Medioevo e la civiltà europea
La civiltà europea è una tessera di un grande mosaico collettivo di civiltà. La letteratura, essendo espressione scritta, è la maggiore espressione della civiltà umana. È un pezzo importante della civiltà, dell'alta cultura. Bisogna fare una distinzione fra alto e basso: alto è la parola complessa, strutturata, formalizzata, dunque la letteratura. La letteratura pone un problema di merito e di metodo: questa non è più l'epoca della letteratura.
Auerbach e la crisi della letteratura
Auerbach, che è uno studioso tedesco di filologia romanza che dovette emigrare dalla Germania nazista, fu perseguitato dai nazisti e scrisse uno dei suoi libri in Turchia, "Introduzione alla filologia romanza", senza bibliografia, ad Ankara. Dopo il nazismo ci fu una grande crisi della letteratura, che è sempre stata il nervo degli studi, la parte più importante. Dopo che la civiltà occidentale ha compiuto quei massacri, è entrato in discussione il ruolo stesso della letteratura ("Che cosa insegniamo se siamo stati capaci di creare i campi di concentramento? Che cosa insegniamo dopo anni di odio irrazionale nei confronti degli ebrei?").
Civiltà europea e classica
Quindi Auerbach, che peraltro era tedesco, si pone il problema della civiltà europea: come si può gestire questa grande civiltà? È necessario ripercorrere il passato, la storia della letteratura, anche greca e latina, per capire la letteratura di adesso. È difficile capire certe grandi idee se non si ha una nozione di quando si sono formate nella cultura greca. Ad esempio c'è la satira: chi rifiuta la satira non è in linea con la civiltà occidentale. La grande democrazia per eccellenza è la Grecia, che infatti conosce la satira, ossia la ridicolizzazione del potente.
Il passaggio dal mondo classico al medioevo
È impossibile capire la civiltà europea e la civiltà italiana se non si ha chiaro nella mente lo spacco, lo iato che c'è tra il mondo classico, che finisce nel 476 d.C. (come data indicativa, in realtà termina verso il VI secolo, perché per circa un secolo le famiglie rimangono le stesse, le città sopravvivono) e il IX secolo. Alla fine del VI secolo l'alta cultura si è contratta e rinchiusa nei monasteri, il mondo diventa più elementare, i rapporti diventano meno complessi, il linguaggio si perde, il latino collassa. All'inizio del VII secolo quasi nessuno conosce il latino: non c'è più una lingua di comunicazione culturale, non ci sono più parole comuni.
Il ruolo della religione cristiana
Il latino però è necessario, perché la religione cristiana, che come tutti i grandi movimenti all'inizio è violenta e aggressiva, ha fatto piazza pulita, richiede la parola, perché è la religione del libro, quindi richiede la conoscenza della parola. Un prete deve necessariamente saper leggere. È grazie a questo che la nostra civiltà non è diventata analfabeta. La religione cristiana, che da una parte ha favorito la distruzione del mondo classico, che era un mondo pieno di conquiste culturali e altamente strutturato.
Carlo Magno e la rinascita culturale
Per arrivare nuovamente a fare alcune delle conquiste del mondo classico, si è dovuti arrivare all'Ottocento, come per l'esercito. Le varie zone in cui si legge la Bibbia e si conosce il latino, non si capiscono più (ad esempio: la congiunzione "ma" era diventata incomprensibile nella comunicazione, dato che in ogni paese era diversa). Tutto ciò che era rimasto dei classici, dei grandi testi, quindi delle grandi idee (non solo morali, anche tecniche), era scritto in maiuscole antiche e in scripta continua, quindi senza separazione di parole. Quasi nessuno era più in grado di leggere questi testi, solo in poche zone dell'Europa continentale e in particolare una dell'Europa insulare (cioè dell'Inghilterra) si sapeva ancora fare, perché è lì che nell'alto medioevo si è mantenuta un po' di cultura.
Qui entra in gioco Carlo Magno, perché per fare un'alta cultura unitaria ci vuole un politico unitario (l'Italia costituisce un'eccezione: non c'è potere politico ma si fa la cultura moderna perché ha un retroterra classico latino potentissimo. L'Italia, come in parte la Germania, si fa sulla sua cultura, quindi non è il paese che crea la letteratura, ma è la letteratura che fa la nazione. Questo è un caso unico, un'eccezione culturale ancora più forte di quella tedesca.)
La situazione culturale nel VIII secolo
A metà dell'ottavo secolo, quindi, la situazione è di semi-collasso di tutto il patrimonio culturale. Se tutto il mondo classico, quindi teatro, ingegneria, architettura, arte, teoria dell'arte, letteratura ecc., fosse scomparso, noi saremmo un altro tipo di civiltà (forse più simile a quella americana), non avremmo un retroterra culturale, ma lo abbiamo perché Carlo Magno si accorse di questo problema e convocò grandi saggi (il più importante fu Alcuino da York) ai quali fece organizzare un sistema di scuole-cattedrali. Egli dovette ricorrere all'aiuto degli ecclesiastici perché non aveva a disposizione un sufficiente numero di laici che potessero insegnare il latino. Gli ecclesiastici si divisero quindi tra i quattro angoli dell'Impero Carolingio (che era già un primo nucleo dell'Europa visto che comprendeva la parte occidentale della Germania, i Paesi Bassi, una gran parte della Francia, la Spagna settentrionale e l'Italia settentrionale).
Carlo Magno, quindi, prima di tutto creò le scuole, la gente ricominciò a leggere e scrivere il latino, dato che non esistevano ancora lingue volgari, o meglio, ancora non erano state portate al livello della scuola.