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Giacomo Leopardi: vita

Giacomo Leopardi nacque il 29 giugno 1798 e morì il 14 giugno 1837.

Il padre, conte Monaldo, era un uomo dispotico e dalle idee razionali; la madre, marchese Adelaide Antici, era una donna fredda e priva di slanci affettivi, oltre ad essere una religiosa fino alla superstizione.

Per via di un dissesto finanziario, la madre di Leopardi decise di occuparsi del lato economico della famiglia. Questo dissesto finanziario portò Giacomo Leopardi e i suoi fratelli a rinchiudersi in casa.

Qui iniziò a studiare per 7 anni, che vennero definiti da esso stesso «7 anni di studio matto e disperatissimo».

Leopardi nel 1819 decise di fuggire da Recanati e di recarsi a Roma, ma fu scoperto dal padre. Nel 1822 si recò a Roma grazie allo zio, ma rimarrà deluso dall’ambiente letterario e deciderà di tornare a Recanati e lascerà per un breve periodo la letteratura.

Viaggi e lavori

Partirà di nuovo e questa volta si recherà a Milano, dove lavorerà presso l’editoria; poi arriverà a Firenze, a Pisa e infine a Napoli, dove vivrà insieme all’amico Antonio Ranieri.

Questi viaggi gli garantirono una notevole cultura, ma gli portarono problemi di salute, come la gobba e l’essere cieco.

Allo scoppio dell’epidemia deciderà di andare a vivere in una villa a Torre del Greco. Vivrà a Napoli fino alla sua morte, che avverrà nel 1837.

Inizialmente doveva essere sepolto in una fossa comune, ma grazie a Ranieri venne sepolto nella Chiesa di San Vitale a Pozzuoli.

Leopardi affidò a Ranieri le sue opere post morte.

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Sintesi

Biografia di Giacomo Leopardi

Il padre, conte Monaldo, uomo dispotico e dalle idee razionali, la madre, marchesa Adelaide Antici, donna fredda e priva di slanci affettivi, oltre ad essere una religiosa fino alla superstizione. Per via di un dissesto finanziario la madre di Leopardi decise di occuparsi del lato economico della famiglia. Questo dissesto finanziario portò Giacomo Leopardi e i suoi fratelli a rinchiudersi in casa. Qui iniziò a studiare per 7 anni, che vennero definiti da esso stesso “7 anni di studio matto e disperatissimo”, che gli garantirono una notevole cultura, ma gli portarono problemi di salute come la gobba e l’essere cieco.

Leopardi nel 1819 decise di fuggire da Recanati e di recarsi a Roma, ma fu scoperto dal padre. Ma nel 1822 si recò a Roma grazie allo zio, ma rimarrà deluso dall’ambiente letterario e deciderà di tornare a Recanati e lascerà per un breve periodo la letteratura. Partirà di nuovo e questa volta si recherà a Milano, dove lavorerà presso l’editoria “Stella”, poi arriverà a Firenze, a Pisa e infine a Napoli, dove vivrà insieme all’amico Antonio Ranieri e, allo scoppio dell’epidemia, deciderà di andare a vivere in una villa a Torre del Greco. Vivrà a Napoli fino alla sua morte, che avverrà nel 1837. Inizialmente doveva essere sepolto in una fossa comune, ma grazie a Ranieri venne sepolto nella Chiesa di San Vitale a Pozzuoli. Leopardi a Ranieri affidò le sue opere post morte.

Il pessimismo storico

In questo periodo dirà che l’infelicità dell’uomo non dipende dalla natura, ma bensì dalla continua evoluzione storica. Dirà che in origine l’uomo viveva a stretto contatto con la natura, ma con il progredire della storia l’uomo si è allontanato dalla natura e questo porterà alla sua infelicità. Quindi la storia è un processo di degenerazione che allontana l’uomo dalla natura. Un anno dopo l’inizio del pessimismo storico inizierà a scrivere lo Zibaldone.

Il pessimismo cosmico: la natura

In questo periodo l’infelicità non è dovuta alla storia, ma bensì alla natura. Essa non agisce più come una madre benevole, bensì come un meccanismo cieco e crudele; ella incombe sul ciclo della vita, l’uomo nasce con un desiderio irrefrenabile e negli anni cercherà in tutti i modi di appagarlo, ma non ci riuscirà mai e questo lo porterà a provare dolore e noia. Questo periodo trova maggior ispirazione nelle operette morali e nei canti pisano-recanatesi. Il pessimismo cosmico può essere paragonato alla filosofia di Schopenhauer.

Il pessimismo eroico: la ragione

L’ultimo periodo della sua vita vede la ragione come l’unico strumento per raggiungere una coraggiosa consapevolezza del vero. Durante questo periodo lascerà l’odio verso la malvagia natura e si concentrerà sulla solidarietà tra tutti gli uomini. L’opera più significativa di questo periodo è La Ginestra. Nel 1832 finirà di scrivere lo Zibaldone.

Canzoni civili e idilli (1818-1822)

Essi sono 5 canti detti cinque idilli: l’Infinito, la Sera del dì di festa, Alla luna, il Sogno e la Vita solitaria.

Invece le canzoni e gli idilli si dividono in: Primo amore e il Passero solitario.

Il Passero solitario

In esso si evince l’amore per la natura e crea una similitudine con il Passero, cioè si identifica con il passero solitario che canta in disparte e osserva tutti i suoi simili mentre si divertono.

Lo Zibaldone (1817-1832)

Nome completo “Lo Zibaldone dei pensieri”, si tratta di una raccolta di dimensioni monumentali; essa contiene ben 4526 pagine, dove Leopardi annota le sue considerazioni, pensieri filosofici, letterari, linguistici e ci sono anche abbozzi poetici, note psicologiche e autobiografiche. In questo periodo si concentra il suo pessimismo cosmico e successivamente ad esso si assocerà anche la riflessione sul piacere, che incarna il tema principale del periodo pessimista.

Canti pisano-recanatesi o Grandi Idilli (1828-1830)

Si dedica alle operette morali e compone due testi poetici: Alla sua donna e Al conte Carlo Pepoli.

In questo periodo scriverà A Silvia, nome inventato in quanto si ispira alla figura di Teresa Fattorini, figlia del cocchiere di casa Leopardi, morta a diciott’anni per via della tubercolosi e per Leopardi raffigurerà il simbolo della giovinezza.

Rinnovamento leopardiano

Esso si orienta su tre direzioni:

  • Amore come passione concreta e vissuta (ciclo di Aspasia)
  • Riflessione filosofica in un’ottica antidealistica e negativa (canzoni Sepolcrali e La Ginestra)
  • Intervento ideologico-politico (la palinodia al marchese Gino Capponi e La Ginestra)
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