Indice

  1. Impero moghul in India, popolazione e varietà religiosa
  2. La frammentazione politica dell’India
  3. La nascita dell’Impero moghul
  4. La società e l’agricoltura
  5. Lo sviluppo dell’artigianato e del commercio

Impero moghul in India, popolazione e varietà religiosa

Come la Cina, anche l’India era una regione molto popolosa. Nel 1500 contava circa 100 milioni di abitanti, che aumentarono a 130 milioni nel 1600 e a 160 milioni nel 1700. L’India era inoltre caratterizzata da una grande varietà di popoli, lingue e religioni. A partire dall’VIII-IX secolo, con le conquiste turche, si diffuse l’Islam, praticato all’inizio dell’età moderna da circa un quarto della popolazione. Questa religione si distingueva dall’induismo perché non prevedeva la divisione della società in caste.
Tra il Quattrocento e il Cinquecento si diffusero anche il sikhismo, una religione monoteista, e il cristianesimo, introdotto dai mercanti e dai missionari europei.

La frammentazione politica dell’India

Alla varietà religiosa corrispondeva una forte divisione politica.
Nel nord dell’India si trovava il sultanato musulmano di Delhi, che controllava il Punjab e la parte superiore della valle del Gange. Il suo potere era contrastato dai rajput, gruppi aristocratici guerrieri che governavano territori semiautonomi. Nella penisola del Deccan, invece, il principale Stato era l’Impero di Vijayanagar, con la sua splendida capitale. In altre zone dell’India esistevano numerosi Stati più piccoli.
Questo equilibrio tra poteri diversi fu sconvolto dall’arrivo di Babur, un condottiero afghano discendente da Tamerlano.

La nascita dell’Impero moghul

Tra il 1526 e il 1530, Babur pose le basi dell’Impero moghul, che sarebbe durato fino al XVIII secolo.
Il sovrano che contribuì maggiormente al suo sviluppo fu Akbar il Grande, che regnò dal 1556 al 1605. Akbar conquistò gran parte dell’India centro-settentrionale e organizzò un sistema amministrativo più solido, creando un'importante burocrazia civile e militare.
Nell'amministrazione furono coinvolti sia i conquistatori musulmani di origine turca sia i membri dell’aristocrazia indiana locale.
Akbar cercò inoltre di favorire la convivenza tra musulmani e indù. Per raggiungere questo obiettivo, abolì la tradizionale tassa islamica imposta ai non musulmani e promosse una nuova forma di culto che univa elementi delle due religioni e attribuiva al sovrano un ruolo sacro.

La società e l’agricoltura

Il governo moghul non modificò profondamente l’organizzazione tradizionale della società indiana, basata sulle comunità di villaggio.
Ogni villaggio tendeva a produrre autonomamente ciò di cui aveva bisogno, come riso, grano, ortaggi e semplici manufatti.
La maggior parte dei contadini viveva in condizioni di grande povertà a causa di diversi fattori:
  • l’agricoltura poco sviluppata;
  • le pesanti imposte richieste dai governanti;
  • l’aumento della popolazione;
  • le frequenti calamità naturali, soprattutto le inondazioni causate dalle piogge monsoniche.
Soltanto in alcune regioni, soprattutto nelle terre appartenenti all’aristocrazia, si diffusero coltivazioni specializzate destinate alla vendita, come frutta pregiata, canna da zucchero, indaco, tabacco e cotone. Per queste attività veniva impiegata anche manodopera salariata.

Lo sviluppo dell’artigianato e del commercio

Durante il periodo moghul si svilupparono notevolmente le attività manifatturiere, favorite dalle ricchezze della classe dirigente e dalla crescente domanda europea.
Particolarmente importanti erano i tessuti indiani, soprattutto le mussoline e le stoffe di cotone colorate, che nel XVIII secolo conquistarono i mercati occidentali.La crescita degli scambi commerciali favorì anche la formazione di un ceto medio composto da mercanti, prestatori di denaro e armatori. Alcuni studiosi hanno paragonato questo gruppo alla borghesia che si stava sviluppando nello stesso periodo in Europa.

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