Concetti Chiave

  • Alla fine del Quattrocento, il Portogallo si concentrò sullo sfruttamento commerciale della rotta verso le Indie orientali piuttosto che sulle conquiste territoriali.
  • La "carreira da Índia" era un lungo viaggio di andata e ritorno attraverso l'oceano Indiano, pericoloso e lungo circa 40.000 km, organizzato quasi ogni anno.
  • I portoghesi costruirono fortezze ed empori commerciali strategici in Africa e Asia, stipulando accordi con i sovrani locali e utilizzando la forza quando necessario.
  • Il tentativo di fermare i portoghesi dal sovrano mamelucco dell'Egitto e il sultano del Gujarat fu sconfitto nella battaglia di Diu nel 1509.
  • Il commercio era controllato dalla corona portoghese tramite la Casa da Índia, che riscuoteva il 30% del valore delle importazioni, ma i profitti erano limitati dalle spese di difesa.

Indice

  1. Impero marittimo dei portoghesi alla fine del Quattrocento
  2. Il lungo viaggio
  3. Mamelucco e l'impresa di fermare i portoghesi
  4. Il controllo portoghese

Impero marittimo dei portoghesi alla fine del Quattrocento

Tra le conquiste portoghesi, quella del Brasile inizialmente non portò grandi vantaggi economici. Il Portogallo concentrò quindi i suoi sforzi sullo sfruttamento commerciale della rotta marittima verso le Indie orientali, scoperta alla fine del Quattrocento.

Il lungo viaggio

La carreira da Índia, cioè il lungo viaggio di andata e ritorno attraverso l’oceano Indiano, era molto pericolosa e copriva una distanza di circa 40.000 km, equivalente alla circonferenza terrestre all’Equatore. Il viaggio durava circa un anno e mezzo e veniva organizzato quasi ogni anno.
Nel XVI secolo, però, i portoghesi presenti in Oriente erano soltanto seimila o settemila, distribuiti tra il Mozambico e Macao. Per questo motivo, il Portogallo non poteva conquistare e colonizzare territori molto vasti.
Anche sulle coste dell’Africa orientale e dell’Asia meridionale, i portoghesi adottarono il modello già sperimentato con successo nel golfo di Guinea. Costruirono fortezze e fattorie, cioè empori commerciali, in punti strategici, e stipularono accordi con i sovrani locali per ottenere spezie e altri prodotti a condizioni vantaggiose o di monopolio. Quando necessario, ricorrevano anche alla forza militare. Inoltre, combatterono duramente i concorrenti arabi, indiani e malesi.

Mamelucco e l'impresa di fermare i portoghesi

Il tentativo più importante di fermare l'espansione portoghese fu organizzato dal sovrano mamelucco dell'Egitto, danneggiato dalla perdita dei commerci, in alleanza con il sultano del Gujarat, uno Stato dell'India. Questa alleanza fu sconfitta dalla flotta portoghese nella battaglia di Diu, nel febbraio del 1509.
Nei decenni successivi, il Portogallo ampliò i propri possedimenti e le proprie basi commerciali lungo le coste africane e asiatiche, affidandoli al controllo dei viceré. I portoghesi conquistarono anche territori nell'isola di Ceylon e nelle Molucche, mentre la Cina concesse loro di aprire un emporio commerciale a Macao. Per un certo periodo, mercanti e missionari portoghesi raggiunsero regolarmente anche il Giappone. Ai prodotti indiani, come il pepe, lo zenzero e i tessuti di cotone, si aggiunsero la cannella di Ceylon, i chiodi di garofano e la noce moscata delle isole indonesiane, oltre alle sete pregiate, ai legni profumati e ad altri prodotti cinesi.

Il controllo portoghese

Ad eccezione dell'Estremo Oriente, il commercio era controllato dalla corona portoghese attraverso la Casa da Índia, con sede a Lisbona, che riscuoteva il 30% del valore delle importazioni. Una parte degli altri guadagni andava ai finanziatori delle spedizioni, soprattutto italiani, tedeschi e fiamminghi.
I profitti del commercio delle spezie, quindi, arricchivano solo in parte il Portogallo, che doveva sostenere anche le spese per la difesa e il mantenimento del proprio impero commerciale in Africa e Asia.
Inoltre, i portoghesi non riuscirono mai a conquistare Aden e a bloccare completamente il Mar Rosso, che rappresentava una tradizionale via di passaggio delle spezie dirette verso il Mediterraneo e l'Europa.
Di conseguenza, anche grazie alla conquista ottomana della Siria e dell'Egitto, avvenuta tra il 1516 e il 1517, le spezie e gli altri prodotti orientali ripresero ad arrivare nel Mediterraneo. Si creò così una sorta di divisione del mercato europeo tra Venezia, da una parte, e i portoghesi con i loro alleati, dall'altra.Infine, a differenza degli inglesi e degli olandesi, che avrebbero dominato quei mari nei secoli XVII e XVIII, i portoghesi non cercarono di controllare completamente tutto il commercio marittimo tra i diversi Paesi dell'Asia.

Domande da interrogazione

  1. Qual era l'obiettivo principale del Portogallo alla fine del Quattrocento?
  2. Alla fine del Quattrocento, il Portogallo si concentrò sullo sfruttamento commerciale della rotta marittima verso le Indie orientali, piuttosto che sulle conquiste territoriali come il Brasile.

  3. Quali erano le caratteristiche principali della "carreira da Índia"?
  4. La "carreira da Índia" era un lungo e pericoloso viaggio di andata e ritorno attraverso l'oceano Indiano, coprendo circa 40.000 km e durando circa un anno e mezzo, organizzato quasi ogni anno.

  5. Come gestivano i portoghesi il commercio nelle regioni orientali?
  6. I portoghesi costruirono fortezze e empori commerciali in punti strategici, stipulando accordi con i sovrani locali e, quando necessario, utilizzando la forza militare per ottenere spezie e altri prodotti.

  7. Quale fu il tentativo più significativo di fermare l'espansione portoghese?
  8. Il tentativo più significativo fu organizzato dal sovrano mamelucco dell'Egitto in alleanza con il sultano del Gujarat, ma fu sconfitto dalla flotta portoghese nella battaglia di Diu nel 1509.

  9. Come era organizzato il controllo del commercio da parte del Portogallo?
  10. Il commercio era controllato dalla corona portoghese attraverso la Casa da Índia a Lisbona, che riscuoteva il 30% del valore delle importazioni, mentre i profitti arricchivano solo in parte il Portogallo a causa delle spese di difesa e mantenimento dell'impero.

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