Concetti Chiave
- Landolfi, nato nel 1908 a Pico, debutta nella narrativa con "Dialogo dei massimi sistemi", che riflette il suo gioco tra elementi reali e surreali.
- La sua scrittura è caratterizzata dall'intreccio di meditazioni filosofiche e ironia, trasformando eventi normali in situazioni enigmatiche e misteriose.
- Nel romanzo "La pietra lunare", Landolfi esplora l'angoscia umana attraverso la figura ambigua di Gurù, evidenziando il suo rapporto inquieto con la natura.
- Landolfi evolve il suo stile rifiutando la narrazione tradizionale, orientandosi verso forme liriche e frammentarie che riflettono una dimensione esistenziale sfuggente.
- Oltre alla scrittura, Landolfi si dedica alla traduzione di opere da diverse lingue, curando antologie significative e contribuendo alla diffusione della letteratura straniera.
Quali sono gli inizi e l'influenza ermetica?
Nasce a Pico (Frosinone) nel 1908. Dopo aver frequentato il collegio Cicognini di Prato, si laurea in Lettere a Firenze, frequenta il gruppo degli ermetici ed inizia a collaborare ad alcune riviste come "Campo di Marte", "Italia letteraria", "Corrente". Sulle pagine di "Letteratura" esordisce come narratore con il Dialogo dei massimi sistemi (1937), una raccolta di sette racconti in cui le vicende sono il semplice pretesto per la "creazione di situazioni imprevedibili o inesplicabili ".
L'inesplicabile e il surreale
Fin da questa prima opera si avverte quel gioco brillante fra elementi reali e surreali, grotteschi , fra meditazioni filosofiche e divagante ironia, che caratterizzerà l'esercizio letterario di Landolfi nel corso degli anni. L'inesplicabile si insinua con naturale scioltezza entro i confini di un avvenimento normale e lo trasforma fino a rendere la situazione di partenza pressoché irriconoscibile . Il lettore è così posto di fronte all'enigmatico, allo strano, al misterioso che è nel mondo, ed è spirito di pagina in pagina verso un "nuovo bisogno di conoscenza".
La pietra lunare e l'inquietudine
Questo avviene anche nel romanzo La pietra lunare (1939), dove si registra un'accentuazione dell'angoscia, del senso di panico e di orrore dell'uomo nei confronti del mondo. Ne è protagonista un giovane studente , che durante le vacanze si trova alle prese con una "capra mannara", Gurù, dolce fanciulla è misteriosa creatura lunare, che se la intende con le capre e ha due zoccoli forcuti al posto dei piedi. In questa ambigua presenza femminile e nel mistero che essa evoca , si precisa l'inquieto rapporto che Landolfi intrattiene con la natura delle cose; un rapporto che sarà ancor più evidente nei racconti Il mar delle blatte (1939), La spada (1942) e Le due zittelle (1945) .
Evoluzione stilistica e opere successive
Anche nelle opere successive, come Racconto d'autunno (1947) o La bière du pecheur (1953; La bara del peccatore oppure La birra del pescatore), Landolfi, da un lato, rifiuta radicalmente l'impianto narrativo tradizionale, di tipo ottocentesco, dall'altro persegue un'elaborazione finissima della parola , che lo spinge verso le forme del diario (Rien va, 1963; Des mois, 1967) e dell'elzeviro (Un paniere di chiocciole, 1968), con una scelta saggistica ed autobiografica testimoniata anche dai "foglietti di viaggio" di Se non la realtà (1960). In queste opere si profila una dimensione dell'esistenza sempre più impalpabile e sfuggente. Si pensi anche ai Tre racconti (1964), a Un amore del nostro tempo (1965) e ai Racconti impossibili (1966), il cui titolo è già significativo di per sé.
Landolfi si muove ora verso il frammento, verso una concentrazione lirica che approderà all'esperienza poetica del Breve canzoniere (1971), di Viola di morte (1972) e di Tradimento (1977). Nel contempo la sua narrativa resta meno innovativa, recuperando temi e forme delle prime opere (Le labrene, 1974; A caso, 1975).
Contributi alla traduzione e alla critica
All'attività di scrittore Landolfi ha associato quella di traduttore, dal tedesco e, soprattutto, dal russo e dal francese; ha curato inoltre una raccolta di Narratori russi (1948) ed una Antologia della poesia lirica francese (1950), in collaborazione con Mario Luzi. È morto a Ronciglione presso Roma, nel 1979.
Domande da interrogazione
- Qual è l'importanza del "Dialogo dei massimi sistemi" nell'opera di Landolfi?
- Come si manifesta l'elemento dell'inesplicabile nelle opere di Landolfi?
- In che modo Landolfi evolve il suo stile nelle opere successive?
- Quali temi ricorrono nelle opere più tarde di Landolfi?
- Qual è il contributo di Landolfi alla traduzione e alla critica?
Il "Dialogo dei massimi sistemi" segna l'esordio narrativo di Landolfi, presentando un gioco tra elementi reali e surreali, dove le situazioni imprevedibili stimolano un "nuovo bisogno di conoscenza" nel lettore.
L'inesplicabile si intreccia con eventi normali, trasformandoli in situazioni enigmatiche e misteriose, come evidenziato nel romanzo "La pietra lunare", dove l'angoscia e il panico emergono attraverso la figura ambigua di Gurù.
Landolfi rifiuta l'impianto narrativo tradizionale e si orienta verso forme più innovative, come il diario e l'elzeviro, creando una dimensione esistenziale sempre più impalpabile e sfuggente, come si può vedere in "Racconto d'autunno" e "Rien va".
Nelle opere più tarde, come "Breve canzoniere" e "Tradimento", Landolfi si concentra su frammenti lirici e recupera temi e forme delle sue prime opere, mantenendo una certa continuità tematica.
Oltre alla scrittura, Landolfi ha tradotto opere dal tedesco, russo e francese, curando antologie significative come "Narratori russi" e "Antologia della poesia lirica francese", dimostrando un impegno anche nel campo della critica letteraria.