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Filosofia

Ricerca razionale e pubblica verità.”

“La filosofia è la della

Ricerca razionale

perché non è una fede, poiché i filosofi si servono della

pubblica

ragione (e alcuni anche dei sensi) e perché il filosofo cerca la verità

per tutti e non ha paura del confronto.

La verità rivelata verità assoluta relativa opinione

Noi umani viviamo tre mondi:

  • Linguaggio
  • Pensiero
  • Realtà

Qual è il luogo della verità? La verità si trova nel nostro pensiero. I filosofi differiscono tra loro per il metodo secondo cui la verità entra nel nostro pensiero: troviamo quindi i filosofi razionalisti ed empiristi.

Razionalisti (Cartesio) ed empiristi (Hume)

Sostengono che la verità sia in noi fin dalla nascita. La nostra mente è quindi una tabula incisa e non si fida dei sensi, ma delle intuizioni. La disciplina per eccellenza è la matematica.

I sensi sono indispensabili per conoscere poiché la nostra mente è una tabula rasa. L’esperienza è essenziale per la conoscenza.

Gli empiristi sono arrivati alla conclusione che, se tutto dipendesse dai sensi, l’uomo non arriverebbe mai alla verità poiché tutti avrebbero solo credenze.

Secondo quest’affermazione, la verità non esiste e non è raggiungibile all’uomo (scetticismo).

Kant (1724-1804)

“Io che ho il destino di abbandonare la metafisica”

177 criticista

Razionalista dopo esser stato allievo da Wolff, suo maestro razionalista, leggendo gli scritti di Hume, empirista, scettico.

Cambia modo di intendere la filosofia.

Sostiene che Hume l’abbia svegliato da un sogno dogmatico. Non è mai diventato empirista perché nessuno l’avrebbe convinto che le scienze non esistevano.

Il criticismo di Kant è una sorta di scetticismo moderato in quanto salva come scienze la matematica (modello: Euclide) e la fisica (modello: Newton), ma deve però abbandonare la metafisica. Kant sostiene quindi che alcune verità sfuggono all’uomo. Le tre opere che indagano sulle attività tipiche dell’uomo sono:

Della ragion pura

  • Critica attività conoscitiva, teoretica, che opera sui limiti della ragione umana, si occupa della verità e di come l’uomo la conosce (cos’è il vero e cosa il falso?).

Della ragion pratica

  • Critica attività morale (cos’è il bene e cosa il male?).

Del giudizio

  • Critica attività estetica, degli artisti (che cos’è bello e cosa brutto?).

La ragione è giudice ed imputato in quanto critica la ragione stessa esponendo i propri limiti. L’obiettivo è quindi antidogmatico: apre gli occhi all’uomo razionalista facendogli capire che la ragione umana è limitata ma, contro gli empiristi, spiega che la ragione umana non è tanto limitata come credono.

Kant applica una modifica fondamentale alla concezione di realtà. Tutti i filosofi antecedenti definivano la realtà come:

“Reale è tutto ciò che è indipendente da noi e dal nostro modo di conoscere”

Quando noi proponiamo di fare della metafisica, desideriamo sapere come sarebbe la realtà a prescindere dalla nostra esistenza. Per Kant esiste una realtà noumenica

realtà esistente a prescindere dalla nostra esistenza, la (realtà intellettuale). Le sostanze che vi sono all’interno sono le cose in sé, le cose autosussistenti. Questa realtà non è esperibile mediante i sensi, non possiamo conoscerla ma possiamo pensarla; non può essere conosciuta perché non esperibile attraverso i sensi, l’uomo non può quindi entrare in rapporto

Realtà fenomenica (Natura) che possiamo pensare e conoscere poiché dipendente da noi.

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Sintesi

Kant, il filosofo criticista

Il criticismo di Kant è una sorta di scetticismo moderato in quanto salva come scienze la matematica (modello: Euclide) e la fisica (modello: Newton), ma deve però abbandonare la metafisica. Kant sostiene quindi che alcune verità sfuggono all’uomo. Le tre opere che indagano sulle attività tipiche dell’uomo sono:

  • Critica della ragion pura: attività conoscitiva, teoretica che opera sui limiti della ragione umana, si occupa della verità e di come l’uomo la conosce (cos’è il vero e cosa il falso?);
  • Critica della ragion pratica: attività morale (cos’è il bene e cosa il male?);
  • Critica del giudizio: attività estetica, degli artisti (che cos’è bello e cosa brutto?).

La ragione è giudice ed imputato in quanto critica la ragione stessa esponendo i propri limiti. L’obiettivo è quindi antidogmatico: apre gli occhi all’uomo razionalista facendogli capire che la ragione umana è limitata ma, contro gli empiristi, spiega che la ragione umana non è tanto limitata come credono.

Kant applica una modifica fondamentale alla concezione di realtà. Tutti i filosofi antecedenti definivano la realtà come:

“Reale è tutto ciò che è indipendente da noi e dal nostro modo di conoscere”

Quando noi proponiamo di fare della metafisica, desideriamo sapere come sarebbe la realtà a prescindere dalla nostra esistenza. Per Kant esiste una realtà esistente a prescindere dalla nostra esistenza, la realtà noumenica (realtà intellettuale). Le sostanze che vi sono all’interno sono le cose in sé, le cose autosussistenti. Questa realtà non è esperibile mediante i sensi, non possiamo conoscerla ma possiamo pensarla; non può essere conosciuta perché non esperibile attraverso i sensi, l’uomo non può quindi entrare in rapporto con tali elementi. Esiste inoltre la realtà fenomenica (Natura) che possiamo pensare e conoscere poiché dipendente da noi che contribuiamo a formare questa realtà. L’uomo non è lo specchio della realtà: quando conosce è attivo e dona al mondo un ordine. La forma di cui è fatto il mondo l’abbiamo data noi e, di conseguenza, al centro del rapporto conoscitivo non vi è più l’oggetto ma il soggetto. L’oggetto ruota intorno al soggetto prendendo la forza che il soggetto proietta su esso.

Ricapitolando

La realtà è tutto ciò che è del tutto indipendente dalla nostra esistenza e dal nostro modo di conoscere. Per Kant, oltre alla realtà noumenica esiste anche quella fenomenica:

  • Realtà noumenica: è una realtà indipendente dall’uomo e dal suo modo di vederla, concepirla e conoscerla. La realtà noumenica è pensabile e descrivibile, ma non conoscibile;
  • Realtà fenomenica: è il mondo della natura ed è tanto reale quanto quello della realtà noumenica. I fenomeni sono conoscibili perché è l’uomo insieme alla natura a dar vita a ciò che vede e a dargli ordine. Conosco quindi un oggetto quando riconosco ciò che ho contribuito a formare -> oggetto intorno al soggetto. La realtà fenomenica è pensabile e conoscibile.
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