il più giovane è in viaggio di laurea con la ragazza, il più maturo ha bevuto troppe birre e ha una storia speciale da raccontare: una storia di politica e di poesia, la storia di Anna e del loro amore. Anna da ragazza nascondeva il corpo sotto il giaccone verde militare, ogni sua parola era una battaglia, sognava di cambiare il mondo. Anna era l'amore da giovani, quello che non si sceglie, quello che ci capita addosso. Poi una perdita innominabile ha mandato in frantumi la coppia. Anna è diventata una giornalista appassionata, incanalando il dolore nell'impegno politico. Anna è sopravvissuta, e forse anche il loro amore. Si sono ritrovati dopo ogni cosa, più amanti, più complici: lei firma di punta di un nuovo giornale sostenitore del nascente partito del no, lui insegnante di giorno e poeta erotico di notte. Sarà proprio la pubblicazione di una raccolta di poesie apparentemente innocua a buttare tutto per aria, sullo sfondo del nuovo imperante perbenismo che giudica tutti i gesti che facciamo. In fondo i libri non servono a niente, ma nascondono il potere sovrumano di cambiarci la vita. È la quarta di copertina. Tutto il racconto avviene di notte e il romanzo termina all'alba. Rossari inserisce la valenza simbolica del racconto nella notte. Un altro elemento di assonanza fra il romanzo e il film di Wenders è il ritmo lentissimo. La notte è anche intesa come senso di smarrimento. La notte rappresenta la solitudine del personaggio. Il film viene richiamato direttamente all'interno del romanzo.
https://www.youtube.com/watch?v=hfo1cqx9lke
Piani narrativi e citazioni
Nel romanzo ci sono tre piani narrativi: la storia dei due giovani, la storia dello sconosciuto e la storia della scena del film. Il giovane protagonista rivede la sua storia in quella dello sconosciuto e della sua compagna Anna. Questo film non è solo un bacino per l'autore per citazioni, ma anche una linea guida di emozioni, di sensi da seguire. Anche la colonna sonora è importante, tanto che il protagonista mentre ascolta la canzone del film “Paris, Texas” si ritrova immerso nella scena del protagonista del film. A un certo punto nel romanzo pare che si sovrappongano le figure femminili. Il romanzo è pieno di citazioni sia letterarie che musicali che cinematografiche (vedi slide). Questo per giocare su più piani sensoriali. Oltre a film di Wenders ci sono altri richiami cinematografici come ad esempio “Umberto D.” di Vittorio De Sica.
https://www.youtube.com/watch?v=d8pr5zru7d8
Buio, luce e suggestione cinematografica
All'inizio del romanzo pare che ci sia una scena horror. È anche molto presente la dicotomia buio/luce tanto che il racconto si interrompe quando si arriva alla destinazione con il sole che sorge dalle pendici del vulcano. Alla fine del romanzo lo sconosciuto scompare nel nulla e si insiste su questa sparizione. Tutta questa storia alla fine prende le sembianze di un sogno, rimane solo l'eco di una voce nel buio. Tutto il racconto della storia è reso possibile perché i due giovani scelgono l'autobus come mezzo di trasporto, una scelta sbagliata per la comunità ma giusta per lo svolgersi del racconto. L'autore non considera mai il film come entità unica, lo scompone: il film è parola, è musica, è un insieme di sollecitazioni sensoriali che provengono anche da universi diversi che provengono e si uniscono per creare il film. In questo romanzo il film viene visto appunto come un insieme di questi elementi diversi. Parole, immagini e sonoro concorrono a suggestionare lo spettatore.
Altra cosa su cui punta l'autore è la suggestione dal film horror, e giocherà con la figura del vampiro dove uno dei protagonisti al cinema fu Klaus Kinski, padre di Nastassja protagonista del film di Wenders “Paris, Texas”. Questo romanzo si costruisce grazie alla progressiva costruzione e percezione di un oggetto che rimane sempre lo stesso. Non è l'oggetto dell'indagine a cambiare ma il soggetto che imbastisce l'indagine ad essere cambiato ed è questo che permette poi la reale costruzione del romanzo. Ciò fa riferimento a quel contesto immaginario a cui fa riferimento Sanguineti, è un'idea centrale nel rapporto fra cinema e letteratura. Nel nostro caso il film è coerente con i personaggi del romanzo ed è una scelta molto precisa in quanto noi potremmo trovarci in un contesto di grande rilevanza culturale e artistica.
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