Concetti Chiave
- Il termine "imitazione" deriva dal latino "imitatione(m)", che significa "imitare".
- Nel classicismo umanistico, l'imitazione era vista come un mezzo per elaborare una letteratura moderna, non solo come riproduzione di modelli antichi.
- Il dibattito sull'imitazione nell'Umanesimo include posizioni contrastanti, come quella di Poliziano, che favoriva un'imitazione libera, e Cortesi, che preferiva un approccio unitario.
- L'importanza dell'imitazione è evidente nella riscoperta di modelli letterari come Petrarca e Boccaccio, che hanno influenzato la lingua italiana.
- La riflessione di Petrarca sull'imitazione evidenzia la necessità di assimilare profondamente i modelli per creare nuova letteratura.
Origini e significato dell'imitazione
L’italiano “imitazione” deriva dal latino imitatione(m), a sua volta da imitari (“imitare”).
Imitazione nel classicismo umanistico
Il principio dell’imitazione dei modelli classici costituì uno dei pilastri del classicismo umanistico e rinascimentale. L’imitazione non era in questo caso intesa come riproduzione di elementi già esistenti, ma come pilastro per l’elaborazione di una letteratura “moderna”, che potesse avere pari dignità e magari anche competere con la letteratura degli antichi. Muovendo da questa visione condivisa era poi possibile avanzare diversi modelli di imitazione e di rapporto con i testi antichi. Già Petrarca riflette su questo tema, definendo il processo dell’imitazione letteraria come risultato dell’assimilazione dei modelli, “incorporati” nel profondo della propria mente.
Dibattito sull'imitazione nell'Umanesimo
Nella fase dell’Umanesimo maturo le diverse posizioni sono ben rappresentate invece nella polemica tra Angelo Poliziano, fautore di un’imitazione libera ed eclettica, e Paolo Cortesi, che sosteneva una scelta imitativa unitaria e omogenea, fondata, in questo caso, sul modello di Cicerone. Il valore culturale dell’imitazione è inoltre attestato dall’importanza che l’individuazione di modelli letterari imitabili – soprattutto Petrarca e Boccaccio – ebbe nella rinascita del volgare e nella definizione di una lingua italiana unitaria proposta da Pietro Bembo nelle Prose della volgar lingua.
Dal latino:
imitari=imitare
imitatione(m)=imitazione
Umanesimo:non semplice riproduzione dei modelli classici, ma elaborazione delle fonti
Poliziano:favorevole all’imitazione libera
Cortesi: favorevole alla scelta di un canone unitario
Domande da interrogazione
- Qual è l'origine etimologica della parola "imitazione"?
- Come veniva concepita l'imitazione nel classicismo umanistico?
- Quali erano le posizioni di Poliziano e Cortesi riguardo all'imitazione nell'Umanesimo?
La parola "imitazione" deriva dal latino "imitatione(m)", che a sua volta proviene dal verbo "imitari", significante "imitare".
Nell'ambito del classicismo umanistico e rinascimentale, l'imitazione non era vista come semplice riproduzione, ma come un pilastro per creare una letteratura "moderna" in grado di competere con quella degli antichi, come evidenziato da Petrarca.
Poliziano sosteneva un'imitazione libera ed eclettica, mentre Cortesi proponeva una scelta imitativa unitaria e omogenea, basata sul modello di Cicerone, evidenziando il dibattito culturale dell'epoca.