Concetti Chiave
- La scuola di Isocrate, alternativa a quella di Platone, si propone come un'importante via per stabilire relazioni comunitarie che favoriscono l'emergere della verità.
- Isocrate enfatizza i valori tradizionali e la paideia come fondamenti per una città forte e una nuova classe dirigenziale, opponendosi alle idee dei sofisti.
- La nuova paideia di Isocrate include formazione, educazione e istituzione, con un modello di aretè basato sull'arte della parola e una vasta cultura.
- Criticando Platone e Socrate, Isocrate sostiene che la virtù non è insegnabile come una tecnica, ma piuttosto attraverso l'affermazione di valori forti.
- Isocrate propone l'arte della parola come un mezzo fondamentale per la civiltà, distinguendo l'uomo dagli animali e promuovendo la capacità di scegliere il bene.
Che cos'è la scuola di Isocrate?
Una delle scuole più importanti ed alternative rispetto a quella di Platone, tanto che nei primi tempi era quella dominante (quando Aristotele arriva in Grecia deve scegliere tra questa e l’Accademia), fine di stabilire una relazione comunitaria, nella quale soltanto avrebbe potuto emergere la verità.
Valori tradizionali e paideia
Il suo ideale è quello di una città forte, dotata di una nuova classe dirigenziale; inoltre, laddove i sofisti mettevano in discussione i valori tradizionali, Isocrate affermava i valori tradizionali, morali e civili, nei quali poteva radicarsi la vita comune della paideia. Questa nuova paideia, i cui elementi cardinali sono la formazione, l’educazione e l’istituzione, presuppone un nuovo ed alternativo modello di aretè, i cui elementi rappresentano l’arte della parola sostenuta da una vasta cultura, che si evolve con un programma educativo: da supporto vi è sempre una coerenza con i valori morali e civili che si discostano nell'opera, panegirico e valori tradizionali.
Critica a Platone e Socrate
Nel breve discorso programmatico contro i sofisti, Isocrate propone una visione opposta all'ideale sofistico, ma anche dichiaratamente opposta a quello socratico-platonico, poiché la virtù non può essere insegnata come una techne e nemmeno si presenta come una ricerca infinita che miri al bene e alla verità somme (insegnamenti definiti “vuote chiacchiere”: su questa base Isocrate accusa Platone di essere un sofista, a testimonianza di una scuola di retorica che vorrebbe qualificarsi come una precisa posizione filosofica, nella misura in cui anch'egli, come i sofisti, critica la tradizione senza offrire valori certi, da seguire nell'immediato della quotidianità, così come neanche Socrate era riuscito a fare), al cui preciso opposto egli propone l’arte della parola, che non è tecnica dell’argomentare contro, bensì dell’affermare valori forti, quell'arte che distingue l’uomo dagli animali e che permette la nascita della civiltà. Questo discorso trova in parte fondamento nell'idea, poi ripresa da Aristotele nell'Etica Nicomachea, che non si può insegnare giustizia alle cattive nature (a persone educate male), perché, secondo l’idea stessa di Platone, si può insegnare il Bene solo a chi “è in grado di viverlo e riconoscerlo” (Aristotele), riconoscimento che non è soltanto intellettuale, ma che sottosta ad una capacità e ad una volontà di sceglierlo, quindi ad un modello di riconoscimento.
Domande da interrogazione
- Qual è il principale obiettivo della scuola di Isocrate rispetto a quella di Platone?
- Come si differenzia la paideia di Isocrate da quella dei sofisti?
- Qual è la critica di Isocrate nei confronti di Platone e Socrate?
La scuola di Isocrate si propone di stabilire una relazione comunitaria per far emergere la verità, affermando i valori tradizionali e morali, in contrasto con l'approccio critico dei sofisti e di Platone.
Isocrate sostiene una nuova paideia che si basa su formazione, educazione e istituzione, radicandosi in valori tradizionali, mentre i sofisti mettono in discussione tali valori, proponendo un modello di aretè che integra l'arte della parola con una vasta cultura.
Isocrate critica Platone e Socrate per la loro visione della virtù come insegnabile e per la loro ricerca del bene e della verità, definendoli sofisti per la loro mancanza di valori certi e pratici, proponendo invece l'arte della parola come fondamento della civiltà.