Concetti Chiave
- La canzone, scritta in lingua provenzale del XII secolo, esplora il tema dell'amore caratterizzato dalla lontananza, evidenziando il desiderio intenso del poeta per la donna amata.
- La primavera e il canto dell'usignolo simboleggiano il risveglio dei sentimenti, mentre il poeta preferisce mantenere viva la sofferenza del desiderio piuttosto che raggiungere fisicamente l'amata.
- Il possesso fisico della donna amata è visto come una minaccia all'intensità della passione amorosa, che prospera nella distanza.
- La poesia riflette la contraddizione tra il dolore del desiderio inappagato e la gioia dell'amore, mostrando come l'amore cortese possa generare letizia interiore anche nel tormento.
- La composizione è destinata a un pubblico aristocratico, e la sua diffusione avviene tramite un trovatore, evidenziando il contesto sociale della poesia provenzale.
Indice
Amore e natura
Quan lo rius de la fontana
s’esclarzis, si cum far sol,
e par la flors aiglentina
e·l rossinholetz el ram
volf e refranh ez aplana
son dous chantar et afina,
dreitz es qu’ieu lo mieu refranha.
Amors de terra lonhdana,
per vos totz lo cors mi dol.
E no·n puosc trobar meizina
si non vau al sieu reclam
ab atraich d’amor doussana
dinz vergier o sotz cortina
ab dezirada companha.
Pois del tot m’en falh aizina,
no·m meravilh s’ieu n’aflam:
Bellezza e desiderio
quar anc genser crestiana
non fo, ni Dieus non la vol,
juzeva ni sarrazina.
Ben es selh pagutz de mana,
qui ren de s’amor gazanha!
De dezir mos cors no fina
vas selha ren qu’ieu plus am,
e cre que volers m’enguana
si cobezeza la·m tol;
que plus es ponhens qu’espina
la dolors que ab joi sana:
don ja non vuolh qu’om m’en planha.
Senes breu de pargamina
tramet lo vers, que chantam
en plana lengua romana,
a·n Hugon Brun per Filhol:
bo·m sap quar gens peitavina,
de Beiriu e de Guiana,
s’esgau per lui e Bretanha.
Quando il rio della sorgente [che sorga dalla sorgente]
si fa chiaro, come è solito,
e sboccia la rosa canina,
e l’usignolo sul ramo
svolge, riprende e forbisce
il dolce suo canto e lo affina,
[è bene che io riprenda il mio
“Amore di terra lontana,
[non è l’amore “di una terra lontana”, cioè un genitivo, né l’amore “che viene da una terra lontana”, genitivo di provenienza, bensì un amore “ caratterizzato dalla lontananza, cioè un genitivo di specificazione qualitativa. L’espressione si ritrova anche nella poesia moderna, in “Alcyone” di D’Annunzio e in G. Carducci.]
per voi il cuore mi duole”
[e non posso trovare medicina
se non nell’eco del suono del vostro nome
per la lusinga di un dolce amore
nel giardino o dietro cortina [si tratta delle cortine del letto e quindi un’allusione evidente alla consumazione del rapporto sessuale],
in compagnia beneamata.
Poiché non ne ho mai l’occasione,
non c’è da stupirsi se lo bramo,
non vi fu mai, né Dio lo vuole,
più bella cristiana,
né giudea o saracena:
è ben pagata con manna [con cibo divino. La manna è il cibo, disceso dal cielo che nutrì, in modo miracoloso gli ebrei nel deserto] chi guadagna
un po’del suo amore
Dolore e gioia d'amore
Il mio cuore non finisce di desiderare
colei che io amo di più;
e credo che la volontà mi inganni
se la mia concupiscenza me la toglie;
[il desiderio carnale, cioè la concupiscenza (covezeza) se fosse lascato libero di sfrenarsi, avrebb4e la paradossale conseguenza di annullare la volontà di possedere l’amata; è proprio l’insoddisfazione del desiderio che tiene desta, in tensione, la volontà di unirsi a lui]
è più pungente della spina
il dolore che la gioia d’amore risana!
[la gioia d’amore sana il dolore del desiderio insoddisfatto, pungente come una spina. Tuttavia, questa “goia d’amore” non è il possesso fisico della persona amata, che segnerebbe la fine del desiderio; è invece la gioia stessa dell’innamoramento, impossibile separarlo dal dolore del desiderio. Proprio per questo, alla fine della strofa, il poeta scrive di non volere essere compianto da nessuno: la lontananza e quindi l’impossibilità assoluta di raggiungere la donna amata, è garanzia della durata della passione amorosa, in cui consiste la vera gioia dell’innamorato.]
Dunque non voglio che mi si compianga.
Diffusione della canzone
Senza foglio di pergamena [soltanto oralmente]
invio questi versi cantando,
in schietta lingua romanza
a Messer Ugo Bruno, tramite Fihol;
[Messer Hugo Bru era il signore, discendente della dinastia dei Lusignano e regnava sulle terre del Poitou, del Berry e della Gyenne. Fihol è il nome dei giullare a cui il poeta affida di diffondere la diffusione della sua canzone]
sono lieto che gli abitanti del Poitou
del Berry e della Guyenna
da lei sia rallegrata, e anche gli abitanti della Bretagna.
Tema dell'amore lontano
La canzone risale al XII secolo ed è scritta in lingua provenzale del Medioevo. Il tema è quello dell’amore caratterizzato dalla lontananza per il quale il poeta si strugge; tuttavia, egli è consapevole che il possesso fisico della donna amata estinguerebbe l’intensità della passione amoroso.
Con il ritorno della primavera e il ridestarsi del canto dell’usignolo, anche il poeta torna al suo canto per celebrale l’amore per la donna amata, bellissima, ma distante. Il poeta non chiede di essere compianto, mas desidera tenere vivo lo struggimento del desiderio, per quanto sia più pungente di una spina: se venisse appagato con il possesso fisico dell’amata, l’amore stesso verrebbe meno. Egli affida dunque al giullare Filhol la propria canzone, destinandola a Messer Ugo Bruno, signore della dinastia di Lusignano.
L’amore, caratterizzato dalla lontananza è un concetto tipico della fin’amor della poesia provenzale ed ha un valore positivo: la lontananza garantisce la durata del desiderio. Infatti se l’uomo riuscisse a congiungersi sessualmente con l’amata e ad ottenere così la soddisfazione fisica, l’amore verrebbe meno. L’amore “da lontano” viene, pertanto, idealizzato, quasi in tono romantico, ma non è un amore spirituale. Infatti, Rudel allude in modo molto esplicito al tormento della sensualità insoddisfatta che la distanza rende più acuto.
Contraddizione dell'amore lontano
L’amore lontano presenta una contraddizione di ordine psicologico: da un lato troviamo il dolore derivato dal desiderio inappagato e dall’altro la gioia dell’amore che continuamente alimenta la condizione dell’amante. Questo spiega perché la poesia si apre con un’immagine primaverile che invita il poeta a riprendere il suo canto. Questo canto, però, non è un canto allegro, visto che si parla de tormento causato dalla lontananza dell’oggetto amato. Eppure si tratta di un canto di gioia amorosa; infatti, l’amore cortese dei trovatore è un amore che trova in se stesso le proprie ragioni di letizia interiore e quindi non può essere mai infelice.
Circostanze sociali dei trovatori
L’ultima strofa ci fornisce delle indicazioni preziose sulle circostanze sociali che all’epoca dei trovatori, accompagnavano i componimenti poetici. Lo scritto è stato composto per essere cantato fa un trovatore e la menzione di Messer Ugo Bruno e dei suoi feudi ci fa capire che il pubblico era formato da aristocratici delle corti di Provenza.
Domande da interrogazione
- Qual è il tema principale della canzone?
- Come si manifesta il dolore e la gioia nell'amore lontano?
- Qual è il significato della primavera e del canto dell'usignolo nel testo?
- Qual è il ruolo di Messer Ugo Bruno e del giullare Filhol nella diffusione della canzone?
- Come viene idealizzato l'amore "da lontano" nella poesia?
Il tema principale è l'amore caratterizzato dalla lontananza, che provoca nel poeta un intenso desiderio e struggimento, consapevole che il possesso fisico della donna amata estinguerebbe l'intensità della passione.
Il dolore deriva dal desiderio inappagato, mentre la gioia è alimentata dall'amore stesso, creando una contraddizione psicologica che rende l'amante sia sofferente che felice.
La primavera e il canto dell'usignolo simboleggiano il risveglio dei sentimenti e il ritorno del poeta al suo canto d'amore, celebrando la bellezza della donna amata, nonostante la distanza.
Messer Ugo Bruno è il destinatario della canzone, mentre il giullare Filhol è incaricato di diffonderla, indicando che il pubblico era composto da aristocratici delle corti di Provenza.
L'amore "da lontano" è idealizzato in quanto la lontananza garantisce la durata del desiderio, rendendo l'amore stesso più intenso e profondo, pur non essendo un amore spirituale.