Concetti Chiave
- Il fanciullino e il superuomo sono miti complementari, nati in un contesto storico simile, che rispondono alla declassazione degli intellettuali e alla crisi di prestigio degli artisti.
- Pascoli propone un eden innocente come rifugio dalla violenza moderna, valorizzando la solidarietà, la famiglia e uno stile di vita semplice per la felicità dell'uomo.
- D'Annunzio esalta il mito del superuomo, celebrando la modernità, la macchina e la forza, ma si confronta anche con pulsioni autodistruttive legate alla morte.
- La critica di Carlo Salinari evidenzia come fanciullino e superuomo siano due facce della stessa medaglia, rappresentando approcci artistici diversi verso la modernità.
- Pascoli si distingue per un approccio silenzioso e riflessivo, mentre D'Annunzio cerca l'applauso del pubblico con una visione più spettacolare e dominante.
Miti del fanciullino e superuomo
Il fanciullino e il superuomo sono due miti che nascono più o meno negli stessi anni. Il saggio de "il Fanciullino" è del 1897, il romanzo "Le vergini delle rocce" è del 1895. Il superuomo compare per la prima volta con il personaggio Claudio Cantelmo, del romanzo "Le vergini delle rocce".
Pur essendo due miti antitetici, a ben guardare essi sono complementari perché affondano le loro radici nello stesso contesto storico e culturale al quale, però, offrono risposte diverse. Entrambi i miti sono la risposta a quel processo di declassazione degli intellettuali di cui aveva parlato già Baudelaire quando aveva sostenuto che l'artista aveva perso la sua "aureola", la sua sacralità, il suo essere guida e divulgatore di valori e ideali. L'avvento della società moderna, i processi di industrializzazione e il capitalismo schiacciano l'uomo, declassano il ceto medio, al quale generalmente appartiene anche l'artista, a vantaggio dei processi di massificazione che genera un nuovo ceto impiegatizio. Avviene, così, che gli artisti, privati del loro prestigio sociale, sono costretti a pensare alle loro produzioni come a dei prodotti da vendere o a ripiegare in altri lavori quali quello dell'impiegato (come accade a Italo Svevo) o all'insegnante per poter sopravvivere.
Risposte di Pascoli e D'Annunzio
Dinanzi a questa situazione, che genera smarrimento, il fanciullino e il superuomo sono le due risposte differenti elaborate da Giovanni Pascoli e Gabriele D'Annunzio. Pascoli propone l'idea di un eden innocente in cui l'uomo possa trovare un rifugio dalla violenza e dalle strutture della società, un luogo di evasione, fuori dal tempo, in cui esistono ancora i valori della solidarietà e della fratellanza, della famiglia che va protetta come un nido. Pascoli ritiene che questo stile di vita che è proprio del piccolo proprietario terriero sia da preservare perché, accontentandosi del poco, rende felice l'uomo.
Contrasti tra Pascoli e D'Annunzio
D'Annunzio, invece, dinanzi alla modernità risponde con il mito del superuomo che decide di esaltare e celebrare proprio ciò che fa paura: la macchina, la legge del più forte, l'espansione industriale e perfino la guerra. Nonostante, però, questo atteggiamento di dominio e di forza, nel superuomo affiora costantemente un'attrazione per la morte, per il nulla, un atteggiamento autodistruttivo che cerca in tutti i modi di reprimere attraverso il culto della bellezza e della forza.
Critica di Carlo Salinari
Come scrive il critico letterario Carlo Salinari, fanciullino e superuomo sono le due facce della stessa medaglia. Inoltre se D'Annunzio ama stare sul palcoscenico e raccogliere l'applauso del pubblico, Pascoli preferisce rimanere dietro le quinte e in maniera più silenziosa parlare dello smarrimento dell'uomo dinanzi all'età moderna attraverso la poesia pura del suo fanciullino, una poesia di suprema, utilità morale e sociale.
Domande da interrogazione
- Qual è la relazione tra i miti del fanciullino e del superuomo?
- Come risponde Pascoli alla crisi dell'artista nella società moderna?
- Qual è la visione di D'Annunzio riguardo alla modernità?
- Come si differenziano Pascoli e D'Annunzio nel loro approccio artistico?
I miti del fanciullino e del superuomo, pur essendo antitetici, sono complementari e nascono dallo stesso contesto storico e culturale, rispondendo entrambi al processo di declassazione degli intellettuali, come evidenziato nel testo.
Pascoli propone un'idea di un eden innocente, un rifugio dalla violenza della società moderna, dove si preservano valori come la solidarietà e la famiglia, come descritto nel testo.
D'Annunzio celebra il mito del superuomo, esaltando la macchina, la legge del più forte e l'espansione industriale, ma mostra anche un'attrazione per la morte e il nulla, come indicato nel testo.
Pascoli preferisce un approccio silenzioso e riflessivo, parlando dello smarrimento umano attraverso la poesia, mentre D'Annunzio cerca l'applauso del pubblico, come sottolineato dalla critica di Carlo Salinari.