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Cultura

Cultura dal latino: = coltivare.

Concetto utilitaristico: coltivazione dei saperi.

  • Concetto antropologico: insieme di conoscenze ed esperienze; codici di comportamento.
  • Morale, visione identitaria condivisa da una comunità (compresi i fattori tramandati).

Insieme di conoscenze che formano un individuo, conferendo identità a lui e alla comunità che in esse si riconosce.

Conoscenze: da artistiche a popolari (sport, …).

  • Comunità: trasversale, non limitata da confini geografici.

La cultura è:

  • Non genetica (i costumi sono tramandati, copiati), si apprende, non si nasce colti.
  • Opera umana (no ispirazione).
  • Condivisa da un gruppo (non individuale): non tutti i membri di una comunità devono obbligatoriamente condividerla (in una società possono esserci culture ≠).
  • Basata sulla comunicazione, sullo scambio costante.
  • Formata da elementi inter-dipendenti tra loro (no compartimenti stagni): è porosa, vi sono continui sconfinamenti tra ≠ culture; culture ≠ comunicano e si influenzano tra di loro.

Ha un carattere comunicativo, intertestuale, auto-riflessivo (guarda a se stesso per creare altro).

Scienza delle culture ~ storia della cultura: riesamina ciò che è stato prima, trasformandolo in ipertesto.

Robinson Crusoe e gli studi culturali

Es. Robinson Crusoe [modello identità moderna: post-naufragio tenta di salvare i relitti della nave alla deriva, ricostruisce un’identità per se stesso e per il suo mondo].

  • Protervo borghese: ricostruisce un mondo borghese sull’isola deserta, mantenendo i rituali.
  • Recupero dei relitti ~ simbolo della rinascita della cultura (bisogni primari: sovrastruttura + da agricoltura a prefigurazione del colonialismo con Venerdì).
  • Costruisce zattera: sopravvivenza, nuova vita.

Michele Cometa: è questo ciò che devono fare gli studi culturali, archetipo degli studi culturali (salvare il salvabile; non vi è un modo perfetto per portare avanti gli studi, vi sono ≠ sistemi fissi che vengono utilizzati come canone; opere ineguagliabili da salvare per tramandarle, ferme nel tempo e inattaccabili).

Definizione di cultura

Edward Tylor, antropologo inglese — 1987, Culture Primitive: cultura è l’insieme che include competenze (conoscenze, credenze, morali, miti, arte, costumi, diritto e leggi) e abitudini (ciò che si impara e si tramanda) acquisite dall’uomo in quanto membro della società; non ha distinzione geografica.

UNESCO — pone l’accento sul sociale, sulle caratteristiche (non le competenze) spirituali, materiali, intellettuali, emozionali; è più ampia della definizione di Taylor, non si basa su un singolo individuo.

Studi culturali

Traduzione dei fatti culturali attraverso l’incontro/scontro con l’altro nelle sue manifestazioni per giungere alla creazione di un linguaggio comune e, contemporaneamente, esaltare la diversità.

Concetto di traduzione non solo come passaggio da una lingua all’altra, ma come passaggio da un mondo e/o epoca all’altra: decontestualizza e ricontestualizza pratiche sociali.

L’analisi culturale inizia nel tessuto filato da altri e che altri continueranno: ogni testo è un archivio della memoria culturale. Occorre cercare queste memorie, riconoscere nell’altro ciò che noi stessi siamo, senza rendercene conto; occorre mettere in comunicazione mondi ≠, che altrimenti non comunicherebbero.

Occorre attraversare frontiere di generi, lingue, paesi; tutto è contaminato, ogni cosa è un ibrido: si tratta di produrre del nuovo, dopo il confronto. Identità = mosaico, no immagine unica.

Raymond Williams — concezione antropologica, semiotica; studi culturali 1964.

Richard Hoggart — 1957 The Uses of Literacy: periodo di analfabetismo, sottolinea l’importanza dell’alfabetizzazione con l’analisi della cultura delle working classes tra le due guerre.

Importanza della cultura popolare/subalterna: esperienza migrazione produce nuove identità, non mettere a confronto identità ≠.

Gli studi culturali non rientrano in nessuna disciplina tradizionalmente studiata; nelle università straniere anglosassoni vi sono insegnamenti di studi culturali, che vengono però considerati come una sorta di anti-disciplina, inserita nelle scienze umane in quanto si inserisce nei canoni per poi demistificarli.

Tutte le produzioni culturali o si pongono dalla parte del potere o da quella della resistenza: compito degli studi culturali è demistificare questi atteggiamenti, far vedere chi parla, da dove e a chi.

Base del pensiero degli studi culturali

Prima dell’esistenza degli studi culturali, Roland Barthes.

Scopo — creare qualcosa di nuovo, senza generi prestabiliti; instaurare un dialogo tra un “oggetto” e chi lo osserva, in modo che a fine dialogo entrambi gli interlocutori subiscano modifiche.

Metodo di base:

  • Interculturalità — culture vengono a contatto e si fecondano reciprocamente (es. nascita della fotografia avviene quasi contemporaneamente in più luoghi, nonostante ufficialmente nasce prima in FR).
  • Intertestualità — definire il testo e la sua funzione nei contesti che lo esaltano: riconoscere testi che si influenzano e fanno sì che siano più facilmente comprensibili, esaltandosi l’un l’altro (ipertesto / prestiti, omaggi, campionature di altri testi in letteratura).

Antonio Gramsci — fondatore del partito comunista italiano, passa la vita incarcerato dal regime fascista.

  • Opera Quaderni del Carcere: note sull’idea della cultura, riconosce che non vi è solo una cultura alta/elevata, ma che ne esiste anche una popolare; le due culture si intrecciano l’una con l’altra.

Teorico della cultura del 900.

Tipi di cultura:

  1. Egemonica/del potere — si impone, definisce i propri confini.
  2. Subalterna/di chi è soggiogato al potere, senza possibilità di definirsi — importante nel post-colonialismo: conflitto cultura egemonica vs. subalterna caratterizza la cultura inglese odierna vs. cultura delle ex-colonie.

Giambattista Vico — ~ Gramsci, 18 sec.

  • La Scienza Nuova: parla di cultura, ma non è il primo studioso di cultura.

Grande sviluppo in area tedesca e anglosassone

Anni 70, Centre for Contemporary Cultural Studies (CCCS): influenza la teoria degli studi culturali che viene praticata tutt’ora: come avvicinare la cultura, come imparare a guardare il mondo, come avere una visione aperta e vasta riguardo a tutte le caratteristiche.

  • Studi culturali — scienza del testo: come approcciare i testi, ogni tipo di testo (letterario, quadri, film), ogni produzione culturale da decifrare.
  • Scienza dei media — ridurre, annullare il divario tra le scienze (in particolare fra quelle umanistiche e tecniche); approccio trans-mediale, aperto a diversi media.
  • Scienza della comunicazione: distribuzione e circolazione dei prodotti culturali e dell’equilibrio tra globale e locale.
  • Scienza della performance — messa in scena e rappresentazione di ogni tipo di testo (lettura attiva), comunicazione del testo + scoprire elementi non testuali (gesti, immagini); ridimensionamento del primato della lingua (parlato / “imperialismo linguistico”): vi è un modo di comunicare tramite elementi non testuali, senza lingua e parole.
  • Scienza della memoria — fenomeni di trasmissione e cancellazione del passato nella costruzione di identità (! importante nel contesto imperiale: gli inglesi danno più valore ai vincitori e meno ai colonizzati, ovvero coloro che subiscono); elemento portato poi avanti dagli studi culturali tedeschi (olocausto).

Considerato anche terapia: tramite il racconto/ricerca delle origini si compensa al disagio della civiltà, si compensa il danno prodotto dalla realtà — scoprire che quanto crea disagio nel presente è già accaduto nel passato e che superarlo può aiutare: il racconto diventa prevedibile.

Questa prevedibilità fa diminuire l’ansia. La realtà produce un danno esistenziale e psichico, compensato dagli studi culturali: cultura ci dà tematiche che aiutano a ben sperare (inabilità del mondo?).

  • Scienza della simbolizzazione: rilegge la realtà della funzione come performance simbolica e grammatica-psichica — i prodotti culturali vengono letti come archetipi per capire il mondo, superare il disagio e costruire un’identità, la quale non è fissa, ma è invece un continuo processo di evoluzione e miglioramento [!].

Interpretare un testo culturale

Confronto con il periodo da cui nasce la persona che lo scrive, con gli elementi culturali contemporanei alla persona stessa, per giustificare le tecniche usate, …: qual è il mondo costruito dal testo.

Confronto attivo con il testo, accettazione della contaminazione culturale (positivo, lasciarsi modificare dal testo, visione attiva e senza preconcetti).

Cultura = elementi intellettuali, spirituali, alti + vita quotidiana. Studi culturali si insidiano nelle crepe delle culture egemoni, vedono ciò che è scritto tra le righe dei testi.

Edward Said (letterature comparate) teorizza in un testo del 1993 la lettura contrappuntistica: si propone di leggere elementi di sostegno dell’impero britannico nei testi canonici inglesi dell’800.

Non esistono testi che sostengono apertamente l’impero, ma sotto-sotto tutti appoggiano l’impresa; se non lo avessero fatto, l’impero non sarebbe sopravvissuto. Said si propone di trovare elementi filo-imperiali in autori importanti (Dickens / Austen: non prende posizione contro i personaggi che si arricchiscono grazie allo sfruttamento degli schiavi).

Ciò che i testi non dicono aiuta a capire ciò che gli autori stessi vogliono dire: se l’autore non parla di qualcosa al centro del dibattito culturale forse è perché preferisce tenersi in disparte: perché? Cosa tace?

  • Contrappunto = termine musicale: componimenti musicali con due melodie, canto a più voci (es. canto gregoriano: crea una nuova melodia, diversa).

Storia dei cultural studies / studi culturali

Nascita ufficiale in Inghilterra nel 1964, con la fondazione del CCCS (Center for Contemporary Cultural Studies), fondato da Richard Hoggart.

Nel 1957 scrive The Uses of Literacy, in cui parla della cultura popolare (del popolo), della working class e in cui dimostra che anche quando il popolo possiede un’istruzione ridotta o inesistente, ha comunque una vera e propria cultura, abitudini, folklore e manifestazioni che non vanno tenute in secondo piano, ma vanno studiate e coltivate perché anche questa è una forma di cultura.

Altro personaggio fondamentale è Raymond Williams, co-fondatore, persona di maggiore spicco tra gli anni 50-80.

Nel 58 pubblica Cultural and Society 1780-1850: si occupa solo del periodo storico preciso della grande rivoluzione industriale, studiando come la seconda rivoluzione industriale abbia portato cambiamento nella cultura inglese, facendo riemergere la cultura popolare, e interessandosi alla way of life inglese, al modo di vivere quotidiano; si occupa solo di cultura popolare e del modo di vivere degli inglesi, senza considerare la cultura alta.

Il centro di Birmingham nasce da un’attenzione alla cultura popolare; i due sociologi, interessati alla forma culturale della working class, invitano Stuart Hall (Giamaica ex colonie: studioso di pelle scura, fatto rilevante negli anni fine 50-inizio 60) a unirsi a loro.

Il gruppo di Birmingham lancia nella “forma-mentis” inglese l’idea della cultura come arte: il saggista e studioso Matthew Arnold aveva in passato teorizzato la cultura in maniera definita e tutti si rifacevano a lui (“cultura è il meglio di ciò che è stato detto e pensato”).

Idea classista della cultura, implica che essa può essere prodotta solo da chi ha avuto gli strumenti per raggiungere un’alta istruzione. Nell’Inghilterra di metà secolo, chi può accedere a questo tipo di cultura e può avere una possibilità di produrla è chi riesce a entrare nelle grandi università di Oxford e Cambridge e quindi solo i medio-alto borghesi: appannaggio delle classi alte.

Premessa

Inghilterra = paese in cui la divisione in classi e la visione classista della cultura è più marcata; molte persone estremamente dotate, ma appartenenti a classi basse, non riescono a raggiungere la cultura perché non possono “cambiare” classe.

Il gruppo di Birmingham distrugge questa idea: la cultura non è solo arte, non è solo il meglio; sono interessati allo studio dei fenomeni culturali in quanto prodotti della storia e della società, condizioni di vita di chi ha prodotto il fenomeno stesso, chi ne è rappresentato, l’ideologia che ne ha decretato lo sviluppo che si riflette nel lavoro finale.

Edward Thompson, altro personaggio che influenza il centro (nonostante non ne faccia parte) con idee scritte in The Making of the English Working Class (1963), e che lotta per eliminare la visione classista della cultura: non si interessa alla borghesia, ma alla classe operaia e pone l’accento sulla way of life degli operai.

Il centro è diretto da Hogarth fino al 68, quando Hall gli succede, fino al 79. È con Hall che il centro assume la fisionomia per cui è diventato famoso in tutto il mondo, approfondendo 2 aspetti della ricerca:

  1. Dimensione politica — spinge particolarmente su questa dimensione, appoggiato dalle trattazioni di Williams, Hogarth e Thompson.
  2. Dimensione interdisciplinare.

In quanto appartenente ad una etnia diversa, Hall conosce le problematiche relative a razza, immigrazione e non accoglienza. Nonostante sia un inglese a tutti gli effetti continua ad essere guardato come diverso per il colore della sua pelle; utilizza questa sua condizione per rielaborare il discorso degli studi culturali in un senso estremamente politico, ponendo l’accento sul rilievo ideologico delle forme culturali.

In ogni scelta compiuta dal produttore di un prodotto vi è una scelta ideologica: dietro ad ogni scelta vi è una ideologia, non è possibile fare qualcosa (scrivere un libro, scattare una fotografia) in maniera neutra, in quanto le idee filtrano nel prodotto finito.

Bisogna prestare attenzione all’ideologia del produttore, ma anche a quella del fruitore: un prodotto verrà recepito in maniera diversa in base all’epoca storica, all’individuo e all’ideologia dominante di chi la interpreta. L’ideologia è sempre alla base di ogni interpretazione, anche quando non lo si vuole: l’interpretazione dei testi, la demistificazione dell’ideologia, capire l’ideologia alla base del prodotto stesso; cambiamento di prospettiva del centro.

Sotto la direzione di Hogarth, l’attenzione era diretta alla “Englishness”: aspetti salienti della cultura inglese (non solo prodotti borghesi, ma anche della cultura popolare), facendo leva sulla coscienza di classe della cultura popolare; con Hall il concetto si espande e abbraccia tutte le forme che si possono trovare in una cultura popolare e le forme di supremazia che impone una cultura dominante sull’altra, anche in modo non eclatante.

Gli anni di Hall aprono gli studi culturali a indirizzi di ricerca tutt’ora praticati: problematiche di razza, gender studies, studi di argomento femminile e di minoranze di ogni tipo (omosessuali, …) e studi sui mass media (giornali, riviste, letteratura scritta, radio e cinema, tv, informatica, …).

In questi anni si studiano le culture di tutte le minoranze etniche, sessuali, religiose: revisione dei canoni in tutti i sistemi del sapere, che vengono rivisti con inserimenti dei nuovi campi; i più rilevanti restano il gender studies e il post-colonial studies: cultura di tutti i paesi che sono stati colonie europee e studi su migrazione, diaspora, che si interrogano sull’idea di confine e sulla sua importanza in termini di confini storici e geopolitici.

Si interrogano sulla pseudo-necessità di un confine: gli studi culturali si propongono l’idea di abbattere tutti i confini, anche politici e geografici, in quanto tendono ad abbracciare qualunque disciplina.

Negli anni 80 nascono i subaltern studies (studi subalterni), che raccontano la storia dalla parte di coloro che non hanno voce nei libri di storia, andando quindi alla ricerca di quelle manifestazioni proprie della loro cultura, in cui narrano nuovamente racconti storici (racconti, leggende, ballate, canzoni, storie): donne, omosessuali, emarginati, diversi, poveri, schiavi, analfabeti.

Geocritica — leggere produzioni culturali dal punto di vista della geografia e non della storia, fare della geografia un’arte, un prodotto culturale piuttosto che creare storie diverse: diverse rappresentazioni di un luogo nel tempo, ambiti artistici, media … operazione fatta privilegiando gli elementi di contrasto, varietà (come cambia un luogo nel tempo), con accento non sull’io di chi racconta, ma sul luogo.

Hall mette al centro dei suoi studi “l’altro” — contro l’idea di uno studio egocentrico: l’altro è sempre in tensione continua con la cultura dominante. Esiste infatti una cultura dominante, ma ci sono altri che reagiscono ad essa creando la propria e conseguentemente reinterpretando la cultura dominante. L’arte popolare diventa contro le culture — esplosione di

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/10 Letteratura inglese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ironlux di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della cultura inglese e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Albertazzi Silvia.
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