Concetti Chiave
- I decabristi, aristocratici russi, tentarono una rivolta nel dicembre 1825 contro lo zar Nicola I, influenzati da ideali liberali e riformisti.
- La confusione dopo la morte di Alessandro I portò alla richiesta di una monarchia costituzionale, ma i tentativi rivoluzionari furono rapidamente sconfitti.
- La repressione zarista fu violenta, con esecuzioni e esili in Siberia per i leader decabristi, privandoli di titoli e beni.
- Il tentativo decabrista fallì a causa della mancanza di supporto popolare e di coordinamento tra le diverse fazioni coinvolte.
- L'insurrezione rappresenta un unicum nella storia russa come tentativo di riforma da parte dell'élite, ispirando futuri movimenti contro il regime zarista.
Origine dei decabristi
Col termine decabristi (dal russo dekabr = dicembre) furono indicati i rivoluzionari russi, di origine aristocratica, che nel dicembre 1825 promossero un tentativo rivoluzionario contro lo zar Nicola I. Con le guerre napoleoniche, le nuove idee riformistiche e liberali si diffusero un po’ ovunque in Europa, in certi ambienti aristocratici, dell’intellighenzia ed anche dell’esercito, sostenute anche dal fatto che lo zar Alessandro I aveva nutrito una certa simpatria per gli ideali della Rivoluzione americana e per la Rivoluzione francese, soprattutto nella prima fase del suo regno. Molti pensavano che presto la Russia si sarebbe avviata verso un’età delle riforme, ma queste speranze furono ben presto deluse dal cambio di politica dello zar.
Confusione e sommossa
Nel periodo di interregno intercorso fra la morte di Alessandro I che non lasciava eredi diretti, e la proclamazione del suo successore, il fratello Nicola I, ci furono dei momenti di confusione che crearono le basi per una sommossa, organizzata in gran parte dalla classe nobiliare che richiedeva una monarchia costituzionale e l’affrancamento dei contadini. Bisogna anche premettere che molti aristocratici avevano avuto l’occasione di entrare in contatto con le idee illuministe e con i principi ispiratori della Rivoluzione francese, fino al punto di costituire delle società segrete. i Dopo essersi rifiutati di prestare giuramento al nuovo zar, alcuni reparti dell’esercito e della marina circondarono a Pietroburgo il palazzo del Senato, il giorno stesso dell’incoronazione. Gli insorti si dimostrarono, però, incapaci di prendere l’iniziativa e per questo furono facilmente affrontati dalle truppe zariste e sconfitti. Anche in Ucraina si ebbe un tentativo rivoluzionario, partito dalla Lega Meridionale in cui era confluita la società segreta degli Slavi uniti. In seguito a delazione, il capo fu arrestato e anche questa iniziativa fallì.
Repressione e conseguenze
La repressione zarista fu molto dura, rapida e molto violenta: alcuni dirigenti decabristi furono giustiziati pubblicamente, altri inviati in Siberia e i reparti traditori o sospetti trasferiti nel Caucaso. Prima di inviare i ribelli in esilio, Nicola I li privò dei gradi militari, dei titoli nobiliari, dei beni di tutti i privilegi come pure del diritto di ritornare nelle grandi città. Pertanto, incatenati, senza più alcuna identità sociale, i condannati, appartenenti per la maggior parte alla nobiltà, raggiunsero con appositi convogli, la steppa e la taiga siberiana. A quel tempo, la Siberia era in corso di sviluppo e aveva bisogno di braccia per costruire nuove città, nuovi villaggi, per lavorare nelle miniere che traboccavano di pietre semipreziose e di ogni tipo di minerali e occorreva anche procedere all’abbattimento delle foreste. Da quel giorno lo zar Nicola I prese il nome di “zar di ferro”.
Censura e contraddizioni
Inoltre, decise di sbarrare la strada alle idee dette “nocive”, chiudendo a tal scopo, le frontiere. Infatti, fin dal 1826, egli adottò il Codice della censura e sottomise ogni pubblicazione alla supervisione di un apposito comitato incaricato di dare o rifiutare l’imprimatur. Per questo motivo, da allora in poi, l’importazione di pubblicazioni dall’estero sarebbe stato molto rischioso. Si trattò, tuttavia, di una misura assurda perché il governo incoraggiò, invece, l’invio di studenti all’estero dove nessuno controllava le lezioni che seguivano o le persone con cui entravano in contatto.
Fallimento e lezioni
Il motivo alla base del fallimento del tentativo rivoluzionario decabrista fu diverso: esso non era radicato nella popolazione ed aveva uno scarso seguito nell’esercito. Inoltre, nelle due leghe mancava un vero coordinamento e all’interno esisteva una difficile convivenza fra l’ala moderata e quella democratica di idee più radicali. La rivolta decabrista convinse lo zar a non fidarsi più della nobiltà e a diffidare di ogni manifestazione di indipendenza, da qualsiasi parte essa provenisse
In sintesi, l’insurrezione decabrista rappresenta l’unico tentativo di rivolte da parte dell’élite militare, dell’aristocrazia e della borghesia russa con lo scopo di riformare il regime zarista. Ad essa si ispireranno i successivi movimenti rivoluzionari anti zaristi.
Domande da interrogazione
- Qual è l'origine del termine "decabristi"?
- Quali fattori hanno contribuito alla nascita del movimento decabrista?
- Come si è svolta la sommossa dei decabristi?
- Quali furono le conseguenze della repressione zarista sui decabristi?
- Quali lezioni si possono trarre dal fallimento del movimento decabrista?
Il termine "decabristi" deriva dal russo "dekabr", che significa dicembre, e si riferisce ai rivoluzionari russi di origine aristocratica che tentarono una rivolta contro lo zar Nicola I nel dicembre del 1825.
Le guerre napoleoniche e la diffusione di idee riformistiche e liberali, insieme all'influenza delle rivoluzioni americana e francese, hanno alimentato le speranze di riforma in Russia, che furono deluse dal cambio di politica dello zar Alessandro I.
Durante l'interregno tra la morte di Alessandro I e l'incoronazione di Nicola I, la nobiltà organizzò una sommossa chiedendo una monarchia costituzionale. Tuttavia, gli insorti furono incapaci di prendere l'iniziativa e furono rapidamente sconfitti dalle truppe zariste.
La repressione fu violenta: alcuni decabristi furono giustiziati, altri esiliati in Siberia e privati di titoli e beni. Questo portò alla creazione di una nuova identità sociale per i condannati, che divennero lavoratori forzati nella steppa siberiana.
Il fallimento fu dovuto alla mancanza di radicamento nella popolazione e al scarso supporto nell'esercito, oltre a una mancanza di coordinamento tra le diverse fazioni. Questo evento convinse lo zar a diffidare della nobiltà e a reprimere ulteriori manifestazioni di indipendenza.