Concetti Chiave

  • L'immunotipizzazione è un processo automatico che integra l'elettroforesi capillare, utilizzando un campione di siero diluito con antisieri specifici.
  • La procedura prevede la miscelazione del siero diluito con antisieri (IgG, IgA, IgM) e un tampone per analizzare i picchi monoclonali nel tracciato elettroforetico.
  • Il picco monoclonale viene identificato tramite la scomparsa in presenza di un antisiero specifico, rivelando il tipo di immunoglobulina presente.
  • Il laboratorio può fornire informazioni dettagliate nel referto grazie all'immunotipizzazione, evitando la necessità di eseguire l'immunofissazione.
  • Prima di analizzare campioni patologici, è consigliabile effettuare una valutazione qualitativa di campioni normali per stabilire un confronto adeguato.

L’immunotipizzazione non è un esame richiesto dal clinico, ma viene eseguito in automatico dal laboratorio. Si tratta di una parte della elettroforesi, eseguita con lo stesso strumento dell’elettroforesi capillare. La differenza sta nella preparazione campione: anziché utilizzare un campione di siero tale quale e procedere all’analisi su capillare, si esegue la diluizione del siero con un diluente specifico.

Procedura e analisi dei campioni

Il siero diluito è miscelato in 6 pozzetti con 5 antisieri (IgG, IgA, IgM), e un tampone privo di antisiero, che corrisponde al campione tale e quale a quello dell’elettroforesi capillare. Quest’ultimo rappresenta il tracciato di riferimento, un’indagine re-run automatica sul tracciato elettroforetico. Si utilizzano sempre i capillari dall'estremità anodica, e l'analisi visiva dei profili dei vari campioni diluiti con i diversi antisieri viene confrontata con il tracciato di riferimento sovrapposto. Avendo messo degli antisieri A, M G,  e , si formeranno gli immunocomplessi, che migrano in posizione anodica, in zona albumina o oltre.

Identificazione del picco monoclonale

Il picco monoclonale è identificato quando scompare con un antisiero anti-catena pesante o anti-catena leggera. Infatti si parla anche di immunosottrazione: il fatto che esso scompaia quando si utilizzano degli antisieri che hanno delle IgG, IgM, ecc., significa che ha reagito con l’antisiero. Nei 5 pozzetti, rispettivamente, il picco è scomparso, presente, presente, scomparso, e presente. Quindi non si tratterà di un antisiero A, perché dove c'è l’antisiero A il picco è presente, né sarà un M per lo stesso motivo. Dove invece è stato messo l'antisiero G, che si è legato alla IgG, rimuovendola, si osserva uno spazio: tutto il picco è migrato perché si è formato un immunocomplesso che lo ha fatto fisicamente migrare, ovvero lo ha “sottratto”. Quindi verosimilmente si tratterà di una IgG, perché scompare in presenza dell'antisiero G. Per quanto riguarda la catena leggera, il picco è presente nel tracciato mentre scompare nel tracciato. Allora in questo caso si tratterà di una IgG monoclonale.

Integrazione con elettroforesi capillare

Questa tecnologia è inserita nell’elettroforesi capillare: il laboratorista ha già uno strumento aggiuntivo. Grazie all’immunotipizzazione il laboratorio riferisce già questa informazione nel referto, senza bisogno di eseguire l’immunofissazione. Quindi l’immunotipizzazione è un’integrazione dell’elettroforesi capillare che prevede l'utilizzo di antisieri, che sono già preparati fisicamente, e dopo aver fatto le corse elettroforetiche su quei campioni dove si ha visionato il picco si può già ricavare questa informazione aggiuntiva.

Valutazione qualitativa dei campioni

Nell’immagine si osservano campioni normali in cui è stata fatta l’immunotipizzazione. In laboratorio solitamente, prima di analizzare il campione patologico, conviene avere una valutazione qualitativa di quello fisiologico. Il picco scompare perché si aveva una prevalenza G con una piccola quantità di, però di base è un picco normale.

Domande da interrogazione

  1. Cos'è l'immunotipizzazione e come viene eseguita?
  2. L'immunotipizzazione è un'analisi automatica eseguita in laboratorio come parte dell'elettroforesi, che prevede la diluizione del siero con un diluente specifico e l'uso di antisieri per identificare i picchi monoclonali.

  3. Come si identifica un picco monoclonale durante l'immunotipizzazione?
  4. Un picco monoclonale è identificato quando scompare in presenza di un antisiero specifico, come l'antisiero anti-catena pesante o leggera, indicando che ha reagito con l'antisiero e formando un immunocomplesso.

  5. Qual è il vantaggio dell'integrazione dell'immunotipizzazione con l'elettroforesi capillare?
  6. L'integrazione consente al laboratorio di fornire informazioni aggiuntive nel referto senza la necessità di eseguire un'immunofissazione, rendendo il processo più efficiente.

  7. Perché è importante effettuare una valutazione qualitativa dei campioni normali prima di analizzare quelli patologici?
  8. La valutazione qualitativa dei campioni normali è fondamentale per avere un riferimento fisiologico, permettendo di identificare eventuali anomalie nei campioni patologici, come la prevalenza di un picco G.

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