Concetti Chiave
- La rivoluzione kantiana sostiene che la realtà si deve modellare in base alla nostra conoscenza, spostando l'attenzione daloggetto al soggetto nel processo conoscitivo.
- Kant distingue tra conoscenza sensibile e intellettiva, affermando che ogni conoscenza scaturisce dai sensi e viene elaborata dall'intelletto attraverso forme a priori come spazio e tempo.
- La filosofia del criticismo di Kant stabilisce che la ragione può conoscere solo il fenomeno, mentre il noumeno rimane inconoscibile, rappresentando il limite della nostra comprensione.
- La libertà è un postulato essenziale nella morale kantiana, poiché senza di essa non potremmo compiere scelte morali, rendendo l'intenzione l'elemento chiave delle azioni etiche.
- Kant introduce il concetto di imperativi categorici come norme morali universali, fondando un'etica del dovere che richiede di analizzare le azioni secondo principi applicabili a tutti.
La rivoluzione kantiana
Prima di Kant si è sempre ammesso che ogni nostra conoscenza dovesse regolarsi sugli oggetti. Ora l'ipotesi è che gli oggetti debbano regolarsi sulla nostra conoscenza. Di solito quando io conosco il mondo, penso che la mia mente riceve passivamente i dati dell’esperienza (Cartesio paragonava la nostra mente alla cera che si può modellare ed è molle) ed è quindi un concetto intuitivo, ingenuo di conoscenza secondo cui è più importante l’oggetto del soggetto (oggetto centrismo). Con Kant è la realtà che si deve modellare in base alla nostra conoscenza (soggetto - centrismo) all’interno del processo conoscitivo. Quindi il soggetto assume un ruolo attivo nella determinazione del mondo conosciuto attraverso forme a priori: spazio e tempo. Spazio e tempo non sono contenitori in cui si trovano le cose, ma sono nella nostra testa, sono dei quadri mentali. Il tempo dà il senso interno delle cose e lo spazio quello esterno. Noi siamo fatti in modo da strutturare l’esperienza a partire da spazio e tempo. Essi sono strutture innate nell’uomo che organizzano i dati ricevuti dai sensi. Quindi la realtà che si dimostra all’uomo è frutto di una mediazione, una modificazione avvenuta sulla base delle strutture ricettive che egli possiede naturalmente.
Conoscenza sensibile e intellettiva
Ogni nostra conoscenza scaturisce dai sensi e da qui va all’intelletto. Come riconosco un oggetto di conoscenza? Uso i sensi. Per esempio, metto il concetto di borsa che ho in testa con l’oggetto che ho di fronte.
Senza intuizioni non ci sono concetti. Ci sono due tipi di conoscenza: la conoscenza sensibile e quella intellettiva. Anche la possibilità di pensare il mondo conosciuto e di effettuare dei giudizi su di esso dipende da altre forme a priori: i concetti.
Criticismo e limiti della ragione
La filosofia di Kant è il criticismo (critica da “Krino”, ossia atteggiamento di chi si interroga sulla conoscenza) secondo cui la ragione si può spingere solo fino ad un certo punto.
Per lui la nostra conoscenza è un’isola che possiamo visitare tutta ma intorno c’è il mare (limite invalicabile). L’isola è la conoscenza fenomenica, mentre il mare è noumeno. Io posso conoscere solo il fenomeno e non il noumeno. Il fenomeno è ciò che si manifesta ai miei sensi e alla mia esperienza ed indica l’oggetto conosciuto per mezzo delle “dotazioni naturali” dell’uomo (spazio, tempo e concetti). Il noumeno è ciò che è inconoscibile, un inganno della ragione, la cosa in sé, l’oggetto puro, senza l’intervento di alcuna mediazione.
Per Kant c’è differenza tra intelletto e ragione. Esse sono facoltà cognitive dell’uomo. Noi abbiamo intelletto, quando questo va oltre il fenomeno per comprendere il noumeno (anche se non ci riesce) diventa ragione.
Libertà e morale secondo Kant
Egli scrive anche Critica della ragion pratica nel 1788 (da Praxis azione) che è più corta della Critica della ragion pura. Pratico è ciò che faccio in quanto sono libero. Noi abbiamo la sensazione di essere liberi ma nessuno ce ne dà la certezza, magari è un’illusione (destino, predestinato). Senza libertà non potremmo fare delle scelte, ma dato che pensiamo di essere liberi, pensiamo di poter scegliere (morale). Quindi la libertà è un postulato della morale (necessaria). Kant dice che di buono nel fare un’azione c’è solo l’intenzione con cui faccio quell’azione.
Imperativi categorici e etica del dovere
Kant diceva che la massima è una regola di vita che vale solamente per me (corro tre volte al giorno), mentre parla di legge morale come legge interna all’uomo che si esprime tramite imperativi categorici, strutturando così un’etica del “dovere per il dovere”. Gli imperativi sono norme morali che valgono per tutti e sono incondizionati. Imperativo categorico: “tu devi” (indipendentemente da tutto). Kant pensava che seguire la coscienza fosse giusto e che gli imperativi categorici servissero per capire se si è buoni o no: analizza ogni azione con l’imperativo categorico, “tu devi” vuol dire sei morale quando agisci secondo una massima che va bene per tutti (se rubo non possono rubare tutti).
Critica del giudizio estetico
Egli scrive anche la Critica del giudizio nel 1790 che era diviso in due libri: Critica del giudizio estetico e Critica del giudizio teleologico. Critica del giudizio estetico: estetica è la dottrina della bellezza. Per esempio: questo è un libro (è vero, giudizio conoscitivo, critica della ragion pura), ma le teorie nel libro sono giuste o no? (giudizio morale), ma contiene giudizi immorali (giudizio etico, critica della ragion pratica)? Questo libro è bello (giudizio estetico, critica del giudizio estetico)?
Kant voleva essere bello, si teneva bene con capelli e parrucche (era un prof., rispetto per il pubblico).
Il concetto di sublime
Caratteristiche del bello: è soggettivo e disinteressato (ciò che piace, piace a me), è una rappresentazione dell’oggetto che ho davanti ed ha una pretesa di universalità (pensare che una cosa che piace a noi piace anche agli altri, come un vestito) ed è nuovo come aspetto (ciò che è bello deve essere universale). Esso è poi un giudizio riflettente o sentimentale (di riflesso, scaturisce dalla natura filomenica dell’oggetto).
Cos’è un sublime? E’ il sentimento di ciò che è illimitato (come le Cascate del Niagara), un piacevole orrore (anche i terremoti, orrore per i danni ma piacere per ciò che può fare la natura).
Il sublime può essere un sublime matematico e un sublime dinamico. Il sublime matematico è ciò che è grande fisicamente (grande lago…), il sublime dinamico è la potenza della natura (teremoti, tsunami…).
Critica del giudizio teleologico
Critica dl giudizio teleologico: esprime il fine che c’è nel mondo che coincide a Dio (dimensione teleologica: tutto è in Dio). Quando nasce un giudizio teleologico? Quando osservo la natura sento un’armonia superiore, un’intelligenza superiore che regola tutto. Un insetto vola? Vola per un fine, ed è lì per un ente superiore: Dio. La dimensione teleologica sfocia nella teologia. Egli non dice che Dio esiste ma con Dio intende un bisogno di rapportarsi alla realtà cogliendoci un fine superirore. La teolologia non dice che Dio esiste!
Domande da interrogazione
- Qual è la principale innovazione del pensiero di Kant rispetto alla conoscenza?
- Qual è la differenza tra conoscenza sensibile e intellettiva secondo Kant?
- Come Kant definisce i limiti della ragione?
- Qual è il ruolo della libertà nella morale kantiana?
- Cosa distingue il giudizio estetico dal giudizio morale secondo Kant?
Kant propone che gli oggetti debbano regolarsi sulla nostra conoscenza, invertendo l'idea tradizionale dell'oggetto centrismo, e affermando che il soggetto ha un ruolo attivo nella determinazione della realtà attraverso forme a priori come spazio e tempo.
La conoscenza sensibile deriva dai sensi e precede l'intelletto, mentre la conoscenza intellettiva si basa su concetti che permettono di pensare e giudicare il mondo conosciuto, evidenziando l'importanza delle intuizioni.
Kant descrive la conoscenza come un'isola circondata da un mare, dove l'isola rappresenta il fenomeno (ciò che possiamo conoscere) e il mare il noumeno (ciò che è inconoscibile), sottolineando che la ragione ha confini invalicabili.
La libertà è un postulato necessario della morale per Kant; senza di essa non potremmo compiere scelte morali, e l'intenzione dietro le azioni è ciò che conferisce loro valore morale.
Il giudizio estetico è soggettivo e disinteressato, legato alla bellezza e alla rappresentazione dell'oggetto, mentre il giudizio morale si occupa di valutare le azioni in base a principi etici, evidenziando la complessità della valutazione umana.