Concetti Chiave
- L'innominato è un nobile temuto e deciso, caratterizzato da un'aura di solitudine e potere, in netto contrasto con don Rodrigo.
- Manzoni descrive l'innominato come un uomo di grande presenza, con lineamenti duri e uno sguardo sinistro che riflette la sua forza interiore.
- È un capo militare autonomo, capace di mantenere il controllo e la distanza anche dalle truppe spagnole, dimostrando la sua abilità strategica.
- La sua interazione con don Rodrigo è rapida e pragmatica, evidenziando la sua natura di uomo d'azione e il suo disprezzo per la debolezza altrui.
- La conversione dell'innominato rappresenta un momento cruciale nel romanzo, cambiando il corso della storia e portando a un finale positivo attraverso il suo pentimento.
L'innominato e il suo potere
Di ben altra pasta rispetto a don Rodrigo è fatto l’innominato, un nobile spietato e deciso che terrorizza l’intero circondario.
A lui si rivolge don Rodrigo perché lo aiuti a rapire Lucia, che nel frattempo, su consiglio di fra Cristoforo, si è rifugiata in un convento femminile di Monza.
Ritratto dell'innominato
Dell’innominato Manzoni fornirà il ritratto: “Era grande, bruno, calvo; bianchi i pochi capelli che gli rimanevano; rugosa la faccia: a prima vista, gli si sarebbe dato più de’ sessant’anni che aveva; ma il contegno, le mosse, la durezza risentita dei lineamenti, il lampeggiar sinistro, ma vivo degli occhi, indicavano una forza di corpo e d’animo, che sarebbe stata straordinaria in un giovane”.
Ma, prima di tutto, Manzoni lo presenta ai lettori attraverso i luoghi in cui l’innominato vive.
L’innominato è un capo solitario e terribile, sdegnoso e asociale, che, quando occorre, sa tenere a distanza le stesse truppe spagnole. I suoi armati sono ben più capaci e temibili di quelli dell’inetto don Rodrigo.
L’innominato, uomo d’azione, è una sorta di eroe del male, le cui imprese erano state largamente citate da Manzoni nel capitolo precedente. Riceve dunque sbrigativamente il nobile postulante: gli bastano poche battute per afferrare il problema, accogliere la richiesta di aiuto e congedare don Rodrigo.
La conversione dell'innominato
L’innominato è però destinato a una provvidenziale conversione. Sarà infatti proprio il suo “passaggio di campo”, quando Lucia, indifesa e senza via di scampo, è ormai prigioniera fra le sue mani, a capovolgere i rapporti di forza e a indirizzare la vicenda verso il suo lieto fine. Alcune celebri pagine del romanzo saranno dedicate ai suoi tormenti interiori e al suo pentimento.
Domande da interrogazione
- Qual è la differenza principale tra l'innominato e don Rodrigo?
- Come viene descritto fisicamente l'innominato da Manzoni?
- Qual è il momento cruciale che porta alla conversione dell'innominato?
L'innominato è descritto come un nobile spietato e deciso, capace di terrorizzare il circondario, mentre don Rodrigo è presentato come un personaggio inetto che si rivolge a lui per aiuto nel rapire Lucia (testo).
Manzoni lo ritrae come un uomo grande, bruno e calvo, con una faccia rugosa che sembra più vecchia dei suoi sessant'anni, ma con una forza di corpo e d'animo straordinaria (testo).
La conversione dell'innominato avviene quando Lucia, indifesa e prigioniera, si trova nelle sue mani, portandolo a un profondo pentimento e a un cambiamento nei rapporti di forza (testo).