Concetti Chiave

  • Federico Borromeo, nato nel 1564, si distinse per la sua umiltà e dedizione al servizio degli altri, rifiutando la vanità e il prestigio legati alla sua nobiltà.
  • Nel 1580 intraprese la carriera ecclesiastica, dedicandosi all'istruzione dei poveri e all'assistenza agli infermi, coinvolgendo anche i compagni di studio in iniziative caritatevoli.
  • Fondò nel 1602 la Biblioteca Ambrosiana, un importante centro di cultura accessibile a tutti, raccogliendo migliaia di volumi e manoscritti e anticipando l'idea illuminista di diffusione del sapere.
  • Il suo approccio alla carità si manifestò durante la peste del 1630, quando si prodigò per i malati e i bisognosi, dimostrando coraggio e pietà in un periodo di grande crisi.
  • Nonostante il suo rispetto per la carità cristiana, Borromeo affrontò anche critiche per il suo modo di vivere frugale e la sua credenza in pratiche come la stregoneria, evidenziando le sue contraddizioni.

Indice

  1. La vita di federico borromeo
  2. Scelte ecclesiastiche e caritatevoli
  3. L'eredità di carlo borromeo
  4. Fondazione della biblioteca ambrosiana
  5. Rapporti e critiche
  6. Carità durante la peste
  7. Ombre nella vita di federico

La vita di federico borromeo

Federico Borromeo nacque nel 1564 da una nobile famiglia lombarda. Dotato di un ingegno fuor del comune, nel corso della sua vita cercò sempre di adoperarsi per il meglio, anche sfruttando la sua privilegiata posizione sociale. Visse in mezzo al fasto e alla magnificenza, senza però farci molta attenzione, tant’è vero che preferiva l’umiltà, l’abnegazione e il rifiuto per ogni vanità terrena. La sua ferma convinzione era che nella vita non possono coesistere molti individui per i quali l’esistenza è un peso e che pochi possono approfittare di una festa continua. Tutti devono impiegare il tempo nel migliore dei modi possibili, cioè utile al prossimo ed è di questo che dovranno rendere conto.

Scelte ecclesiastiche e caritatevoli

Nel 1580, rende pubblico il suo desiderio di abbracciare la carriera ecclesiastica e fu investito dell’abito di sacerdote dal cugino Carlo Borromeo. Per sette anni rimase nell’Almo Collegio Borromeo di Pavia, fondato per volere del cugino e autorizzato con relativa bolla dal papa Pio IV. Qui, oltre a seguire gli studi, si dedicò a due attività inconsuete per un uomo di Chiesa: 1) impartire l’istruzione alle persone più misere e derelitte della società 2) prestare soccorso agli infermi.

Ben presto, puntando sull’autorità che gli conferivano il fatto di frequentare il collegio di Pavia e di essere discendente da una nobile e gloriosa casata, riuscì a coinvolgere in queste iniziative caritatevoli anche molti suoi compagni di studio. La sua condizione sociale avrebbe potuto creargli dei vantaggi, che, però, cercò sempre di schivare per restare in una costante umiltà a servizio degli altri.

L'eredità di carlo borromeo

Aveva un temperamento schivo e sapeva mantenersi impassibile di fronte a tutto ciò che per lui era fonte di gloria e di fama. Era convinto che nessun cristiano può negare a parole, salvo poi negarla nei fatti, l’esistenza dell’uguaglianza di tutti gli uomini di fronte a Dio e che l’esercizio dell’’autorità doveva essere finalizzata soltanto per garantire il servizio del prossimo. Il suo ideale di vita era costituito dal cardinale Carlo Borromeo, il cugino maggiore di lui di ventisei anni e ad esso, fin da fanciullo e da adolescente, cercava sempre di conformare il proprio comportamento. Quando Carlo morì, tutto faceva prevedere che Federigo sarebbe stato il suo degno successore. Infatti, nel 1595, il papa Clemente VIII gli propose l’incarico di arcivescovo di Milano, ma egli, non ritenendosi,, né degno, né incapace di ricoprire un così alto servizio rifiutò; in seguito accettò, dietro comando reiterato del Pontefice. È in questa veste che dette una dimostrazione pratica di come la vita debba essere il paragone delle parole, come scrive il Manzoni nel capitolo XXII de “I Promessi Sposi”.

Fondazione della biblioteca ambrosiana

Nel 1602, fondo la Biblioteca Ambrosiana, ancora oggi una delle più importanti biblioteche d’Italia per il carattere storico, letterario e religioso. I libri di cui era dotata provenivano dalla sua biblioteca privata e per incrementarne il numerò invio otto uomini nelle principale città d’Italia, di Europa e del Medio Oriente per raccoglierne ed acquistarne di nuovi. In tal modo, riuscì a radunare trentamila volumi e quattordicimila manoscritti. Alla Biblioteca unì l’opera di un collegio di specialisti, da lui retribuiti, che sui occupavano di teologia, storia, lettere, lingue orientali con l’obbligo di pubblicare dei lavori sulla materia assegnata. Costituì anche un collegio per lo studio del greco, del latino e dell’italiano a cui fu unito un ulteriore collegio con il compito di formare ed istruire quegli allievi che un giorno si sarebbero dedicati all’insegnamento di tali lingue. Ma l’aspetto più innovativo è che l’accesso alla biblioteca non conosceva limiti: erano ammessi tutti, cittadini e stranieri, mentre in altre biblioteca italiane i libri non potevano nemmeno essere visti. Con questo concetto di diffusione del sapere in modo capillare, il cardinale Federico anticipava il concetto illuminista di cultura alla portata di tutti

Rapporti e critiche

Con coloro che lo circondavano i rapporti non furono sempre idilliaci. Molti gli rimproverano di non abbigliarsi in modo consono al suo ruolo, di non volersi circondare di cose belle e prestigiose, di cibarsi in modo povero e frugale, con la giustificazione che, così facendo, avrebbe diminuito il l’importanza del nome della sua nobile famiglia.

La vita di Federigo fu sempre improntata al concetto di carità cristiana e non mancano episodi in cui egli interviene direttamente di tasca sua per risolvere un problema economico. Nelle sue frequenti visite pastorali, anche nei luoghi più sperduti, non mancava di avvicinare le persone più umili ed indifese, se non altro per far loro una carezza, cosa che i “galantuomini” che lo circondavano gli rimproveravano, riferendosi al principio del “niente di troppo, non esagerare”. In questi casi, egli rispondeva con la sua pacatezza imperturbabile cioè con la sua consueta tranquillità d’animo derivata da una disciplina costante e da una conoscenza approfondita del concetto di carità cristiana. Teneva, tuttavia un atteggiamento brusco nei confronti del clero che dava prova di avarizia di negligenza o che, in generale, veniva meno all’idea di carità richiesta dal ministero. Un altro merito era quello di evitare di impicciarci negli affari altrui; si trattava di una forma di ritegno e di discrezione non comune a quel tempo, soprattutto, come scrive l’autore “negli uomini zelatori del bene” (in questo caso il tono è velatamente ironico perché il lettore ripensa al ruolo di donna Prassede)

Carità durante la peste

Federigo fu veramente eroico quando Milano conobbe la carestia del 1629 e la peste dell’anno successivo che soltanto nella città lombarda uccise 86.000 persone. La pietà e la coraggiosa carità con cui il cardinale si prodigò, entrando a contatto diretto con chi era straziato dalla fame e dal morbo, ci vengono descritte con ricchezza di particolari in alcune pagine de “I Promessi Sposi”.

Ombre nella vita di federico

Nella sua lunga disgressione, il Manzoni accenna anche ad alcune “ombre”, senza però farci capire quali siano stati i difetti di Federigo; sappiamo, tuttavia, che credeva nella stregoneria e che molte persone furono inviate al rogo con il suo benestare e, durante la peste, credeva negli untori. Ma Manzoni tralascia tale aspetto, non certo edificante e questo prova che egli voleva creare un’ideale di uomo, uno scritto agiografico e non un ritratto del cardinale dal vero.

Domande da interrogazione

  1. Qual è la filosofia di vita di Federico Borromeo?
  2. Federico Borromeo credeva che la vita dovesse essere dedicata al servizio del prossimo, rifiutando la vanità e l'egoismo, e sottolineava l'importanza di impiegare il tempo in modo utile per gli altri.

  3. Quali sono state le principali attività caritatevoli di Federico Borromeo?
  4. Federico si dedicò all'istruzione dei più poveri e al soccorso degli infermi, coinvolgendo anche i suoi compagni di studio in queste iniziative, nonostante la sua posizione sociale privilegiata.

  5. Che ruolo ha avuto Federico Borromeo nella fondazione della Biblioteca Ambrosiana?
  6. Nel 1602, Federico fondò la Biblioteca Ambrosiana, raccogliendo trentamila volumi e quattordicimila manoscritti, e promuovendo l'accesso alla cultura per tutti, anticipando il concetto illuminista di diffusione del sapere.

  7. Come si comportava Federico Borromeo nei confronti del clero e della società?
  8. Federico mantenne un atteggiamento rigoroso nei confronti del clero negligente e si distinse per la sua umiltà, rifiutando il lusso e cercando di avvicinarsi alle persone più umili, nonostante le critiche ricevute.

  9. Quali sfide affrontò Federico Borromeo durante la peste del 1630?
  10. Durante la peste, Federico si distinse per la sua eroica carità, assistendo direttamente i malati e i bisognosi, un gesto che evidenziò il suo impegno verso la comunità in un momento di grande crisi.

Domande e risposte

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