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Il gotico inglese

A partire dalle prime decadi del ‘700 in Inghilterra, il rinnovato gusto per le costruzioni in stile prerinascimentale che andava insediandosi man mano nell’architettura diede vita a quel che oggi viene conosciuto come gothic revival, a cui il critico inglese Clark si interessò particolarmente. Intorno al 1707, durante l’epoca della Regina Anna, vennero avviate numerose costruzioni che richiamavano lo stile gotico, e due architetti allievi di Christopher Wren, Hawksmoor e Vanbrugh, iniziano a distaccarsi dallo stile del maestro. Quello stesso anno risorse la Society of Antiquaries, già nata in precedenza ma abolita da Giacomo I, e in cui numerosi partecipanti imprimono in lettere e diari le proprie impressioni o curiosità suscitate dalle costruzioni gotiche, che già prima del gothic revival continuavano a persistere nei college universitari e nelle abbazie, oltre che nelle campagne.

Precursori della Society sono Pepys ed Evelyn, che nei loro diari appuntavano l’ingegnosità e la grandezza delle cattedrali di York e Salisbury. Nel 1718 al Consiglio per le Opere Pubbliche Kent presenta il progetto del coro della cattedrale di Gloucester in stile gotico. Tuttavia, sarà soprattutto con gli architetti Gray e i fratelli Warton che si potrà davvero parlare di revival gotico. Con i fratelli Warton il gusto architettonico si unirà al contesto letterario: Thomas Warton esprime nelle sue opere (1749-1762) giudizi ammirativi sul gotico, e addirittura nell’opera Observation on a Faire Queen, sembra voler tracciare il quadro storico del gotico.

Gray invece, non solo per i numerosi commenti e giudizi, ma anche per l’analisi di quella che era la dimora di Horace Walpole, Strawberry Hill, verrà riconosciuto nell’opera di quest’ultimo “Anecdotes of Painting”. Strawberry Hill è la dimora acquistata dallo scrittore gotico Horace Walpole nel 1747, e che egli a partire dagli anni '50 iniziò a modificare secondo uno stile interamente gotico. Come egli stesso afferma “Strawberry Hill non può che essere la dimora adatta allo scrittore di The Castle of Otranto”.

La residenza esiste tutt’ora, e, nonostante nel corso dei secoli abbia subito una serie di cambiamenti tanto da esser oggi un seminario cattolico, i numerosi documenti rilasciati sia da Walpole che dai visitatori di Strawberry Hill permettono di delineare un quadro piuttosto fedele di come era allora, formata da grandi scaloni in marmo, statue di santi e numerosi altri elementi riconducibili allo stile roccocò. Alla costruzione di questa dimora collaborò ampiamente Richard Bentley, e oggi va riconosciuto a Walpole l’aver garantito una legittimazione del gotico a livello sociale e “aristocratico”.

The Castle of Otranto, in particolare, rappresenta il perfetto concretizzarsi della stretta relazione che sorge in questo periodo tra architettura e mondo letterario, e soprattutto lo spazio in cui il romanzo prende vita, testimonia una traduzione letteraria del gusto architettonico. Sul rapporto architettura-letteratura intervengono numerosi critici, tra cui Clark stesso, che nella sua opera dedica un capitolo, “Influenze Letterarie”, sulla questione, sostenendo che Spenser e Milton sono gli iniziatori del goticismo, il primo in particolare perché anticipa quelli scenari di decadenza “raffigurata in termini drammatici”, ripresi poi dai poeti successivi.

Inoltre, nella prefazione all’edizione di Shakespeare (1725), Pope paragona le sue opere a un monumento dell’architettura gotica. Le diverse modalità artistiche (pittura, architettura e letteratura) emergono in questo periodo in modo intrinseco e vicino l’un l’altra: nel momento in cui si considera una qualsiasi delle spinte culturali del ‘700, pur emergendo in modo autonomo e indipendente, è necessario, al fine di interpretarle e comprenderne il genere, tener conto di altre esperienze ed altri prodotti artistici. Di fatti il gusto gotico in letteratura non si sviluppa in modo schematico e determinato, al contrario assorbe influenze ed esperienze disparate, interpretandole e rielaborandone.

Non a caso sono numerosi gli autori settecenteschi che dimostrano un costante rifarsi alla pittura e architettura in voga o del passato: ad esempio, fino al 1740 grande attenzione verrà riservata al gusto per le “finte rovine” e in quegli stessi anni i poeti Blair e Young pubblicarono rispettivamente “The Grave” e “Night Thoughts” entrambi dominati dall’immagine della rovina. L’elemento che collega le rovine al gotico è la dimensione del passato: parlano di un’età trascorsa, ormai passata ma che continua a lasciare le proprie tracce nel presente e che si carica di fascino e allo stesso tempo terrore, accentuato anche dalla paura e l’ansia provate nei confronti delle colpe passate, delle possibili espiazioni e punizioni che costellano l’immagine del passato.

I miti della colpevolezza sono però associati a immagini naturali, delle montagne e foreste, richiamando l’immaginario degli artisti settecenteschi orientati decisamente verso il sublime. Al fascino per le rovine si affianca quello per i cimiteri di campagna, luoghi di morte e mistero celebrati nella celeberrima opera di Gray “Elegy in a Country Churchyard”, che mette in luce le suggestive emozioni che nascono dall’inespugnabile mistero che ruota attorno al destino dei morti.

L’attrazione per il gusto gotico segue un duplice sviluppo: da una parte la tendenza “antiquaria” dei viaggiatori, che ammirano ed apprezzano gli edifici gotici; dall’altra il fascino esercitato dall’ignoto e dal mistero, che spaventa e allo stesso tempo attrae, e che trova campo fertile soprattutto nella letteratura gotica. La ricerca che il gotico fa nella storia passata non punta tanto alla riscoperta di determinate realtà storiche, ma di suggestioni, emozioni riflettenti la propria tensione sentimentale.

La scenografia che fa da sfondo a questa ricerca è il giardino, che concilia cultura e natura, e, con personaggi come Kent, Capability Brown ecc., diventa il luogo centrale della speculazione filosofica intellettuale e di una rivoluzione estetica. Il critico Lovejoy sottolinea come l’affermazione del giardino derivi da una nuova visione di natura, che permette di intendere il rapporto dell’uomo con l’ambiente circostante, rintracciando proprio nei giardini e nella loro strategia compositiva codici più complessi e nascosti di relazioni uomo-ambiente.

Anche e soprattutto nel contesto letterario il giardino diventa lo sfondo ideale e prediletto, assumendo una connotazione romanzesca secondo cui va osservato ed esplorato “passo per passo” come una serie di scene da leggere in un libro. Addison di fatti sostiene che vi sono tanti generi di giardino quanto ne esistono in poesia, e che il paesaggista si rifaccia molto spesso alle sue letture nella rielaborazione o modifica di questi spazi naturali, che allo stesso modo del romanzo, puntano a ricreare dimensioni lontane dalla realtà, dominate dall’immaginazione (Dissertations Moral and Critical, Beattie). E dunque i giardini si sottraggono a le

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-LIN/10 Letteratura inglese

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