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Concetti Chiave

  • L'Ultima cena di Leonardo, realizzata tra il 1495 e il 1497, esprime i moti dell'animo in modo unico, riflettendo l'influenza del linguaggio giottesco.
  • Leonardo utilizzò una tecnica mista di olio-tempera su muro, che portò a un rapido degrado dell'opera, richiedendo interventi di restauro nel corso dei secoli.
  • Rispetto ad altre rappresentazioni, l'opera si distingue per la sua spazialità maggiore e la composizione dinamica, con i personaggi che interagiscono in modo naturale.
  • Le reazioni degli apostoli all'affermazione di Gesù sono estremamente umane e variegate, evidenziando la poetica degli affetti e la gamma di emozioni.
  • I dettagli dei personaggi mostrano gestualità distinte, come quella di San Pietro e Giuda, evidenziando il loro stato d'animo attraverso il colore e la posizione.

L'Ultima cena di Leonardo

Nell'Ultima cena, realizzata fra il 1495 e il 1497 nel convento domenicano di Santa Maria delle grazie, Leonardo espresse molto bene una peculiarità del suo linguaggio: i moti dell'animo, sviluppati a partire dal linguaggio giottesco. Il cenacolo, conservato in maniera molto precaria, si trova sul lato breve di un refettorio, la stanza dove si mangiava: il tema è quindi correlato all'ambiente. L'opera fu donata da Ludovico Sforza ai domenicani, tanto che fece mettere gli stemmi di famiglia sopra l'opera.

Tecnica e restauro dell'opera

L'opera è un dipinto su muro, in quanto Leonardo, essendo lento a dipingere, aveva deciso di fare un esperimento non potendo fare un affresco che necessitava la rapidità. Utilizzò una tecnica mista, la così detta olio-tempera: i vari pigmenti vennero mescolati con l'olio, che non penetrò nel muro e implicò che l'opera si danneggiasse; infatti quando Leonardo tornò a vedere l'opera prima di dirigersi in Francia, nel 1517, si accorse che si era già degradata in parte. A causa di ciò nel 1700 furono fatti diversi ritocchi. Nel 1982 fu chiesto a Brambilla di restaurare l'opera. La restauratrice decise di fare degli studi per capire quali fossero gli strati di pittura non leonardeschi. Il restauro terminò nel 1999: si sono tolsero dai personaggi i vari ritocchi, ma non dall'ambiente prospettico rettangolare, con le tre finestre che creano un collegamento con il paesaggio, perché sennò non si sarebbero più colti dettagli fondamentali dell'opera: l'ambientazione permette di capire che la luce proviene da sinistra, in quanto lascia in penombra la parte sinistra dell'opera, e che ve ne è una fonte anche sullo sfondo, per mezzo delle tre finestre. Nei punti di lacuna Brambilla ha fatto stendere una rigatura obliqua con lo stesso colore, un po' sfumato, della parte originale in modo da non avere lo stacco netto e in modo che siano comunque riconoscibili. Questa tecnica è chiamata rigatino.

Confronto con altri cenacoli

L'opera è speciale rispetto agli altri cenacoli per ragioni spaziali e compositive. Prendiamo in esame la versione di Andrea del Castagno e quella di Domenico Ghirlandaio, realizzate nello stesso periodo. In entrambe vi è una limitazione dello spazio, l'ambientazione è chiusa e l'architettura prevale sul resto. Nella versione del Ghirlandaio vi è una tavola a U e i personaggi sono oppressi dietro il tavolo; la stessa cosa vale per l'altra versione dove la tavola è lineare e la panca ad U. Entrambe le versioni rispettano l'iconografia tradizionale, infatti, Giuda si trova dalla parte opposta del tavolo rispetto ai restanti personaggi, in modo che sia ben riconoscibile. Nell'opera di Leonardo è invece dallo stesso lato degli apostoli e si legge inoltre una spazialità maggiore: i personaggi occupano uno spazio reale si infatti vedono i loro piedi sotto al tavolo. A capotavola vi sono due personaggi che non sono rigidamente seduti, ma sono in movimento. Leonardo ha infatti previsto che girassero in maniera dinamica perché ha rappresentato il momento nel quale Gesù afferma che uno di loro lo tradirà.

Reazioni degli apostoli

Gli apostoli reagirono all'affermazione di Gesù in maniera estremamente umana. Perciò un altro aspetto che rende speciale l'opera, oltre all'organizzazione dello spazio, è il fatto che l'autore sia riuscito a rappresentare in maniera impeccabile la poetica degli affetti. La reazione emotiva si diffuse da Gesù agli apostoli, raggruppati in gruppi di tre, in modo da mantenere un ordine spaziale. Gli apostoli furono degli uomini e in qualità di uomini reagirono in maniera differente l'uno dall'altro.

Dettagli dei personaggi

A destra di Gesù vi sono i personaggi più importanti dell'opera: San Giovanni, che essendo il prediletto di Gesù, si trova al suo fianco e inclina la testa; San Pietro, dal carattere irruento, tanto che si avvicina a San Giovanni per dire di farsi dire dal messia chi lo abbia tradito in modo da poterlo vendicare. Pietro ha una gestualità molto caratteristica: in mano presenta un coltello, preso dalla tavola imbandita. Vi è anche Giuda, che ,consapevole delle sue colpe, si sta ritraendo e contemporaneamente ascoltando le intenzioni di Pietro. Rispetto agli altri personaggi, il traditore presenta una tinta più scura e possiede il cosiddetto profilo perduto, ovvero si vede meno del suo profilo; il ciò non permette di coglierne i tratti in maniera precisa. Fra le altre cose possiede una gestualità molto forte.

Sull'estrema destra rispetto a Gesù vi è un altro gruppo di apostoli. Fra questi c'è Andrea che apre i palmi delle mani verso l'esterno, con una gestualità esagerata, a dire di essere innocente; e c'è Bartolomeo che da capotavola si alza. I personaggi a sinistra di Gesù reagiscono in maniera l'una differente dall'altra: Tommaso, che desidera sempre sapere tutto, chiede ragioni a Gesù; Giacomo maggiore apre le braccia in diagonale come se si stupisse; a fare contrasto con la reazione di quest'ultimo vi è l'atteggiamento languido di San Filippo che porta le mani al cuore, inclina la testa e possiede un volto struggente, malinconico. All'estrema sinistra di Gesù vi è Simone Zelota, che presenta al suo fianco del pane tagliato, un bicchiere trasparente che permette di vedere il piatto posizionato poco più indietro. Ciò che è rappresentato sul tavolo, costituisce una natura morta, ovvero oggetti di vario genere collocati su un piano.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la peculiarità del linguaggio di Leonardo nell'Ultima cena?
  2. Leonardo esprime i moti dell'animo in modo unico, sviluppando il suo linguaggio a partire dal giottesco, come evidenziato nell'ambientazione e nelle reazioni dei personaggi.

  3. Quali tecniche ha utilizzato Leonardo per realizzare l'Ultima cena?
  4. Leonardo ha utilizzato una tecnica mista di olio-tempera su muro, un esperimento che ha portato a un rapido degrado dell'opera, richiedendo successivi restauri, come quello completato nel 1999.

  5. In che modo l'Ultima cena di Leonardo si differenzia da altri cenacoli?
  6. A differenza di altre versioni, come quelle di Andrea del Castagno e Domenico Ghirlandaio, l'opera di Leonardo presenta una spazialità maggiore e una composizione dinamica, con i personaggi disposti in modo che occupino uno spazio reale.

  7. Come reagiscono gli apostoli all'affermazione di Gesù nell'opera?
  8. Gli apostoli mostrano reazioni umane e diverse, raggruppati in tre, evidenziando la poetica degli affetti e la diffusione dell'emozione da Gesù a ciascun apostolo.

  9. Quali dettagli caratterizzano i personaggi nell'Ultima cena?
  10. I personaggi, come San Giovanni e San Pietro, mostrano gestualità distintive e reazioni emotive, mentre Giuda è rappresentato con una tinta più scura e un profilo meno definito, evidenziando il suo ruolo di traditore.

Domande e risposte

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