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Concetti Chiave

  • Nel XVIII secolo, l'Italia era suddivisa in diversi stati, tra cui il Ducato di Milano, la Repubblica di Venezia e il Granducato di Toscana, ognuno con una propria forma di governo.
  • Il Ducato di Milano, sotto dominazione austriaca, introdusse il catasto per una tassazione più equa e si distinse per la diffusione delle idee illuministe.
  • In Toscana, il Granduca Pietro Leopoldo promosse riforme innovative come la libertà di commercio e un moderno Codice penale, sostenendo un governo rappresentativo.
  • Il Regno di Sardegna, pur introducendo il catasto e limitando i privilegi del clero, mantenne una censura che limitava la circolazione delle idee.
  • Nel Regno di Napoli e nello Stato della Chiesa, le riforme furono ostacolate da nobili e aristocratici che resistettero ai cambiamenti proposti, impedendo un progresso significativo.

Divisione degli stati italiani

Nel XVIII secolo, dopo il Congresso di Vienna del 1738, l’Italia comprendeva diversi stati.

- A Nord: il Ducato di Savoia, il Ducato di Milano, la Repubblica di Venezia, il Ducato di Parma e Piacenza e il Ducato di Modena e Reggio. Fra questi, il Ducato di Milano era sotto la dominazione austriaca

- Al Centro: il Granducato di Toscana governato dal granduca Pietro Leopoldo, appartenente alla casata degli Asburgo-Lorena e lo Stato della Chiesa

- A sud: il regno di Napoli con il Regno di Sardegna (passato poi al Ducato di Savoia) ed il Regno di Napoli

Progresso economico e riforme

Nell’insieme, l’Italia del XVIII secolo era abbastanza progredita: nella Pianura Padana erano sviluppate la cultura del riso e del mais e veniva praticato l’allevamento. Alcuni Stati, dopo aver tolto alla Chiesa i terreni lasciati incolti (=) latifondo), li vendettero ai nobili o ai ricchi borghesi che, investendoci dei capitali, li resero più produttivi.

Tuttavia, fra tutti, le riforme interessarono solo due Stati: il Ducato di Milano e la Toscana.

Riforme nel Ducato di Milano

Dopo due secoli di dominazione spagnola, il Ducato di Milano era passato sotto la dominazione austriaca e anche qui, come in tutto l’Impero Asburgico, fu introdotto il catasto che permise una distribuzione delle tasse più giusta. Le idee illuministe erano molto diffuse a Milano ed alcuni personaggi come Pietro Verri e Giuseppe Parini collaborarono perfino con il governo del Ducato. Il nome di Pietro Verri è legato all’opera Dei delitti e delle pene in cui egli sostiene la necessità di abolire la tortura e la pena di morte. Invece, Giuseppe Parini è un poeta che critica la società aristocratica del tempo la cui presenza è inutile per il benessere dei sudditi

Innovazioni in Toscana

In Toscana, fu introdotta la libertà di commercio ed un Codice penale molto moderno (nel 1786 fu abilita la pena di morte). Furono imposte delle tasse sui beni di proprietà della Chiesa che però non furono confiscate, ma continuarono ad essere gestiti dai vescovi e non dallo Stato come invece aveva fatto Giuseppe II in Austria. Il Granduca di Toscana, Pietro Leopoldo, fratello di Giuseppe II di Asburgo, era un sostenitore delle nuove idee illuministiche. Egli era preoccupato del benessere dei suoi sudditi e sosteneva che l’autorità del sovrano non doveva essere assoluta, ma derivata da un contratto stipulato fra il re ed il suo popolo e se il re non rispettava tale contratto, i sudditi avevano il diritto di disubbidire. Era del parere che il sovrano non doveva detenere il potere giudiziario e nemmeno doveva imporre nuove leggi. Spettava al popolo, tramite i suoi rappresentanti, votare le leggi dopo aver ascoltato i bisogni dello Stato resi noti, ogni anno, dal monarca. In pratica, Pietro Leopoldo era a favore di un Parlamento, su modello inglese.

Limitazioni nel Regno di Sardegna

Il Ducato di Savoia, nel 1720, diventò Regno di Sardegna a seguito della cessione dell’isola da parte degli Asburgo. Anche qui fu introdotto il catasto. Il re Vittorio Amedeo II firmò un concordato con la Chiesa con il quale venivano limitati i privilegi del clero. Comunque le sue riforme furono più limitate rispetto a quelle degli altri stati; infatti, nel Regno di Sardegna continuarono ad esistere la censura e la libera circolazione delle idee era limitata.

Ostacoli alle riforme nel sud

- Nello Stato della Chiesa e nel Regno di Napoli i tentativi di riforma furono ostacolati dai nobili che non accettavano di rinunciare a qualche privilegio. In particolare, nel Regno di Napoli, governato dai Borboni (una dinastia francese che aveva preso il posto degli Asburgo) il ministro Bernardo Tanucci cercò di attuare delle riforme, ma la vecchia classe aristocratica ed i vecchi proprietari di terre si ribellarono e bloccarono i cambiamenti proposti.

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Domande da interrogazione

  1. Quali erano i principali stati italiani nel XVIII secolo?
  2. Nel XVIII secolo, l'Italia era divisa in diversi stati, tra cui il Ducato di Savoia, il Ducato di Milano, la Repubblica di Venezia, il Ducato di Parma e Piacenza, il Ducato di Modena e Reggio, il Granducato di Toscana e lo Stato della Chiesa, con il Ducato di Milano sotto dominazione austriaca.

  3. Quali riforme economiche furono attuate in Italia durante il XVIII secolo?
  4. Alcuni stati italiani, come il Ducato di Milano e la Toscana, attuarono riforme economiche significative, come la vendita di terreni incolti a nobili e borghesi, che li resero più produttivi, mentre la Pianura Padana sviluppò la cultura del riso e del mais.

  5. Quali innovazioni furono introdotte nel Ducato di Milano?
  6. Nel Ducato di Milano, sotto dominazione austriaca, fu introdotto il catasto per una distribuzione più equa delle tasse e si diffusero idee illuministe, con figure come Pietro Verri e Giuseppe Parini che contribuirono al dibattito su riforme sociali e giuridiche.

  7. Come si distinse il Granducato di Toscana nelle sue riforme?
  8. Il Granducato di Toscana, governato da Pietro Leopoldo, introdusse la libertà di commercio e un moderno Codice penale, sostenendo che l'autorità del sovrano dovesse derivare da un contratto con il popolo, promuovendo l'idea di un Parlamento simile a quello inglese.

  9. Quali furono gli ostacoli alle riforme nel Regno di Napoli?
  10. Nel Regno di Napoli, i tentativi di riforma furono ostacolati dalla nobiltà, che si oppose a rinunciare ai propri privilegi, e il ministro Bernardo Tanucci si trovò a fronteggiare una forte resistenza da parte della vecchia classe aristocratica.

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