Concetti Chiave
- Durante l'Ottocento, la condizione sociale dei letterati si evolve con il predominio di scrittori laici e borghesi, un cambiamento che si intensifica anche in Italia.
- L'unità d'Italia porta all'unificazione del mercato editoriale e al riconoscimento dei diritti d'autore, contribuendo a un lento ma crescente impulso per l'editoria italiana.
- La maggior parte dei letterati deve continuare a svolgere attività collaterali, poiché pochi riescono a vivere esclusivamente della vendita delle proprie opere.
- Gli scapigliati vivono le contraddizioni della mercificazione letteraria, protestando contro una società dominata dal denaro e rischiando di autoescludersi.
- Scrittori di qualità come Verga affrontano un rapporto conflittuale con il mercato editoriale, trovando difficoltà a pubblicare opere di valore mentre il pubblico premia lavori di minor spessore.
La condizione sociale dei letterati
Per quanto riguarda la condizione sociale dei letterati la tendenza generale che caratterizza l’Ottocento europeo, come sappiamo, è il rapido avvento del terzo stato: in tutta Europa insomma gli scrittori sono ora per la maggior parte laici e borghesi. Avviatosi nella prima metà del secolo anche in Italia, il processo di laicizzazione e borghesizzazione continua, e anzi tende ad accentuarsi.
L'unificazione del mercato editoriale
L’unità d’Italia comporta anche l’unificazione del mercato editoriale e il definitivo superamento dei problemi relativi al mancato rispetto dei diritti d’autore, che sono ormai garantiti in ambito sia nazionale sia internazionale. Questi eventi, insieme al progressivo aumento dell’alfabetizzazione e della scolarizzazione, danno un nuovo impulso all’attività editoriale e avvicinano la situazione italiana a quella europea. Ciò accade però assai lentamente e i numeri complessivi del pubblico potenziale e delle tirature sono ancora relativamente modesti, se paragonati a quelli dei paesi europei culturalmente più sviluppati. Ancora pochissimi sono i letterati che riescono a vivere del commercio delle proprie opere. Non sono molti neppure quelli che riescono a vivere svolgendo un’attività legata al mondo dell’editoria. La maggior parte deve continuare a svolgere un’attività collaterale a quella letteraria.
Le contraddizioni degli scapigliati
Fra gli scrittori che vivono più intensamente le contraddizioni della nuova situazione (mercificazione dell’opera letteraria, ma sostanziale impossibilità di vivere esclusivamente di essa) ci sono gli scapigliati, che spesso contestano in blocco la nuova società fondata sul denaro e sul commercio, da cui si sentono esclusi e da cui talora tendono per protesta ad autoescludersi.
Il conflitto con il mercato editoriale
Molti scrittori di qualità, poi, vivono in modo conflittuale e talora drammatico il rapporto con il mercato: vedono premiate opere di valore letterario assai modesto, ma appetibili presso il grande pubblico, e faticano magari a trovare un editore per le proprie. Il caso di Verga è per molti aspetti illuminante: trasferitosi dalla Sicilia a Milano, ottiene un cospicuo successo con le sue prime opere di stampo tardo-romantico, per molti versi corrive nei confronti del gusto del grande pubblico; ma quando, anche per ragioni d’arte, approda al verismo e scrive il suo capolavoro – I Malavoglia – fa un fiasco clamoroso. A tale proposito Ugo Ojetti nel 1895 intervista i più noti scrittori del tempo: tutti gli scrittori d’area scapigliata e veristica descrivono una situazione di grave crisi e paiono pessimisti non solo sul presente ma anche sui possibili sviluppi del mercato editoriale. Solo il giovane D’An nunzio, agli inizi della sua folgorante carriera, mostra di comprendere le potenzialità anche commerciali della nuova situazione.
Domande da interrogazione
- Qual è la principale tendenza sociale dei letterati nell'Ottocento europeo?
- Quali cambiamenti ha portato l'unità d'Italia al mercato editoriale?
- Come vivono gli scapigliati le contraddizioni del mercato letterario?
- Qual è il conflitto che molti scrittori di qualità affrontano con il mercato editoriale?
La tendenza generale è il rapido avvento del terzo stato, con la maggior parte degli scrittori che diventano laici e borghesi, un processo che in Italia continua ad accentuarsi.
L'unità d'Italia ha comportato l'unificazione del mercato editoriale e il superamento dei problemi relativi ai diritti d'autore, garantendo un nuovo impulso all'attività editoriale, sebbene la situazione italiana rimanga ancora modesta rispetto ai paesi europei più sviluppati.
Gli scapigliati vivono intensamente le contraddizioni della mercificazione dell'opera letteraria, contestando la società fondata sul denaro e spesso autoescludendosi in segno di protesta.
Molti scrittori di qualità si trovano in conflitto con il mercato, vedendo premiate opere di scarso valore letterario e faticando a trovare editori per le loro opere, come dimostra il caso di Verga, che ha avuto successo iniziale ma ha fallito con il suo capolavoro "I Malavoglia".