Concetti Chiave
- Le opere del XVII secolo esplorano i cinque sensi, utilizzando la vista per evocare altre sensazioni e il sentimento del tempo che scorre.
- Evaristo Baschenis, con "Strumenti musicali", crea un'atmosfera di attesa musicale attraverso il silenzio che circonda gli strumenti.
- Michel Sweerts coinvolge il senso dell'olfatto nel suo dipinto "Fanciullo con turbante e un mazzolino di fiori", offrendo un mazzo di fiori che stimola la vista e l'olfatto.
- Jusepe de Ribera, in "Lo scultore cieco", rappresenta l'importanza del tatto per un artista privo della vista, evidenziando la ricerca delle forme.
- Helene Schjerfbeck riflette sul passare del tempo nei suoi autoritratti, mostrando le diverse fasi della vita e la consapevolezza acquisita con l'età.
Le immagini e i sensi?
Le immagine che accompagnano queste opere. Riguardano le sensazioni, il sentimento del trascorrere del tempo e la memoria.
Cinque dipinti del XVII secolo rappresentano i cinque sensi. Nel seicento era particolarmente apprezzata l’abilità di evocare, attraverso la vista, le altre impressioni sensoriali. Quattro autoritratti in successione temporale richiamano il trascorrere degli anni.
Evaristo Baschenis e la musica
Evaristo Baschenis “Strumenti musicali”: Sopra un tavolo ricoperto da un ricco tappeto sono posati vari strumenti musicali. Vivono, nel momento in cui li contempliamo, nel silenzio. Ma è il silenzio che precede o segue la musica e che è parte essenziale di questa. Il guardante si aspetta il tocco sapiente di chi, da un momento all’altro, li renda sonori. Il quadro è un’attesa di musica.
Michel Sweerts e l'olfatto
Michel Sweerts “Fanciullo con turbante e un mazzolino di fiori (l’Olfatto)”: Un fanciullo in abbigliamento esotico di sapore orientale porge a chi guarda un piccolo mazzo di fiori. Lo offre alla nostra vista che in una certa misura, piccola ma coinvolgente, la trasmette al nostro olfatto.
Floris Claesz. Van Dyck “Tavola con formaggi e frutta”: Pane, frutta fresca e frutta secca, formaggi stagionati, un bicchiere di vino. Gli occhi ne sono coinvolti, ma il guardante è trasportato dal virtuosismo del pittore ad avvertire dentro di sé i vari e intensi sapori. È un quadro che volutamente coinvolge il senso del gusto.
Jusepe de Ribera e il tatto
Jusepe de Ribera detto lo Spagnoletto “Lo scultore cieco (il Tatto)”: Uno scultore, divenuto cieco, si affida solamente al tatto per riconoscere le forme che poi intende riprodurre. La luce illumina e mette in forte rilievo le mani che cercano, frugano, interrogano nella necessità di supplire alla vista mancante. È l’evocazione in termini visivi del tatto.
Salvo “8 libri”: il libro è la parola tramandata da un uomo all’altro. Attraverso la lettura ogni individuo arricchisce la propria memoria con la memoria di chi ha lasciato una testimonianza di sé. Il libro è il custode prezioso di quell’universo che abita in noi.
Helene Schjerfbeck e il tempo
Helene Schjerfbeck “Autoritratto”: Autoritratto all’età di 83 anni. La pittrice finlandese Helene Schjerfbeck nel corso della sua lunga vita ha dipinto numerosi autoritratti. Ecco quattro tappe della sua vita, una della giovinezza, due della piena maturità, una della vecchiaia. Il tempo ha lavorato su di lei come fa su tutti gli esseri umani. Le ha tolto la bellezza, le ha dato forse una più matura consapevolezza.
Gino Severini e la maternità
Gino Severini “Maternità”: Una madre che offre il seno al bambino: la prima e la più profonda esperienza di vicinanza tra due esseri.
Vilhelm Hammershoi “L’interno, o il luogo tranquillo”: La casa è il luogo degli affetti e della sicurezza. È anche il luogo dell’intimità in cui le luci e le ombre che si ripetono abituali a seconda dell’ora del giorno parlano alla fantasia. Il pittore danese Hammershoi, riallacciandosi alla grande tradizione del Seicento nord-europeo, evoca con grande efficacia il senso dell’ambiente domestico.
Carlo Erba e i ricordi d'infanzia
Carlo Erba “Le trottole del viaggio (che vanno)”: La scena è costruita in modo da sembrare vista da occhi infantili come fosse un ricordo d’infanzia. “Siamo tutti qui”, sembrano dire i protagonisti, “siamo tutti uniti, ci teniamo per mano, siamo un gruppo che dà e riceve affetto”.
Giuseppe Pellizza da Volpedo “Ricordo di un dolore (Ritratto di Santina Negri)”: a volte ci accade di cogliere negli occhi di una persona i segni di un sentimento profondo, un dolore per esempio. È il momento in cui nascono la pietà e la solidarietà. È un incontro: l’altro diventa il “vicino a me”.
George Segal e la vita urbana
George Segal “Vetrina di ristorante”: L’artista coglie con una sintesi efficace un aspetto che caratterizza la vita urbana di oggi: il veloce trascorrere di una persona accanto a un’altra. Un attimo di vicinanza segnato da uno sguardo interessato oppure dall’indifferenza.
Katharina Fritsch “Compagnia a tavola”: A volte per noi gli altri sono una massa anonima su cui si posa uno sguardo distratto. Un ufficio, una sala d’aspetto, un locale, un ristorante, un posto di lavoro sono pieni di altri, ma la nostra attenzione scivola su di essi lasciando nella memoria una traccia uniforme.
Gary Hill e la lettura
Gary Hill “Io credo che sia un’immagine nella luce dell’altro”: La lettura ci mette in contatto con gli altri. Leggendo le pagine di un libro possiamo immaginare l’aspetto dei personaggi che agiscono nella storia. Le persone della creazione letteraria non sono meno reali di quelle che incontriamo per strada.
George Frederic Watts “La speranza”: La speranza è un viaggio verso un desiderio. La figura che è simbolo della speranza è bendata, non ha un progetto preciso a cui guardare, le corde del suo strumento sono tutte spezzate meno una. Su quell’una sola si affida per richiamare, non si sa da quale distanza, la sua attesa.
Domande da interrogazione
- Qual è il tema centrale delle opere del XVII secolo menzionate nel testo?
- Come Evaristo Baschenis rappresenta la musica nel suo dipinto?
- In che modo Michel Sweerts coinvolge il senso dell'olfatto nel suo lavoro?
- Qual è il significato del tatto nell'opera di Jusepe de Ribera?
- Come Helene Schjerfbeck esplora il tema del tempo nei suoi autoritratti?
Le opere rappresentano i cinque sensi e l'abilità di evocare sensazioni attraverso la vista, riflettendo sul trascorrere del tempo e sulla memoria.
Baschenis evoca la musica attraverso strumenti musicali disposti su un tavolo, creando un'atmosfera di attesa silenziosa, in cui il guardante percepisce l'imminente suono.
Sweerts utilizza un fanciullo che offre un mazzo di fiori, stimolando la vista e, di conseguenza, l'olfatto del guardante, creando un'esperienza sensoriale coinvolgente.
Ribera rappresenta un scultore cieco che si affida al tatto per riconoscere le forme, evidenziando l'importanza di questo senso in assenza della vista.
Schjerfbeck ritrae se stessa in diverse fasi della vita, mostrando come il tempo influisce sull'aspetto e sulla consapevolezza, trasformando la bellezza in saggezza.