Concetti Chiave
- L'uomo è libero di scegliere tra il bene e il male, ma questa libertà comporta anche il rischio di angoscia, poiché le possibilità sono infinite e indefinibili.
- La fede in Cristo è vista come l'unica via d'uscita dall'angoscia, poiché aiuta l'uomo a confrontarsi con la propria disperazione e i propri limiti.
- Kierkegaard sostiene che l'uomo diventa consapevole della sua libertà solo attraverso il peccato universale, che rappresenta una presa di coscienza fondamentale della propria esistenza.
- Il paradosso della fede si manifesta nel fatto che Dio si fa uomo e accetta di morire sulla croce, un concetto che sfida le concezioni tradizionali di Dio.
- La disperazione dell'uomo deriva dalla difficoltà di accettarsi e dalla consapevolezza dei propri limiti, rendendo impossibile una vera realizzazione personale.
La libertà e la possibilità
L’uomo è libero, può scegliere una cosa e il suo contrario. L’uomo è quindi possibilità, perché può decidere di diventare. Ma nella possibilità tutto è ugualmente possibile: il bene come il male. La possibilità si presenta quindi come un qualcosa di indefinito, è quindi un rischio che genera angoscio proprio perché la possibilità non è sorretta da nessuna indicazione.
La disperazione e la fede
È solamente nella fede in Cristo che l’uomo può trovare una via d’uscita all’angoscia, l’uomo deve quindi affidarsi a Dio che può aiutarlo anche in merito a un altro sentimento la
, di cui Kierkegaard parlò nella Malattia mortale. Tale sentimento riguarda il rapporto del soggetto con sé stesso. Kierkegaard spiega che l’uomo può essere disperato in un duplice senso: quando non riesce ad accettarsi per quello che è, rifiutando il proprio essere per aspirare a uno migliore oppure quando si accetta per quello che è, considerandosi autosufficiente e completo. Ciascuna scelta porta però alla disperazione perché io non posso volermi come sono, perché in me alberagono i limiti, il senso del peccato, l’angoscia; allo stesso tempo non è neanche possibile uscire da se stessi, superare il limite. La malattia morale è data dunque dal fatto che non è possibile realizzarsi e anche se si muore fisicamente non si risolvono i problemi.
Il peccato e la libertà
Kierkegaard sottolineò poi che l’uomo comprese di essere libero solamente con il peccato universale, perché l’uomo, di fronte al divieto di Dio prese coscienza della sua libertà. Prima non ne era consapevole. Per la religione il peccatto originale è un qualcosa di negativo, ma per lui è un qualcosa di fondamentale perché senza quella presa di coscienza l’uomo non potrebbe essere definito tale.
Il paradosso della fede
Nell’ottica umana come è paradossale che Abramo fosse stato disposto a uccidere suo figlio, è paradossale che Dio si fece uomo; è infatti una concezione completamente diversa rispetto a quella di Feuerbach perché Dio accoglie l’uomo e lo ama. È uno scandalo anche il fatto che Dio sia voluto morire sulla croce.
Domande da interrogazione
- Qual è il legame tra libertà e possibilità secondo il testo?
- Come si può superare la disperazione secondo Kierkegaard?
- Qual è il significato del peccato universale nella comprensione della libertà?
L'uomo è descritto come un essere libero, capace di scegliere tra il bene e il male, il che implica una condizione di possibilità indefinita. Tuttavia, questa libertà genera angoscia poiché non è guidata da alcuna indicazione (testo).
Kierkegaard afferma che l'unica via d'uscita dall'angoscia è la fede in Cristo, poiché l'uomo deve affidarsi a Dio per affrontare il suo rapporto con sé stesso e la propria disperazione (testo).
Secondo Kierkegaard, l'uomo diventa consapevole della sua libertà solo attraverso il peccato universale, che, sebbene visto negativamente dalla religione, è fondamentale per la definizione dell'essere umano (testo).