Indice

  1. Lettera al fratello Carlo
  2. Altri aspetti importanti

Lettera al fratello Carlo

In quell’anno avviene la prima uscita del poeta da Recanati e fa un viaggio a Roma con il permesso della famiglia. Nel 1819 c’era stata la tentata fuga con Pietro Giordani.
In questo viaggio sarà ospite di parenti materni, gli Antici. Erano persone parecchie influenti che avevano conoscenze nella curia romana ed erano anche imparentati con loro.

All’interno della lettera notiamo una scrittura tipica delle sue lettere. Molte le scrive ai familiari: al padre (conte Monaldo) alla sorella ma nessuna a sua madre. I due hanno un rapporto molto distaccato, la madre aveva un carattere molto freddo. L’unico cenno che fa a sua madre è in un passo dello Zibaldone in cui definisce la madre come un’anima spietata.
Altre lettere le scrive per confrontarsi con intellettuali del suo tempo come con Giordani che aveva intuito il suo talento.

La lettera al fratello non ha un tono formale ma in un linguaggio colloquiale.
Nella lettera Leopardi riferisce il suo disagio e la sua delusione in merito alla città di Roma, aveva tante aspettative per una grande città come quella ma rimane deluso dall’eccessiva monumentalitá della città e del rapporto che ebbe con le persone negli ambienti in cui venne introdotto dai parenti. Deluso dalla falsitá inautenticità della gente.
Il viaggio in carrozza inizia male perché durante il viaggio lo zio Girolamo ha una forte emicrania e decide di fermarsi e di soggiornare a Spoleto. Mentre sono in una locanda Leopardi subisce la derisione delle persone nella locanda. Le persone lo prendono in giro.
Ai tempi era conosciuto e lui dice a suo fratello che dopo aver sentito le battute della gente decide di rispondere a tono e a quel punto quella compagnia di persone divenne gentilissima “come tante pecore”. Non aveva quindi un carattere debole ma tutt’altro.
Riprendono il viaggio e arrivano a Roma. Ma delle cose che li vide non prova nessun piacere e che la grandezza delle opere, nonostante ne riconosca la presenza, non gli provoca nessuna emozione ma anzi dopo questa grandezza gli venne a noia (noia intesa come uno stato di inquietudine non di indifferenza).
In un’altra lettera che scrive a sua sorella Paolina l’unico monumento che gli ha provocato emozione fu vistare la tomba di Tasso.

Altri aspetti importanti

Deludente confrontarsi con l’ambiente cultura della città così come le persone. Le donne non le digerisce e gli uomini gli procurano rabbia e pietà. Altra delusione fu provocata anche dai parenti, nel loro palazzo c’è disordine e confusione mentre lui è abituato alla tranquillità di Recanati. Nel 1822 Leopardi aveva 24 e non era mai uscito da Recanati e fatica ad abituarsi ad uno stile di vita diverso e non sente nemmeno affetto da parte dei parenti. In ogni luogo dice che veniva sempre accompagnato e si sentiva troppo dipendente da questi zii.
L’abate Cancellieri era un uomo con cui c’era stata una corrispondenza perché era venuto a sapere delle doti filologiche. Infatti le prime attività di Leopardi erano opere di traduzione di lingue antiche.
Arrivato a Roma ha la possibilità di conoscerlo e lo reputa un ciarlatano che parla ingiustamente di cose frivole e da poco peso alle cose importanti, gli trasmette indifferenza e che gli parlava senza nemmeno guardarlo negli occhi. É colpito dalla freddezza dei suoi modi.

Nelle ultime parole dice al fratello che se lui fosse con lui a Roma troverebbe consolazione. Ha un legame forte con la sorella e il fratello fatto di affetto.

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