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Esame orale

Possibilità di elaborare una breve tesina su un argomento correlato agli argomenti trattati a lezione → approfondimento di uno specifico aspetto. All'esame viene chiesta per metà esame la tesina. Altrimenti, prima domanda con argomento a scelta. Ogni decisione economica ha necessariamente un impatto su altre persone, quindi le decisioni aziendali sono un atto umano, hanno una ricaduta su una moltitudine di persone → implicano una responsabilità ed hanno una valenza etica.

Quando si prospetta una visione oggettiva neutrale per quanto riguarda le decisioni economiche, separata dall'etica, si parla di una visione sbagliata: ogni decisione aziendale è una decisione etica → l'etica è parte integrante dell'economia. Non esiste la neutralità delle decisioni economiche. Riferimenti etici → dottrina sociale della Chiesa: non definiscono un modello di comportamento, ma offrono un orientamento etico per i responsabili.

Capitale umano e sociale

Parla di persona e comunità = capitale umano e capitale sociale → non ci sono nella teoria dominante d'impresa. Massimizzazione del profitto, obiettivo unico e totalizzante: la realtà dei fatti è che la maggior parte degli imprenditori fa questo mestiere per altri motivi. Ciò non significa che la massimizzazione del profitto non sia uno degli obiettivi centrali.

Il modello di impresa che è alla base di tutta la dottrina economica moderna, figura l'impresa come una scatola nera, senza dare importanza alle persone e alla comunità e dà una definizione dell'imprenditore e dei suoi obiettivi che è travisata. Non c'è da stupirsi, con queste premesse, che l'impresa sia in difficoltà.

La crisi e il quadro economico internazionale – lezione 2

La crisi finanziaria

Globalizzazione e nascita del mercato globale:

  • Concorrenza salariale
  • Consumi finanziati a debito
  • Tecnofinanza

La globalizzazione crea un mercato globale. Si affacciano sul mercato una serie di soggetti che erano esclusi dalla partecipazione a questo sistema di scambi mondiali (Cina, India). Questo mercato mondiale va ad impattare in maniera drammatica sui salari dei paesi cosiddetti sviluppati → concorrenza salariale perché tutta una serie di produzioni che si faceva in Italia, si può fare negli altri paesi ad un minor prezzo.

La gente comincia a fare fatica (2008) → le famiglie dei paesi ricchi fanno fatica a mantenere un livello di benessere uguale a quello che avevano prima dell'ingresso di questi nuovi players, perché la concorrenza salariale va a impattare sui salari dei lavoratori meno qualificati.

Si entra nella spirale del debito → consumi finanziati a debito: si estende dal finanziamento tradizionale (casa) a tutti gli altri beni (vacanze, auto, etc). L'idea di finanziare tutto a debito, evidentemente, ha in sé un problema di sostenibilità. A ciò si aggiunge la tecno-finanza che ha portato le istituzioni finanziare a cercare di suddividere il rischio di tutto questo debito in una pluralità di soggetti. Molto spesso gli strumenti finanziari erano così complicati che anche gli esperti facevano fatica a capire e ad utilizzarli.

In questo contesto, scoppia la bolla immobiliare: il valore delle case incomincia a scendere e tutti i mutui contratti in maniera “allegra” negli anni precedenti vanno in difficoltà → l'entità del denaro che doveva essere restituito diventa superiore rispetto al valore dell'immobile comprato con il mutuo. Le banche, dunque, si sono rimpossessate delle case → ha comportato una ferita enorme a livello di capitale sociale e a livello economico ha depresso ulteriormente il mercato, facendo aumentare ancora di più le famiglie in questa situazione ed i fallimenti.

La spirale recessiva

Rinvio dei consumi → è la prima cosa che si fa quando le cose non vanno bene. Il rinvio dei consumi porta con sé una serie di conseguenze, cioè: cancellazione degli ordini; riduzione della produzione; chiusura degli impianti (per eccesso di prodotti); licenziamenti; riduzione di reddito; rinvio dei consumi. Questa spirale recessiva si innesca in un contesto di mancanza di fiducia molto accentuata che sfocia nel 2008 nella crisi della Lehman Brothers.

“Economie immerse in una crisi di fiducia. L’evoluzione naturale della congiuntura è stata bruscamente interrotta dal crack di Lehman Brothers il 15 settembre 2008. Una data da ricordare. Prima di quel fallimento la recessione annunciata dal triplice shock immobili-finanza-petrolio avrebbe lasciato il posto alla ripresa nel corso del 2009 grazie al miglioramento dei fondamentali. Dopo e a causa di esso, il panico si è diffuso in ogni angolo, finanziario e reale, del sistema e ha reciso il filo della fede nel futuro su cui cammina da sempre lo sviluppo economico. In questi frangenti scatta l’istinto di sopravvivenza e i singoli attori, famiglie e imprese, assumono decisioni e comportamenti rivolti al risparmio. Scelte razionali per i singoli diventano sequenza autodistruttiva per la collettività perché tutti si adeguano ai timori di minore prosperità e li fanno diventare realtà. Con effetti a catena crescenti e sempre più difficili da arrestare: riduzione di consumi e investimenti, perdite nei bilanci aziendali, tagli di posti di lavoro, minori redditi, nuovo calo della domanda.” Centro Studi Confindustria, L’economia italiana nella crisi globale, dicembre 2008.

Alla fine del 2009 la crisi sembra finire: "La recessione mondiale si è arrestata e si sta ora profilando una ripresa, in larga parte grazie al sostegno delle politiche economiche espansive adottate nei principali paesi. [-] Nel terzo trimestre in numerose economie sono giunti segnali positivi dalla produzione industriale, dalle vendite al dettaglio, dal clima di fiducia di imprese e famiglie. Le condizioni dei mercati finanziari internazionali hanno continuato a migliorare, sostenute da una maggior fiducia degli investitori" Banca d’Italia, Bollettino economico, ottobre 2009.

“L’economia dei paesi dell’Unione Europea è giunta infine ad una svolta. [..] Per la prima volta negli ultimi due anni, le previsioni sono state riviste al rialzo”. La ripresa è dovuta a “miglioramenti del contesto esterno, delle condizioni finanziarie e alle misure di politica monetaria e di bilancio messe in atto dai governi”. Commissione Europea, 3 novembre 2009.

“La ripresa dell'economia mondiale è proseguita nei primi sei mesi del 2010. I ritmi di crescita sono stati elevati nelle economie emergenti, sostenuti negli Stati Uniti e in Giappone, ancora modesti in Europa.” Banca d’Italia, Bollettino economico, luglio 2010.

"L’economia mondiale continua ad espandersi, sospinta dalla forte crescita dei paesi emergenti, dal recupero degli Stati Uniti e dal consolidamento della ripresa nell’area dell’euro." Banca d’Italia, Bollettino economico, aprile 2011.

Politiche espansive

Politiche espansive si fanno sia tramite politiche monetarie che di investimenti pubblici (caso americano); l'uso di investimenti pubblici non è stato possibile in Europa perché non c'è un coordinamento tra le varie politiche fiscali dei paesi europei. Il 2011 è un anno cruciale, a due facce: inizialmente le cose vanno bene (1° semestre) → l'economia mondiale continua a espandersi, gli USA sembrano riprendersi. Nel 2° semestre le condizioni peggiorano bruscamente → debolezza dell'occupazione, incertezza sulla risoluzione degli squilibri finanziari. Inizia quella che per noi è la seconda recessione (che termina nel 2015).

"Dall’estate sono bruscamente peggiorate le prospettive dell’economia globale. È rallentata significativamente l’attività nelle economie avanzate, frenata non solo da fattori temporanei, quali il rialzo dei prezzi dell’energia e le conseguenze del terremoto in Giappone, ma anche dalla perdurante debolezza dell’occupazione, dall’intonazione meno espansiva assunta dalle politiche di bilancio e dalla diffusa incertezza circa la risoluzione degli squilibri finanziari. Nei paesi emergenti l’attività economica ha lievemente decelerato, pur rimanendo su ritmi elevati. Gli organismi internazionali hanno rivisto significativamente al ribasso le previsioni per la crescita mondiale nell’anno in corso e nel prossimo." Banca d’Italia, Bollettino economico, ottobre 2011.

La situazione nel 2017

Le condizioni dell'economia globale sono leggermente migliorate. “Le condizioni dell’economia globale sono leggermente migliorate. Le prospettive rimangono tuttavia soggette a diversi fattori di incertezza; quelle degli Stati Uniti dipendono dalle politiche economiche della nuova amministrazione, non ancora definite nei dettagli: un impatto espansivo, al momento di difficile quantificazione, può derivare dagli interventi annunciati in materia di politica di bilancio, ma effetti sfavorevoli potrebbero derivare dall’adozione e dalla diffusione di misure di restrizione commerciale. La crescita globale potrebbe essere frenata dall’insorgere di turbolenze nelle economie emergenti associate alla normalizzazione della politica monetaria statunitense.” Banca d’Italia, Bollettino economico, gennaio 2017.

"Nell’area dell’euro la crescita prosegue a un ritmo moderato, pur se in graduale consolidamento. I rischi di deflazione si sono ridotti; l’inflazione è risalita in dicembre, ma quella di fondo rimane su livelli ancora bassi. Per mantenere le condizioni monetarie espansive adeguate ad assicurare l’aumento dell’inflazione, il Consiglio direttivo della BCE ha esteso la durata del programma di acquisto di titoli almeno fino a dicembre del 2017 o anche oltre se necessario. Da aprile gli acquisti mensili torneranno a 60 miliardi, come nella fase iniziale del programma. [ ] Secondo gli indicatori disponibili, in autunno la ripresa dell’economia italiana è proseguita, pur se moderatamente. [ ] Le proiezioni per l’economia italiana, aggiornate in base agli andamenti più recenti, indicano che in media il PIL dovrebbe essere aumentato dello 0,9 per cento nel 2016 [ ] crescerebbe attorno allo 0,9 per cento anche nell’anno in corso e all’1,1 sia nel 2018 sia nel 2019." Banca d’Italia, Bollettino economico, gennaio 2017.

Non c'è una identità economica degli USA che sia facilmente decifrabile, lo stato di incertezza è micidiale per il sistema economico → incertezza è un fattore fortemente negativo. Dazi → Trump minaccia di imporre sulle importazioni da paesi extra-USA.

Politica monetaria USA → la Federal Reserve ha già detto che i tempi di politica monetaria espansiva sono conclusi e non è escluso che i tassi d'interesse negli USA tornino a salire. L'area dell'Euro è un polo del tutto diverso rispetto agli USA: la crescita procede a ritmo moderato, ritmi di deflazione sono diminuiti. L'obiettivo della BCE è portare il tasso di inflazione al 2% → ciò è molto diverso dagli obiettivi della Federal Reserve, che sono invece una pluralità.

La BCE sta sostenendo la politica monetaria europea fortemente espansiva → avendo un debito pubblico altissimo e dovendo pagarvi sopra gli interessi, la politica iperespansiva della BCE ha consentito che i tassi d'interesse si mantengano costanti. Se questa situazione dovesse terminare e i tassi d'interesse dovessero ricominciare a salire, aumenterebbe anche il monte d'interessi che come paese dobbiamo pagare (impoverendo gli investimenti in ricerca e sviluppo, o salvataggi delle aziende in difficoltà).

Si riduce l'entità della politica monetaria espansiva della BCE da aprile 2017. Tab. 1, lezione 2 - Banca d’Italia, Bollettino economico, gennaio 2017: A fronte di una crescita del mondo del 3,1 che è guidata dai paesi emergenti (Cina, India). L'area dell'Euro è inchiodata all'1,6% dal 2016 al 2018. Gli USA tengono bene, ma l'area Euro fa una fatica micidiale a tenere tassi di crescita che sono la metà di quelli mondiali.

Tab. 2, lezione 2 – European Commission – European Economic Forecast, Winter 2017: Francia e Spagna hanno previsioni che le vedono in posizioni più elevate rispetto a quelle dell'Italia. Questa previsione è leggermente più ottimista sulla crescita della Cina. → I dati della Banca d'Italia e quelli della Commissione Europea, dunque, sono in linea fra loro.

Problemi di crescita e disoccupazione

Il nostro tasso di disoccupazione si mantiene costante e sopra a quello dell'area euro. Crescita del PIL 2016 – UE: la barretta rossa è l'Italia. Nel 2017 ultimi. C'è un problema di poca crescita dell'Europa e, al suo interno, un problema di poca crescita dell'Italia. Il PIL è una misura rozza della ricchezza di un paese, che non dà una misura precisa del benessere del paese → comunque, indica il valore della produzione di ricchezza del paese. L'Italia è in grande difficoltà → non riusciamo a fare investimenti pubblici (che sono un volano importante per trainare il paese e la sua crescita, questo perché abbiamo un debito enorme alle spalle).

Il tasso di disoccupazione dell'Italia è circa del 12% e l'andamento per il 2017-2018 rimane tale → non è prevista una decrescita → trend piatto. PIL nei paesi area euro (in blu): la linea dell'Italia (nera) è più bassa rispetto a quella dell'area euro → dal 2008 tutti i paesi dell'area euro sono scesi, ma il percorso di recupero dei singoli paesi è molto differente. C'è una piccolissima ripresa nel 2015-16. L'andamento delle borse è stato caratterizzato da una estrema volatilità sin dall'inizio della crisi nel 2008.

Differenziali di interesse tra titoli di Stato decennali e il corrispondente titolo tedesco: il ragionamento sottostante è che il decennale tedesco è la sicurezza e spostamenti da esso comportano dei rischi. Nel quarto trimestre, in concomitanza con la crescita dei tassi di interesse in dollari, si è registrato un incremento generalizzato dei premi per il rischio sovrano nell’area dell’euro. Rialzi più marcati dei differenziali di rendimento tra i titoli di Stato decennali e i corrispondenti titoli tedeschi si sono osservati in Italia, Portogallo, Francia, Spagna, Irlanda e Belgio. Lo spread decennale è invece diminuito in Grecia.

I nostri titoli di stato sono più rischiosi dei titoli di stato degli altri paesi, dobbiamo offrire dei rendimenti maggiori → per sostenere il nostro debito dobbiamo pagare di più. Crescita, deficit e debito nelle previsioni di primavera della Commissione UE: Misura del deficit = 3%. L'Italia è al -2,4% → il nostro deficit inferiore rispetto a quello della Francia che sfora con il 3,4%, ma noi abbiamo un debito pubblico in % del PIL del 132% rispetto al 96,4% della Francia.

La crisi dell'economia reale in Italia

La profonda recessione dell’economia italiana, la seconda in sei anni, è finita. I suoi effetti no. Il Paese ha subito un grave arretramento ed è diventato più fragile, anche sul fronte sociale. Rispetto al 2007 il PIL totale è diminuito del 9,1% e quello pro-capite dell’11,5%, cioè di 2.900 euro a testa, tornando ai valori del 1996. La produzione industriale è scesa in termini fisici del 24,6%, ai livelli del 1986. Le famiglie hanno tagliato sette settimane di consumi, ossia 5.037 euro in media all’anno. Le persone a cui manca lavoro, totalmente o parzialmente, sono 7,3 milioni, due volte la cifra di sei anni fa. Anche i poveri sono raddoppiati, a 4,8 milioni". Centro Studi Confindustria, 16 dicembre 2013.

La crisi del 2011 per noi italiani è stata drammaticamente più importante rispetto a quella del 2008, che ha visto un sistema di risparmio delle famiglie ancora solido che è stato eroso. Le famiglie, tuttora, costituiscono la risorsa che consente ai giovani di resistere in una situazione di precarietà → questa situazione, a lungo andare, rompe il tessuto sociale, che si sta già profondamente logorando. Già nel 2008 erano frequenti i fenomeni di consumo in cui le spese per la carne (cibo più caro) avvengono nelle prime due settimane del mese → l'Italia dal punto di vista delle persone ha dato una grande dimostrazione di responsabilità.

Il contesto: quando l'Europa cresce, l'Italia cresce poco; quando l'Europa cresce poco, l'Italia non cresce. Tutti i redditi da lavoro dipendente sono rimasti fermi. Crescente insicurezza sul mercato del lavoro. Poca possibilità di intervento anticiclico da parte dello Stato → impossibilità per il nostro Stato di fare delle politiche di investimento, che ci servirebbero invece.

Gli anni della crisi sono anni di calo dei consumi; dal 2011 il paese è stato tenuto in piedi dalle esportazioni. Dopo la piccola ripresa, ciò che decresce sono il consumo e gli investimenti → si logora il tessuto sociale. Ciò che permette al paese di galleggiare è il sistema produttivo mediante le esportazioni. Le imprese (anche quelle private) hanno un forte ruolo sociale: se non ci fossero le imprese che innovano e investono, l'Italia sarebbe messa molto male.

La cosa drammatica è il confronto con paesi come la Germania che, dopo la fine della crisi, si trovano in una posizione migliore rispetto a quella pre-crisi → il divario tra i paesi si allarga → difficoltà dell'Europa nel rimanere unita poiché il collante tra i paesi si logora → le regole istituzionali e l'economia sono tra loro legate profondamente.

Unemployment rates: l'Italia è quartultima (12%), siamo nella coda dell'area Euro. Molti paesi europei hanno un tasso di disoccupazione molto inferiore (3% circa). Tabella Eurostat: il tasso di disoccupazione generale è un indicatore chiave delle sfide che l'economia italiana deve affrontare.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/08 Economia e gestione delle imprese

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Stevencuk94 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Imprese, competitività e sviluppo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Marseguerra Giovanni.
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