Concetti Chiave

  • Kant è un filosofo del XVIII secolo che ha sviluppato il criticismo, una filosofia centrata sulla critica e la valutazione dei limiti della conoscenza umana.
  • Il pensiero kantiano si basa su forme a priori che strutturano la nostra esperienza e conoscenza, distinguendo tra intuizioni sensibili e categorie dell'intelletto.
  • Nella sua opera "Critica della ragion pratica", Kant introduce l'imperativo categorico, un principio morale universale che guida le azioni umane senza condizionamenti esterni.
  • Kant propone una rivoluzione copernicana nella conoscenza, affermando che l'uomo non si adatta all'universo, ma che è l'universo a dover essere compreso secondo la mente umana.
  • La dialettica trascendentale di Kant esplora i limiti della metafisica, analizzando fenomeni e noumeni e chiarendo che molte idee come anima, mondo e Dio sono solo pseudo-conoscenze.

redir: https://www.skuola.net/filosofia-moderna/kant-immanuel.html

Kant, Immanuel (5)
Nasce nel 1724 in Prussia da famiglia di origini scozzesi. Fu educato nello spirito religioso del PIETISMO. Studiò filosofia, matematica, teologia e fisica newtoniana. Insegnò varie discipline tra cui la metafisica. La vita di Kant è priva di passioni, ma ricca di un continuo desiderio di conoscenza, è un tipo metodico ma estremamente geniale.
Il pensiero di Kant è detto criticismo: fa della critica lo strumento per eccellenza della filosofia, egli condanna ogni forma di dogmatismo. Criticare per il filosofo vuole dire valutare, distinguere e giudicare; questo criticismo si configura come una filosofia del limite, ovvero volta a stabilire quello che è il limite della conoscenza umana. Questa filosofia del finito non equivale ad una forma di scetticismo, perché determinare il limite di ogni esperienza significa nello stesso tempo garantire, entro il limite stesso la sua validità. Le sue influenze derivano dai filosofi tradizionalisti tedeschi come ad esempio Wolf, mentre per i caratteri scientifici si rifà a newton (come newton con la legge di gravitazione universale cerca il funzionamento della natura e il ruolo dell’uomo nell’universo).
Kant rifacendosi alla filosofia di Hoke, la pseudo-conoscenza, troverà il collegamento tra realtà e mente dell’uomo; ovvero quando la mente conosce veramente la realtà e si fa scienza. Kant si può definire illuminista riguardo alla concezione dell’uomo; secondo il filosofo quando l’uomo nasce ha delle potenzialità eguali agli altri uomini senza alcuna distinzione. Il suo razionalismo è fondato sull’innatismo cartesiano e usa il metodo deduttivo non per arrivare ad una nuova conoscenza ma al solo scopo di analizzare e giungere dalla verità generale a quella particolare. Kant critica il concetto di tabula rasa e afferma che alla base dell’esperienza ci sono dei principi inalienabili ad essa. Infatti secondo il filosofo gli esseri umani quando nascono hanno un ‘qualcosa’ che consente di raccogliere informazioni e combinarle; egli le chiama strutture innate o forme a priori che sono di 2 tipi:

1. le forme a priori delle impressioni sensibili che raccolgono l’esperienza (intuizioni pure: spazio e tempo).
2. le forme a priori dell’intelletto che producono il ragionamento.

Affinché una disciplina sia scienza per Kant deve utilizzare giudizi sintetici a priori, cioè deve avere un legame con l’esperienza e dei principi immutabili che fungono da pilastri.
Scienza: esperienza e principi sintetici a priori.

Le sue opere principali sono: “La critica della ragion pura” (conoscenza), “La critica della ragion pratica” (morale), “La critica del giudizio” (sentimenti).

Kant cercò di dimostrare che la matematica, la fisica e la metafisica sono veramente scienze. Secondo il filosofo la matematica e la fisica dimostrano di essere scienze perché utilizzano giudizi sintetici a priori. La matematica è un linguaggio proprio dell’uomo perché è assente nell’universo. L’uomo riceve le impressioni dall’esterno e le utilizza attraverso i suoi sistemi, ovvero le forme a priori che sono universali. le scienze non esistono in natura ma sono state inventate dall’uomo allo scopo di semplificare la struttura dell’universo. È per questo che Kant ci parla di rivoluzione copernicana, difatti quest’ultimo modificò la posizione di alcuni elementi. Invece la struttura che Kant modifica è la conoscenza che fino ad allora non era mai stata identificata come un qualcosa di oggettivo e l’uomo si era rapportato con il mondo esterno passivamente, adeguandosi alle sue regole. Kant invece ci dice che è l’esterno che và adeguato in base all’uomo.

Critica della ragion pura: si occupa della conoscenza e si divide in tre punti: ESTETICA TRASCENDENTALE, ANALITICA TRASCENTENTALE E DIALETTICA TRASCENDENTALE.

L’estetica trascendentale è costituita dalle sensazioni, ovvero le esperienze sensibili. Trascendentale significa a priori, innata. Se estetica significa sensazione, si parlerà dell’esperienza sensibile delle forme a priori e dei sensi che chiama INTUIZIONI. Le forme a priori che rendono possibile l’utilizzo delle intuizioni sono spazio e tempo che sono intuizioni pure.
Essi sono presenti nella mente umana come catalogatori che raccolgono informazioni sensibili e le catalogano secondo spazio e tempo.
Queste sono intuizioni pure perché a priori e corrispondono al primo grado della conoscenza. Nell’intuizione pura dello spazio si possono disegnare le figure della geometria; non esiste nulla in natura è il nostro cervello già geometrico che geometrizza la natura.
Nell’intuizione pura del tempo si possono costituire i numeri aritmetici (successione cronologica dei numeri). La geometria e l’aritmetica non esistono in natura ma solo nella nostra mente. La matematica intesa come geometria più aritmetica è una scienza pura.

L’analitica trascendentale parla della fisica. L’intelletto non parte da idee innate ma và ad analizzare le forme a priori in quanto ad un uomo non basta catalogare le informazioni ma deve per forza fare tutte quelle attività che caratterizzano il pensiero come fare scelte ed esprimere opinioni. Per ragionare l’uomo usa un altro tipo di forme che sono le categorie ed hanno la doppia funzione di selezionarle, dividerle e riunificate. Le forme a priori dell’intuizione rappresentano il secondo grado della conoscenza. L’intelletto sintetizza i dati colti con le intuizioni in modo da formare il concetto di un oggetto o riferire il concetto ad un altro concetto per ricostruire il mondo dell’esperienza. Per Kant pensare significa conoscere, conoscere significa giudicare. Le categorie sono dodici divise in quattro principali a loro volta divise in altre tre: QUANTITA’, QUALITA’, RELAZIONE E MODALITA’.
Ad ogni categoria corrisponde un tipo di giudizio per trovare il collegamento tra il funzionamento del conoscere dell’uomo ed il funzionamento del mondo esterno. Per fare ciò Kant usa un metodo particolare: la deduzione trascendentale; il mondo che è dentro di noi è uguale al mondo che è fuori di noi.
Per Kant la deduzione è un AUTORIZZAZIONE, una conseguenza OBBLIGATA. Quello che noi pensiamo è come lo pensiamo e dato che è universale deriva dall’esperienza obbligatoriamente. Non possiamo pensare qualcosa diversa da quello che è.
Le nostre conoscenze non sono frammentarie ma sono unificate da una cosa che Kant chiama ‘IO PENSO’, l’universale, una facoltà che unisce tutte le esperienze e permette il ragionamento. L’analitica si occupa della fisica perché non basta ordinare le esperienze, ma per conoscere il mondo c’ è bisogno di utilizzare le categorie in quanto le categorie applicate alla fisica fanno si che sia una scienza. LE CATEGORIE SENZA ESPERIENZA SONO VUOTE E L’ESPERIENZA SENZA LE CATEGORIE E’ CIECA.

La dialettica trascendentale riprende i termini da Aristotele e parla della metafisica. Nella dialettica trascendentale il problema di Kant è gnoseologico e il filosofo cerca di individuare il contenuto della conoscenza formato da :
FENOMENO: quello che si manifesta, ciò che appare evidente, che si può cogliere attraverso i sensi, la cosa fuori di sé.
NOUMENO: ciò che si pensa, qualcosa di interiore la cosa in sé, ha caratteristiche che non possono essere colte dai sensi, non lo possiamo mai conoscere.
La cosa pensata a cui non corrisponde la conoscenza viene chiamata da Kant idea della ragione che comprende anima di dio e idea di mondo. I noumeni sono oggetto di studio della metafisica. L’uomo ha dei limiti nel conoscere il mondo, che sono dati dall’esperienza, e per questo pretende di creare la metafisica. Le esperienze umane sono parziali, nonostante questo limite l’uomo non si accontenta e vuole totalizzare le esperienze.
L’uomo quindi applica le forme a priori su una presunta esperienza totale; il risultato non è una conoscenza ma una pseudo-conoscenza.

Le idee della ragione sono: PSICOLOGIA (discorso sull’anima) COSMOLOGIA (discorso sul mondo) TEOLOGIA (discorso su Dio); l’uomo è convinto di conoscere queste idee ma in realtà le pensa e basta.
• Tende a riferire tutti i fenomeni dell’esperienza interna ad una supposta unità interna chiamata ANIMA.
• Nasce dalla tendenza a riunificate in un'unica unità chiamata MONDO tutti i fenomeni dell’esperienza esterna.
• Presunta unificazione in un unico elemento chiamato DIO tutti i fenomeni interni ed esterni.
Si chiama dialettica perché si parla di cose non conosciute ma solo pensate.
• Per smantellare l’idea di ANIMA, per dimostrare che è solo una pseudo-conoscenza, cioè un idea della ragion, Kant utilizza la stessa argomentazione di hume: “non si può parlare di anima, che è solo una serie di impressioni e non esiste come unità”. Kant afferma che tutti i discorsi sull’anima posti a dimostrare la sua esistenza sono paralogismi, cioè discorsi non scientifici. Non abbiamo strumenti per dimostrare la sua esistenza, la si può solo pensare. Se si parla di anima non si parla di scienza perché si utilizzano strumenti a priori, non scientifici. Non abbiamo gli strumenti per dimostrare la sua esistenza, la si può solo pensare. Se si parla di anima non si parla di scienza poiché si utilizzano giudizi a priori, non scientifici.
• Per smantellare l’idea di MONDO il filosofo va a rivedere tutte le idee cosmologiche del passato e si accorge che: -alcune teorie dicono che il mondo è limitato nel tempo e nello spazio, altre invece che il mondo non è limitato; -alcune teorie dicono che il mondo è costituito da elementi semplici non divisibili, altre invece che il mondo è divisibile all’infinito e costituito da elementi semplici; -alcune teorie dicono che il mondo dipende da un essere necessario, altre sostengono l’opposto. Per Kant queste sono antinomie, ovvero discorsi contradditori; gli uomini hanno cercato teorie sul mondo ma nessuno mai ha cercato spiegazioni concordi. Quindi l’idea di mondo non la conosciamo in quanto tutti i discorsi fatti per sostenerla sono antinomie e non discorsi scientifici.
• Per smontare l’idea di DIO Kant cerca tutte le argomentazioni per dimostrare la sua esistenza, ne sceglie tre: argomentazione ontologica che rappresenta la teoria di Anselmo, “se Dio esiste come essere perfetto e se è perfetto, deve avere tutte le caratteristiche della perfezione, tra cui l’esistenza”. Per Kant è vero che se pensiamo Dio, lo pensiamo perfetto, ma un conto è pensare qualcosa, un conto è renderla reale. Così si trasforma un pensiero gnoseologico in un pensiero ontologico, ma nessuno ci dice che la cosa che pensiamo esiste; argomentazione cosmologica che riguarda la teoria delle 5 vie di Tommaso, ognuna di queste vie, che partendo da cose semplici arrivano all’idea di perfezione, ci porta alla prova ontologica; argomentazione teleologica che riguarda il fine ultimo di tutte le cose, anche il fine ultimo della creazione ovvero la perfezione. Ma se noi utilizziamo la razionalità ci rendiamo conto che il mondo non è perfetto quindi un mondo imperfetto è stato creato da un essere imperfetto. Queste tre argomentazioni sono prove dell’esistenza, quindi non possiamo conoscere Dio, ne fare scienza, perché non possiamo usare giudizi sintetici ma solo a priori.
La metafisica è comunque una scienza importante dell’uomo in quanto è la scienza del limite perché fa accorgere l’uomo dei suoi limiti, ma anche scienza dell’illimite perché attraverso essa l’uomo vuole superare i propri limiti. La metafisica ha una funzione regolativa; l’uomo non conosce l’anima, il mondo e dio ma cercherà di arrivarvi con delle vie che non siano la conoscenza.
Critica della ragion pratica: si occupa della morale. Kant cercando di dimostrare la metafisica dal punto di vista GNOSEOLOGICO fallisce, quindi prova a giustificarla attraverso la RAGION PRATICA, tutto ciò che è relativo al comportamento degli uomini, cioè la MORALE. La conoscenza è universale perché funziona in base alle forme a priori che sono universali. Per Kant anche la morale è universale e necessaria in quanto ognuno di noi ha dentro di sé il senso de dovere. Questo sentimento è innato, a priori e universale, funziona allo stesso modo per tutti ed è chiamato dal filosofo IMPERATIVO CATEGORICO (FORMA A PRIORI DELLA MORALE), è un comando obbligatorio e inesorabile, incondizionato poiché la legge morale non deve essere condizionata da niente, soprattutto dagli interessi personali.
Es.: imperativo ipotetico: non fumare perché fa male; Imperativo categorico: non fumare.
La libertà dell’uomo non è condizionata dalla legge morale universale, questo imperativo può anche non essere seguito. Le inclinazioni personali non vengono intaccate dall’imperativo categorico. Nell’uomo c’ è un dualismo: imperativo categorico e inclinazione personale. Un azione guidata dell’imperativo categorico è improntata sul DOVERE PER IL DOVERE.

Kant individua 3 categorie di azioni:
• Immorale: quando decidiamo di fare un azione contro la legge.
• Amorale: azione che rispettano le leggi ma la loro causa non è il dovere per il dovere ma il vantaggio personale.
• Morale: azione fatta indipendentemente dai sentimenti rispettando le regole.

La volontà morale dell’uomo quando compie un azione, è autonoma, quando la volontà è eteronoma non è più morale (dipende da qualcosa esterno da sé), ciò significa che l’imperativo categorico è universale quindi è nell’uomo così come le leggi di comportamento. Non è quindi l’uomo che si adegua alle leggi ma sono le leggi che sono fatte secondo l’imperativo categorico dell’uomo. le leggi entrano in contrasto con l’imperativo categorico quando scegliamo le leggi, una volontà eteronoma, che agisce condizionata dall’esterno; se invece scegliamo l’imperativo categorico scegliamo una volontà autonoma, la volontà dentro di noi.
La legge morale consiste in un imperativo categorico che vale incondizionatamente al di là di ogni inclinazione personale senza considerare ne il contenuto ne il risultato di ogni azione, in perfetta autonomia; in questo caso la legge è universale.
Kant applica la rivoluzione copernicana anche per l’imperativo e le leggi: mette l’imperativo categorico che è a priori e universale al centro e le leggi intorno perché dettate dall’imperativo categorico stesso. Se ci sono ingiustizie è perché non viene seguito l’imperativo categorico. Anche la religione deriva dall’imperativo categorico, Dio è innato e le leggi della chiesa si adeguano all’imperativo categorico.

Le formule dell’imperativo categorico sono 3:
1. agisci in modo che tu possa volere che la motivazione della tua azione valga come legge universale.
2. agisci in modo da trattare l’umanità che è in te e negli altri sempre come fine e non come mezzo. Non si deve usare la ragione come mezzo per arrivare a qualcosa, ma come fine ultimo da raggiungere e dimostrare.
3. agisci in modo che la tua volontà possa essere considerata come istituente una legge universale.

Autolegislazione: codice interiore che diventa esteriore se si rispetta l’imperativo categorico.
Se tutti seguissero questi 3 principi si creerebbe una specie di comunità spirituale (mondo perfetto), chiamato REGNO DEI FINI, ovvero una comunità soprasensibile che accomuna idealmente tutti gli uomini.

La legge morale si esprime con l’imperativo categorico: “tu devi quindi tu puoi”. Ciò esprime la libertà degli uomini di poter scegliere, se non ci fosse questa possibilità l’imperativo categorico sarebbe inutile.

TU DEVI QUINDI TU PUOI: DIMOSTRA CHE LA LIBERTA’ ESISTE ED E’ IL PRIMO POSTULATO DELLA RAGION PRATICA.

L’espressione “tu puoi” rende palese il fatto che l’uomo è fatto di due realtà;
- realtà sensibile (emozione) legata ai sensi.
- realtà razionale (ragione) legata alle leggi naturali.
Se fossimo tutti razionali saremmo tutti uguali. Invece quello che ci distingue è la natura sensibile che rappresenta le inclinazioni personali. Se la volontà riuscisse a staccarsi dalla sensibilità e basarsi solo sulla razionalità arriveremmo alla santità, cioè ad un essere puro. Poiché l’uomo è ragione + sentimento, questo è impossibile e ne consegue che la santità è propria solo di Dio. Quindi alla santità l’uomo sostituisce la moralità, il rispetto delle leggi. Obiettivo ultimo della moralità è il sommo bene che consiste nell’ “essere felici di rispettare le leggi”. Questo sommo bene (virtù e felicità insieme), non si può raggiungere in questa vita in modo totale, questa riconosciuta impossibilità è l’aspirazione verso la santità (per arrivare al sommo bene), lo spirito dell’uomo lo raggiunge dopo la morte.

Qui si deduce il SECONDO POSTULATO DELLA RAGION PRATICA: L’ANIMA è IMMORTALE E CONTINUA A VIVERE DOPO LA MORTE.
Gli elementi del sommo bene sono virtù e felicità. In questo mondo non c’ è niente che garantisca la felicità completa, poiché essa non dipende dall’uomo. Quindi si postula l’esistenza di qualcuno o qualcosa che garantisce all’uomo virtuoso il raggiungimento della felicità: questo è dio è causa del mondo. Dio esiste e lo dimostriamo proprio perché deve fare da garante. Credere in Dio è comunque una questione di fede.

Con la critica della ragion pratica si pongono i 3 limiti della moralità:
1. LIBERTA’.
2. IMMORTALITA’ DELL’ANIMA.
3. ESISTENZA DI DIO.

Critica del giudizio: si occupa dei sentimenti. Kant dimostra che il fenomeno e il noumeno sono 2 aspetti diversi della stessa cosa. Sono due punti di vista differenti dello stesso mondo. La stessa ricerca del sommo bene comprende entrambe le cose; se tendiamo al noumeno (Dio,anima) in ogni caso agiamo in questo mondo, tramite la NATURA.

È proprio per dimostrare che le due realtà convivono che Kant distingue il giudizio in:
1. giudizio determinante: fenomeno; utilizza esperienze e forme a priori. Porta alle conoscenze, viene utilizzato per le scienze.
2. giudizio riflettente: noumeno; si fonda sul sentimento che è di tutti, ma si manifesta per tutti in modo differente (Platone). È il bisogno di tutti di cercare finalità e armonia. A sua volta questo giudizio si divide in:
• teleologico: fine.
• Estetico: armonia.

Entrambe si riferiscono ai sentimenti; le inclinazioni personali.
TUTTE LE COSE SONO STATE CREATE PER RAGGIUNGERE UN ARMONIA TOTALE.
Noi conosciamo con il giudizio determinante e poi giudichiamo con il giudizio riflettente.
Non possiamo usare il riflettente senza il determinante mentre possiamo usare il determinante senza il riflettente, come nel caso della matematica.
Giudizio estetico: dottrina dell’arte e della bellezza.
Secondo Kant l’uomo ha il desiderio di vedere tutto armonicamente. Quanto più un oggetto corrisponde alla nostra armonia interiore tanto più lo definiamo bello (il bello è oggettivo ciò che piace è soggettivo). Quando troviamo qualcosa di bello per noi pensiamo che quella cosa è stata fatta per soddisfare il nostro modello di armonia. Tornando quindi alla rivoluzione copernicana il bello è nel soggetto non nell’oggetto.
Per Kant il bello è simbolo del bene, perché corrisponde all’armonia non al caos.

Il sublime si divide in:
1. matematico: estensione; a cui ci si arriva con il giudizio riflettente e si divide in TEMPO (millenni) e SPAZIO (universo).
2. dinamico: forza; (uragano, vulcano, terremoto); un qualcosa la cui forza è grandissima e non misurabile.
Il sublime è legato al giudizio riflettente, qualcosa di soggettivo.

Anche la sublimità non è nella natura, ma nello spirito dell’uomo che è illimitato.

Teologico: predisposizione degli uomini a vedere un fine in ogni cosa. Crediamo che tutto sia stato creato funzionalmente a qualcosa e NULLA E’ STATO CREATO PER NIENTE. Non possiamo dimostrare il finalismo scientificamente ma la nostra mente è predisposta a pensarlo. L’unica conoscenza valida è quella scientifica, il giudizio teologico ed estetico sanno solo darci l’idea di limite e non limite; hanno una funzione relativa.

Il genio: è colui che dà la regola dell’arte, che và al di fuori di ogni regola ed è irripetibile, produce un opera di cui non sa spiegare il percorso e che non possono essere riproposte da altri. Non è l’arte che dà le regole ma il genio che è originale perché segue le sue regole ma non le sa dimostrare scientificamente.

Domande da interrogazione

  1. Qual è il concetto centrale del pensiero di Kant?
  2. Il pensiero di Kant è incentrato sul criticismo, che utilizza la critica come strumento per valutare e stabilire i limiti della conoscenza umana, condannando ogni forma di dogmatismo.

  3. Come Kant definisce le forme a priori e qual è la loro importanza?
  4. Kant identifica le forme a priori come strutture innate che permettono di raccogliere e combinare informazioni; esse sono fondamentali per la conoscenza, poiché senza di esse l'esperienza sarebbe cieca.

  5. Qual è la differenza tra fenomeno e noumeno secondo Kant?
  6. Il fenomeno è ciò che si manifesta e può essere percepito dai sensi, mentre il noumeno è ciò che si pensa, ovvero la cosa in sé, che non può essere conosciuta direttamente.

  7. Cosa rappresenta l'imperativo categorico nella morale kantiana?
  8. L'imperativo categorico è un principio morale universale e incondizionato che guida le azioni umane, affermando che le leggi morali devono essere seguite per il dovere stesso, indipendentemente dalle inclinazioni personali.

  9. In che modo Kant collega la metafisica alla conoscenza umana?
  10. Kant considera la metafisica come una scienza del limite, che evidenzia le limitazioni della conoscenza umana e cerca di superarle, pur riconoscendo che molte idee, come anima, mondo e Dio, rimangono solo pensate e non conoscibili.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community