Art. 4 esprime il principio lavoristico (diritto e dovere al lavoro) diritto al
lavoro perché tutti devono avere la possibilità di poter lavorare per avere un
reddito; poi è lo stato che deve mettere in piedi una serie di attività finalizzate
a favorire l’occupazione (diritto al lavoro non significa che per legge bisogna
essere assunti, in questo caso si eliminerebbe la disoccupazione). Il dovere di
lavorare c’è perché tutti hanno il dovere di dare un contributo al progresso
della società di natura manuale, intellettuale, spirituale (es predicatori).
Art.3 secondo principio di uguaglianza, uguaglianza sostanziale
Gli articoli che più da vicino riguardano il mondo del lavoro sono quelli che
vanno dal 35 al 40 (ma anche 41 e 42) la cosiddetta costituzione economica.
Ogni articolo dal 35 al 40 esprime principi molto importanti:
art. 35 il lavoratore deve essere formato non solo all’inizio ma anche
durante tutta la durata della sua attività (deve essere aggiornato, formato in
qualsiasi settore lavorativo). Diritto alla formazione e quindi all’elevazione
professionale, al miglioramento delle sue competenze delle sue abilità
professionali. L’art.35 riguarda poi la tutela del lavoro, si intende garantire la
sicurezza sui luoghi di lavoro. Quindi questo è il fondamento costituzionale
di dover garantire da parte dello stato la sicurezza sui luoghi di lavoro. Ed
ecco quindi l’Inail e la normativa sugli infortuni sui posti di lavoro, tematica
molto rilevante poiché nonostante le norme gli infortuni sono molti: all’anno,
ci sono circa 700mila infortuni sul lavoro denunciati all’Inail (altri in nero che
non vengono denunciati) di questi 700mila infortuni circa 1000 sono
infortuni mortali (vale a dire 3,4 persone al giorno). Questo perché le norme
ci sono, ma il più delle volte non vengono rispettate, specie nelle piccole
aziende.
Art. 36 è l’articolo centrale poiché va a garantire i diritti fondamentali
del lavoratore. riguarda la retribuzione che deve essere proporzionata alla
qualità (intesa come la mansione/ruolo che uno svolge) e alla quantità del
lavoro svolto (le ore), oggi la retribuzione è a tempo non è più a cottimo
come in passato (retribuzione del lavoro proporzionale o comunque
specificamente riferita alla quantità di prodotto lavorato. Vale a dire che più
si produce e più si viene retribuiti), perché è stato visto che si tratta di una
sorta di sfruttamento.
La costituzione dice che la retribuzione deve essere tale da garantire al
lavoratore e alla famiglia un tenore di vita dignitoso, questa è una
definizione generica, poi concretamente quant’è il livello dello stipendio è
stabilito in base a ciò che è scritto nei contratti collettivi nazionali di
categoria (accordi stipulati a livello nazionale tra sindacati dei lavoratori e
sindacati dei datori di lavoro).
la durata massima della giornata lavorativa (che oggi è normalmente di 8h),
riposo settimanale, che normalmente cade di festa (ma ad esempio nella
sanità si avrà in un giorno feriale), le ferie annuali (riposo annuale). Tutti e
tre garantiscono il diritto al riposo e in maniera indiretta cercano di garantire
il diritto alla salute del dipendente (se si lavorano molto ore al giorno se non
ci si riposa mai durante la settimana, non hai mai le ferie il fisico e la salute
ne risentono in maniera negativa). Le ferie sono annuali, sono pagate e non
ci si può rinunciare (perché c’è il diritto al riposo), devono essere prese in
maniera continuativa (di solito almeno due settimane continuative per
garantire un riposo consistente, per recuperare le energie fisiche e
psichiche). È ovvio che le ferie devono essere prese in considerazione
dell’attività lavorativa che svolgi e al quantitativo di lavoro. In condizioni
normali le ferie vengono prese nei periodi di festa tanto che nella sanità in
estate per garantire il diritto alle ferie si crea un disservizio: reparti meno
importanti o vengono chiusi o l’attività viene ridotta, minor numero di
personale e di posti letto.
Art. 37 garantisce la parità di diritti tra uomo e donna sul luogo di
lavoro a parità di lavoro svolto. Applicazione del principio di uguaglianza. In
più la donna deve poter lavorare ma deve poter svolgere anche il suo ruolo
all’interno della famiglia, perciò da questo articolo deriva tutta la normativa
in materia di tutela della maternità. Le norme a tutela della maternità
garantiscono ad esempio l’astensione obbligatoria dal lavoro che per legge
è di 5 mesi, in cui lo stipendi è pieno, ma la donna rimane a casa per
tutelare la propria salute e quella del nascituro. Normalmente questi 5 mesi
sono: 2 mesi prima della nascita e 3 mesi dopo; volendo si può anche fare 1
e 4 e recentemente nella legge di bilancio di 3 anni fa il governo giallo-verde
ha fatto anche 0 e 5.
L’art 37 va a tutelare poi il lavoro minorile, dicendo che c’è un’età minima
per il lavoro minorile, (in passato 14 anni, poi 15 ad oggi è 16) questo per
tutelare il diritto all’istruzione, alla salute.
Art. 38 è il fondamento costituzionale dello stato sociale (welfare
state) in Italia perché garantisce la previdenza e assistenza sociale e quindi
da qui deriva la nascita dell’Inps e dell’Inail. Il lavoratore è assistito in caso
di infortunio, malattia (il lavoratore sta a casa ma riceva la retribuzione), in
caso di vecchiaia (pensione), disoccupazione involontaria. Gli interventi che
lo stato fa per dare aiuti al lavoratore in queste situazioni danno origine allo
stato sociale (lavoro, salute istruzione e trasporti tipici interventi dello stato
sociale)
Art. 39 disciplina l’attività dei sindacati (associazione che cerca di
tutelare i diritti dei lavoratori) che hanno un ruolo importante nello stipulare
i contratti collettivi di lavoro fondamentali per sapere in concreto quali sono
i propri diritti. I sindacati possono essere creati liberamente, hanno delle
sigle, i più noti (Cisl, CGIL, UIL)
Art. 40 collegato all’attività sindacale c’è il diritto allo sciopero (reato
durante il fascismo), si tratta di un’astensione collettiva dal lavoro dietro
perdita della retribuzione, lo si usa per manifestare, protestare, per creare
disagio, disservizio. Normalmente viene indetto dai sindacati e quello che
chiede è l’aumento dello stipendio normalmente. Può essere giornaliero,
mezza giornata, qualche ora, Più è l’adesione allo sciopero tanto maggiore
sarà la riuscita di quello che si vuole ottenere. Quando si sciopera si può
creare danno alla controparte, nel privato al proprietario dell’impresa, nel
settore pubblico oltre allo Stato anche ai cittadini (gli utenti). Allora lo stato
con la legge del 1990 ha regolamentato l’esercizio del diritto di sciopero nei
servizi pubblici (tra cui la sanità, trasporti e istruzione), nel senso che è
ovvio che c’è il diritto allo sciopero, ma quando si sciopera nei servizi
pubblici si devono garantire i servizi minimi indispensabili (servizi essenziali
per quanto riguarda i trasporti ad esempio in alcune fasce orarie i
treni/corriere devono circolare), in più lo sciopero deve essere annunciato
per tempo, in questo modo il cittadino potrà regolarsi e agire di
conseguenza.
Le principali leggi che riguardano il mondo del lavoro sono:
- La legge 300/1970, legge fondamentale nota come Statuto dei lavoratori,
costituisce la magna charta dei diritti dei lavoratori (termine usato nel corso
della storia per indicare la prima costituzione che è iniziata a circolare in
Inghilterra nel 1200) per sottolineare la sua importanza. È ancora in vigore e
ampiamente efficace, ed è stata ottenuta dopo le lotte del cosiddetto
autunno caldo sindacale del 68-69. Nel 68 ci fu la contestazione
studentesca, poi nell’autunno iniziarono anche le contestazioni degli operai.
Nel 70 il governo dell’epoca, che era un governo di centro-sinistra, per cui
democrazia cristiana e socialisti, fece diverse riforme tra cui questa che
sancisce ulteriormente i diritti dei lavoratori;
- La legge 903/1997 sulla parità uomo-donna (ribadisce lo stesso concetto
dell’art. 37 della costituzione);
- La legge 223/1991 sui licenziamenti collettivi;
- Il decreto legislativo 345/1999 sul lavoro minorile;
- La legge 53/2000 sui congedi parentali (permessi di maternità e paternità).
Adesso anche per l’uomo 10 gg di congedo parentale obbligatorio;
- Testo unico sul pubblico impiego è la legge che disciplina tutto il pubblico
impiego, tutto il lavoro degli enti pubblici;
- Riforma del mercato del lavoro, cosiddetta Riforma Biagi. Biagi è colui che
l’ha ispirata; era un giuslavorista= termiche che indica un esperto di diritto
del lavoro (ad esempio avvocato, giudice specializzato in uno dei rami del
diritto del lavoro). In generale il diritto del lavoro è molto sensibile alla
politica tanto che molti giuslavoristi, tra cui Biagi, per le loro idee sono stati
uccisi dalle Brigate Rosse. Si tratta di una legge che ha rivoluzionato il
mercato del lavoro, oggi è caratterizzato da assunzioni a tempo determinato
e questo crea la cosiddetta precarietà del mondo del lavoro. Il mondo del
lavoro ha rigidità e flessibilità (che dà la precarietà: non si ha un lavoro fisso
quindi a tempo determinato);
- Decreto legislativo 81/2008 Testo unico della sicurezza sul lavoro, disciplina
tutta la materia della sicurezza sui luoghi di lavoro;
- Legge Fornero, dal nome della ministra del lavoro del 2012, regolamenta le
pensioni;
- Jobs act posta in essere dal governo Renzi.
Le fonti contrattuali, le fonti sociali sono i contratti collettivi nazionali di
categoria e cioè l’accordo stipulato a livello nazionale tra i sindacati dei
lavoratori (CGIL, CISL,UIL e altri) e i sindacati dei datori di lavoro (nel privato
con la Confindustria, Confcommerci, Confagricoltura; nel pubblico (dove il
datore è lo Stato) il sindacato tratterà quindi con il Governo in particolar modo
con il ministro dell’economia, della pubblica amministrazione (per i dipendenti
pubblici), dell’istruzione (se è la scuola), della salute (se è la sanità). Lo Stato si
fa rappresentare da un’agenzia (l’Alan) che rappresenta lo stato in queste
trattative con i sindacati. Il contratto collettivo è fondamentale perché va a
specificare la retribuzione, gli orari, le ferie, i permessi. Nel contratto collettivo
c’è sempre una parte normativa e una parte retributiva, le regole scritte nel
contratto mediamente hanno una durata di 3 anni, dopodiché vanno rinnovati
perché si chiederà l’aumento dello stipendi0. Il più delle volte l’aumento non
viene concesso subito, tanto che i sindacati organizzano gli scioperi. Finché non
è rinnovato, continua a valere il vecchio contratto, spesso capita che il rinnovo
non avviene automaticamente al termine dei tre anni e il lavoratore continua a
prendere sempre lo stesso stipendio. (Per quanto riguarda il lavoro della sanità
gli interesserà il contratto collettivo dei dipendenti della sanità pubblica e il
contratto collettivo della sanità privata. La sanità pubblica ha come controparte
il Governo, la sanità privata ha come controparte i proprietari delle case di cura
che sono dei privati. Le regole tra sanità pubblica e sanità privata saranno
leggermente diverse, saranno migliori in quella pubblica. Ex la sanità privata ha
un contratto scaduto da quasi 10 anni).
Quando si chiede l’aumento di stipendio, il sindacato darà come aumento
minimo 100 euro, quello che il lavoratore chiede (entrata), dall’altra parte
rappresenta un costo (lo stipendi per il datore di lavoro è una spesa). Per
questo a volte c’è lo sciopero
Quello che c’è scritto nel contratto collettivo è inderogabile in senso
peggiorativo (quello che è scritto non può essere peggiorato nel contratto
individuale di lavoro) tuttalpiù può essere migliorato (retribuzione più alta, più
ferie). Si chiama contratto nazionale di categoria la categoria è il settore
lavorativo, tutti i lavoratori dell’istruzione (insegnanti, bidelli, dirigente
scolastico), settore sanità: infermieri, medici, oss, tecnici; settore del
commercio (coloro che lavorano sei centri commerciali), chi lavora
nell’abbigliamento (settore tessile), categoria dei metalmeccanici per il settore
dell’industria, la categoria più sindacalizzata noti per gli scioperi delle
cosiddette tute blu (operai). Poi in base alla loro mansione la retribuzione sarà
diversa.
Al contratto nazionale di categoria si può aggiungere il CONTRATTO
AZIENDALE, all’interno di ogni singolo luogo di lavoro ai fini di migliorare il
contenuto del contratto collettivo nazionale di categoria si può stipulare questo
nuovo contratto, che il contratto aziendale, del singolo luogo di lavoro. Viene
stipulato tra i sindacati dei lavoratori presenti in quel determinato luogo di
lavoro e il singolo datore. (ex Pieralisi, CNH). Oltre che nel privato può essere
fatto anche nel pubblico nel senso che ogni comune ha il suo contratto
aziendale per i dipendenti del comune (che migliora il contratto nazionale di
categoria per gli enti locali); nella sanità ogni singola asl ha il suo contratto
aziendale che migliora il contratto collettivo nazionale per la sanità; ogni scuola
ha il suo contratto aziendale che migliora il contratto collettivo nazionale di
categoria. (la palestra aziendale; asilo nido aziendale; corsi di studio per figli
dei dipendenti, polizze assicurative in materia di salute per i dipendenti; tutte
cose migliorative, che non possono essere previste dai contratti nazionali di
categoria, ma che possono essere fatte a livello di contratto aziendale, in base
alle risorse economiche e quindi alle dimensioni dell’impresa).
CONTRATTI
Quando si inizia un lavoro, per essere in regola è necessario un contratto
(accordo tra due o più persone). Giuridicamente in ogni contratto ci sono
-elementi essenziali, elementi che devono essere per forza presenti, in caso
contrario il contratto è nullo. Gli elementi essenziali sono 4:
1. manifestazione di volontà (datore vuole assumere, lavoratore accetta di
lavorare per il datore) che deve essere vera, libera e non viziata;
2. causa nel linguaggio giuridico significa ragione giustificatrice (ragione
economico-sociale) del rapporto, nel contratto di lavoro la ragione
economico-sociale è lo scambio lavoro dietro retribuzione;
3. oggetto ciò che costituisce la propria prestazione (mansione), l’oggetto deve
essere determinato (chiara) e determinabile, possibile e lecito (rispettare la
legge)
4. la forma: in molti casi, quando c’è il requisito della forma, è essenziale la
forma scritta, a volte basta la forma verbale
-elementi accidentali, non sono necessariamente presenti, se ci sono devono
però essere rispettati e sono:
1. modo
2. termine -> evento futuro ma certo nel suo verificarsi (nel contratto di lavoro
il termine è rappresentato dal termine iniziale (sempre presente) e dal
termine finale del contratto se è a tempo determinato, se è a tempo
indeterminato il termine finale non c’è)
3. condizione -> evento futuro ma incerto nel suo verificarsi (non è sempre
presente). Può essere sospensiva o risolutiva. Si mette il cosiddetto patto di
prova o periodo di prova (sia nel privato che nel pubblico: dopo aver vinto il
concorso ad esempio nella scuola il periodo di prova è 1 anno), a seconda se
viene superato o meno, il rapporto di lavoro si perfeziona, diventa definitivo
oppure cessa. Il periodo di prova spesso è previsto a tutela di entrambe le
parti: durante il periodo di prova il lavoratore è un lavoratore a tutti gli
effetti (ha diritto alla retribuzione, al riposo), ma entrambe le parti posso
recedere dal contratto liberamente. Il periodo di prova deve essere sempre
rapportato alla durata del periodo lavorativo: più è breve più deve essere
breve il periodo di prova. ASSUNZIONE
Nel pubblico si assume mediante il superamento di un concorso pubblico, sia
per l’assunzione a tempo determinato sia per l’assunzione a tempo
indeterminato
Nel privato non ci sono regole precise per trovare lavoro, o meglio lo Stato ha
messo in piedi un sistema finalizzato a far trovare lavoro: sistema di
collocamento pubblico (ci si deve iscrivere anche se non funziona nella maggior
parte dei casi, tanto che fino a metà degli anni 90 cera il monopolio del
collocamento pubblico, per trovare lavoro esisteva solo il sistema del
collocamento; poiché non funziona oggi ci sono anche le agenzie private
(stesso lavoro dell’ufficio del collocamento) a cui ci si può rivolgere portando il
proprio curriculum.
Tanto che il privato quando assume non è vincolato da alcune regole nella
modalità, può assumere come meglio crede (se vuole può esaminare diversi
curriculum, può fare diversi colloqui, ma non è detto).
Funziona il cosiddetto collocamento mirato per i soggetti disabili, chi può
trovare effettivamente lavoro mediante l’ufficio di collocamento le cosiddette
categorie svantaggiate (poiché i datori di lavoro nello scegliere i dipendenti
preferiranno scegliere soggetti non svantaggiati), lo Stato per tutelare queste
categorie di persone ha messo dei limiti numerici per cui tutti i datori di lavoro
(sia nel pubblico che nel privato) devono assumere in % al numero dei
dipendenti una x quota di soggetti svantaggiati (legge 68 del 99) i qua
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