Informatica giuridica
Informatica giuridica: materia spiccatamente interdisciplinare: non è solo computer, informatica, filosofia*, epistemologia, diritto dell’informatica*, scienza dell’informazione/ragionare, sociologia, parlare di TV, giornali, radio, comunicazione, antropologia, come nascono le informazioni, come vengono memorizzate, filosofia della tecnica. Ha a che fare con il computer, ma non è solo questo. Filosofia del diritto*.
Diritto dell’informatica
Diritto dell’informatica: leggi che riguardano il computer, i reati informatici, l’accesso abusivo, phishing, diffusione dei virus. Ogni materia deve spiegare le innovazioni che ci sono a riguardo di computer, firma digitale, etc.*
Filosofia del diritto
Filosofia del diritto: primi docenti di filosofia del diritto introducono l’informatica giuridica riconosciuta come filosofia del diritto dal ministero.
Riflettere filosoficamente sul diritto: interrogarsi sulla giustizia, se le leggi sono fatte bene, se sono sensate, se aiutano la società, legge tutela la maternità?, interruzione volontaria gravidanza: è giusta?, ergastolo: cosa significa? Che senso ha?, pena di morte: favorevoli o no?. Si riflette criticamente sul diritto.
Quando Ans Kelsen (“La dottrina pura del diritto”: purificata da impurità; etica, filosofia, sociologia, etc. La filosofia ha occhio critico alla legge) ha fondato il positivismo giuridico non ha avuto la possibilità di critica, ma ha dovuto solo studiare la legge dal punto di vista formale. Si può dire se è giusto o meno, ma non da giuristi: è uno scienziato, deve studiare le regole, l’ordinamento com’è. È ricettivo di norme scritte da altri. Tutto ciò ha giustificato il nazismo, anche contro Kelsen che era democratico. Giustifica anche il fascismo, il comunismo.
Filosofia
- Amore della conoscenza: amare il sapere.
- È inutile: non serve a nulla. Le cose utili sono quelle che servono. La filosofia non ha un secondo scopo, non raggiungi un obiettivo ulteriore di cui sarebbe schiava: sarebbe ideologia o politica. Tutto ciò che serve è utile, ha necessità esteriori. Studio, per lo scopo di laurearmi. La filosofia è libera, non può essere subordinata ad altre finalità.
- Per fare filosofia bisogna essere in grado di stupirsi: riflettere le cose e problematizzarle. Hegel: “filosofia: nottola Minerva. L’uccello notturno che si alza al volo al calare del sole”, cioè la filosofia inizia quanto le cose vanno male (metafora il calare del sole, iniziano le tenebre). Se le cose vanno bene gli uomini semplicemente vivono la loro vita. (Se la macchina si ferma, apri il cofano e vedi.) Quando le cose vanno male, ci si ferma e si riflette come al calare della sera. Gli uomini riflettono sulla realtà quando le cose vanno male, ma dovrebbero riflettere anche quando la realtà è positiva.
Alcuni filosofi celebrano internet (cultura diffusa, condivisione), altri no. Essere filosofi significa essere stranieri, parlare complicato.
Testo del Vangelo
Cristo è fuori città e gli vanno incontro i lebbrosi chiedendo di essere guariti. Vengono guariti e corrono in città, mentre solo uno si ferma per tornare indietro a ringraziare Dio. Solo un samaritano (considerati eretici) torna a ringraziare. Sentire parlare bene di un samaritano è urticante, soprattutto da un profeta.
Prima considerazione: per chi ha fede c’è differenza tra sano e salvo, si può essere sani e non salvi: rapporto con Dio – fratelli come il samaritano che ringrazia. È lo straniero che prova gratitudine, non era di quella città [stranieritudine filosofo]. È come colui che vede per la prima volta il Colosseo e quindi si stupisce. Il filosofo non fa il callo alla realtà e si stupisce sempre.
Diritto
Ne abbiamo bisogno perché l’uomo è un “animale politico” dice Aristotele. Non parla di partiti politici, ma di polis: l’uomo vive nel rapporto con gli altri nella società per cui servono delle regole per renderlo agevole (che evitino violenze ad es. o che difendano i deboli).
Sartre (filosofo esistenzialista, “La nausea”): “L’inferno sono gli altri”: vivrebbe meglio solo, potrebbe essere padrone del mondo. Gli altri fanno rumore, prendono le cose, inquinano, etc.
Aneddoto ebraico, Martin Buber
Un anziano vive in una cittadina sperduta in una provincia di un grande impero. Ha una casa diroccata, una capra e una palma. Tutte le notti sogna un giovane che gli dice di scavare sotto il muro vicino la città, perché lì troverà un gran tesoro. Un giorno quindi prende la capra e abbandona la casetta per avvicinarsi alla città per scavare. Mentre sta scavando arrivano dei gendarmi, chiedono conto di quanto sta facendo e lo portano dal sindaco che è anche giudice.
L’anziano racconta il sogno e il giudice gli risponde che anche lui sogna un anziano che gli dice di scavare sotto una palma in periferia ma non è così stupido da abbandonare tutto. Così per punizione ordina 30 frustate all’anziano e quest’ultimo → poi torna a scavare sotto la palma dove trova il tesoro. Il giudizio altrui può essere doloroso. Solo un altro essere umano può indicarti dove si trova il tuo tesoro, che hai in casa altrimenti non potresti trovarlo mai. Gli altri costruiscono la nostra identità, ci dicono la verità su noi stessi.
Ad esempio il nostro suono della voce, questa dipende dai sentimenti che provi, è così intima che però non sai com’è, solo gli altri possono dirtelo. Il nostro corpo non sappiamo se è attraente, lo chiediamo alla società (prescindendo dalle operazioni chirurgiche, anoressia, etc.), solo lo sguardo altrui lo rivela.
Se voglio entrare dentro devo andare fuori, nel rapporto, dialogo con gli altri. Noi abbiamo bisogno degli altri, per questo serve il diritto. Sartre sbaglia: non è l’inferno.
Film: un soggetto dopo un incidente è abbandonata e si trova su un'isola. Questo rischia la vita più volte per tornare nella società.
2 Nel film “In to the wild” un ragazzo di 20 anni decide di stracciare la carta d’identità, la patente, etc. e vuole andare in Alaska in mezzo alla natura. Lui è d’accordo con Sartre. Abbandona la famiglia, vive da vagabondo, immigrato irregolare finché trova i soldi per raggiungere l’Alaska. Così è libero, trova un bus abbandonato dove sistemarsi e scrive riflessioni. “La felicità è nulla se non è condivisa”. Capisce che ha bisogno della famiglia, della polis (di cui parlava Aristotele), così abbandona il bus, ma non è più in grado di tornare a casa. Il fiume diventa impetuoso e non riesce a superarlo. Torna nel bus, vive di bacche e una lo fa morire avvelenato.
Questo ci fa capire che noi abbiamo bisogno degli altri per vivere. Se tagliamo tutti i legami c’è il rischio di non poter più tornare indietro (il fiume è la metafora del passaggio del tempo: ne è passata di acqua sotto i ponti).
Un antropologo una volta chiese a uno psichiatra la definizione di inferno e paradiso. Lo psichiatra rispose che l’inferno è come una tavola con tante buone cose e tante persone affamate. Queste hanno le posate legate ai gomiti per cui prendono il cibo, ma non possono mangiarlo, perché le posate sono troppo lunghe per portarle alla bocca. Poi dà la stessa definizione per il paradiso, con la differenza che qui le persone sono felici perché hanno capito che possono imboccarsi reciprocamente.
Così comprendiamo cos’è una comunità → dono reciproco.
Cum munus è dono, ma anche dovere /compito. Vivere in comunità significa regalare qualcosa agli altri e ottenere dagli altri qualcosa. Il solipsismo deve essere condannato.
Nietzsche, nonostante fosse un filosofo non troppo gentile nei confronti degli altri/odio palese /ostico alle relazionalità (→ l’individuo è più importante della società) riscontra nella solitudine cresce la bestia interiore e scrive che per poter crescere di nulla abbiamo così bisogno come del gusto per le cose straniere. [c o n t r a d d i z i o n e!]
“Il vostro amore per gli altri è il vostro cattivo amore per voi stessi”; “Amate chi è lontano” perché chi è vicino porta problemi); “Vi è stato detto ama il tuo prossimo”.
Non è stato un filosofo sistematico o sistemico, ma poetico: Zarathustra è scritto in versi.
L’importanza della società non è solo qualcosa per la filosofia, ma anche la religione ebraica e cristiana ci hanno portato a questo convincimento. La religione ebraica, dissimile dalla filosofia greca, ha individuato nella società il l u o g o d e l l a t r a s c e n d e n z a, per la religione ebraica il volto dell’altro è il volto di Dio: se voglio trascendere da me stesso e avere un rapporto con Dio devo vivere nella società.
Questo è sconosciuto alla cultura classica in cui la polis è importante per il soggetto: → ≠ dialogo, scontri, mestieri, ma tutto ciò non ha a che fare con la divinità città terrena città divina. 3
Per questo gli ebrei erano molto ospitali = significa accogliere lo straniero: accettare quella persona come essere umano e non perché è parente o amico.
Si racconta che Abramo avesse una tenda con 4 aperture in direzione dei 4 punti cardinali (nord, sud, est, ovest) in modo da consentirgli di accogliere i pellegrini da → dovunque apertura a tutti a prescindere dalla provenienza. Abramo li aspetta di fronte all’entrata nel momento più caldo della giornata. Racconto agiografico (leggenda): si narra di un momento in cui Abramo colloquia con Dio (persona importante che lo sta consolando), ma nel veder arrivare 3 pellegrini lo congeda per ad andarli ad accogliere.
Eppure per la cultura ebraica esistevano discriminazioni.
Straniero molto simile dal punto di vista fonetico e etimologico a nemico.
ZAR SAR
Nella Bibbia ci sono 5 libri che formano il pentateuco, al cui centro c’è un libro “l’Etilico”, al cui centro ci sono dei capitoli che compongono il codice di santità, al cui centro, nel cuore della Bibbia, troviamo dei precetti.
- Nel corso di un giudizio non favorirai il ricco o potente per sfavorire il povero o deboli → non iniquo.
“Non spargerai menzogne tra i tuoi fratelli e l’odio, non giurerai il falso.”
Alla fine dei precetti negativi, c’è il primo precetto positivo: “Amerai il tuo prossimo come te stesso”
- (= modalità che va imitata: nello stesso modo che ami te stesso ama gli altri);
- In ebraico antico si traduce con termine che può significare anche che è come te stesso (= amerai la persona che ti assomiglia es. per lingua, città, religione: è di chiusura);
- O perché egli è te stesso (= tu sei il tuo prossimo, sei le persone che frequenti).
L’interpretazione più corretta è la seconda: ama chi è come te.
Tutti gli altri precetti riguardano sempre i fratelli, la tribù a cui appartieni: altri ebrei. Più avanti questo dovere viene esteso al gher (= immigrato regolare in Israele, lo straniero accolto che paga le tasse per la sua posizione). Questo dovere di amare il prossimo diventa universale con il cristianesimo: il precetto dell’amore riguarda tutti, anche chi è diverso per religione, città, etc. e lo comprendiamo dalla parabola del buon samaritano:
Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto.
Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall'altra parte.
Anche un levita (uomo corretto, ministro del culto), giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un samaritano, nonostante il rapporto pessimo con gli ebrei, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n'ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede al locandiere, dicendo: «Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno».
4 Il racconto comincia quando un dottore della legge domanda a Gesù che cosa è necessario per ottenere la vita eterna, con lo scopo di metterlo in difficoltà. Gesù contro domanda.
Gesù, in risposta, chiede al dottore cosa dica la legge di Mosè a tale proposito. Quando il dottore cita la Bibbia, e precisamente: "amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze" e la legge parallela "amerai il tuo prossimo come te stesso", Gesù dice che ha risposto correttamente e lo invita a comportarsi di conseguenza.
A questo punto il dottore chiede a Gesù di spiegargli chi è il suo prossimo. Gesù gli risponde con la parabola.
Al termine della parabola Gesù chiede al dottore della legge chi dei tre sia stato prossimo dell'uomo derubato. Il dottore non risponde direttamente "il samaritano" ma indirettamente "chi ha avuto compassione di lui". Gesù conclude: "Va' e anche tu fa' lo stesso".
= lo straniero, l’escluso, colui che è perseguitato.
Per noi oggi è difficile pensare di obbligare qualcuno ad amare. Piuttosto al contrario possiamo odiare. Ma l’amore non è soltanto un sentimento, ma anche un’azione, un impegno, un obbligo, un dovere. La religione ebraica ci spinge verso gli altri. Il paradiso è condividere il cibo con gli altri.
Società come luogo di trascendenza
Dove vivo e incontro Dio nel volto dell’altro
Tecnica
Filosofia classica: la caccia era tecne; saper parlare in pubblico (retorica) era tecne; saper comporre un poema era tecne; recitare era tecne …↓
Attività eterogenee considerate tecnica. Cos’hanno in comune?
Capacità di un soggetto che possiede di trasformare i mezzi a sua disposizione adesso negli obiettivi che intende raggiungere attraverso un progetto. Quando appunto una persona è in grado di ciò, possiede tecnica.
Si dice che il pensiero, la forma mentis, della tecnica sia lineare: una linea che unisce il presente (arance) al futuro (aranciata). La tecnica è progettuale.
Cos’era il tempo prima del pensiero della tecnica? 5
Era considerato un circolo. In oriente e in occidente era considerato in maniera ciclica. In oriente è rimasto, mentre in occidente è cambiato tutto grazie alla tecnica.
Tempo ciclico: pensato a partire dalla osservazione della natura. Il ciclo che gli astri compiono nel cielo, di cui l’oriente era ed è affascinato tutt’oggi.
L’occidente ha spezzato questo ciclo grazie al pensiero lineare: cammina su una linea retta. Una forte spinta di linearità è arrivata dalla nostra religione: il mondo è stato creato, anche l’uomo e c’è un momento che ci sarà un giudizio finale e una fine del mondo.
Gli orientali pensando che il mondo sia sempre esistito. Le novità sono illusioni. Tutto resta uguale a se stesso. Un maestro zen (filosofia …) Sengai dice che i fiori sbocciano e appassiscono nel giardino delle illusioni. Il cambiamento è illusione.
Questo tempo ciclico è il tempo della natura, della necessità: le cose accadono perché devono accadere, è tutto natura: nessuno può dire al sole di fermarsi e alle stagioni di bloccarsi.
Nel paradigma occidentale invece le cose accadono quando tu decidi, non per natura. Il tempo dell’uomo sconfigge il tempo della natura.
Es. voglio il fuoco, non aspetto il fulmine, ma possiedo la tecnica.
Se voglio un figlio a 60 anni vado da Tinori che procura un orfano non perché è capitato, ma perché lo voglio, poiché non è il tempo della natura.
Le fragole in qualsiasi momento dell’anno ci sono perché l’uomo ha la tecnica per averle.
Volontà ≠ tempo tecnica = progettualità necessità responsabilità
Platone analizza un mito Prometeo su cui anche Eschilo scrive una tragedia. Aristotele …
Esso narra del previdente Prometeo e del suo stolto fratello Epimeteo.
Gli Dei hanno creato il mondo e bisogna popolarlo. Bisogna dare a ciascun essere vivente una caratteristica che gli consenta di sopravvivere nel mondo (ad es. zampe agli animali). Gli Dei incaricano Epimeteo (epi: cosa minore /Prometeo: guarda lontano, prevede). Ad alcuni dà la forza, ad altri l’istinto, etc.. Alla fine si rende conto di essersi dimenticato dell’uomo: non ha nulla per vivere nel mondo, è inadatto, debole e indifeso. Destinato a scomparire dalla faccia della terra. Prometeo ruba il fuoco agli dei e lo porta sulla terra e lo dona agli uomini. Il fuoco è una metafora, è la tecnica. Se sei in grado di accendere il fuoco, mangi, sopravvivi, tieni lontano gli animali. L’uomo può dominare l’ambiente ostile.
Il cucciolo impara subito i pericoli, il cibo, … l’ambiente è significativo, colgono segnali per sopravvivere.
L’uomo no, ha bisogno di tecnica per sopravvivere altrimenti scopare. È parte della nostra natura umana. Noi siamo naturalmente tecnologici, abbiamo bisogno di tecnica come l’aria. Non abbiamo propriamente il nostro ambiente (come l’acqua per i pesci), ma siamo in grado di abitarli tutti grazie alla tecnica.
Elias Canetti (premio Nobel per la letteratura):
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