Concetti Chiave
- L'Italia, vincitrice della prima guerra mondiale, si trovò divisa politicamente, con sentimenti di insoddisfazione e la percezione di una "vittoria mutilata".
- Il conflitto portò a un rapido sviluppo industriale, mentre l'agricoltura soffriva, creando tensioni tra le classi medie e il proletariato in crescita.
- Il Fascismo, supportato da grandi proprietari e dalla piccola borghesia, emerse come risposta alla paura di una rivoluzione e consolidò il potere con la marcia su Roma.
- Mussolini instaurò un regime dittatoriale, limitando le libertà politiche e introducendo leggi che cambiarono la struttura dello stato liberale italiano.
- La censura fascista colpì la cultura e la comunicazione, con la radio utilizzata come strumento di propaganda e un forte controllo morale e valoriale imposto dalla Chiesa.
Divisioni politiche post-guerra
L’Italia, tra i paesi usciti vincitori dalla prima guerra mondiale, risultò essere uno dei più divisi politicamente. Infatti tutti coloro che avevano voluto l’intervento, ora ritenevano che il paese non avesse tratto tutti i vantaggi. Coloro che si erano opposti, ora chiedevano che i sacrifici sostenuti fossero ripagati. Ma quando Orlando e Sonnino tornarono da Parigi i giochi di divisione erano già fatti, tanto è vero che si parlò di vittoria mutilata.
Sviluppo industriale e tensioni sociali
Nel corso della guerra si era registrato un notevole sviluppo dell’industria per tener passo al fabbisogno bellico, mentre erano peggiorate le condizioni dell’agricoltura che richiedeva più mano d’opera essendo gli uomini partiti per il servizio militare.
Per quanto riguarda le classi medie, sentivano che il loro livello di vita era minacciato dall’inflazione crescente e guardavano con ostilità il proletariato che, grazie ai sindacati, riusciva ad ottenere conquiste economiche. Operai e contadini infatti vedevano infatti le loro esigenze politiche espresse nei partiti di massa. Nel 1919 al Partito Socialista si aggiunse il Partito Popolare che nelle elezioni dello stesso anno, che si tennero con il sistema proporzionale, ebbe una buona affermazione. I Fasci di Combattimento, fondati nel 1919 da Benito Mussolini, ottennero pochissimi voti.
Ascesa del fascismo e reazioni
I grandi proprietari terrieri e i grandi industriali, spinti dal timore di una rivoluzione iniziarono col guardare con maggiore interesse allo squadrismo fascista deciso a battere le forze della sinistra servendosi della violenza. Al fascismo ora dava appoggio anche la piccola borghesia che era in cerca di una nuova ideologia in cui ritrovarsi.
Giolitti nel frattempo non riuscì a riavvicinare a sé le forze moderate borghesi. Così il Fascismo assunse l’iniziativa e quando nel luglio del 1922, un tentativo socialista di organizzare uno sciopero legalitario fallì, Mussolini poté nell’ottobre con l’aiuto della Monarchia marciare su Roma (in un vagone letto di un treno!) ed ottenere l’incarico di formare il nuovo governo.
Consolidamento del regime fascista
All’inizio i fascisti governarono insieme ai popolari e alle altre forze politiche liberali, ma già nel 1923 Mussolini adottò alcuni provvedimenti che modificavano profondamente lo stato liberale, dalla costituzione della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale a una legge elettorale maggioritaria.
Le elezioni si svolsero in un clima di illegalità. Il deputato socialista Giacomo Matteotti fu ucciso da gruppo di fascisti. Le opposizioni reagirono debolmente con la aecessione dal parlamento, una forma di protesta che va sotto il nome di Secessione dell'Aventino.
Mussolini passò alla controffensiva. Nel 1925 fece approvare una serie di leggi che abolivano ogni forma di libertà e instaurò un regime dittatoriale, fondato sul partito unico e, più ancora, sul suo potere personale.
Poche furono le modifiche apportate alla struttura economica. Le corporazioni che avrebbero dovuto formare l’ossatura, rimasero infatti sulla carta. Ci fu un maggiore intervento dello stato, che si attuò attraverso istituti come l’IMI e l’lRI, ma esso non entrò in conflitto con gli interessi privati.
Fascismo e cultura
Ma non si tratta qui di analizzare il fatto storico in sé quanto quello delle relazioni tra Fascismo e cultura. L’Italia derivava dall’esperienza Decadentista e con l’avvento della Grande Guerra aveva toccato con mano una realtà ben diversa da quella sognante favoleggiata da un gruppo sociale, quello borghese e intellettuale, che attraverso un forte psicologismo si poneva i problemi di un gruppo deluso dagli insuccessi in politica estera e dagli insuccessi nel progresso. La Guerra aveva evidenziato che una grossa parte degli italiani non solo viveva a livello di indigenza e di analfabetismo ma anche che l’italiano medio non riusciva a trovare una collocazione sia politica che sociale. Non si riconoscevano con gli strati popolari o proletari rappresentati e tutelati, in parte, dai partiti di stampo socialista, ma nemmeno nei partiti tradizionalmente borghesi, ovvero quello Liberale di Giolitti che, pur con l’allargamento del diritto al voto nel 1913, aveva soltanto risposto favorevolmente alle esigenze di rafforzare il proprio partito ma non aveva considerato la rappresentatività di una larga fascia popolare. Uno strato che occupava posti garantiti da uno stipendio fisso seppure di basso livello e che vedeva nello Stato forte e legalitario la sua unica fonte di sostentamento. La guerra e le lotte sociali e la miseria derivante, aggiunti, tutti questi elementi, ad una classe industriale uscita rafforzata economicamente e politicamente dal conflitto avevano determinato una crisi a livello di identità.
Si innesta su questa forte percezione la campagna del consenso, che fu una vera e propria politica del consenso, che il Fascismo, una volta consolidatosi promuove nei confronti di un gruppo sociale che gli faccia da supporto e da cassa di risonanza. Era logico, pertanto, che ogni forma di cultura anti-piccolo borghese e/o che denigrasse l’impiegato, il postino, lo statale, in una parola, era fonte di turbamento.
Censura e propaganda fascista
Se la censura politica diviene cosa ovvia in Stati a regime totalitario, la censura fascista fu capillare sia nella letteratura e nella carta stampata, ma, specialmente, ed è questa la grandissima novità e specificità di Mussolini, nei confronti dei mezzi di comunicazione. Non è certo una novità che la radio fu per il Duce la principale fonte di propaganda. Si pensi che soltanto negli anni 1932/1934 le vendite di apparecchi radiofonici si moltiplicò in maniera esponenziale, con vendite sottocosto, dilazioni vantaggiosissime a fronte di una svalutazione “tenuta” forzatamente bassa, specialmente nei confronti degli impiegati e dei militari, tutti coloro che, cioè, percepivano uno stipendio statale. Il consenso si rafforza anche grazie all’utilizzo della rete estremamente ramificata che l’Azione Cattolica e la Chiesa in generale offre a Mussolini all’indomani dei Patti Lateranensi. Ovviamente il capo di Stato italiano dovette considerare una nuova forma di censura che non era più soltanto politica ma anche morale e valoriale. Il ringraziamento a Papa Pio XI° doveva passare attraverso accettazioni di valori tradizionali Cattolici ma anche attraverso la cessione dell’apparato culturale alla censura o quanto meno al vaglio della Chiesa.
La censura rivolta anche a tutti quegli autori che per diversi motivi avrebbero avuto, all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, un enorme successo a livello nazionale e mondiale.
Domande da interrogazione
- Quali furono le principali divisioni politiche in Italia dopo la prima guerra mondiale?
- Come si sviluppò l'industria italiana durante la guerra e quali furono le conseguenze per l'agricoltura?
- Quale ruolo giocarono i Fasci di Combattimento nella politica italiana del 1919?
- Come si consolidò il regime fascista in Italia?
- In che modo il fascismo influenzò la cultura e la censura in Italia?
Dopo la prima guerra mondiale, l'Italia si trovò divisa politicamente, con chi aveva sostenuto l'intervento che lamentava una "vittoria mutilata" e chi si opponeva chiedendo giustizia per i sacrifici sostenuti.
Durante la guerra, l'industria italiana conobbe un notevole sviluppo per soddisfare il fabbisogno bellico, mentre l'agricoltura soffrì a causa della mancanza di manodopera, poiché molti uomini erano al fronte.
I Fasci di Combattimento, fondati da Mussolini nel 1919, ottennero inizialmente pochi voti, mentre il Partito Socialista e il Partito Popolare guadagnarono consensi significativi nelle elezioni dello stesso anno.
Il regime fascista si consolidò attraverso leggi che abolirono le libertà civili e instaurarono un regime dittatoriale, culminando con la marcia su Roma di Mussolini nel 1922 e l'adozione di provvedimenti che modificarono profondamente lo stato liberale.
Il fascismo promosse una politica del consenso e attuò una censura capillare nella letteratura e nei mezzi di comunicazione, utilizzando la radio come principale strumento di propaganda e imponendo valori tradizionali attraverso la Chiesa.