Concetti Chiave
- Nel 1783, dopo l'indipendenza, gli Stati Uniti si espansero a scapito delle terre indiane, creando tensioni tra coloni e tribù native.
- George Washington e Henry Knox promuovevano trattati con le tribù indiane, riconoscendo la loro sovranità e cercando di evitare conflitti con potenze europee.
- I coloni bianchi, spinti dall'espansione verso ovest, minacciavano la sussistenza delle nazioni indiane, portando a tensioni crescenti e alla guerra del 1812.
- L'assimilazione forzata degli indiani, attraverso l'agricoltura e il cristianesimo, mirava a ridurre i loro diritti di proprietà e a integrarli nella società americana.
- I Cherokee rivendicarono la loro sovranità nel 1827, ma furono ostacolati dalla Georgia, dando origine a conflitti legali sulla validità dei loro trattati.
L'indipendenza degli Stati Uniti e la questione indiana
Quando nel 1783 gli Stati uniti conquistarono l’indipendenza, i loro tre milioni e mezzo di cittadini erano concentrati sulla costa atlantica.
I duecentomila indiani, invece, divisi in ottanta tribù – ognuna con la propria lingua – occupavano l’area situata tra i monti Appalachi e il Mississippi.
Tra il 1789 e il 1830 i coloni bianchi fondarono nove Stati proprio in questa regione, inglobando i territori degli Indiani.
Si presentò allora il grande problema della convivenza delle nazioni indiane con quella americana.
Gli indiani erano proprietari delle terre su cui vivevano? Erano sovrani in quei territori? E questa sovranità non era in contrasto con quella degli Stati Uniti?
La politica di Washington e Knox verso gli indiani
Per l’illuminato presidente George Washington ciascuna tribù doveva essere considerata una nazione.
E con ciascuna tribù era necessario stipulare trattati che garantissero l’autogoverno e proteggessero i confini dalle intrusioni dei bianchi.
In cambio, gli indiani avrebbero dovuto rimanere fedeli agli Stati Uniti: si voleva evitare che Francia e Spagna trovassero in loro comodi alleati per ricacciare gli Americani verso est.
Il pensiero di Washington era ispirato dal ministro della Guerra, Henry Knox, fautore di una politica illuminata e umana, che partiva dal presupposto che gli indiani, fisicamente e mentalmente pari agli Europei, fossero i legittimi proprietari delle terre su cui vivevano.
L'espansione dei coloni e le tensioni con gli indiani
I coloni bianchi, però, si stavano spostando in modo inarrestabile verso ovest, e avrebbero volentieri sterminato i nativi americani pur di guadagnare territori.
Come risolvere la situazione? Non certo come le guerre: sarebbero state troppo costose (specie se avessero coinvolto Francesi o Inglesi): meglio, allora, instaurare buoni rapporti con le tribù.
I progetti di Knox, però, non contemplavano la sopravvivenza delle nazioni indiane, né erano così disinteressati.
L'assimilazione forzata e le sue conseguenze
Prevedevano che gli indigeni si convertissero all’ agricoltura, perché la selvaggina sarebbe stata sempre più scarsa.
L’uomo bianco avrebbe insegnato loro la tecnica agricola, e avrebbe fornito gli attrezzi necessari, gratuitamente.
Gli indiani, in questo modo, si sarebbero convinti a vendere le terre in eccedenza: per l’agricoltura occorrevano terreni meno estesi di quelli che servivano per la caccia.
Infine, gli indiani si sarebbero convertiti al cristianesimo: in questo modo, nel giro di cinquant’anni sarebbero stati totalmente assimilati. Sarebbero divenuti cittadini americani e i loro diritti di proprietà sulle terre si sarebbero estinti: ogni famiglia indiana avrebbe conservato solo una piccola fattoria a titolo di proprietà privata.
In effetti, cinque delle maggiori tribù fecero progressi molto rapidi sulla via dell’ assimilazione: arrivarono, nel 1830, a possedere quasi tremila schiavi africani per la coltivazione dei campi.
Molte terre vennero cedute, come previsto, al governo federale: quest’ultimo vendeva gli appezzamenti ai coloni, e con il ricavato finanziava lo sviluppo economico delle tribù.
La resistenza indiana e il conflitto con gli Stati Uniti
A un certo punto, però, qualcosa non andò per il verso giusto. Da una parte, i bianchi furono sempre più allettati dai territori degli indiani.
Dall’ altra, gli Indiani iniziarono a rifiutare di essere fagocitati dal mondo dei bianchi.
Nel 1812 all’ Ovest scoppiò la guerra. Gli Shawnee si erano alleati agli Inglesi e avevano formato, insieme ad altre tribù, una confederazione che si oppose a ogni ulteriore avanzata dei bianchi a ovest degli Appalachi. Gli Stati Uniti ebbero la meglio, e l’ostilità nei confronti degli Indiani >, ovviamente, crebbe. In più, con la guerra, l’industria tessile aveva conosciuto un rapido incremento: occorrevano campi di cotone, e le tribù indiane occupavano i territori più adatti a tale coltura.
Gli Indiani a poco a poco si erano resi conto che non solo l’integrazione avrebbe cancellato la loro cultura, ma anche che ben pochi Americani li avrebbero accettati come concittadini dotati degli stessi diritti. La seconda vittori sugli Inglesi, nel frattempo, aveva alimentato, tra i bianchi, la convinzione generale che gli Stati Uniti fossero stati scelti da Dio come guida del mondo intero. Erano quindi destinati a espandersi fino alle coste del Pacifico. Gli indiani, però, si rifiutarono di cedere le ultime terre.
Col crescere del fervore nazionalistico americano, crebbe anche quello degli Indiani.
La sovranità cherokee e il conflitto legale
I Cherokee nel 1827 affermarono la propria sovranità adottando una Costituzione, un sistema giudiziario, e un Parlamento elettivo. Una clausola della Costituzione statunitense, però, affermava l’impossibilità di creare nuovi Stati entro la giurisdizione di uno Stato. La Georgia se ne avvalse per considerare inesistente le nazioni cherokee e creek, e per invalidare i trattati che queste tribù avevano stipulato con il governo federale.
Ne nacque un conflitto tra la sovranità federale e quella statale.
La Corte Suprema degli Stati Uniti cercò di porre ordine nella controversia, affermando che la Georgia, come singolo Stato, non aveva il potere di denunciare i trattati.
Domande da interrogazione
- Qual era la posizione degli indiani riguardo alla loro sovranità dopo l'indipendenza degli Stati Uniti?
- Qual era la politica di George Washington nei confronti delle tribù indiane?
- Come si manifestò l'espansione dei coloni bianchi e le sue conseguenze per le tribù indiane?
- Quali furono le conseguenze dell'assimilazione forzata degli indiani?
- Come si manifestò la resistenza indiana e quali furono le sue implicazioni legali?
Gli indiani, divisi in ottanta tribù, si chiedevano se fossero proprietari delle terre su cui vivevano e se la loro sovranità fosse in contrasto con quella degli Stati Uniti, come evidenziato nel testo.
Washington considerava ogni tribù come una nazione e riteneva necessario stipulare trattati per garantire l'autogoverno e proteggere i confini, in cambio della fedeltà degli indiani agli Stati Uniti.
I coloni bianchi si spostavano verso ovest, minacciando le terre indiane; per evitare conflitti costosi, si cercò di instaurare buoni rapporti con le tribù, ma senza contemplare la loro sopravvivenza.
L'assimilazione forzata portò gli indiani a convertirsi all'agricoltura e al cristianesimo, riducendo le loro terre e portandoli a diventare cittadini americani, con la perdita dei diritti di proprietà sulle terre.
Gli indiani, rifiutando di essere assimilati, formarono alleanze e si opposero all'espansione bianca, portando a conflitti legali, come quello dei Cherokee che affermarono la loro sovranità, sfidando le leggi della Georgia.